
La maggior parte dei contribuenti perde centinaia di euro in rimborsi fiscali non per le regole in sé, ma per banali errori di gestione e documentazione che vanificano il diritto alla detrazione.
- I pagamenti in contanti per visite specialistiche private, come quella dal dentista, azzerano completamente il rimborso del 19%.
- La gestione strategica delle spese familiari, attribuendole al membro con il reddito più alto, è fondamentale per superare la franchigia e massimizzare il recupero fiscale.
Raccomandazione: Adotta un approccio proattivo. Usa sempre pagamenti tracciabili per le prestazioni sanitarie private e conserva ogni documento controllando subito la presenza del tuo codice fiscale.
Ogni anno, la compilazione del modello 730 viene percepita da molti contribuenti come un onere complesso, un labirinto di codici e scadenze. Tuttavia, dietro questa apparente complessità si nasconde una concreta opportunità di recuperare liquidità dalle tasse versate durante l’anno. Le spese mediche rappresentano la voce di detrazione più comune e potenzialmente più ricca, eppure è proprio qui che si annidano le trappole più insidiose. Molti si limitano a raccogliere scontrini e fatture, sperando che il commercialista o il CAF faccia “la magia”. Questo approccio passivo è il primo passo verso la perdita di centinaia di euro di rimborso a cui si avrebbe diritto.
Il consiglio generico è sempre lo stesso: conservare tutto e verificare il 730 precompilato. Ma se la vera chiave non fosse solo “cosa” scaricare, ma “come” farlo strategicamente per evitare gli errori più comuni? La differenza tra un rimborso minimo e uno massimizzato non risiede nella quantità di spese sostenute, ma nella qualità della documentazione e nella comprensione di pochi, ma fondamentali, meccanismi fiscali. La gestione strategica della propria posizione e di quella dei familiari a carico, la scelta del corretto metodo di pagamento e la consapevolezza delle spese “dimenticate” sono i veri pilastri per trasformare la dichiarazione dei redditi in un’efficace fonte di risparmio.
Questo articolo non è una semplice lista della spesa. È un manuale operativo da consulente fiscale, pensato per guidarti passo dopo passo attraverso le decisioni strategiche e gli errori documentali che fanno la differenza. Analizzeremo perché un pagamento in contanti può costarti caro, come la gestione familiare può farti superare la franchigia e quali sono quelle spese che quasi tutti dimenticano nel cassetto, lasciando soldi allo Stato. L’obiettivo è darti gli strumenti per agire con consapevolezza e ottenere ogni singolo euro di rimborso che ti spetta.
Per affrontare in modo strutturato ogni aspetto cruciale delle detrazioni, abbiamo organizzato questa guida in sezioni specifiche. Ciascuna sezione analizza un’area critica dove spesso si commettono errori o si perdono opportunità, fornendo soluzioni pratiche e consigli da esperti.
Sommario: La tua guida completa alle detrazioni fiscali sanitarie
- Le 5 spese che il 60% degli italiani dimentica di inserire nella dichiarazione dei redditi
- Perché pagare il dentista in contanti ti fa perdere il 19% di sconto fiscale?
- Come superare la franchigia sanitaria raggruppando le spese di tutta la famiglia?
- L’errore dello scontrino farmaceutico senza Codice Fiscale che il fisco scarta subito
- Ristrutturazione 50%: quando conviene cedere il credito e quando portarlo in detrazione in 10 anni?
- Come ottenere lo SPID gratis da casa senza webcam o lettore di smart card?
- Come recuperare fino al 43% di quello che versi nel fondo pensione dalle tasse?
- Regime Forfettario o Ordinario: quale scegliere con un fatturato previsto di 75.000 €?
Le 5 spese che il 60% degli italiani dimentica di inserire nella dichiarazione dei redditi
L’errore più comune non è la mancanza di spese, ma la dimenticanza. Esiste un’ampia categoria di costi sanitari detraibili che, per abitudine o scarsa informazione, non vengono quasi mai inseriti nel 730. Le analisi dei Centri di Assistenza Fiscale (CAF) sono chiare: si stima che il 60% degli italiani non inserisca correttamente tutte le spese mediche a cui avrebbe diritto, perdendo una parte significativa del rimborso. Spesso l’attenzione si concentra solo su farmaci e visite specialistiche, trascurando un universo di possibilità.
Tra le voci più trascurate troviamo i dispositivi medici con marcatura CE. Non si tratta solo di grandi apparecchiature, ma anche di oggetti di uso comune come misuratori di pressione, macchine per aerosol, o termometri. Anche i materassi ortopedici e antidecubito, se acquistati su prescrizione medica, rientrano a pieno titolo tra le spese detraibili. Allo stesso modo, le protesi (non solo dentarie, ma anche acustiche) e gli ausili per la deambulazione come stampelle o deambulatori sono pienamente recuperabili.
Studio di caso: come Maria ha recuperato 800€ grazie alle patologie esenti
Un’area di grande potenziale, ma quasi sempre ignorata, riguarda le spese per familiari con patologie esenti. Il caso di Maria è emblematico: sua madre, non fiscalmente a carico, soffre di una malattia cronica che le dà diritto all’esenzione dal ticket per determinate prestazioni. Maria ha sostenuto costi per visite e analisi specialistiche legate a tale patologia. Grazie alle recenti normative, ora è possibile detrarre le spese mediche sostenute per familiari non a carico che soffrono di patologie esenti. Inserendo queste spese, Maria ha aumentato il suo rimborso di quasi 800 euro. Le patologie che danno diritto a questa agevolazione sono specificate in decreti ministeriali e includono un elenco preciso di prestazioni correlate.
Infine, non vanno dimenticati i sussidi tecnici e informatici destinati a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti con disabilità (Legge 104). Questi includono computer, modem, e altri dispositivi che, se collegati alla specifica menomazione, godono di una detrazione del 19%.
Perché pagare il dentista in contanti ti fa perdere il 19% di sconto fiscale?
Una delle “trappole fiscali” più costose e diffuse riguarda le modalità di pagamento delle spese mediche. Dal 2020, la normativa ha introdotto una regola ferrea: per poter detrarre le spese sanitarie sostenute presso strutture private o professionisti non accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), è obbligatorio utilizzare pagamenti tracciabili. Questo significa che pagare la fattura del dentista, del fisioterapista privato o di qualsiasi altro specialista in contanti comporta la perdita totale e irrecuperabile della detrazione del 19%.

Questo requisito non si applica a tutte le spese sanitarie. Fanno eccezione l’acquisto di farmaci, dispositivi medici in farmacia o sanitaria e le prestazioni rese da strutture sanitarie pubbliche o private accreditate al SSN (ad esempio, il pagamento del ticket). Per queste categorie, il pagamento in contanti è ancora ammesso ai fini della detrazione. La distinzione è cruciale e spesso fonte di confusione, portando molti contribuenti a perdere centinaia di euro di rimborsi per una semplice abitudine.
La logica dietro questa norma è la lotta all’evasione fiscale, garantendo la tracciabilità delle transazioni nel settore privato. Per il contribuente, la regola pratica è semplice: ogni volta che si paga una prestazione sanitaria al di fuori del circuito pubblico o convenzionato, bisogna sempre utilizzare bancomat, carta di credito, bonifico bancario o assegno. È fondamentale conservare, oltre alla fattura, anche la prova del pagamento tracciabile (la ricevuta del POS, la contabile del bonifico, etc.).
Il seguente schema chiarisce in modo inequivocabile quando è necessario un pagamento tracciabile, come si evince da un’analisi comparativa delle modalità di pagamento.
| Tipo di spesa | Pagamento tracciabile obbligatorio | Pagamento contanti ammesso |
|---|---|---|
| Visite specialistiche private | ✓ Sì | ✗ No |
| Farmaci e dispositivi medici | ✗ No | ✓ Sì |
| Prestazioni SSN o accreditate | ✗ No | ✓ Sì |
| Dentista privato | ✓ Sì | ✗ No |
Come superare la franchigia sanitaria raggruppando le spese di tutta la famiglia?
Uno dei concetti meno compresi della detrazione per spese mediche è la franchigia di 129,11 euro. La detrazione del 19% non si applica sull’intero importo delle spese sostenute, ma solo sulla parte che eccede questa soglia. Se, ad esempio, si spendono 500 euro in un anno, la detrazione sarà calcolata su 370,89 euro (500 – 129,11). Per chi ha poche spese, superare questa franchigia può essere difficile, rischiando di non ottenere alcun rimborso. Qui entra in gioco la gestione strategica delle spese dei familiari.
La normativa permette infatti di sommare le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico. Un familiare è considerato “a carico” se possiede un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro. Questo limite sale a 4.000 euro per i figli di età fino a 24 anni. Raggruppare le spese mediche di coniuge, figli e altri familiari a carico permette non solo di superare più facilmente la franchigia, ma anche di massimizzare il rimborso totale, applicando la soglia di 129,11 euro una sola volta sull’importo complessivo.
Studio di caso: la strategia di Mario e Anna per massimizzare il rimborso
Mario ha un reddito di 40.000 euro, mentre sua moglie Anna ne ha uno di 25.000. Hanno un figlio a carico e spese mediche totali per la famiglia di 1.500 euro. Invece di dividere le spese o dichiararle a caso, adottano una strategia. Poiché Mario ha il reddito più alto, ha anche una maggiore “capienza fiscale”, ovvero un’IRPEF più elevata da cui poter “scalare” le detrazioni. Decidono quindi che sia Mario a dichiarare l’intero importo di 1.500 euro. In questo modo, massimizzano il beneficio: la detrazione del 19% viene calcolata su (1.500 – 129,11) euro e va a ridurre l’imposta più alta di Mario, garantendo il massimo recupero possibile per il nucleo familiare. Questo semplice accorgimento, come emerge da diversi esempi pratici di ottimizzazione fiscale, può valere centinaia di euro.
La strategia corretta, quindi, consiste nell’identificare il familiare con il reddito più elevato e concentrare su di lui la dichiarazione di tutte le spese mediche del nucleo familiare a carico. Questo approccio trasforma una semplice somma di costi in una vera e propria pianificazione fiscale familiare.
L’errore dello scontrino farmaceutico senza Codice Fiscale che il fisco scarta subito
Nell’era della digitalizzazione, si potrebbe pensare che la gestione delle spese mediche sia diventata automatica. In parte è vero: il Sistema Tessera Sanitaria trasmette automaticamente all’Agenzia delle Entrate la maggior parte delle spese, che ritroviamo nel 730 precompilato. Tuttavia, affidarsi ciecamente a questo automatismo è un grave errore. La responsabilità finale della correttezza dei dati è sempre del contribuente, e un dettaglio apparentemente piccolo può invalidare una spesa: il codice fiscale sullo scontrino.
Per essere detraibile, ogni scontrino relativo all’acquisto di farmaci deve essere uno “scontrino parlante”. Questo significa che deve riportare obbligatoriamente tre informazioni: la natura (“farmaco” o “medicinale”), la quantità dei prodotti acquistati e, soprattutto, il codice fiscale del destinatario. Uno scontrino anonimo, anche se relativo a farmaci, è carta straccia per il Fisco. È un errore documentale che porta allo scarto immediato della spesa in fase di controllo, con conseguente richiesta di maggiori imposte, sanzioni e interessi.
È fondamentale, quindi, prendere l’abitudine di presentare sempre la propria tessera sanitaria in farmacia al momento dell’acquisto e di verificare immediatamente che il codice fiscale stampato sullo scontrino sia corretto. Un altro errore comune è tentare di detrarre i cosiddetti parafarmaci. Prodotti come integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri non medicati o pomate non classificate come farmaci non sono detraibili, anche se acquistati in farmacia e con scontrino parlante. L’Agenzia delle Entrate è molto rigida su questo punto, e la dicitura sullo scontrino deve essere inequivocabile (es. “farmaco”, “medicinale”, “omeopatico”, “ticket”).
La regola dello scontrino parlante è un pilastro della corretta gestione documentale. Ignorarla significa esporsi a rischi certi e perdere rimborsi sicuri. L’onere della prova spetta sempre al contribuente, che deve essere in grado di dimostrare la correttezza di ogni singola spesa inserita in dichiarazione.
Ristrutturazione 50%: quando conviene cedere il credito e quando portarlo in detrazione in 10 anni?
Le detrazioni fiscali non si limitano al campo sanitario. Un’altra importante opportunità di recupero è il bonus ristrutturazioni, che permette di detrarre il 50% delle spese sostenute, fino a un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare. Tuttavia, il contribuente si trova di fronte a una scelta strategica fondamentale: usufruire della detrazione ripartendola in 10 rate annuali di pari importo, oppure optare per la cessione del credito d’imposta?

La detrazione in 10 anni rappresenta la via tradizionale. Permette di recuperare il 100% del credito spettante, ma richiede due condizioni essenziali: tempo e capienza fiscale. Il recupero è diluito su un decennio e, ogni anno, il contribuente deve avere un’IRPEF lorda sufficientemente alta da “assorbire” la rata della detrazione. Se in un anno l’imposta dovuta è inferiore alla rata, la parte eccedente del credito viene persa per sempre.
La cessione del credito, invece, è la soluzione per chi cerca liquidità immediata. Consiste nel “vendere” il proprio credito d’imposta a un intermediario (come una banca o un’impresa) in cambio di una somma di denaro subito disponibile, che di solito si attesta intorno all’80-90% del valore del credito. Si rinuncia a una parte del beneficio totale in cambio del vantaggio di non dover attendere 10 anni e di non doversi preoccupare della propria capienza fiscale futura. La burocrazia è leggermente più complessa, ma il rischio è quasi nullo una volta che la cessione è andata a buon fine.
La scelta dipende interamente dalla situazione personale. Un contribuente con un reddito stabile e un’alta capienza fiscale potrebbe preferire il massimo recupero offerto dalla detrazione decennale. Al contrario, chi ha bisogno di liquidità per finanziare i lavori o chi ha una capienza fiscale bassa o incerta (ad esempio, un pensionato o un lavoratore precario) troverà molto più vantaggiosa la cessione del credito. Di seguito, un’utile analisi comparativa aiuta a visualizzare le differenze.
| Criterio | Cessione del credito | Detrazione in 10 anni |
|---|---|---|
| Liquidità immediata | Alta (80-90% subito) | Nessuna |
| Valore totale recuperato | 80-90% del credito | 100% se capienza sufficiente |
| Complessità burocratica | Media-Alta | Bassa |
| Rischio | Basso (immediato) | Medio (capienza futura) |
Come ottenere lo SPID gratis da casa senza webcam o lettore di smart card?
Lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è diventato la chiave d’accesso universale non solo per i servizi della Pubblica Amministrazione, ma anche per la gestione della propria posizione fiscale. Possedere lo SPID è oggi indispensabile per accedere autonomamente al proprio modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, verificare le spese mediche già caricate dal Sistema Tessera Sanitaria e, se necessario, integrare o modificare la dichiarazione.
Molti pensano che ottenere lo SPID sia una procedura complessa che richiede webcam per il riconoscimento facciale o costosi lettori di smart card. In realtà, esistono metodi semplici e completamente gratuiti per attivarlo comodamente da casa. La procedura più accessibile prevede l’utilizzo della propria Carta d’Identità Elettronica (CIE 3.0) e di uno smartphone con tecnologia NFC (la stessa usata per i pagamenti contactless). In alternativa, alcuni provider consentono il riconoscimento tramite un bonifico simbolico da un conto corrente italiano intestato al richiedente. Ecco i passi fondamentali:
- Scegliere un provider che offre l’attivazione gratuita (i più noti sono Poste Italiane, Sielte, InfoCert).
- Tenere a portata di mano il proprio documento d’identità e la tessera sanitaria in formato digitale (scansione o foto ben leggibile).
- Completare la registrazione online sul sito del provider scelto.
- Effettuare il riconoscimento dell’identità tramite il metodo scelto (es. bonifico da pochi centesimi che verrà poi stornato, o avvicinando la CIE allo smartphone).
- Attendere l’email di conferma dell’attivazione, che di solito arriva entro 24-48 ore.
Una volta ottenuto lo SPID, si può accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate e visualizzare il “Prospetto informativo delle spese sanitarie”, un documento fondamentale per la verifica. Come sottolinea la stessa Agenzia delle Entrate nella sua guida ufficiale:
Il Prospetto informativo è un documento riepilogativo che raccoglie tutte le spese sanitarie trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria da parte di medici, farmacie e strutture sanitarie. Queste informazioni vengono utilizzate per la compilazione automatica del modello 730 precompilato.
– Agenzia delle Entrate, Guida al Prospetto informativo spese sanitarie
Avere lo SPID non è solo un’opzione, ma uno strumento strategico per avere il pieno controllo della propria dichiarazione dei redditi, confrontare i dati precaricati con i propri documenti e agire tempestivamente per correggere eventuali discrepanze o omissioni.
Come recuperare fino al 43% di quello che versi nel fondo pensione dalle tasse?
Oltre alle detrazioni, il sistema fiscale italiano offre un altro potentissimo strumento di risparmio: le deduzioni. A differenza delle detrazioni, che riducono l’imposta lorda (IRPEF), le deduzioni abbattono direttamente il reddito imponibile, ovvero la base su cui l’imposta viene calcolata. Questo meccanismo genera un beneficio fiscale molto più elevato, specialmente per i redditi medio-alti. La principale forma di deduzione accessibile ai lavoratori dipendenti e ai pensionati è rappresentata dai versamenti alla previdenza complementare.
Ogni euro versato in un fondo pensione complementare (diverso quindi dai contributi obbligatori INPS) può essere dedotto dal proprio reddito complessivo, fino a un limite massimo di 5.164,57 euro all’anno. Il risparmio fiscale effettivo dipende dalla propria aliquota IRPEF marginale. Per un contribuente con un reddito di 35.000 euro (aliquota del 35%), dedurre 3.000 euro significa ottenere un risparmio fiscale di 1.050 euro (3.000 x 35%). Per i redditi superiori a 50.000 euro, il risparmio arriva al 43%.
La vera strategia, però, sta nel combinare i benefici. Le deduzioni per il fondo pensione e le detrazioni per spese mediche non si escludono a vicenda, anzi, lavorano in sinergia per massimizzare il recupero fiscale totale.
Studio di caso: l’ottimizzazione combinata di Giovanni
Giovanni, un lavoratore dipendente con un reddito lordo di 35.000 euro, adotta una strategia fiscale intelligente. Durante l’anno versa 3.000 euro al suo fondo pensione e sostiene 2.000 euro di spese mediche. Nel suo 730, i 3.000 euro del fondo pensione vengono dedotti, portando il suo reddito imponibile da 35.000 a 32.000 euro. Questo, da solo, gli genera un risparmio IRPEF di 1.050 euro. Successivamente, sul reddito così rideterminato, calcola la detrazione per le spese mediche: il 19% di (2.000 – 129,11) euro, che equivale a circa 355 euro di ulteriore sconto fiscale. Combinando i due strumenti, come illustrato in varie guide all’ottimizzazione fiscale, Giovanni ottiene un beneficio totale di circa 1.400 euro, trasformando la previdenza e la salute in un potente motore di risparmio.
Considerare il fondo pensione non solo come un investimento per il futuro, ma anche come uno strumento di efficientamento fiscale per il presente, è un cambio di prospettiva che può generare un significativo ritorno economico annuale.
Punti chiave da ricordare
- Tracciabilità obbligatoria: Per detrarre visite specialistiche private (dentista, fisioterapista, etc.), il pagamento deve essere sempre tracciabile (carta, bancomat, bonifico). I contanti azzerano il beneficio.
- Gestione strategica familiare: Raggruppa le spese mediche dei familiari a carico e falle dichiarare al membro con il reddito (e quindi la capienza fiscale) più alto per massimizzare il rimborso.
- Controllo del Codice Fiscale: Ogni scontrino di farmacia deve essere “parlante”, ovvero riportare il tuo codice fiscale. Un documento anonimo è fiscalmente nullo.
Regime Forfettario o Ordinario: quale scegliere con un fatturato previsto di 75.000 €?
Per i lavoratori autonomi, la scelta del regime fiscale è la decisione più importante, con impatti diretti non solo sulla tassazione, ma anche sulla possibilità di recuperare le spese personali, come quelle mediche. Con un fatturato previsto intorno ai 75.000 euro, ci si trova esattamente sulla soglia che può far vacillare tra il Regime Forfettario e quello Ordinario. La scelta non è scontata e le spese mediche possono diventare l’ago della bilancia.
Il Regime Forfettario offre un’enorme semplificazione: un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le startup) applicata a un reddito calcolato forfettariamente, senza la necessità di documentare i costi aziendali. Il suo più grande svantaggio, però, è la perdita di tutte le deduzioni e detrazioni IRPEF personali. Chi aderisce al forfettario non può scaricare le spese mediche, gli interessi del mutuo, le spese per i figli a carico o le ristrutturazioni. Il risparmio fiscale è tutto nell’aliquota agevolata.
Il Regime Ordinario è più complesso: prevede la contabilità, l’IVA e la tassazione progressiva IRPEF (con aliquote dal 23% al 43%) calcolata sulla differenza reale tra ricavi e costi. Tuttavia, mantiene intatto il diritto a tutte le detrazioni e deduzioni personali. Per un professionista con spese mediche personali o familiari significative, questo può fare un’enorme differenza.
Studio di caso: Giulia, fisioterapista, e il peso delle spese mediche
Giulia è una fisioterapista che prevede di fatturare 75.000 euro. Potrebbe rientrare nel forfettario. Tuttavia, sostiene circa 10.000 euro all’anno di spese mediche personali per una patologia. Se scegliesse il forfettario, pagherebbe le sue imposte agevolate ma perderebbe completamente il diritto a recuperare parte di quei 10.000 euro. Con il Regime Ordinario, pur affrontando un’aliquota IRPEF più alta, potrebbe portare in detrazione le sue spese. La detrazione si calcola sul totale delle spese meno la franchigia, come confermato da tutte le analisi fiscali: nel suo caso, il 19% su (10.000 – 129,11) euro le garantirebbe un rimborso di quasi 1.875 euro. Questo singolo importo può rendere il Regime Ordinario economicamente più vantaggioso, nonostante la maggiore complessità.
La scelta, quindi, non può basarsi solo sul fatturato, ma deve derivare da un’analisi completa della propria situazione personale e familiare.
Il tuo piano d’azione per la scelta del regime fiscale
- Stima i costi sanitari: Calcola una stima realistica delle spese mediche ricorrenti annuali, tue e dei familiari a carico.
- Quantifica il beneficio perso: Determina la detrazione potenziale a cui rinunceresti con il forfettario, calcolando il 19% della spesa che eccede i 129,11 €.
- Confronta i regimi: Metti a confronto il risparmio fiscale garantito dall’aliquota forfettaria (15% o 5%) con l’imposta IRPEF del regime ordinario, al netto di tutte le detrazioni (mediche, mutuo, figli).
- Valuta la capienza: Verifica di avere sufficiente capienza IRPEF nel regime ordinario per assorbire tutte le detrazioni a cui hai diritto.
- Prendi una decisione informata: Sulla base di questa analisi numerica, scegli il regime che ti garantisce il maggior risparmio netto.
Ora che hai tutti gli strumenti, il prossimo passo è applicarli. Analizza la tua situazione personale e familiare, raccogli la documentazione con un occhio critico e inizia a pianificare la tua dichiarazione per trasformare un obbligo fiscale in una concreta opportunità di risparmio.
Domande frequenti sulla detrazione delle spese mediche
Cosa deve contenere uno scontrino “parlante” valido?
Per essere valido ai fini della detrazione, uno scontrino deve essere “parlante”, ovvero deve specificare chiaramente la natura del prodotto (es. “farmaco”, “medicinale”), la quantità acquistata e, soprattutto, il codice fiscale del contribuente a cui la spesa è destinata. L’assenza di uno di questi elementi invalida la detraibilità.
I parafarmaci sono detraibili?
No, i parafarmaci non sono detraibili. Questa categoria include prodotti come integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri non classificati come medicinali e altre preparazioni erboristiche. Anche se acquistati in farmacia con scontrino parlante, non danno diritto alla detrazione del 19%.
Come gestire scontrini di farmaci acquistati all’estero?
Per i medicinali acquistati all’estero, è necessario disporre di una documentazione equivalente a quella italiana. Se il documento di spesa rilasciato dalla farmacia estera non contiene tutte le informazioni richieste (natura, quantità, codice fiscale), il contribuente può integrare i dati mancanti scrivendo a mano il proprio codice fiscale sul documento stesso e conservando una traduzione se la lingua non è comprensibile.