Pubblicato il Maggio 15, 2024

Avere una polizza vita non basta a proteggere il futuro dei tuoi figli. Errori tecnici nella stipula possono renderla quasi inutile proprio nel momento del bisogno.

  • Indicare “eredi legittimi” come beneficiari può bloccare il capitale per mesi, se non anni, a causa delle necessarie autorizzazioni del Giudice Tutelare.
  • Un capitale scelto 10 anni fa, senza meccanismi di rivalutazione, oggi ha un potere d’acquisto quasi dimezzato a causa dell’inflazione.

Raccomandazione: Tratta la scelta della polizza non come un acquisto, ma come una vera e propria progettazione previdenziale, analizzando ogni clausola per costruire una fortezza finanziaria impenetrabile.

Pensare al futuro dei propri figli è il motore che spinge ogni genitore. L’idea di non poter essere più lì per proteggerli è un pensiero difficile, quasi intollerabile. Proprio per questo, molti decidono di stipulare una polizza vita, un gesto di responsabilità e amore. Si sceglie un capitale, si paga un premio e ci si sente al sicuro. Ma se questa sicurezza fosse solo un’illusione? Se, nonostante le buone intenzioni, un dettaglio tecnico, una frase scritta nel modo sbagliato, potesse vanificare tutto?

La maggior parte delle guide si concentra sulla differenza tra polizza Temporanea Caso Morte (TCM) e polizza Mista, o su come calcolare un capitale sufficiente. Questi sono aspetti importanti, ma sono solo la superficie. Il vero pericolo si nasconde nelle “trappole silenziose”: clausole, designazioni beneficiarie e strategie di gestione del capitale che, se ignorate, possono trasformare un salvagente in un’ancora. Il problema non è se assicurarsi, ma come farlo in modo che la polizza sia una fortezza finanziaria e non un castello di carta.

Questo articolo non ripeterà le solite raccomandazioni. Al contrario, ti guiderà attraverso gli errori più comuni e devastanti che i genitori commettono, mostrandoti non solo cosa evitare, ma anche quali strategie concrete adottare. Analizzeremo perché un capitale apparentemente alto può rivelarsi insufficiente, come la burocrazia può “congelare” i soldi destinati ai tuoi figli e come proteggere il valore del tuo sacrificio dall’erosione del tempo e dell’inflazione. L’obiettivo è darti gli strumenti per prendere una decisione informata, che garantisca davvero, e senza intoppi, il tenore di vita della tua famiglia.

Per navigare con chiarezza tra questi argomenti cruciali, abbiamo strutturato l’articolo in modo da affrontare un errore specifico alla volta, fornendo per ciascuno una soluzione pratica. Ecco i temi che esploreremo.

Perché assicurarsi per 50.000€ è quasi inutile se hai due figli piccoli?

Molti genitori, nel tentativo di fare qualcosa senza pesare troppo sul bilancio familiare, optano per un capitale assicurato modesto, come 50.000€. Sembra una cifra ragionevole, un “cuscinetto” per le prime emergenze. La realtà, però, è che questa somma è drammaticamente insufficiente a garantire il tenore di vita di una famiglia, specialmente con figli piccoli. È un cerotto su una ferita che richiede un intervento ben più profondo. Per capire perché, basta guardare ai costi reali che una famiglia deve sostenere.

Basti pensare che, per una famiglia con più figli, la sola spesa alimentare può essere significativa. Un’analisi sulle spese delle famiglie italiane rivela che, per i nuclei con tre o più componenti, la spesa media per prodotti alimentari e bevande analcoliche ammonta a 819 euro mensili. Questo significa quasi 10.000€ all’anno solo per mangiare. Aggiungiamo le rate del mutuo o l’affitto, le bollette, le spese scolastiche, le attività sportive, i trasporti, l’abbigliamento e le cure mediche. I 50.000€, che sembravano una cifra consistente, si esaurirebbero in meno di due anni, lasciando la famiglia esattamente al punto di partenza.

Scegliere il capitale giusto non è un’ipotesi, ma un calcolo basato sulla realtà. L’obiettivo non è lasciare “qualcosa”, ma garantire le risorse necessarie ai tuoi figli per crescere, studiare e realizzare i propri sogni, mantenendo lo stile di vita a cui sono abituati fino al raggiungimento della loro indipendenza economica. Un capitale adeguato si calcola moltiplicando il costo della vita annuale della famiglia per il numero di anni necessari a coprire questo periodo, sottraendo eventuali altre fonti di reddito. Assicurarsi per una cifra troppo bassa è un errore dettato da una falsa percezione di risparmio, che rischia di vanificare lo scopo stesso della polizza.

Dettaglio macro di documenti finanziari con calcoli per il futuro dei figli

Come dimostra questa immagine, la pianificazione finanziaria richiede un’analisi dettagliata e non una stima approssimativa. La costruzione di una vera fortezza finanziaria per la propria famiglia parte da fondamenta solide: la quantificazione precisa del bisogno economico reale. Solo così il tuo gesto di protezione sarà veramente efficace.

L’errore di scrivere “eredi legittimi” che blocca il capitale per mesi

Al momento della stipula di una polizza vita, una delle domande cruciali è: “Chi nominare come beneficiario?”. La risposta più istintiva e apparentemente logica per un genitore è “i miei figli” o, per semplificare, “i miei eredi legittimi”. Sembra una formula sicura e inclusiva, che non lascia fuori nessuno. Purtroppo, questa è una delle “trappole silenziose” più pericolose, specialmente in presenza di figli minori. Questa dicitura, invece di accelerare, può bloccare l’accesso al capitale per mesi, se non anni, intrappolando la famiglia in un incubo burocratico proprio nel momento di massima fragilità.

Il motivo è puramente legale. Quando il beneficiario di una somma di denaro è un minore, la legge italiana interviene per proteggerlo. L’incasso di un capitale assicurativo è considerato un atto di straordinaria amministrazione. Come precisa l’articolo 320 del Codice Civile, i genitori (o il genitore superstite) non possono compiere tali atti per conto del figlio minore senza la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare. Questo significa che il genitore superstite, per poter utilizzare i soldi destinati a suo figlio, deve presentare un ricorso in Tribunale, dimostrando la necessità o l’utilità evidente di quella somma per il minore. Un processo che richiede tempo, avvocati e che aggiunge stress a una situazione già drammatica.

La soluzione è sorprendentemente semplice: nominare beneficiari specifici con nome e cognome. Invece di “eredi legittimi”, è fondamentale scrivere: “Mio/a marito/moglie [Nome Cognome] e, in caso di sua premorienza, i miei figli [Nome Cognome Figlio 1] e [Nome Cognome Figlio 2] in parti uguali”. Meglio ancora, per evitare del tutto l’intervento del Giudice Tutelare, si può nominare come unico beneficiario una persona di assoluta fiducia (solitamente il coniuge o un altro parente stretto), che gestirà la somma nell’interesse dei figli. Questo perché il capitale di una polizza vita non rientra nell’asse ereditario e può essere destinato liberamente. Un esperto legale specializzato in successioni lo conferma:

Per gli atti di straordinaria amministrazione sarà sempre necessaria la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare

– Studio Legale specializzato in successioni, Tutela Ereditaria – Guida completa alla successione del minore

Questo dettaglio tecnico trasforma la polizza da potenziale problema a soluzione immediata, garantendo che il sostegno economico arrivi alla famiglia quando serve, senza ritardi.

Perché una polizza stipulata 10 anni fa oggi copre solo la metà delle spese previste?

Immagina di aver stipulato una polizza vita da 200.000€ nel 2014. All’epoca, ti sentivi tranquillo: una cifra importante, in grado di coprire il mutuo e garantire un futuro sereno ai tuoi figli. Oggi, nel 2024, quella stessa polizza, se non adeguatamente protetta, vale molto, molto meno. Il colpevole ha un nome preciso: inflazione. L’aumento costante del costo della vita è un nemico silenzioso che erode il potere d’acquisto del denaro nel tempo. Un capitale che sembrava una fortezza dieci anni fa, oggi potrebbe essere un riparo a malapena sufficiente.

L’inflazione agisce come una tassa invisibile. Ogni anno, con la stessa quantità di denaro, si possono acquistare meno beni e servizi. Se una polizza vita ha un capitale fisso, non indicizzato, il suo valore reale diminuisce inesorabilmente. Un’inflazione media annua del 2%, considerata “normale” dalle banche centrali, può avere effetti devastanti sul lungo periodo. Dopo 10 anni, un capitale di 100.000€ avrà perso quasi il 20% del suo valore. Con tassi di inflazione più alti, come quelli visti di recente, l’erosione è ancora più rapida e brutale.

Per proteggere il tuo sacrificio economico e garantire che il capitale mantenga il suo valore nel tempo, è fondamentale scegliere una polizza che preveda dei meccanismi di rivalutazione. Le opzioni principali sono due:

  1. Polizze a capitale rivalutabile: Il capitale assicurato (e di conseguenza il premio) viene adeguato annualmente in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Questo garantisce che il potere d’acquisto della somma liquidata rimanga costante.
  2. Polizze collegate a Gestioni Separate: Il capitale è investito in fondi assicurativi a basso rischio, che generano un rendimento annuo. Questo rendimento va a incrementare il capitale, contrastando l’effetto dell’inflazione.
Vista ampia di un ambiente domestico che mostra il passaggio del tempo

Il tempo che passa non deve svalutare il tuo gesto d’amore. Ignorare l’inflazione significa programmare un futuro in cui i tuoi cari riceveranno una somma con un potere d’acquisto molto inferiore a quello che avevi previsto, come mostra chiaramente la tabella seguente basata su dati di erosione del potere d’acquisto analizzati da ISTAT.

Questa tabella, basata su un’ipotesi di inflazione costante, illustra chiaramente come un capitale fisso perda valore nel tempo. Una recente analisi comparativa mostra l’impatto reale di questo fenomeno.

Erosione del potere d’acquisto nel tempo
Anno Capitale iniziale Valore reale con inflazione 2% Perdita di potere d’acquisto
Anno 0 100.000€ 100.000€ 0%
Anno 5 100.000€ 90.573€ -9,4%
Anno 10 100.000€ 82.035€ -18%

TCM o Vita Intera: quale conviene per chi ha un mutuo da pagare?

Quando si ha un mutuo sulle spalle, la preoccupazione principale è garantire che, in caso di scomparsa prematura, il debito non ricada sulla famiglia. La casa è il nido, il centro della vita familiare, e proteggerla è una priorità assoluta. Di fronte a questa esigenza, la scelta si restringe spesso a due macro-categorie di polizze: la Temporanea Caso Morte (TCM) e la polizza a Vita Intera. Per un genitore con un mutuo, la scelta più logica, efficiente ed economicamente vantaggiosa è quasi sempre la TCM, in una sua specifica configurazione.

Una polizza a Vita Intera (o polizza Mista, che unisce copertura e investimento) ha premi più elevati perché garantisce la liquidazione di un capitale “a data certa” (o alla morte dell’assicurato, se precedente). È uno strumento più orientato al risparmio o alla pianificazione successoria a lungo termine. La TCM, invece, è una polizza di “puro rischio”: copre il rischio di decesso per un periodo di tempo definito (es. 20 o 30 anni, la durata del mutuo) con un premio molto più contenuto. Se l’assicurato sopravvive alla scadenza, il contratto termina e i premi versati non vengono restituiti. È la soluzione ideale per coprire un’esigenza specifica e limitata nel tempo, come appunto l’estinzione di un mutuo.

La versione più intelligente di TCM per chi ha un mutuo è quella a capitale decrescente. Il meccanismo è semplice ed efficace: il capitale assicurato diminuisce anno dopo anno, seguendo l’andamento del capitale residuo del mutuo. In questo modo, la copertura è sempre allineata al debito reale, e anche il premio da pagare si riduce progressivamente. Questo evita di pagare per una sovracopertura inutile. Come evidenziato in un’analisi specifica, le polizze vita abbinate al mutuo che utilizzano capitali decrescenti seguono l’evoluzione del capitale residuo, ottimizzando i costi per l’assicurato. Questo permette di liberare risorse per affiancare una seconda TCM a capitale costante, dedicata esclusivamente al sostentamento della famiglia, creando così una doppia protezione a tenuta stagna.

Piano d’azione per una doppia protezione: mutuo e famiglia

  1. Sottoscrivere una TCM a capitale decrescente dedicata esclusivamente alla copertura del mutuo residuo.
  2. Aggiungere una seconda TCM a capitale costante, calcolata per garantire il tenore di vita della famiglia (spese correnti, studi dei figli).
  3. Nominare la banca come beneficiaria della prima polizza, ma solo per l’importo del debito residuo al momento del decesso (clausola di vincolo).
  4. Indicare i familiari (es. coniuge) come beneficiari per l’eventuale eccedenza della polizza mutuo e per l’intero capitale della seconda polizza.
  5. Rivedere periodicamente (es. ogni 5 anni) l’adeguatezza delle coperture in base all’evoluzione della situazione familiare e finanziaria.

Quando i figli diventano autonomi: ha ancora senso pagare il premio della polizza vita?

La polizza vita nasce spesso con uno scopo primario: proteggere i figli piccoli e il coniuge da difficoltà economiche in caso di scomparsa prematura. Ma cosa succede quando questo bisogno viene meno? Quando i figli sono cresciuti, hanno un lavoro, una loro famiglia e il mutuo della casa è finalmente estinto, ha ancora senso continuare a pagare il premio di una polizza vita? La risposta è: dipende. La polizza può evolvere e assumere una nuova, importante funzione: quella di strumento di pianificazione successoria.

Una volta venuta meno la sua funzione di “protezione pura”, la polizza vita può diventare un eccellente veicolo per trasferire ricchezza in modo fiscalmente efficiente. Il capitale liquidato ai beneficiari di una polizza vita, infatti, è esente dalla tassa di successione. Questo è un vantaggio enorme, specialmente per patrimoni di una certa entità. In Italia, l’imposta di successione prevede una franchigia di 1 milione di euro per ciascun erede in linea retta (figli, coniuge). Sull’eccedenza si applica un’aliquota del 4%. Utilizzare una polizza vita permette di trasferire capitali importanti al di fuori di questo calcolo, ottimizzando il carico fiscale per gli eredi.

Come sottolinea un’analisi sulla fiscalità, per ciascun erede in linea retta, sui patrimoni ereditati oltre il milione di euro è prevista un’imposta al 4%. La polizza vita bypassa questa logica. Inoltre, offre una grande flessibilità. È possibile, ad esempio, destinare il capitale a un figlio che si trova in una situazione economica più fragile, o a un nipote, senza ledere le quote di legittima degli altri eredi. Oppure, come nel caso di figli con disabilità, la polizza può garantire loro una rendita vitalizia o un capitale per finanziare le cure e l’assistenza necessarie per tutta la vita, senza dipendere dalla gestione del patrimonio ereditario. Infine, permette anche di effettuare lasciti a enti benefici o associazioni, come dimostra la possibilità di stipulare una polizza vita a favore di un’associazione no-profit, anche in presenza di eredi legittimi.

È possibile stipulare una polizza vita a favore di un’associazione senza scopo di lucro anche essendo sposato con due figli. Il beneficiario della polizza vita non deve necessariamente essere scelto tra coloro che godono di diritti ereditari obbligatori

– Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini, Lasciti Solidali e Polizze Vita

Quindi, prima di decidere di riscattare o interrompere una polizza, è saggio consultare un esperto per valutarne il potenziale come strumento di pianificazione per il “dopo di noi” e per la trasmissione ottimale del patrimonio.

Quando una polizza vita è davvero intoccabile dai creditori (e quando no)?

Uno dei vantaggi più significativi e spesso citati delle polizze vita è la loro presunta “intoccabilità”. L’articolo 1923 del Codice Civile stabilisce che le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare. Questo significa che, in linea di principio, il capitale di una polizza vita è impignorabile e insequestrabile. Questa caratteristica la rende uno strumento di protezione patrimoniale eccezionale, specialmente per liberi professionisti e imprenditori, i cui patrimoni personali possono essere esposti ai rischi dell’attività lavorativa.

Questa protezione permette di creare una “fortezza finanziaria” separata, un capitale destinato esclusivamente alla famiglia che nessun creditore, né dell’assicurato né del beneficiario, può aggredire. Immaginiamo un imprenditore la cui azienda affronta una crisi finanziaria. I creditori aziendali potrebbero rivalersi sul suo patrimonio personale, ma non potrebbero toccare il capitale accumulato nella polizza vita destinata ai figli. Questa separazione netta tra patrimonio personale/familiare e patrimonio aziendale è un pilastro della serenità finanziaria di chi svolge attività in proprio.

Tuttavia, è fondamentale essere consapevoli che questa “intoccabilità” non è assoluta e incondizionata. Esistono delle eccezioni. La protezione viene meno se un giudice dimostra che i premi sono stati versati con intento fraudolento, ovvero con lo scopo primario di sottrarre beni ai creditori. Ad esempio, se una persona piena di debiti, un attimo prima del fallimento, versa una somma enorme in una polizza vita, i creditori potrebbero intentare un’azione revocatoria per dimostrare la frode e recuperare quei premi. Inoltre, è importante distinguere: mentre il capitale liquidato al decesso è protetto, i creditori del contraente potrebbero agire sul valore di riscatto della polizza mentre l’assicurato è ancora in vita, se la polizza lo prevede. La protezione è solida, ma non deve essere vista come uno scudo per compiere atti illeciti.

Studio di caso: la protezione patrimoniale per un libero professionista

Un architetto, padre di due figli, decide di separare nettamente il suo patrimonio familiare da quello professionale. Sottoscrive una polizza vita Temporanea Caso Morte con un capitale elevato, nominando la moglie come beneficiaria. Anni dopo, a causa di una controversia legale legata a un cantiere, viene condannato a un risarcimento ingente. I creditori possono aggredire i suoi conti correnti e i suoi immobili, ma non possono in alcun modo toccare il capitale della polizza vita, che rimane una riserva sicura e protetta per il futuro della sua famiglia.

Perché nominare gli eredi e non la banca come beneficiari dell’eccedenza?

Quando si stipula una polizza vita abbinata a un mutuo, è prassi comune che la banca richieda di essere nominata beneficiaria. Questo è legittimo: l’istituto di credito vuole garantirsi il rimborso del debito in caso di scomparsa del mutuatario. Tuttavia, un errore estremamente comune e costoso è quello di nominare la banca come beneficiaria dell’intero capitale assicurato, senza specificare alcuna limitazione. Questa svista può costare decine, se non centinaia, di migliaia di euro alla tua famiglia.

Il problema sorge perché il debito del mutuo diminuisce nel tempo, mentre il capitale della polizza (se a capitale costante) rimane fisso. Se dopo 15 anni il debito residuo è di 90.000€, ma la polizza ha un capitale di 250.000€ e la banca è l’unica beneficiaria, l’intero importo di 250.000€ verrà liquidato alla banca. La banca tratterrà i 90.000€ per estinguere il debito e… cosa succede ai restanti 160.000€? In assenza di altre indicazioni, quella somma rischia di finire nel calderone dell’asse ereditario, con tutte le complicazioni burocratiche e fiscali del caso, o peggio, rimanere nelle casse della banca per un tempo indefinito. In ogni caso, non arriverà direttamente e immediatamente alla tua famiglia.

La soluzione corretta è utilizzare una clausola di vincolo specifica e limitata. Si nomina la banca come beneficiaria “pro quota”, ovvero solo per l’importo del capitale residuo del mutuo al momento del decesso. E, contestualmente, si nominano i propri familiari (coniuge, figli) come beneficiari per la parte eccedente. In questo modo, alla liquidazione, la compagnia assicurativa verserà alla banca solo la cifra esatta per estinguere il debito, e il resto del capitale andrà direttamente nelle mani della tua famiglia, in modo rapido, esentasse e senza passare per la successione. La differenza economica è enorme, come dimostra la tabella seguente.

Questo scenario mette a confronto le due modalità di designazione del beneficiario, evidenziando una differenza netta nel risultato finale per la famiglia, come confermato da analisi di settore sulle polizze per mutui.

Scenario banca beneficiaria vs clausola corretta
Scenario Mutuo iniziale Debito residuo dopo 15 anni Capitale polizza Importo a banca Importo a famiglia
Banca beneficiaria unica 250.000€ 90.000€ 250.000€ 250.000€ 0€
Clausola vincolo corretta 250.000€ 90.000€ 250.000€ 90.000€ 160.000€

Checklist: la designazione corretta dei beneficiari in caso di mutuo

  1. Richiedere esplicitamente l’inserimento di una clausola di vincolo a favore della banca, limitata al solo debito residuo del mutuo.
  2. Nominare con nome, cognome e codice fiscale il coniuge e/o i figli come beneficiari per la parte di capitale eccedente il debito.
  3. Specificare le percentuali precise da destinare a ciascun beneficiario familiare per evitare ambiguità.
  4. Prevedere beneficiari “a cascata” (es. “in caso di premorienza di mia moglie, il capitale andrà ai miei figli in parti uguali”) per coprire ogni eventualità.
  5. Verificare annualmente, o in caso di surroga del mutuo, che le designazioni siano sempre corrette e aggiornate.

Da ricordare

  • Una polizza vita efficace non si misura solo dal capitale, ma dalla sua struttura: beneficiari corretti, protezione dall’inflazione e clausole adeguate sono fondamentali.
  • L’indicazione generica “eredi legittimi” in presenza di minori è un grave errore che può bloccare i fondi per mesi a causa dell’intervento del Giudice Tutelare.
  • Per chi ha un mutuo, la strategia vincente è una doppia TCM: una a capitale decrescente per la banca e una a capitale costante per la famiglia.

Come battere un’inflazione al 5% senza rischiare tutto il capitale in borsa?

Abbiamo visto come l’inflazione sia un nemico implacabile, capace di erodere il valore di un capitale nel tempo. Di fronte a un’inflazione aggressiva, ad esempio al 5%, l’idea di lasciare il capitale della polizza fermo o legato a una semplice rivalutazione ISTAT potrebbe non bastare. D’altro canto, l’idea di investire in borsa per ottenere rendimenti più alti spaventa, giustamente, chi cerca sicurezza e non speculazione per il futuro della propria famiglia. Esiste una terza via, una soluzione tipica del mondo assicurativo che unisce sicurezza e rendimento: le Gestioni Separate.

Le Gestioni Separate sono fondi speciali in cui le compagnie assicurative investono i premi raccolti dalle polizze vita. La loro caratteristica principale è la composizione estremamente prudente del portafoglio. Per legge, questi fondi sono investiti prevalentemente in strumenti a basso rischio, come titoli di Stato (BTP, CCT) e obbligazioni societarie di alta qualità. Ad esempio, le più grandi gestioni separate italiane, come quelle di Generali o Poste Vita, hanno la stragrande maggioranza del loro patrimonio investito in obbligazioni e titoli governativi. Questo significa che non sono esposte alla volatilità dei mercati azionari.

Il rendimento generato da questi investimenti viene poi retrocesso agli assicurati, al netto dei costi di gestione. Questo rendimento, che si consolida anno dopo anno e non può mai essere negativo (il capitale è garantito), va a incrementare il capitale assicurato, proteggendolo dall’inflazione in modo più efficace di una semplice indicizzazione. Sebbene non offrano i rendimenti esplosivi del mercato azionario, le Gestioni Separate forniscono una performance stabile e sicura nel tempo. Un’analisi di Prometeia sui rendimenti delle polizze vita ha mostrato che nel 2024 il rendimento medio lordo delle gestioni separate si è attestato intorno al 2,79%, con punte del 3% per alcuni canali. In un contesto di inflazione controllata, questi rendimenti permettono di preservare e persino accrescere leggermente il potere d’acquisto del capitale.

Scegliere una polizza vita collegata a una Gestione Separata solida e con uno storico di rendimenti positivi rappresenta quindi il compromesso ideale per un genitore prudente: si ottiene una protezione attiva contro l’inflazione senza dover assumere i rischi tipici degli investimenti finanziari. È la strategia perfetta per chi vuole che il proprio capitale lavori silenziosamente per il futuro della famiglia, al riparo dalle tempeste dei mercati.

Per comprendere a fondo il meccanismo che protegge il tuo capitale dall’inflazione, è utile ripassare come funzionano le soluzioni a basso rischio e rendimento garantito.

Domande frequenti su Polizza Vita e Protezione Familiare

Il capitale della polizza vita è sempre impignorabile?

In linea di principio sì, le somme sono impignorabili e insequestrabili secondo l’art. 1923 del Codice Civile. Tuttavia, questa protezione può essere annullata da un giudice se viene dimostrato un intento fraudolento, ovvero se la polizza è stata usata palesemente per sottrarre fondi ai creditori.

I creditori del beneficiario possono toccare il capitale?

No, la protezione si estende anche al beneficiario. I creditori di chi riceve il capitale non possono aggredire la somma liquidata dalla compagnia assicurativa. Il capitale entra nel patrimonio del beneficiario come una risorsa protetta.

Cosa succede al valore di riscatto in caso di debiti?

Questa è un’eccezione importante. Mentre il capitale in caso di morte è protetto, i creditori del contraente potrebbero, in determinate circostanze, agire sul valore di riscatto della polizza mentre l’assicurato è ancora in vita, se il contratto prevede questa possibilità. La protezione massima si ha sul capitale destinato ai beneficiari dopo il decesso.

Scritto da Elena Ricci, Broker Assicurativo Senior iscritta al RUI, esperta in protezione del patrimonio familiare e analisi dei rischi. Specializzata nel decifrare le clausole nascoste delle polizze vita, salute e danni per garantire coperture reali.