Pubblicato il Maggio 15, 2024

Contrariamente a quanto si crede, l’attrattiva delle Gestioni Separate non risiede solo nel rendimento, ma in un meccanismo contabile che le rende immuni alla volatilità di mercato.

  • La valorizzazione a “costo storico” dei titoli impedisce al capitale di scendere, anche quando i mercati crollano.
  • Il patrimonio della gestione è legalmente separato da quello della compagnia, offrendo una garanzia di protezione in caso di fallimento.

Raccomandazione: Per il risparmiatore che non tollera le perdite, comprendere questo “segreto” è fondamentale per scegliere uno strumento che garantisca stabilità e tranquillità nel lungo periodo.

Nell’attuale panorama finanziario, il risparmiatore prudente si trova di fronte a un dilemma: come proteggere il proprio capitale dall’inflazione e dalle turbolenze di mercato senza esporsi a rischi eccessivi? L’ansia di vedere il valore dei propri risparmi diminuire, anche solo temporaneamente, è un sentimento diffuso che spinge molti a cercare rifugi sicuri, talvolta sacrificando ogni opportunità di crescita. Si sente spesso parlare di conti deposito, buoni del tesoro o altre soluzioni a basso rischio come uniche ancore di salvezza.

Eppure, esiste uno strumento assicurativo tradizionale che, proprio grazie all’aumento dei tassi di interesse, sta vivendo una seconda giovinezza: la Gestione Separata di Ramo I. Molti la liquidano come un prodotto “vecchio” o poco redditizio. Ma se la vera chiave del suo valore non fosse nel rendimento dichiarato, ma in un meccanismo intrinseco, quasi un segreto contabile, che la rende un bastione contro la volatilità? E se questo meccanismo fosse oggi più prezioso che mai per chi cerca, prima di tutto, la serenità?

Questo articolo si propone di andare oltre le apparenze. Non ci limiteremo a descrivere cosa sono le Gestioni Separate, ma sveleremo il “motore” che le fa funzionare: il principio di valorizzazione a costo storico. Spiegheremo perché questo dettaglio tecnico è la più grande garanzia per il risparmiatore avverso al rischio, come funziona la protezione del capitale, quali sono i costi reali e come questi prodotti possono diventare anche un formidabile strumento di pianificazione successoria. È un viaggio nel cuore di un classico della finanza, per riscoprirne la solidità e l’inaspettata attualità.

In questa guida approfondita, analizzeremo punto per punto gli aspetti che rendono le Gestioni Separate uno strumento unico nel suo genere. Partiremo dal loro meccanismo fondamentale fino ad arrivare alle implicazioni pratiche per il risparmiatore.

Il segreto contabile che permette alla Ramo I di non scendere mai di valore (o quasi)

La caratteristica più importante e meno compresa delle Gestioni Separate, quella che le rende uniche per il risparmiatore prudente, non è una strategia di investimento, ma un principio contabile: la valorizzazione a costo storico. A differenza di un fondo comune di investimento, che ogni giorno valuta i propri attivi al prezzo di mercato (il cosiddetto “mark-to-market”), una Gestione Separata iscrive i titoli in portafoglio (principalmente obbligazioni e titoli di stato) al loro prezzo d’acquisto e li mantiene a quel valore fino alla loro scadenza o vendita.

Cosa significa questo in pratica? Significa che le fluttuazioni giornaliere del valore dei titoli non impattano sul valore del capitale investito nella polizza. Se un BTP decennale acquistato a 100 scende a 95 a causa di un rialzo dei tassi, in un fondo comune questa perdita verrebbe immediatamente riflessa nel valore della quota. Nella Gestione Separata, quel BTP rimane contabilizzato a 100. Questo meccanismo agisce come un potente ammortizzatore di volatilità, eliminando di fatto il rischio di vedere il proprio capitale diminuire a causa delle oscillazioni di mercato.

Esempio comparativo: valorizzazione a costo storico vs mark-to-market

Il motivo di questa stabilità è tecnico ma fondamentale. Come spiega un’analisi di settore, le gestioni separate contabilizzano gli attivi al loro valore di acquisto o di carico, definito anche costo storico. Questa modalità consente di ridurre drasticamente la volatilità dei rendimenti riconosciuti agli assicurati rispetto a un fondo comune che, dovendo prezzare ogni giorno i suoi asset, espone l’investitore alle turbolenze dei mercati finanziari.

I rendimenti vengono distribuiti annualmente e, una vezzo consolidati, sono definitivamente acquisiti e non possono essere intaccati da future performance negative. Il capitale, quindi, può solo crescere o, nel peggiore dei casi, rimanere stabile. È questo “segreto” contabile a rendere le Ramo I lo strumento d’elezione per chi non sopporta la vista del segno “meno” sul proprio estratto conto.

Quanto rendimento si tiene la compagnia prima di darti la tua quota annuale?

La stabilità e la garanzia offerte dalle Gestioni Separate hanno un costo, che si manifesta principalmente attraverso una trattenuta sul rendimento. Prima che il guadagno annuale della gestione venga distribuito agli assicurati, la compagnia assicurativa trattiene una parte a titolo di commissione. Comprendere questo meccanismo è essenziale per valutare l’effettiva convenienza del prodotto. Il rendimento lordo ottenuto dalla gestione, frutto degli investimenti in titoli, non è quasi mai quello che finisce nelle tasche del cliente.

La trattenuta, o “spread”, è espressa in punti percentuali e varia da compagnia a compagnia. In media, secondo recenti analisi del settore assicurativo, le imprese hanno trattenuto in media l’1,1% sul rendimento lordo delle gestioni. Ad esempio, se la gestione ha ottenuto un rendimento lordo del 3,5%, e la trattenuta è dell’1,2%, il rendimento retrocesso all’assicurato sarà del 2,3%. Questo valore è il vero indicatore di performance per il cliente.

Visualizzazione dei diversi livelli di costi nelle polizze vita Ramo I

Oltre alla trattenuta sul rendimento, è fondamentale verificare la presenza di altri costi, come le commissioni di gestione annue applicate direttamente sul capitale investito o i costi di caricamento sui premi versati. Solo un’analisi completa di tutti gli oneri permette di calcolare il rendimento netto effettivo e di confrontarlo correttamente con altre forme di investimento a basso rischio, come i Titoli di Stato.

Il tuo piano d’azione: analizzare i costi reali di una polizza Ramo I

  1. Verificare il tasso di rendimento lordo realizzato dalla gestione negli ultimi anni, reperibile nella documentazione informativa.
  2. Identificare con precisione la percentuale di trattenuta sul rendimento applicata dalla compagnia (lo “spread”).
  3. Calcolare il rendimento netto retrocesso all’assicurato sottraendo la trattenuta dal rendimento lordo.
  4. Confrontare questo rendimento netto con il rendimento di un BTP a media-lunga scadenza dello stesso periodo.
  5. Valutare l’impatto di eventuali commissioni di gestione annue o altri costi che erodono ulteriormente il capitale.

Cosa succede se tutti vogliono riscattare la polizza Ramo I contemporaneamente?

Una delle domande più lecite per un risparmiatore è cosa accadrebbe in uno scenario di panico, in cui un gran numero di assicurati richiedesse contemporaneamente il riscatto della propria polizza. Questo evento, noto come “corsa agli sportelli”, metterebbe a dura prova la liquidità di qualsiasi istituzione finanziaria. Le Gestioni Separate, tuttavia, sono strutturate per mitigare questo rischio, sebbene non ne siano completamente immuni. Il patrimonio di una gestione è investito prevalentemente in titoli di Stato e obbligazioni a lungo termine, che non sono immediatamente liquidabili senza potenziali perdite se venduti prima della scadenza.

Tuttavia, le compagnie mantengono una quota del patrimonio in asset più liquidi proprio per far fronte alle normali richieste di riscatto. Inoltre, il meccanismo di valorizzazione a costo storico gioca un ruolo protettivo: in caso di necessità di vendita di titoli, la compagnia può selezionare quelli che non generano minusvalenze, preservando l’integrità del capitale complessivo della gestione. Recentemente, il settore ha visto un aumento delle richieste di riscatto, un fenomeno attentamente monitorato dalle autorità di vigilanza.

Come riportato dall’autorità di settore, il fenomeno è reale ma gestito. Secondo un’analisi dell’IVASS contenuta nel suo ultimo bollettino statistico:

Il rapporto oneri per sinistri su riserve del ramo I ha raggiunto nel 2023 il 14,7% (9,5% nel 2022) a causa dei maggiori riscatti (+71,3% sul 2022)

– IVASS, Bollettino Statistico n. 4/2024

Gestione della liquidità nelle grandi gestioni separate italiane

Le dimensioni contano. Le gestioni separate più grandi, come Posta Valore Più di Poste Vita, gestiscono patrimoni immensi. Con un patrimonio che a fine 2024 si avvicina ai 129 miliardi di euro, di cui quasi 93 miliardi investiti in obbligazioni, queste entità hanno una capacità di assorbimento e una diversificazione tali da poter gestire flussi di riscatti anche significativi, garantendo stabilità al sistema e protezione agli assicurati.

In scenari estremi, le normative prevedono che le compagnie possano sospendere temporaneamente i riscatti per un periodo limitato, proprio per evitare vendite forzate del patrimonio a prezzi svantaggiosi, a tutela della collettività degli assicurati. Questa è una misura di ultima istanza che protegge il valore a lungo termine della gestione.

Perché le vecchie polizze con minimo garantito al 2% sono oro colato oggi?

Chi ha sottoscritto una polizza di Ramo I diversi anni fa potrebbe possedere, senza saperlo, un vero e proprio “tesoro”. Molti contratti stipulati in epoche di tassi di interesse più elevati includevano un rendimento minimo garantito significativo, spesso pari al 2%, 3% o addirittura al 4%. Questa clausola, oggi quasi scomparsa dai nuovi prodotti, impegna la compagnia a riconoscere all’assicurato un rendimento non inferiore a quella soglia, indipendentemente dall’andamento effettivo della Gestione Separata.

Con l’avvento di un lungo periodo di tassi a zero, queste garanzie sono diventate un pesante fardello per le compagnie, ma un vantaggio inestimabile per gli assicurati. Mentre i rendimenti delle nuove emissioni obbligazionarie crollavano, i possessori di queste “vecchie” polizze continuavano a beneficiare di un consolidamento annuo sicuro e spesso superiore a quello di mercato. Oggi, con i tassi in rialzo, il contesto è cambiato ma il valore di quella garanzia rimane.

Rappresentazione del valore delle polizze con minimo garantito nel contesto attuale

Sebbene i rendimenti delle nuove obbligazioni siano tornati interessanti (ad esempio, i titoli di Stato nel 2023 hanno reso circa il 3,39%), il minimo garantito agisce come un “paracadute” permanente. Se in futuro i tassi dovessero tornare a scendere, quella polizza garantirà comunque un rendimento che potrebbe diventare di nuovo irraggiungibile. Riscattare anticipatamente un prodotto del genere, specialmente se non se ne ha un bisogno impellente, significa rinunciare per sempre a una condizione contrattuale estremamente favorevole e non più replicabile.

Questo tavolo illustra come il valore percepito di una garanzia del 2% cambi a seconda del contesto di mercato, basandosi su un’analisi storica dei rendimenti.

Valore del minimo garantito in diversi contesti di mercato
Periodo Tasso BTP 10Y Valore garanzia 2%
2020-2022 0,5%-1,5% Molto alto
2023 3,2% Competitivo
2024 4,3% Ancora prezioso

Quando riscattare una Ramo I prima dei 5 anni ti costa più degli interessi maturati?

La stabilità e la protezione del capitale offerte dalle polizze di Ramo I sono pensate per un orizzonte temporale di medio-lungo periodo. Per disincentivare un’uscita anticipata, che costringerebbe la compagnia a liquidare investimenti a lungo termine, i contratti prevedono quasi sempre delle penali di riscatto. Queste penali sono tipicamente decrescenti nel tempo e si azzerano dopo un certo numero di anni, solitamente tra i 3 e i 5. Ignorare questo aspetto può portare a una sgradevole sorpresa: il capitale netto rimborsato potrebbe essere inferiore non solo al montante maturato, ma persino al totale dei premi versati.

La penale è solitamente una percentuale applicata sul capitale liquidato. Ad esempio, una penale del 5% il primo anno, del 3% il secondo e così via. Se si è versato 10.000€ e dopo un anno si è maturato un rendimento del 2% (200€), riscattando con una penale del 5% (510€ sul montante di 10.200€) si riceverebbero circa 9.690€. In questo caso, il riscatto anticipato avrebbe causato una perdita secca. Il “punto di pareggio” (break-even point), ovvero il momento in cui gli interessi maturati superano i costi di uscita, dipende sia dal rendimento della gestione sia dalla struttura delle penali.

La simulazione seguente, basata su un esempio puramente indicativo, mostra chiaramente come le penali possano erodere i guadagni nei primi anni.

Simulazione break-even point riscatto anticipato
Anno Capitale versato Rendimento maturato (cumulato) Penale riscatto Capitale netto liquidato
1 10.000€ 200€ (2%) 5% 9.690€
2. 10.000€ 404€ (4.04%) 3% 10.092€
3 10.000€ 612€ (6.12%) 2% 10.400€
5 10.000€ 1.041€ (10.41%) 0% 11.041€

Prima di procedere con un riscatto totale, è saggio considerare alternative strategiche che potrebbero permettere di ottenere liquidità limitando o azzerando i costi:

  • Riscatto parziale: Prelevare solo una parte del capitale, mantenendo il resto investito e spesso subendo penali inferiori.
  • Prestito sulla polizza: Molti contratti prevedono la possibilità di ottenere un prestito utilizzando la polizza come garanzia, senza disinvestire il capitale.
  • Sospensione dei premi: Se la difficoltà è nel continuare a versare, si può sospendere il pagamento mantenendo attiva la copertura e il capitale maturato.

Cosa significa che il capitale è “garantito” nella Ramo I e chi lo garantisce davvero?

Il termine “capitale garantito” è il mantra delle polizze di Ramo I e il motivo principale della loro attrattiva per i risparmiatori prudenti. Ma cosa significa concretamente e chi è il garante ultimo di questa promessa? La garanzia ha due livelli fondamentali. Il primo, come abbiamo visto, è intrinseco al prodotto: il meccanismo di consolidamento annuale dei rendimenti e la valorizzazione a costo storico fanno sì che il capitale investito non possa diminuire per effetto delle fluttuazioni di mercato. Una volta che un rendimento è stato attribuito, diventa parte integrante del capitale garantito.

Il secondo livello di protezione è di natura legale e societaria: il patrimonio separato. La legge impone alle compagnie assicurative di gestire i capitali raccolti con le polizze di Ramo I in un fondo completamente distinto e autonomo rispetto agli altri attivi della compagnia. Questo patrimonio è “segregato”, ovvero non può essere aggredito dai creditori della compagnia in caso di difficoltà finanziarie o fallimento. È una tutela fondamentale per l’assicurato, che sa che i suoi risparmi sono al riparo dalle vicende aziendali dell’assicuratore.

Il sistema di protezione del patrimonio nelle gestioni separate

La normativa italiana è molto chiara su questo punto. Come spiegato in una guida specialistica alle polizze Ramo I, la gestione separata è un fondo distinto dal patrimonio delle compagnie, il che garantisce una maggior protezione per gli assicurati in caso di problemi finanziari. In pratica, se la compagnia dovesse fallire, il capitale accantonato con le polizze rimane comunque garantito ai clienti e non può essere utilizzato per soddisfare altri creditori. Questa separazione legale è il vero cuore della garanzia.

Il garante ultimo, quindi, non è un’entità esterna come un fondo interbancario, ma la struttura stessa del prodotto e le leggi che la governano. La garanzia è offerta dalla solidità patrimoniale della Gestione Separata stessa, che è investita in titoli considerati a basso rischio (principalmente governativi), e dalla sua totale impermeabilità rispetto alle sorti della compagnia che la gestisce. Questa doppia cintura di sicurezza offre una tranquillità che pochi altri strumenti finanziari possono vantare.

Come ottenere un rendimento positivo anche se il mercato scende del 30% (grazie alla barriera)?

L’idea di ottenere un rendimento positivo mentre i mercati azionari o obbligazionari crollano può sembrare un’utopia, ma è esattamente ciò che le Gestioni Separate hanno storicamente permesso di fare. La “barriera” che le protegge non è una complessa opzione finanziaria, ma il già citato meccanismo di valorizzazione a costo storico. Questa regola contabile agisce come un muro invalicabile contro la volatilità di mercato, isolando il rendimento della gestione dalle turbolenze esterne.

Mentre un fondo bilanciato che investe in azioni e obbligazioni subirebbe una perdita secca durante un crollo di mercato, la Gestione Separata continuerebbe a percepire le cedole dei titoli di stato in portafoglio, contabilizzandole come rendimento positivo. La volatilità del prezzo dei titoli sottostanti viene semplicemente ignorata. I dati storici lo confermano: la stabilità dei rendimenti delle gestioni separate è eccezionale. Secondo le statistiche IVASS, la deviazione standard del rendimento medio delle gestioni separate è pari a solo lo 0,51%, un valore irrisorio se confrontato con qualsiasi indice di mercato.

Visualizzazione della protezione del capitale durante le turbolenze di mercato

Performance storica delle gestioni separate durante le crisi

L’efficacia di questa protezione è evidente quando si confrontano le performance in periodi difficili. Anche in anni di forte stress per i mercati obbligazionari, i rendimenti delle gestioni si sono mantenuti positivi e stabili. Ad esempio, un’analisi storica mostra che nell’ultimo quinquennio il rendimento medio delle gestioni è risultato pari al 2,6% (2,7% nel 2023), a fronte dell’1,8% registrato dal Rendistato (l’indice dei rendimenti dei titoli di stato), dimostrando una notevole resilienza.

Questa capacità di generare rendimenti stabili e positivi, quasi del tutto decorrelati dall’andamento dei mercati, è ciò che rende le Ramo I un elemento fondamentale in un portafoglio diversificato. Per l’investitore prudente, rappresentano la base solida su cui costruire strategie più rischiose, sapendo che una parte del proprio patrimonio è protetta dalle tempeste e continua a generare valore in modo costante e prevedibile.

Da ricordare

  • Il vero valore delle Gestioni Separate è la valorizzazione a “costo storico”, che annulla la volatilità di mercato e protegge il capitale.
  • Il patrimonio della gestione è legalmente “separato” da quello della compagnia, offrendo una protezione fondamentale in caso di fallimento.
  • I costi (trattenute e commissioni) e le penali di riscatto anticipato sono fattori cruciali da analizzare prima di sottoscrivere.

Come trasferire un patrimonio immobiliare di 1,5 milioni di euro ai figli riducendo le tasse di successione?

Oltre alla loro funzione di investimento prudente, le polizze vita di Ramo I offrono un vantaggio straordinario e spesso sottovalutato nell’ambito della pianificazione successoria. Grazie a una specifica normativa, i capitali liquidati ai beneficiari in caso di decesso dell’assicurato godono di un regime fiscale e civile privilegiato. Questo le rende uno strumento potentissimo per trasferire patrimoni, anche ingenti, in modo efficiente e fiscalmente vantaggioso.

Il principio chiave è che il capitale di una polizza vita non rientra nell’asse ereditario. Questo ha due implicazioni enormi. Primo, è esente dall’imposta di successione, indipendentemente dall’importo e dal grado di parentela del beneficiario. Secondo, non è soggetto alle rigide norme sulla successione e sulle quote di “legittima” spettanti per legge agli eredi. L’assicurato ha la più totale libertà di designare chiunque come beneficiario, anche al di fuori della cerchia familiare, e quella somma non potrà essere contestata dagli altri eredi.

Questo permette di architettare soluzioni di pianificazione molto sofisticate. Come evidenziano gli esperti di diritto successorio:

Le polizze vita non entrano a far parte dell’asse ereditario e non concorrono alla formazione delle quote di legittima. Il capitale assicurato non è soggetto alle norme sulla successione necessaria e non può essere oggetto di azioni di riduzione da parte dei legittimari.

– BusinessOnLine.it, Polizza vita e successione: vantaggi fiscali

Esempio pratico di pianificazione successoria con polizza vita

Immaginiamo un genitore con un patrimonio composto principalmente da un immobile del valore di 1,5 milioni di euro e tre figli. Se volesse lasciare l’immobile a un solo figlio, gli altri due potrebbero sentirsi penalizzati e potrebbero impugnare il testamento per violazione della loro quota di legittima. Una soluzione elegante consiste nel lasciare l’immobile al figlio designato tramite testamento e, contemporaneamente, stipulare una polizza vita da 1 milione di euro (investendo, ad esempio, 1 milione in una polizza a premio unico) indicando come beneficiari gli altri due figli. Alla sua scomparsa, il primo figlio erediterà l’immobile pagando le relative imposte, mentre gli altri due riceveranno 500.000 euro ciascuno dalla polizza, totalmente esenti da tasse di successione e non contestabili.

In questo modo, il genitore riesce a raggiungere il suo obiettivo (assegnare l’immobile) garantendo al contempo un trattamento equo agli altri eredi e ottimizzando il carico fiscale complessivo per la famiglia. La polizza vita si trasforma così da semplice prodotto di risparmio a strumento strategico di gestione patrimoniale.

Per sfruttare appieno questi vantaggi, è cruciale comprendere come integrare la polizza vita in una strategia successoria globale.

Per valutare se una Gestione Separata è la scelta giusta per il suo profilo di rischio e i suoi obiettivi patrimoniali, il prossimo passo consiste nell’analizzare attentamente il Documento Informativo Chiave (KID) del prodotto, preferibilmente con il supporto di un consulente di fiducia.

Scritto da Elena Ricci, Broker Assicurativo Senior iscritta al RUI, esperta in protezione del patrimonio familiare e analisi dei rischi. Specializzata nel decifrare le clausole nascoste delle polizze vita, salute e danni per garantire coperture reali.