
La Gestione Separata è l’unico strumento il cui valore non scende mai, ma la sua vera performance non è nel rendimento dichiarato, bensì nella comprensione del suo costo implicito e delle sue clausole operative.
- Il meccanismo “cliquet” blocca i guadagni ogni anno, rendendoli immuni alle future perdite di mercato.
- La sicurezza ha un costo: la compagnia trattiene una parte del rendimento lordo prima di accreditarlo al cliente (rendimento retrocesso).
- Le vecchie polizze, con tassi minimi garantiti, sono un patrimonio da non riscattare anticipatamente per non incorrere in pesanti penali.
Raccomandazione: Per un investimento davvero prudente, valuta non solo la garanzia del capitale, ma il costo reale di questa sicurezza e l’orizzonte temporale necessario per azzerare le penali d’uscita.
L’ansia di aprire il proprio estratto conto e vedere un segno “meno” accanto ai propri risparmi è un’esperienza fin troppo comune per chi investe. In un mondo finanziario dominato dalla volatilità, tra azioni che fluttuano, obbligazioni che subiscono l’impatto dei tassi e nuovi asset digitali imprevedibili, la ricerca di un “porto sicuro” diventa una priorità per ogni risparmiatore prudente. Molti si rifugiano nella liquidità, perdendo però potere d’acquisto a causa dell’inflazione, o in strumenti a bassissimo rendimento, sacrificando ogni potenziale di crescita.
E se esistesse uno strumento finanziario strutturato per non mostrare mai, per sua stessa natura, quel temuto segno negativo? Non si tratta di magia, ma di un preciso meccanismo ingegneristico-finanziario che governa le polizze vita di Ramo I, note come Gestioni Separate. Questi prodotti, spesso percepiti come complessi o antiquati, nascondono un principio di funzionamento unico, pensato per chi mette la protezione del capitale al primo posto. Il loro segreto non risiede solo nell’investire in asset a basso rischio come i titoli di Stato.
La vera chiave di volta è un meccanismo chiamato “consolidamento dei rendimenti”, una sorta di “cliquet” che blocca i guadagni anno dopo anno, trasformandoli in nuovo capitale garantito. Ma questa stabilità ha un costo, spesso non dichiarato esplicitamente: la differenza tra quanto la gestione guadagna realmente e quanto viene effettivamente accreditato all’investitore. Questo articolo non si limiterà a ripetere che la Gestione Separata è “sicura”, ma smonterà il suo motore per capire esattamente come funziona, quanto costa davvero questa tranquillità e quali sono le trappole da evitare, come le penali di uscita o la tentazione di sostituire una vecchia e preziosa polizza con una nuova, meno generosa.
Analizzeremo insieme la meccanica che rende questo strumento un baluardo contro la volatilità, per permetterti di fare una scelta consapevole e di capire se questo tipo di stabilità è ciò che serve davvero al tuo portafoglio.
Per chi preferisce un approccio visivo e sintetico, il video seguente offre una panoramica chiara dei concetti di base che governano il funzionamento di una gestione separata, completando perfettamente le analisi dettagliate che seguiranno in questo articolo.
Per guidarti attraverso le complessità e le opportunità di questo strumento, abbiamo strutturato l’articolo in sezioni chiare. Ogni sezione affronterà un aspetto cruciale, dal meccanismo di blocco dei guadagni ai costi reali, fino al confronto con altre soluzioni assicurative.
Sommario: La meccanica della stabilità finanziaria nelle polizze Ramo I
- Come funziona la clausola che blocca i guadagni ogni anno rendendoli intoccabili dal mercato?
- Quanto ti costa davvero la garanzia del capitale (differenza tra rendimento lordo e retrocesso)?
- L’errore di prelevare i soldi il secondo anno perdendo il 2% di capitale per penale
- Perché tenersi stretta una polizza stipulata nel 2010 è meglio che farne una nuova oggi?
- Quando conviene lasciare gli interessi a maturare nella polizza per non pagare tasse subito?
- Quanto rendimento si tiene la compagnia prima di darti la tua quota annuale?
- Cosa significa che il capitale è “garantito” nella Ramo I e chi lo garantisce davvero?
- Ramo I, III o Multiramo: quale struttura assicurativa si adatta meglio a un profilo prudente?
Come funziona la clausola che blocca i guadagni ogni anno rendendoli intoccabili dal mercato?
Il cuore della stabilità delle Gestioni Separate di Ramo I risiede in un meccanismo noto come consolidamento annuale dei rendimenti, spesso definito con il termine tecnico “effetto cliquet”. Questa non è una semplice promessa di marketing, ma una clausola contrattuale precisa che trasforma i guadagni maturati in capitale definitivamente acquisito. A differenza di un fondo comune o di un portafoglio azionario, dove il valore può salire e scendere, i rendimenti di una Gestione Separata, una volta certificati a fine anno, non possono più essere erosi da eventuali performance negative future del mercato.
Immagina un meccanismo a cricchetto (un “cliquet”, appunto) che permette a una ruota di girare solo in avanti. Ogni anno, la gestione calcola il suo rendimento. Questo guadagno, se positivo, fa “scattare” il cricchetto in avanti, fissando un nuovo livello minimo di capitale garantito. Se l’anno successivo il mercato dovesse avere una performance negativa, il tuo capitale non tornerebbe indietro; rimarrebbe ancorato al livello raggiunto l’anno precedente. Questo processo si ripete annualmente, creando una crescita a gradini, lenta ma inesorabile e, soprattutto, protetta dalle turbolenze.

Come evidenziato dallo schema, questo movimento unidirezionale è il fondamento della promessa di “zero segno meno”. Il meccanismo di consolidamento è un processo contabile e finanziario che si svolge in passaggi chiari e certificati.
I 4 passaggi del meccanismo di consolidamento annuale
- Calcolo del rendimento: Alla fine di ogni anno, la compagnia assicurativa calcola il rendimento lordo generato dal portafoglio di investimenti della Gestione Separata. Questo risultato viene certificato da una società di revisione esterna.
- Consolidamento definitivo: I rendimenti realizzati vengono poi attribuiti al contratto dell’assicurato. Secondo le normative, questi rendimenti, una volta consolidati, sono definitivamente acquisiti e non possono essere modificati dalle eventuali perdite o dai minori rendimenti degli anni successivi.
- Trasformazione contabile: Il guadagno maturato viene sommato al capitale precedentemente garantito. Se avevi 100.000€ e maturi un rendimento del 2%, il nuovo capitale diventa 102.000€.
- Nuovo punto di partenza: I 102.000€ diventano il nuovo capitale minimo garantito per l’anno seguente. Qualsiasi cosa accada sui mercati, il valore della tua polizza non potrà scendere sotto questa cifra (al netto di costi e penali).
Questo sistema offre una tranquillità psicologica ineguagliabile per l’investitore avverso al rischio, ma è fondamentale capire che questa sicurezza ha un costo implicito, che analizzeremo nella prossima sezione.
Quanto ti costa davvero la garanzia del capitale (differenza tra rendimento lordo e retrocesso)?
La promessa di non vedere mai il segno meno è allettante, ma non è gratuita. Il “costo” di questa garanzia si manifesta nella differenza tra il rendimento lordo ottenuto dalla gestione e il rendimento retrocesso, ovvero quello effettivamente accreditato sulla polizza del cliente. La compagnia assicurativa, per remunerare il suo lavoro di gestione e per coprire il rischio implicito nella garanzia, trattiene una parte dei profitti. Comprendere questa dinamica è essenziale per valutare la reale performance dello strumento.
Il rendimento lordo è il risultato complessivo degli investimenti della Gestione Separata (principalmente titoli di Stato e obbligazioni). Da questo valore, la compagnia applica un’aliquota di retrocessione. Ad esempio, con un’aliquota dell’85%, se il rendimento lordo è del 3%, la compagnia trattiene il 15% del rendimento (0,45%) e accredita al cliente il restante 85% (2,55%). Questa trattenuta è, di fatto, il costo della garanzia. In un mercato in cui i rendimenti obbligazionari sono bassi, questa trattenuta può avere un impatto significativo sulla performance netta.
I dati ufficiali aiutano a quantificare questo costo. Il confronto tra il rendimento medio delle gestioni e quello di un benchmark come un BTP decennale mostra chiaramente il compromesso tra sicurezza e rendimento potenziale.
Il seguente quadro comparativo, basato su un’analisi statistica dell’IVASS, illustra la differenza numerica tra il rendimento generato e quello ricevuto dal cliente.
| Parametro | Valore 2023 | Valore 2024 (stima) |
|---|---|---|
| Rendimento medio lordo gestioni separate | 2,5% | 2,6% |
| Rendimento medio retrocesso ai clienti | 1,4% | 1,5% |
| Trattenuta media delle compagnie | 1,1% | 1,1% |
| BTP decennale (confronto) | 3,2% | 4,3% |
I dati più recenti confermano questa tendenza. Secondo analisi di settore, le gestioni separate… hanno reso mediamente il 2,79% lordo nel 2024, in leggero aumento rispetto all’anno precedente, ma la forbice con il rendimento netto per il cliente rimane un fattore chiave da considerare.
In sintesi, l’investitore in Ramo I “paga” la tranquillità rinunciando a una parte del rendimento potenziale. È un compromesso consapevole per chi privilegia la conservazione del capitale rispetto alla massimizzazione dei profitti.
L’errore di prelevare i soldi il secondo anno perdendo il 2% di capitale per penale
La garanzia del capitale e il consolidamento dei rendimenti sono pilastri della Gestione Separata, ma poggiano su una condizione fondamentale: il tempo. Questi strumenti sono progettati per investimenti di medio-lungo periodo (tipicamente 5-10 anni). Ignorare questa natura e trattarli come un conto di liquidità a breve termine è l’errore più comune e costoso che un risparmiatore possa commettere. Il motivo risiede nelle penali di uscita (o costi di riscatto anticipato).
Per disincentivare l’uscita nei primi anni e permettere alla gestione di mantenere una strategia di investimento stabile, i contratti prevedono dei costi che vengono applicati se si decide di riscattare il capitale prima di una certa scadenza. Queste penali sono tipicamente decrescenti: più a lungo si mantiene l’investimento, più si riducono, fino ad azzerarsi. Prelevare i fondi nel primo o secondo anno può significare non solo rinunciare ai rendimenti maturati, ma anche intaccare il capitale iniziale.
Scenario pratico: il costo di un riscatto anticipato
Immaginiamo un investitore che versa 50.000€ in una polizza di Ramo I. Dopo due anni, a causa di una spesa imprevista, decide di riscattare l’intero importo. Il contratto prevede una penale del 2% per i riscatti effettuati nel secondo anno. Anche se la gestione ha generato un piccolo rendimento, la penale viene calcolata sul capitale riscattato. L’investitore subirà una decurtazione di 1.000€ (il 2% di 50.000€). Di conseguenza, riceverà 49.000€ più gli eventuali rendimenti maturati (che potrebbero non essere sufficienti a coprire la penale), subendo di fatto una perdita sul capitale investito.
È cruciale leggere attentamente il fascicolo informativo prima della sottoscrizione per comprendere la struttura di questi costi. Generalmente, le penali di uscita decrescono tipicamente nel tempo, seguendo uno schema predefinito che premia la permanenza.
Timeline tipica di decrescita delle penali di uscita
- Anno 1: La penale è al suo massimo, spesso tra il 3% e il 4% del capitale investito.
- Anno 2: La penale si riduce, attestandosi solitamente tra il 2% e il 3%.
- Anno 3: Ulteriore riduzione, con una penale che può scendere all’1%-2%.
- Anno 4-5: La penale diventa minima o si azzera completamente.
- Dal 5° anno in poi: Generalmente, il riscatto è possibile senza alcuna penale, permettendo di beneficiare appieno della garanzia del capitale e dei rendimenti consolidati.
La Gestione Separata è un maratoneta, non uno sprinter. La sua efficacia si manifesta nel tempo, e la pazienza è la virtù che permette di raccoglierne i frutti senza incappare in costi imprevisti.
Perché tenersi stretta una polizza stipulata nel 2010 è meglio che farne una nuova oggi?
Nel mondo delle Gestioni Separate, non tutte le polizze sono uguali. Una delle distinzioni più importanti, e spesso sottovalutata, è quella tra i contratti “storici” (stipulati, ad esempio, prima del 2015) e quelli di nuova generazione. Tenersi stretta una vecchia polizza può rivelarsi una delle decisioni finanziarie più sagge, poiché le condizioni contrattuali del passato erano significativamente più generose. La differenza principale risiede in una clausola quasi scomparsa: il rendimento minimo garantito.
Le polizze di una decina di anni fa spesso includevano un tasso di interesse minimo che la compagnia si impegnava a riconoscere al cliente, indipendentemente dall’andamento della gestione. Non era raro trovare contratti con un minimo garantito del 2%, 2,5% o addirittura del 3% annuo. Questo significava che, anche in uno scenario di mercato catastrofico con rendimenti a zero, il capitale del cliente sarebbe comunque cresciuto a quel tasso prestabilito. Era una doppia protezione: consolidamento dei rendimenti più un paracadute minimo.

Oggi, a causa del lungo periodo di tassi di interesse bassi, questa generosa garanzia è praticamente svanita. I prodotti di recente commercializzazione, pur mantenendo la garanzia sul capitale versato e il consolidamento dei rendimenti, offrono tipicamente un rendimento minimo garantito dello 0%. Questo significa che se la gestione ha una performance negativa o nulla, il capitale è protetto, ma non cresce. Come specificato dall’IVASS, per i prodotti più recenti la garanzia si limita spesso alla conservazione del capitale.
Un esempio concreto illustra perfettamente questo divario. Analizzando le condizioni di un prodotto storico, come emerge dal suo documento ufficiale, la differenza è lampante. Come riportato nel Fascicolo informativo Formula Vita Sei Garantito di una polizza del 2009:
Il contratto prevede il riconoscimento di un tasso minimo garantito sul capitale assicurato del 2,50% annuo, per i primi 3 anni, e successivamente è garantita la sola conservazione del capitale maturato. La prestazione liquidabile non può risultare inferiore al capitale assicurato iniziale.
– Generali Italia, Fascicolo informativo Formula Vita Sei Garantito (polizza del 2009)
Queste “vecchie glorie” rappresentano un vero e proprio tesoro finanziario nell’attuale contesto di mercato, un’eredità di un’epoca di tassi più alti che continua a dare frutti preziosi a chi ha la saggezza di conservarla.
Quando conviene lasciare gli interessi a maturare nella polizza per non pagare tasse subito?
Oltre alla garanzia del capitale, le polizze vita di Ramo I offrono un vantaggio fiscale spesso trascurato ma estremamente potente: il differimento dell’imposta sui rendimenti, noto anche come “tax deferral”. A differenza di altri strumenti finanziari dove le plusvalenze vengono tassate annualmente (come nel caso del capital gain sui fondi o delle cedole dei titoli di Stato), nelle polizze vita l’imposta viene calcolata ogni anno ma il suo pagamento è posticipato al momento del riscatto (totale o parziale) o alla scadenza del contratto.
Questo meccanismo ha due effetti benefici principali. Il primo è che gli interessi maturati ogni anno non vengono decurtati dalle tasse e possono quindi essere reinvestiti per intero, massimizzando l’effetto della capitalizzazione composta. L’imposta, invece di essere pagata subito, continua a “lavorare” per l’investitore, generando ulteriori rendimenti. Su un orizzonte temporale lungo, questo può tradursi in un montante finale significativamente più elevato.
Esempio pratico: il vantaggio del differimento fiscale su 20 anni
Consideriamo un investimento di 100.000€ che genera un rendimento annuo del 3% per 20 anni. Con la tassazione annuale (tipica di altri strumenti), ogni anno una parte del rendimento verrebbe prelevata per pagare le imposte, riducendo la base su cui si calcolano gli interessi futuri. Con il differimento fiscale della polizza vita, l’intero rendimento del 3% viene capitalizzato ogni anno. Alla fine dei 20 anni, il vantaggio accumulato grazie a questo meccanismo può tradursi in un capitale aggiuntivo superiore a 15.000€ rispetto a uno scenario con tassazione immediata, a parità di rendimento lordo.
Il secondo vantaggio è la possibilità di compensare plusvalenze e minusvalenze realizzate all’interno della gestione lungo tutta la durata del contratto. Questo significa che eventuali performance negative di alcuni asset in un anno possono essere compensate da quelle positive in altri anni, e la tassazione finale si applicherà solo sul rendimento netto complessivo realizzato al momento della liquidazione.
Strategie per ottimizzare il differimento fiscale
- Sfruttare la capitalizzazione composta: Mantenere la polizza per un lungo periodo (idealmente oltre i 10 anni) per massimizzare il beneficio degli interessi che maturano sugli interessi già accumulati, senza l’erosione annuale delle tasse.
- Pianificare i riscatti parziali: Invece di un unico riscatto totale, si possono programmare prelievi parziali negli anni per distribuire il carico fiscale nel tempo, magari in periodi in cui il proprio reddito complessivo è più basso.
- Considerare l’orizzonte pensionistico: Il differimento è particolarmente vantaggioso se si prevede di riscattare la polizza durante la pensione, quando il proprio scaglione IRPEF potrebbe essere inferiore a quello degli anni lavorativi.
- Sfruttare l’esenzione dall’imposta di bollo: Le polizze di Ramo I sono esenti dall’imposta di bollo dello 0,20% annuo applicata su altri prodotti finanziari, un ulteriore piccolo ma costante vantaggio che si somma nel tempo.
In conclusione, lasciare che gli interessi maturino all’interno della polizza senza riscattarli è quasi sempre la scelta più conveniente, poiché permette di sfruttare appieno uno dei vantaggi strutturali più importanti di questo strumento.
Quanto rendimento si tiene la compagnia prima di darti la tua quota annuale?
Abbiamo già introdotto il concetto che la garanzia ha un costo, rappresentato dalla differenza tra rendimento lordo e rendimento retrocesso. Ora, approfondiamo i meccanismi con cui la compagnia assicurativa calcola la sua “fetta” di guadagno. Non si tratta di un costo opaco, ma di regole precise definite nel contratto, che è fondamentale conoscere per confrontare diverse offerte sul mercato. I due parametri principali da considerare sono l’aliquota di retrocessione e il tasso trattenuto.
L’aliquota di retrocessione è la percentuale del rendimento lordo della Gestione Separata che viene riconosciuta al cliente. Se l’aliquota è del 75%, significa che il 25% del rendimento viene trattenuto dalla compagnia. Un’aliquota più alta è, ovviamente, più favorevole per il cliente. È uno dei primi dati da verificare quando si confrontano due polizze di Ramo I.
In alcuni contratti, al posto dell’aliquota di retrocessione, viene specificato un tasso trattenuto (o “trattenuto finanziario”). Si tratta di una percentuale fissa che viene sottratta dal rendimento lordo della gestione. Ad esempio, se il rendimento lordo è del 4% e il tasso trattenuto è dell’1,2%, il rendimento riconosciuto al cliente sarà del 2,8%. A differenza dell’aliquota, che è una trattenuta proporzionale, il tasso trattenuto è un costo fisso in termini percentuali, che può avere un impatto maggiore quando i rendimenti lordi sono bassi.
Il seguente esempio mostra come due contratti, a parità di rendimento lordo della gestione, possano offrire risultati molto diversi al cliente finale a seconda della struttura dei costi applicata.
| Parametro | Contratto A (Aliquota) | Contratto B (Tasso Trattenuto) |
|---|---|---|
| Rendimento lordo gestione | 4% | 4% |
| Aliquota di retrocessione / Tasso trattenuto | Aliquota: 75% | Tasso: 1,2% |
| Trattenuta della compagnia (calcolo) | 25% del 4% = 1% | 1,2% fisso |
| Rendimento retrocesso al cliente (lordo imposte) | 3% | 2,8% |
Questi meccanismi di trattenuta sono la contropartita del servizio di gestione e, soprattutto, del rischio che la compagnia si assume garantendo il capitale. Una maggiore trasparenza su questi costi permette all’investitore di scegliere non solo la polizza più sicura, ma anche quella più efficiente.
Cosa significa che il capitale è “garantito” nella Ramo I e chi lo garantisce davvero?
La parola “garantito” è forse la più potente nel vocabolario di un risparmiatore prudente. Ma nel contesto delle polizze di Ramo I, chi è il garante e cosa copre esattamente questa garanzia? Molti credono che sia la solidità finanziaria della compagnia assicurativa stessa a fungere da garanzia ultima. Sebbene la solvibilità della compagnia sia importante, il vero scudo protettivo è un meccanismo strutturale molto più robusto: il Patrimonio Separato.
Per legge, i premi versati dai clienti in una Gestione Separata devono essere investiti in un portafoglio di attivi (il Patrimonio Separato, appunto) che è giuridicamente e contabilmente distinto da tutte le altre attività della compagnia assicurativa. Questo significa che i fondi dei clienti di Ramo I costituiscono un universo a parte. Non possono essere utilizzati per pagare i debiti della compagnia, né possono essere aggrediti dai suoi creditori in caso di difficoltà finanziarie.
Il Patrimonio Separato come scudo in caso di crisi della compagnia
Immaginiamo che la compagnia assicurativa “Alfa S.p.A.” entri in una grave crisi di liquidità a causa di investimenti sbagliati in altri rami di attività (es. Ramo III o Ramo Danni). I suoi creditori avviano procedure per recuperare i loro fondi. Grazie alla segregazione patrimoniale, non possono in alcun modo rivalersi sul Patrimonio Separato della Gestione “Stabilità 2020”, dove sono confluiti i premi dei clienti di Ramo I. Quel patrimonio è intoccabile e rimane destinato esclusivamente a onorare gli impegni presi con gli assicurati di quella specifica gestione. La vera garanzia non è quindi il “marchio” della compagnia, ma la robustezza di questa muraglia legale.
Questa separazione patrimoniale è la garanzia più forte contro il rischio di default dell’emittente. Tuttavia, è importante essere consapevoli dei suoi limiti: protegge dal fallimento della compagnia, ma non da una cattiva gestione o, in casi estremi, da frodi all’interno della gestione stessa. Per questo, la vigilanza dell’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) e la certificazione dei rendiconti da parte di società di revisione esterne sono controlli fondamentali. L’investitore, da parte sua, può effettuare alcune verifiche per valutare la solidità della compagnia e della sua gestione.
Checklist pratica: 5 punti per verificare la solidità della compagnia
- Controllare il Solvency Ratio: Sul sito web di ogni compagnia è pubblicato il Solvency Capital Ratio (SCR), un indicatore della sua solidità patrimoniale. Un valore superiore al 150%-200% è considerato un buon segnale di robustezza.
- Verificare le riserve matematiche: Assicurarsi che il valore delle attività presenti nel Patrimonio Separato sia sempre superiore all’ammontare delle riserve matematiche, ovvero gli impegni futuri verso gli assicurati. Questo dato è presente nei rendiconti annuali.
- Consultare i rendiconti certificati: Leggere (o almeno verificare l’esistenza) dei rendiconti annuali della Gestione Separata, che devono essere certificati da una società di revisione indipendente. Questo garantisce la veridicità dei dati.
- Analizzare la composizione degli investimenti: Un portafoglio con una netta prevalenza di titoli di Stato (specialmente di paesi con rating elevato) e obbligazioni corporate di alta qualità (Investment Grade) è un indicatore di una gestione prudente e a basso rischio.
- Verificare la vigilanza IVASS: La semplice appartenenza al sistema vigilato da IVASS e l’obbligo di trasmissione periodica dei dati rappresentano già un primo livello di garanzia e trasparenza per il risparmiatore.
In conclusione, la garanzia del capitale in Ramo I non è una fideiussione personale della compagnia, ma un solido costrutto legale che isola i risparmi dei clienti dal resto delle attività aziendali, offrendo un livello di protezione tra i più alti nel panorama degli investimenti finanziari.
Da ricordare
- L’effetto “cliquet” delle Gestioni Separate blocca i rendimenti ogni anno, ma questa sicurezza ha un costo: la differenza tra il rendimento lordo e quello effettivamente retrocesso al cliente.
- Le vecchie polizze con tassi minimi garantiti (es. 2-3%) sono un patrimonio prezioso da non riscattare, poiché i nuovi contratti offrono tipicamente solo lo 0%.
- La vera garanzia del capitale non è il brand della compagnia, ma il meccanismo del “Patrimonio Separato”, che isola legalmente i fondi dei clienti da ogni altra attività dell’assicuratore.
Ramo I, III o Multiramo: quale struttura assicurativa si adatta meglio a un profilo prudente?
La Gestione Separata di Ramo I è la scelta d’elezione per la protezione del capitale, ma il mondo assicurativo offre anche altre strutture, come le polizze di Ramo III (Unit-Linked) e le Multiramo, che combinano le due. Per un risparmiatore con un profilo prudente, capire le differenze è fondamentale per evitare scelte inadeguate. La decisione dipende da tre fattori chiave: l’orizzonte temporale, l’obiettivo di investimento e, soprattutto, la propria reale tolleranza alla volatilità.
Le polizze di Ramo I (Gestioni Separate), come abbiamo visto, sono focalizzate sulla protezione del capitale. Il capitale è garantito e i rendimenti, una volta consolidati, sono acquisiti. Sono ideali per chi ha una tolleranza alla perdita nulla e cerca una crescita stabile e prevedibile nel medio-lungo periodo (5-10+ anni).
Le polizze di Ramo III (Unit-Linked) sono invece prodotti puramente finanziari il cui valore è collegato a fondi di investimento interni. L’obiettivo è la crescita del capitale. Non offrono alcuna garanzia sul capitale, che è quindi esposto alle fluttuazioni dei mercati. Possono generare rendimenti molto più alti del Ramo I, ma anche perdite significative. Sono adatte solo a chi ha un orizzonte temporale lungo (10+ anni) e un’alta tolleranza al rischio, caratteristiche non tipiche di un profilo prudente.
Le polizze Multiramo rappresentano una soluzione ibrida. Una parte del premio viene investita nella sicura Gestione Separata di Ramo I, mentre una quota minore viene destinata ai fondi più dinamici del Ramo III. Offrono un mix di protezione e crescita. La garanzia del capitale si applica solo alla quota investita in Ramo I. Sono adatte a un investitore moderato, che desidera proteggere il grosso del capitale ma è disposto a rischiare una piccola parte per cercare un extra-rendimento.
La matrice seguente aiuta a visualizzare quale struttura si adatta meglio a diversi profili e obiettivi.
| Caratteristica | Ramo I (Gestione Separata) | Ramo III (Unit-Linked) | Multiramo (Ibrida) |
|---|---|---|---|
| Obiettivo Principale | Protezione e crescita stabile | Crescita del capitale | Mix protezione/crescita |
| Garanzia Capitale | Sì, totale (al netto dei costi) | No | Parziale (solo sulla quota Ramo I) |
| Tolleranza alla Perdita | Nulla | Alta | Bassa/Media |
| Orizzonte Temporale Ideale | 5-15 anni | 10+ anni | 7-15 anni |
| Ideale per Profilo Prudente a 60 anni | Ottimale (anche 100%) | Sconsigliato | Valutabile con quota Ramo I > 90% |
Il mercato mostra un rinnovato interesse per la sicurezza. Secondo i dati IVASS per il 2024, la raccolta delle polizze di ramo I è cresciuta significativamente, segnalando una chiara preferenza degli italiani per la stabilità in un contesto di incertezza economica.
Per un profilo autenticamente prudente, la Gestione Separata di Ramo I rimane la scelta più coerente e sicura. Le soluzioni Multiramo possono essere considerate solo se la componente di Ramo I è preponderante e se si ha la consapevolezza che una piccola parte dell’investimento sarà soggetta ai rischi del mercato.