
La decisione finale del leasing non è una spesa obbligata, ma un’opportunità di arbitraggio finanziario che molti ignorano.
- Il valore di mercato reale dell’auto è spesso superiore al Valore Futuro Garantito (VFG) e restituirla significa regalare questo margine alla concessionaria.
- I costi “nascosti” del riscatto (passaggio, rivendita) sono prevedibili e, nella maggior parte dei casi, inferiori al profitto generato dalla vendita a un privato.
Raccomandazione: Analizza l’auto come un asset: calcola il profitto netto potenziale e preparati a rivenderla (flipping) prima ancora di averla formalmente riscattata.
Il momento è arrivato. Dopo anni di rate mensili, la lettera della società di leasing giace sulla scrivania, presentando un bivio che sembra puramente binario: pagare la maxi-rata finale (o Valore Futuro Garantito) e diventare proprietari dell’auto, oppure restituirla e chiudere il capitolo. Per molti, la decisione si basa su considerazioni emotive o sulla presunta “comodità”. La restituzione appare come la via più semplice, un modo per evitare l’esborso finale e la seccatura di dover gestire un’auto usata. Altri temono i costi imprevisti o la complessità burocratica legata al riscatto.
Tuttavia, fermarsi a questa superficie significa ignorare la vera natura della scelta che si ha di fronte. Le analisi convenzionali si limitano a confrontare il valore di riscatto con una generica quotazione online, trascurando variabili cruciali come i costi di transazione, le implicazioni fiscali per le aziende e, soprattutto, il costo opportunità del capitale. Ma se la vera chiave non fosse semplicemente “evitare una perdita”, bensì “massimizzare attivamente un profitto”? Questo articolo si discosta dall’approccio tradizionale per trattare la fine del contratto di leasing non come una scelta di consumo, ma come un’operazione finanziaria di remarketing. L’auto non è più solo un mezzo di trasporto, ma un asset con un valore latente che può essere sbloccato.
Analizzeremo passo dopo passo come calcolare il guadagno reale, come finanziare il riscatto in modo intelligente, come interpretare le clausole sui chilometri extra non come una punizione ma come una variabile strategica e, infine, come orchestrare una vendita quasi istantanea per monetizzare l’asset. L’obiettivo è trasformare il cliente da passivo utilizzatore a gestore attivo del proprio investimento, armato di strumenti analitici per prendere la decisione economicamente più vantaggiosa.
Per navigare con chiarezza attraverso questa analisi strategica, abbiamo strutturato l’articolo in diverse sezioni chiave. Il sommario seguente vi guiderà attraverso ogni aspetto della decisione, dalla valutazione del profitto latente fino alle implicazioni fiscali per le PMI.
Sommario: Analisi strategica della scelta finale del leasing
- Se l’auto vale più del riscatto, perché restituirla è come regalare soldi alla concessionaria?
- Come spalmare il riscatto finale in nuove rate se non hai i soldi pronti?
- Il trucco del Valore Futuro Garantito: protezione o trappola per farti cambiare auto sempre?
- Cosa succede al momento del riscatto o restituzione se hai sforato i km previsti?
- Come riscattare l’auto e venderla a un privato il giorno dopo per fare profitto?
- Quanto puoi scaricare dalle tasse per l’auto dei dipendenti vs l’auto dell’amministratore?
- Come stimare le tue spese mensili reali per definire la dimensione del cuscinetto?
- Leasing o Acquisto diretto: quale formula conviene alla PMI per scaricare i costi dell’auto?
Se l’auto vale più del riscatto, perché restituirla è come regalare soldi alla concessionaria?
Il concetto fondamentale che sfugge alla maggior parte dei clienti leasing è che l’auto, alla fine del contratto, rappresenta un asset con un profitto latente. Restituire un veicolo il cui valore di mercato attuale supera il Valore Futuro Garantito (VFG) equivale, in termini finanziari, a cedere gratuitamente questo margine di profitto alla concessionaria o alla società di leasing. La concessionaria, infatti, non farà altro che rimettere l’auto sul mercato dell’usato, incassando quella stessa differenza. Ad esempio, nel caso di una Volkswagen Golf acquistata a 30.000€, con un VFG a 4 anni di 10.000€, se il valore di mercato reale è di 12.000€, il cliente che la restituisce sta di fatto “regalando” 2.000€.
Tuttavia, un’analisi da vero gestore di asset non può fermarsi qui. Il profitto lordo (differenza tra valore di mercato e VFG) deve essere depurato da tutti i costi di transazione per ottenere il profitto netto reale. Questi costi, spesso sottovalutati, sono la vera barriera psicologica che spinge molti a scegliere la via apparentemente più semplice della restituzione. Il calcolo preciso di questi oneri è il primo passo per una decisione informata, come illustra l’analisi seguente.
| Voce di costo | Importo stimato (€) | Note |
|---|---|---|
| Valore di mercato auto | 15.000 | Valutazione media su 3 portali |
| Costo riscatto (VFG) | -10.000 | Stabilito da contratto |
| Costi passaggio proprietà | -650 | IPT + bollo + pratica ACI |
| Costi rivendita stimati | -500 | Annunci, tempo, trattative |
| Manutenzione pre-vendita | -300 | Pulizia professionale, piccoli interventi |
| Profitto netto reale | 3.550 | Guadagno effettivo dall’operazione |
Oltre ai costi diretti, un’analisi completa deve considerare anche il costo opportunità del capitale impiegato. Prima di immobilizzare una somma significativa nel riscatto, è essenziale valutare le alternative:
- Rendimento alternativo: Quanto renderebbero i 10.000€ del riscatto se investiti in un prodotto finanziario a basso rischio, come un conto deposito al 3% annuo (300€ lordi/anno)?
- Costo del tempo: Ogni mese necessario per la rivendita comporta un costo in termini di svalutazione (circa 100€/mese per un’auto media), assicurazione e bollo.
- Valore d’uso residuo: Se si prevede di tenere l’auto per altri 2-3 anni, il riscatto diventa intrinsecamente più conveniente, poiché si posticipano i costi e le seccature legate alla ricerca di un nuovo veicolo.
In sintesi, la restituzione è conveniente solo in uno scenario: quando il valore di mercato è crollato al di sotto del VFG. In tutti gli altri casi, si tratta di una cessione di valore che merita un’attenta analisi costi-benefici.
Come spalmare il riscatto finale in nuove rate se non hai i soldi pronti?
L’ostacolo più comune al riscatto, anche quando economicamente vantaggioso, è la mancanza di liquidità per coprire la maxi-rata finale. Molti clienti, pur riconoscendo il potenziale profitto, si sentono costretti a restituire l’auto per l’impossibilità di sostenere l’esborso in un’unica soluzione. Esistono però due strade principali per finanziare il riscatto, trasformandolo in un nuovo piano rateale più gestibile.
La prima opzione, spesso proposta proattivamente dalla concessionaria, è il rifinanziamento della maxi-rata. Si tratta di un nuovo contratto di finanziamento, solitamente per 24 o 36 mesi, che copre l’importo del VFG. Sebbene comoda perché gestita direttamente in sede, questa soluzione nasconde spesso tassi d’interesse (TAEG) più elevati. La seconda opzione è richiedere un prestito personale alla propria banca o a un istituto di credito terzo. Questa via richiede un’azione autonoma da parte del cliente ma può rivelarsi economicamente più vantaggiosa. Infatti, un’analisi comparativa mostra che il rifinanziamento della maxi rata può costare fino al 2-3% in più di TAEG rispetto a un prestito personale standard, una differenza che su un importo di 10.000-15.000€ si traduce in centinaia di euro di interessi aggiuntivi.

La scelta tra le due opzioni dipende da un’attenta valutazione dei tassi proposti e dalla propria storia creditizia. Un cliente con un buon rating potrà facilmente ottenere un prestito personale a condizioni competitive, massimizzando il profitto finale dell’operazione di riscatto e vendita. Al contrario, chi ha una storia creditizia meno solida potrebbe trovare più semplice l’accesso al rifinanziamento offerto dalla finanziaria del marchio, pur pagando un prezzo più alto in termini di interessi.
In definitiva, la mancanza di liquidità non deve essere un impedimento automatico al riscatto. Agendo per tempo e confrontando le diverse offerte di credito, è possibile strutturare un’operazione finanziariamente sostenibile che preservi il margine di guadagno.
Il trucco del Valore Futuro Garantito: protezione o trappola per farti cambiare auto sempre?
Il Valore Futuro Garantito (VFG) è il pilastro su cui si reggono le moderne formule di acquisto con maxi-rata. Viene presentato come uno scudo che protegge il cliente dalla svalutazione del veicolo: se al termine del contratto l’auto vale meno del VFG, il cliente può restituirla senza perdere denaro. Questa è la funzione di protezione, ed è innegabilmente un vantaggio reale, specialmente in mercati volatili o per veicoli con alti tassi di deprezzamento. Tuttavia, il VFG nasconde anche una funzione di fidelizzazione forzata, una sorta di “trappola” commerciale progettata per incentivare il cliente a rimanere all’interno dello stesso marchio.
Il meccanismo è sottile: le case automobilistiche, basandosi su sofisticati modelli di svalutazione, spesso impostano un VFG leggermente inferiore rispetto al valore residuo più probabile del veicolo. Questo crea un “tesoretto virtuale” per il cliente: un piccolo extra-valore dell’usato che, al momento del rinnovo, può essere utilizzato come anticipo per un nuovo contratto di leasing o finanziamento con lo stesso brand. L’analisi delle curve di svalutazione lo conferma: nel 2023, i dati di mercato hanno mostrato che le auto a benzina hanno mantenuto il 53% del valore dopo 36 mesi, le diesel il 58%, mentre le elettriche solo il 38%. Se una casa automobilistica fissa un VFG al 45% per un’auto a benzina, sta deliberatamente sottostimando il valore di mercato, creando un incentivo di quasi l’8% per spingere il cliente a firmare un nuovo contratto piuttosto che monetizzare altrove.
Il sistema di tassazione sulle auto aziendali è inefficiente al punto da premiare, in alcuni casi, il leasing di veicoli endotermici rispetto a quello di veicoli a emissioni zero.
– Transport & Environment, Analisi sulle esenzioni fiscali delle auto aziendali in Italia
Questa strategia è perfettamente legale e commercialmente intelligente da parte dei costruttori. Il ruolo del cliente-investitore, però, è riconoscere questo meccanismo. Quel “tesoretto” non è un regalo, ma parte del valore dell’asset che il cliente ha contribuito a mantenere. La vera scelta non è tra restituire l’auto o usare il tesoretto per un nuovo leasing, ma tra usare il tesoretto come anticipo (spesso con condizioni non negoziabili) o riscattare l’auto e monetizzare l’intero valore di mercato, che potrebbe essere significativamente superiore sia al VFG sia al “tesoretto” offerto.
Pertanto, il VFG va visto per quello che è: un prezzo di acquisto di un’opzione “put”. Il cliente ha il diritto, ma non l’obbligo, di vendere l’auto alla società di leasing a quel prezzo prefissato. Se il mercato offre un prezzo migliore, esercitare l’opzione è un errore finanziario.
Cosa succede al momento del riscatto o restituzione se hai sforato i km previsti?
La clausola sui chilometri è una delle più temute nei contratti di leasing e finanziamento con VFG. Superare il limite chilometrico previsto comporta il pagamento di una penale per ogni chilometro in eccesso, tipicamente tra 0,05€ e 0,15€. L’approccio comune è vedere questa penale solo come un costo da evitare a tutti i costi. Un’analisi strategica, invece, la inquadra come una delle tante variabili nel calcolo di convenienza, non necessariamente come un esito negativo.
Al momento della riconsegna, il veicolo viene ispezionato per verificare sia i chilometri sia lo stato d’uso. Eventuali danni che eccedono la “normale usura” (es. ammaccature, graffi profondi, danni agli interni) vengono addebitati separatamente. La penale chilometrica, invece, è un costo certo e calcolabile. La domanda da porsi non è “come evito la penale?”, ma “mi conviene pagare la penale e restituire, oppure pagare la penale e riscattare?”. La risposta dipende ancora una volta dal confronto tra VFG e valore di mercato.
| Scenario | Km extra | Penale (€) | VFG (€) | Valore mercato (€) | Decisione ottimale |
|---|---|---|---|---|---|
| Uso moderato | 5.000 | 500 | 10.000 | 11.000 | Paga penale e riscatta |
| Uso intenso | 15.000 | 1.500 | 10.000 | 9.000 | Paga penale e restituisci |
| Svalutazione forte | 10.000 | 1.000 | 12.000 | 8.000 | Paga penale e restituisci |
Come dimostra la tabella, ci sono scenari in cui la scelta più razionale è pagare la penale e restituire il veicolo. Questo accade quando il crollo del valore di mercato è tale che la perdita che si subirebbe riscattando e rivendendo l’auto è superiore all’importo della penale. In questo caso, la penale agisce come un “costo di uscita” da un cattivo investimento. Nel caso di “Uso Intenso”, ad esempio, riscattare l’auto a 10.000€ per rivenderla a 9.000€ comporterebbe una perdita di 1.000€ (più i costi di transazione). Pagare la penale di 1.500€ e restituire limita la perdita, ma la scelta ottimale è proprio pagare e restituire perché il VFG è superiore al valore di mercato. L’errore sarebbe riscattare.
In conclusione, la penale chilometrica non deve generare panico. Va semplicemente sommata al costo di riscatto nel calcolo del profitto netto. Se, anche dopo aver pagato la penale, il valore di mercato consente un margine, il riscatto rimane l’opzione da perseguire.
Come riscattare l’auto e venderla a un privato il giorno dopo per fare profitto?
La strategia più avanzata per massimizzare il valore dell’asset-auto è il cosiddetto “flipping strategico”: orchestrare la vendita del veicolo a un acquirente privato prima ancora di averlo formalmente riscattato. Questo approccio minimizza il tempo in cui il capitale rimane immobilizzato e riduce i rischi legati alla svalutazione durante il periodo di vendita. Non si tratta di un’operazione improvvisata, ma di un processo da pianificare con una cronologia precisa.
L’obiettivo è sincronizzare l’incasso dall’acquirente finale con il pagamento della maxi-rata alla finanziaria. Questo richiede trasparenza con il potenziale compratore e una gestione impeccabile delle tempistiche burocratiche. Il successo di questa operazione trasforma il cliente leasing in un vero e proprio operatore di mercato, capace di estrarre il massimo valore dal bene.

Questa strategia trova conferma nelle esperienze dirette di chi l’ha applicata con successo. Il segreto è la cura del veicolo e una comunicazione chiara e anticipata.
Marco, imprenditore di Milano: ‘Ho riscattato la mia BMW Serie 3 a 15.000€ come da VFG. Avendola tenuta in condizioni perfette e con soli 40.000 km, l’ho rivenduta a 18.500€. Detratti i costi di passaggio e le commissioni, ho guadagnato netto circa 2.800€. La chiave è stata pubblicare l’annuncio con largo anticipo e specificare ex-leasing con manutenzione ufficiale.’
– Marco, imprenditore di Milano, Finrent.it
Il piano d’azione: la cronologia perfetta per il flipping dell’auto
- T-30 giorni: Pubblica l’annuncio di vendita online (specificando “disponibile tra un mese”) per sondare il mercato e attrarre i primi contatti.
- T-20 giorni: Organizza le visite con i potenziali acquirenti e, una volta trovato quello giusto, raccogli un acconto confirmatorio (massimo 10%) per bloccare l’affare.
- T-10 giorni: Comunica ufficialmente alla finanziaria la volontà di riscattare il veicolo e prenota l’appuntamento al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per il primo passaggio di proprietà.
- T-5 giorni: Firma un contratto preliminare di vendita con l’acquirente finale, mettendo nero su bianco prezzo e tempistiche.
- Giorno 0: Effettua il bonifico per il riscatto, ritira i documenti e completa il primo passaggio di proprietà a tuo nome.
Il flipping non è per tutti: richiede tempo, organizzazione e una certa propensione al rischio. Tuttavia, per chi è disposto a gestire attivamente il processo, rappresenta la via maestra per trasformare la fine di un contratto di leasing in una concreta opportunità di guadagno.
Quanto puoi scaricare dalle tasse per l’auto dei dipendenti vs l’auto dell’amministratore?
Per le aziende e i professionisti (PMI, ditte individuali, agenti di commercio), la scelta tra riscatto e restituzione si intreccia indissolubilmente con le implicazioni fiscali. Il trattamento fiscale dell’auto aziendale varia drasticamente a seconda del soggetto che la utilizza e della modalità di utilizzo. Comprendere queste differenze è cruciale, poiché un veicolo fiscalmente “efficiente” può rendere il riscatto ancora più conveniente.
La normativa italiana (TUIR, Art. 164) stabilisce percentuali di deducibilità dei costi e di detraibilità dell’IVA molto diverse. La differenza più marcata si osserva tra l’auto assegnata a un dipendente per uso promiscuo (sia lavorativo che privato) e quella utilizzata dall’amministratore o dal professionista. Un’auto in uso promiscuo a un dipendente gode di una deducibilità dei costi del 70%, rendendola uno strumento fiscalmente molto vantaggioso per l’azienda. Al contrario, l’auto dell’amministratore sconta una deducibilità molto più bassa, ferma al 20%.
| Soggetto | Deducibilità Costi (%) | Detraibilità IVA (%) | Limite max deducibilità (€) | Riferimento TUIR |
|---|---|---|---|---|
| Agente di Commercio | 80% | 100% | 25.822,84 | Art. 164 c.1 lett. b-bis |
| Amministratore | 20% | 40% | 18.075,99 | Art. 164 c.1 lett. b |
| Dipendente uso promiscuo | 70% | 40% | 18.075,99 | Art. 164 c.1 lett. b-bis |
| Professionista | 20% | 40% | 18.075,99 | Art. 54 TUIR |
| Ditta individuale | 20% | 40% | 18.075,99 | Art. 164 c.1 lett. b |
L’impatto di queste percentuali sul costo netto annuo del veicolo è enorme. Un’analisi comparativa delle deduzioni fiscali mostra che, su un’auto da 30.000€, un amministratore recupera fiscalmente solo 903,80€/anno, mentre per un dipendente in uso promiscuo il recupero sale a ben 3.163,30€/anno. Questa disparità rende l’opzione del riscatto molto più attraente per un’auto assegnata a un dipendente, poiché il costo di possesso futuro continuerà a beneficiare di un trattamento fiscale di favore.
Di conseguenza, un’azienda che si trova a decidere sul riscatto di un’auto data a un dipendente dovrebbe considerare che sta riscattando non solo un asset fisico, ma anche un “asset fiscale” che continuerà a generare significativi vantaggi negli anni a venire.
Come stimare le tue spese mensili reali per definire la dimensione del cuscinetto?
Una volta presa la decisione di riscattare l’auto, sia per tenerla sia per rivenderla, si diventa a tutti gli effetti proprietari. Questo significa farsi carico di tutti i costi di gestione ordinaria e straordinaria che prima erano, in parte, inclusi nel canone di leasing (se comprensivo di manutenzione). Ignorare questi costi futuri è un errore comune che può trasformare un’operazione apparentemente vantaggiosa in una fonte di stress finanziario. La chiave è la creazione di un “cuscinetto di manutenzione” mensile.
Questo cuscinetto non è altro che un accantonamento periodico destinato a coprire le spese prevedibili e a creare una riserva per gli imprevisti. Un’analisi realistica deve includere sia i costi fissi annuali (bollo, assicurazione) sia quelli variabili ma ciclici. Ad esempio, per un’auto di medie dimensioni con 3-4 anni di vita, un modello di stima dei costi variabili può essere il seguente: cambio gomme stagionale (circa 400€/anno), revisione ministeriale (circa 80€ ogni due anni), tagliando di manutenzione ordinaria (circa 300€/anno) e una quota per imprevisti statistici (piccoli guasti, sostituzione batteria, etc.) stimabile in 200€/anno. Sommando queste voci si ottiene un costo variabile annuo di circa 940€.
Suddividendo questo importo su 12 mesi, si arriva a un accantonamento di circa 80€ al mese. Questa cifra, da sommare ai costi fissi di bollo e assicurazione, rappresenta il costo reale del possesso del veicolo. Questo calcolo è fondamentale per due motivi: primo, permette di avere una visione chiara e non edulcorata delle spese future; secondo, confrontando questo costo mensile con il canone di un nuovo leasing, si può valutare più oggettivamente la convenienza economica di tenere l’auto riscattata rispetto al cambiarla.
Creare questo cuscinetto fin dal primo giorno dopo il riscatto evita di essere colti di sorpresa da spese importanti come il cambio gomme o un guasto improvviso, garantendo la sostenibilità a lungo termine della propria scelta.
Da ricordare
- L’auto è un asset finanziario: La fine del leasing non è una spesa, ma un’operazione di mercato. Trattare l’auto come un investimento da cui estrarre valore.
- Il VFG è un prezzo d’opzione: Il Valore Futuro Garantito è il prezzo a cui hai il diritto (non l’obbligo) di vendere. Se il mercato offre di più, esercitare l’opzione è un errore.
- Il profitto è nei dettagli: La vera convenienza si calcola sottraendo dal guadagno lordo tutti i costi reali: passaggio di proprietà, manutenzione pre-vendita e tempo.
Leasing o Acquisto diretto: quale formula conviene alla PMI per scaricare i costi dell’auto?
La scelta tra riscatto e restituzione si inserisce in un contesto più ampio per le PMI: la strategia di gestione della flotta aziendale. La domanda fondamentale è se, dal punto di vista finanziario e fiscale, convenga possedere i veicoli (tramite acquisto diretto o riscatto leasing) o utilizzarli tramite formule come il leasing o il noleggio a lungo termine. Sebbene l’acquisto sembri l’opzione più tradizionale, il leasing offre vantaggi strutturali che vanno oltre la semplice deducibilità dei canoni.
Il vantaggio principale del leasing risiede nella sua capacità di non appesantire il bilancio aziendale. L’auto non viene iscritta tra le immobilizzazioni materiali, il che significa che il capitale dell’azienda non viene “bloccato” in un asset che si svaluta. Questo ha un impatto diretto sulla redditività: secondo le analisi di bilancio delle PMI italiane, il leasing migliora il ROI aziendale del 15-20% rispetto all’acquisto, proprio perché libera capitale che può essere investito nel core business, dove genera rendimenti più elevati.
| Aspetto | Leasing | Acquisto diretto |
|---|---|---|
| Certezza costi | ✓ Canone fisso mensile | ✗ Costi manutenzione variabili |
| Immobilizzo capitale | ✓ Nessuno | ✗ Capitale bloccato nell’asset |
| Vincoli chilometrici | ✗ Penali se superati | ✓ Libertà totale |
| Rivendita | ✗ No proprietà (salvo riscatto) | ✓ Possibile in ogni momento |
| Gestione amministrativa | ✓ Semplificata | ✗ Complessa (ammortamenti) |
Inoltre, il leasing offre una maggiore certezza dei costi. Il canone mensile è fisso e spesso include servizi di manutenzione e assicurazione, eliminando le incertezze legate a guasti imprevisti. L’acquisto diretto, al contrario, espone l’azienda a tutti i costi variabili e imprevedibili della gestione del veicolo. Sebbene il leasing imponga vincoli chilometrici, il suo vantaggio in termini di pianificazione finanziaria e ottimizzazione del capitale lo rende, per molte PMI, la scelta strategicamente superiore rispetto al possesso diretto dell’asset.
Pertanto, anche quando si decide di riscattare un’auto a fine leasing per il suo valore di mercato favorevole, la strategia aziendale complessiva potrebbe comunque privilegiare l’avvio di un nuovo contratto di leasing per il veicolo successivo, mantenendo così i benefici finanziari e gestionali di questa formula.
Domande frequenti sul riscatto e la restituzione dell’auto in leasing
Cosa viene considerato ‘normale usura’?
Per “normale usura” si intendono generalmente quei piccoli difetti estetici compatibili con l’età e il chilometraggio del veicolo. Tipicamente includono micro-graffi da parcheggio o da autolavaggio, lievi sbiadimenti della vernice dovuti all’esposizione solare e la normale consunzione dei tappetini o del volante. Non sono invece accettati e vengono addebitati a parte: ammaccature evidenti sulla carrozzeria, graffi profondi che interessano lo strato di vernice, danni ai cerchioni, macchie permanenti o strappi sui sedili e danni al parabrezza.
Conviene sempre pagare la penale per i km extra?
No, non sempre. Pagare la penale diventa la scelta economicamente più conveniente in uno scenario preciso: quando il valore di mercato dell’auto è crollato significativamente al di sotto del Valore Futuro Garantito (VFG). Se, ad esempio, il VFG è 12.000€ ma l’auto sul mercato vale solo 8.000€ a causa di una forte svalutazione, riscattarla comporterebbe una perdita secca di 4.000€ (più costi). In questo caso, pagare una penale di 1.000€ per i km extra e restituire il veicolo è la decisione che minimizza la perdita complessiva.