Pubblicato il Marzo 11, 2024

La vera sicurezza non risiede nella scelta tra FaceID e PIN, ma nell’applicare lo strumento giusto al livello di rischio corretto.

  • I sistemi di riconoscimento facciale 2D (comuni su molti dispositivi Android) sono vulnerabili e non adatti ad autorizzare pagamenti, a differenza della tecnologia 3D (come il FaceID di Apple).
  • Il PIN non è obsoleto: aggiunge una “frizione deliberata”, un livello di sicurezza volontario e necessario per le operazioni critiche, in linea con le normative europee (PSD2).

Raccomandazione: Adotta una strategia a strati. Usa la biometria per la comodità dell’accesso all’app e affidati sempre al PIN (o a un token sicuro) per autorizzare bonifici, specialmente se di importo elevato o istantanei.

Sei di fronte allo schermo del tuo smartphone, pronto a inviare un bonifico di importo considerevole. L’app della tua banca ti offre due opzioni: un tocco fulmineo con il riconoscimento facciale o la digitazione metodica del tuo caro, vecchio PIN. La comodità del FaceID è innegabile, un gesto quasi istintivo che appartiene al futuro. Eppure, una voce nella tua testa si domanda: “È davvero abbastanza sicuro? Un truffatore potrebbe usare una mia foto per svuotarmi il conto?”. Questa esitazione è più che legittima.

La discussione comune si ferma spesso a una contrapposizione semplicistica: la velocità della biometria contro la presunta solidità di un codice segreto. Molti articoli si limitano a elencare i pro e i contro di ciascun sistema, senza però entrare nel cuore del problema. Si parla genericamente di “sicurezza biometrica”, ignorando le abissali differenze tecnologiche che esistono tra i vari dispositivi, o si cita l’autenticazione a due fattori come un mantra, senza spiegare come si applica concretamente in questo scenario.

E se la vera chiave non fosse scegliere un vincitore assoluto tra FaceID e PIN, ma comprendere che questi strumenti non sono intercambiabili? La prospettiva corretta è quella di una strategia di sicurezza a strati, dove ogni metodo di autenticazione ha un ruolo specifico e insostituibile a seconda del rischio dell’operazione. Non si tratta di una battaglia, ma di un’alleanza tattica per proteggere il tuo denaro.

Questo articolo ti guiderà attraverso un’analisi approfondita, smontando i miti e fornendo le basi scientifiche e normative per fare scelte consapevoli. Esploreremo le differenze cruciali tra le tecnologie di riconoscimento facciale, il ruolo fondamentale del PIN nell’era della PSD2 e quando la velocità di un bonifico istantaneo diventa, in realtà, un pericoloso fattore di rischio. L’obiettivo è trasformare la tua incertezza in competenza, permettendoti di usare ogni strumento con la massima efficacia.

Per navigare con chiarezza tra questi concetti cruciali, abbiamo strutturato l’analisi in diverse sezioni chiave. Il sommario seguente ti offre una panoramica completa degli argomenti che affronteremo per costruire una solida fortezza digitale attorno alle tue finanze.

Perché il riconoscimento facciale 2D delle app economiche non è sicuro per la banca?

Contrariamente alla percezione comune, “riconoscimento facciale” non è un termine univoco. Esiste un’enorme asimmetria tecnologica tra i sistemi. La maggior parte dei dispositivi Android di fascia media o bassa, e molte app, utilizzano un sistema 2D basato sulla semplice fotocamera frontale (RGB). Questo metodo analizza una foto piatta del tuo viso, rendendolo estremamente vulnerabile. Ricerche recenti dimostrano come questi sistemi possano essere facilmente ingannati da fotografie ad alta risoluzione o video, un rischio inaccettabile per le transazioni finanziarie. Il problema delle frodi è concreto, considerando che secondo un rapporto EBA-BCE, le frodi sui pagamenti digitali hanno raggiunto 4,3 miliardi di euro nel 2022 solo nell’Unione Europea.

Al contrario, sistemi avanzati come il FaceID di Apple utilizzano una tecnologia 3D. Un proiettore diffonde oltre 30.000 punti a infrarossi invisibili sul volto, creando una mappa di profondità tridimensionale. Questa “maschera” matematica è unica e quasi impossibile da replicare con una semplice foto. Inoltre, i dati biometrici vengono crittografati e conservati in un’area inaccessibile del processore chiamata Secure Enclave, senza mai essere inviati a server esterni. Ecco le differenze fondamentali:

  • Sistema FaceID 3D: Utilizza un proiettore di punti infrarossi e una fotocamera a infrarossi per creare una mappa di profondità.
  • Sistema 2D standard: Si basa su una normale fotocamera RGB e analizza un’immagine piatta, facilmente ingannabile.
  • Archiviazione dati 3D: I dati biometrici sono protetti nella Secure Enclave e non lasciano mai il dispositivo.
  • Archiviazione dati 2D: I dati possono essere meno protetti e, in alcuni casi, esposti a server esterni, aumentando la superficie di attacco.

Di conseguenza, affidare l’autorizzazione di un bonifico a un sistema 2D equivale a usare una chiave di cartone per una cassaforte. È comodo per aprire la porta di casa, non per proteggere un tesoro.

Come impostare il riconoscimento facciale solo per l’accesso e non per i pagamenti?

La soluzione più intelligente non è demonizzare la biometria, ma assegnarle il ruolo corretto all’interno di una strategia di sicurezza a strati. La biometria facciale (anche 3D) è perfetta per il primo livello: l’accesso rapido e comodo all’applicazione. Sostituisce la noiosa digitazione di username e password, offrendo un’esperienza utente fluida e moderna. Tuttavia, per il secondo e più critico livello, quello dell’autorizzazione di un pagamento, è necessario uno strumento che garantisca maggiore sicurezza e deliberazione.

L’impostazione ideale, che la maggior parte delle app bancarie moderne consente, è la seguente:

  1. Accesso all’App: Abilitare il riconoscimento facciale o l’impronta digitale. Questo ti permette di consultare il saldo, visualizzare i movimenti e navigare nell’app in modo veloce.
  2. Autorizzazione Operazioni: Disabilitare l’uso della biometria per firmare le transazioni. L’app richiederà invece l’inserimento del PIN dispositivo, di un codice specifico per le operazioni o, meglio ancora, la validazione tramite token in-app.

Questa separazione dei compiti è fondamentale e riflette il principio della Strong Customer Authentication (SCA), come evidenziato dalla stessa Banca d’Italia:

Un’autenticazione biometrica 2D, facilmente aggirabile, non può essere considerata un fattore valido per la Strong Customer Authentication (SCA)

– Banca d’Italia, Documentazione PSD2 – Strong Customer Authentication

Questa visualizzazione aiuta a comprendere la logica della sicurezza a più livelli, dove ogni barriera ha una funzione specifica.

Rappresentazione visiva della strategia di sicurezza a strati con biometria e PIN

Come illustrato, l’accesso può essere un livello più permeabile per favorire la comodità, mentre le transazioni devono essere protette da barriere più robuste e deliberate, come il PIN.

In questo modo, ottieni il meglio di entrambi i mondi: la rapidità della biometria per l’uso quotidiano e la robustezza del PIN per le operazioni che contano davvero.

Perché digitare il PIN è ancora consigliato per operazioni sopra i 500€?

La raccomandazione di usare il PIN per operazioni di importo significativo non è un retaggio del passato, ma una misura di sicurezza moderna e consapevole che introduce il concetto di “frizione deliberata”. In un mondo ossessionato dalla velocità, rallentare volontariamente un processo critico come un pagamento è una forma di protezione. Digitare un codice costringe l’utente a una pausa di riflessione, un momento di lucidità che può essere decisivo per sventare una truffa o correggere un errore. L’autorizzazione biometrica, al contrario, può essere quasi involontaria, un riflesso condizionato che non lascia spazio alla verifica.

Questa frizione è al cuore della direttiva europea PSD2 e della Strong Customer Authentication (SCA). La SCA richiede che per la maggior parte dei pagamenti elettronici vengano usati almeno due dei tre seguenti fattori:

  • Conoscenza: Qualcosa che solo l’utente sa (es. PIN, password).
  • Possesso: Qualcosa che solo l’utente possiede (es. smartphone, token).
  • Inerenza: Qualcosa che l’utente è (es. impronta digitale, volto).

Quando autorizzi un bonifico con PIN tramite la tua app, stai combinando il fattore di possesso (il tuo smartphone) con quello di conoscenza (il tuo PIN). Questo soddisfa pienamente i requisiti della SCA. Ma c’è di più: la vera innovazione della PSD2 è il “dynamic linking”. Come spiegato dalla Banca d’Italia nel contesto dell’implementazione della PSD2, la procedura di autenticazione forte genera un codice monouso (OTP o una validazione token) che è legato indissolubilmente all’importo e al beneficiario specifico della transazione. Questo significa che anche se un truffatore intercettasse il codice di autorizzazione, non potrebbe riutilizzarlo per un’altra operazione con importo o destinatario diversi. Il PIN diventa quindi l’atto finale che sigilla questa transazione unica e non replicabile.

In sintesi, il PIN non è solo un codice, ma un rituale di sicurezza che attiva meccanismi di protezione avanzati, rendendo ogni transazione di valore un atto consapevole e blindato.

Impronta o Volto: quale biometria è più difficile da clonare oggi?

Stabilito che la biometria 3D è superiore a quella 2D, la domanda successiva è: tra le tecnologie biometriche più sicure e diffuse, è più difficile clonare un’impronta digitale o un volto tridimensionale? La risposta, basata sulle tecnologie attuali, pende decisamente a favore del riconoscimento facciale 3D. Sebbene entrambe le tecnologie siano estremamente sicure per l’uso quotidiano, l’asticella della complessità per un attacco di clonazione è significativamente più alta per il volto.

Le impronte digitali, pur essendo uniche, vengono lasciate su innumerevoli superfici. Con la giusta attrezzatura, è tecnicamente possibile “sollevare” un’impronta latente e creare un calco in silicone o con una stampante 3D per ingannare alcuni sensori. Sebbene i sensori moderni (specialmente quelli a ultrasuoni) stiano diventando più difficili da raggirare, la possibilità, per un attacco mirato e con risorse, esiste. Il volto, invece, pur essendo esposto pubblicamente, è un’entità tridimensionale complessa. Come sottolinea l’esperto di sicurezza Ankush Johar, direttore di BugsBounty.com, l’attacco richiede uno sforzo di tutt’altro livello:

Clonare un volto 3D (FaceID) richiede maschere iper-realistiche e costose di livello ‘Mission: Impossible’. Per attacchi non statali, il volto 3D è esponenzialmente più sicuro

– Ankush Johar, Direttore BugsBounty.com

Il seguente tavolo comparativo, basato su analisi di sicurezza come quelle riportate da riviste specializzate nel settore della cybersecurity, riassume le differenze chiave nel livello di difficoltà per un attacco di clonazione.

Confronto sicurezza biometrica: Impronta vs Volto 3D
Caratteristica Impronta digitale Riconoscimento facciale 3D
Costo di attacco per criminale comune Medio (richiede copia fisica) Molto alto (maschere iper-realistiche)
Vulnerabilità passiva Lasciata su superfici Volto esposto pubblicamente
Difficoltà clonazione Media Estremamente alta
Tecnologia richiesta per attacco Stampa 3D base Scanner 3D professionale + materiali avanzati

In conclusione, mentre entrambe le opzioni offrono un livello di sicurezza elevato per l’utente medio, il riconoscimento facciale 3D rappresenta attualmente la frontiera più difficile da violare per un attacco fisico di clonazione, richiedendo risorse e competenze che vanno ben oltre le capacità del criminale comune.

Cosa fare quando l’app non riconosce più il tuo volto dopo un aggiornamento?

Può capitare: dopo un aggiornamento dell’app bancaria o del sistema operativo, il riconoscimento facciale smette di funzionare, lasciandoti bloccato fuori dal tuo conto. Il panico è la prima reazione, ma la soluzione è quasi sempre semplice e non richiede di contattare l’assistenza. Il problema è solitamente dovuto a una “desincronizzazione” dell’associazione biometrica sicura tra l’app e il sistema operativo. In pratica, l’aggiornamento ha invalidato la “stretta di mano” digitale che permetteva all’app di fidarsi dei dati biometrici forniti dal telefono.

Forzare il riavvio o tentare ripetutamente il riconoscimento facciale è inutile e può portare al blocco temporaneo dell’account. La procedura corretta consiste nel forzare un reset completo dell’associazione biometrica, costringendo l’app a crearne una nuova e sicura. Questo processo, simile per la maggior parte delle applicazioni bancarie, segue alcuni passaggi logici e richiede di avere a portata di mano le tue credenziali di accesso manuali (nome utente e password/codice cliente).

Segui questa procedura standard per ripristinare la funzionalità:

Guida pratica: resettare l’associazione biometrica

  1. Disattiva la Biometria: Entra nelle impostazioni di sicurezza della tua app bancaria (se riesci ad accedere con il PIN) e disattiva l’opzione “Usa riconoscimento facciale/FaceID”. Se non riesci ad entrare, salta questo passaggio.
  2. Logout Completo: Esegui il logout dall’applicazione. Non basta chiuderla, devi usare la funzione “Esci” o “Logout” per terminare la sessione.
  3. Accesso Manuale: Riapri l’app e accedi utilizzando le tue credenziali tradizionali: nome utente e password. Questo è il passaggio chiave che ristabilisce la tua identità in modo inequivocabile.
  4. Riattiva la Biometria: Una volta dentro, torna alle impostazioni di sicurezza dell’app e riattiva l’opzione per il riconoscimento facciale.
  5. Nuova Registrazione: L’app ti chiederà di confermare la tua identità un’ultima volta (spesso con il PIN del dispositivo) e di eseguire una nuova scansione del volto per creare la nuova associazione sicura.

Completati questi passaggi, il riconoscimento facciale tornerà a funzionare correttamente, con un’associazione biometrica rinnovata e sicura. Questo piccolo “reset” è un’operazione di manutenzione digitale che garantisce l’integrità del sistema.

Come attivare il token in-app per non dipendere dagli SMS insicuri?

Abbiamo stabilito l’importanza della sicurezza a strati, ma la fortezza è solida solo quanto il suo anello più debole. Per anni, l’anello debole è stato l’SMS. Usare i codici OTP (One-Time Password) ricevuti via SMS come secondo fattore di autenticazione è una pratica ormai superata e pericolosamente vulnerabile. La tecnica di frode nota come SIM Swap espone questo rischio in modo drammatico. Un truffatore, attraverso l’ingegneria sociale o la complicità di un addetto del negozio di telefonia, convince l’operatore a trasferire il tuo numero di telefono su una nuova SIM in suo possesso. Da quel momento, riceve tutti i tuoi SMS, inclusi i codici OTP della banca, e può autorizzare transazioni a tuo nome.

La giurisprudenza sta iniziando a riconoscere la debolezza di questo sistema. In un caso significativo, l’Arbitro Bancario Finanziario ha condannato una banca a risarcire 60.000 euro a un cliente vittima di SIM Swap, stabilendo che la banca avrebbe dovuto utilizzare sistemi di autenticazione più robusti. La soluzione moderna e sicura è il token software, o token in-app.

Il token in-app è una funzionalità integrata direttamente nell’applicazione della tua banca. Quando devi autorizzare un’operazione, invece di ricevere un SMS, ricevi una notifica push sul tuo smartphone registrato. Aprendo la notifica (spesso protetta da biometria o PIN), visualizzi i dettagli dell’operazione (importo, beneficiario) e puoi approvarla o rifiutarla. Questo metodo è infinitamente più sicuro per tre motivi:

  1. È legato al dispositivo: Il token è crittograficamente associato al tuo specifico smartphone. Anche se un truffatore clona la tua SIM, non riceverà alcuna notifica.
  2. Comunicazione crittografata: Le notifiche viaggiano su un canale sicuro e crittografato tra la banca e la tua app, non sulla rete SMS in chiaro.
  3. Contesto dell’operazione: La notifica mostra chiaramente cosa stai autorizzando, prevenendo attacchi di tipo “man-in-the-middle”.

Per attivarlo, cerca nelle impostazioni di sicurezza della tua app bancaria una voce come “Attiva Mobile Token”, “Token Software” o “Generatore di codici”. La procedura di attivazione è guidata e richiede solitamente un’ultima conferma tramite SMS per la prima configurazione, per poi sostituirlo completamente.

Bonifico istantaneo o ordinario: quando la velocità diventa un rischio per la revoca?

La più grande innovazione nel mondo dei pagamenti degli ultimi anni, il bonifico istantaneo SEPA, è anche una delle più rischiose se usata senza consapevolezza. La sua caratteristica principale, la velocità (i fondi vengono accreditati in meno di 10 secondi), è anche la sua più grande vulnerabilità: l’irrevocabilità. Un bonifico ordinario transita attraverso cicli di elaborazione che lasciano finestre temporali (da ore a un giorno) in cui la banca può tentare un richiamo (“recall”) in caso di errore o frode. Il bonifico istantaneo, invece, viene regolato quasi in tempo reale nel sistema TARGET Instant Payment Settlement (TIPS). Una volta inviato, è andato per sempre.

I truffatori lo sanno bene e sfruttano questa caratteristica a loro vantaggio. Non è un caso che una richiesta di pagamento urgente tramite bonifico istantaneo sia uno dei più grandi campanelli d’allarme di una potenziale frode. I dati confermano questa tendenza in modo allarmante. Secondo analisi del settore, i bonifici istantanei registrano tassi di frode 48 volte superiori rispetto a quelli ordinari. Questa statistica da sola dovrebbe imporre la massima cautela.

Per navigare in sicurezza, è utile interiorizzare alcune semplici regole mnemoniche che legano la velocità al rischio:

  • Istantaneo = Irrevocabile: Il bonifico viene regolato in pochi secondi nel sistema TIPS, rendendo impossibile il richiamo.
  • I Frodatori Chiedono Velocità: Una richiesta insistente di pagamento istantaneo da parte di sconosciuti o per acquisti online da privati è quasi sempre un segnale di truffa.
  • L’Ordinario Offre una Rete di Sicurezza: Un bonifico ordinario, con i suoi tempi di elaborazione, offre una piccola ma preziosa finestra per tentare di bloccare i fondi.
  • L’Urgenza è un Campanello d’Allarme: Se ti viene messa fretta per un pagamento istantaneo, fermati. La fretta è la migliore amica del truffatore.

La velocità è un grande vantaggio, ma solo quando la fiducia nel destinatario è assoluta e incondizionata. Per tutte le altre situazioni, la “lentezza” del bonifico ordinario è una preziosa e gratuita polizza assicurativa.

Da ricordare

  • Non tutti i riconoscimenti facciali sono uguali: la tecnologia 3D (FaceID) è esponenzialmente più sicura di quella 2D, vulnerabile a semplici foto.
  • Adotta una strategia a strati: usa la biometria per l’accesso comodo e il PIN/Token per l’autorizzazione di operazioni critiche, come richiesto dalla SCA.
  • Il bonifico istantaneo è irrevocabile: usalo solo con destinatari di assoluta fiducia, poiché il rischio di frode è significativamente più alto.

Quando conviene pagare la commissione extra per un bonifico istantaneo SEPA?

Dopo averne evidenziato i rischi, è giusto riconoscere che il bonifico istantaneo ha anche scenari d’uso legittimi e di grande valore, in cui pagare la commissione extra (solitamente tra 1 e 2 euro) è una scelta sensata. La convenienza nasce quando il valore della certezza e dell’immediatezza supera il costo della commissione e il rischio associato. Questo avviene tipicamente in situazioni dove la transazione e la consegna di un bene o servizio sono contestuali, e la fiducia nel destinatario è totale.

Immagina alcuni scenari concreti in cui la velocità non è solo una comodità, ma un abilitatore di valore:

  • Acquisto di un bene di valore da un privato: Stai comprando un’auto usata. Pagare con bonifico istantaneo ti permette di saldare il venditore, firmare il passaggio di proprietà e ripartire con il veicolo, tutto in pochi minuti.
  • Caparra confirmatoria per un immobile: Hai trovato la casa dei tuoi sogni e vuoi bloccarla subito. Un bonifico istantaneo per la caparra dà all’agenzia o al venditore la certezza immediata del tuo impegno.
  • Pagamento di servizi urgenti: Un artigiano esegue una riparazione urgente a casa tua durante il weekend. Pagandolo con bonifico istantaneo, lo saldi immediatamente per il suo lavoro, senza dover attendere il giorno lavorativo successivo.

In tutti questi casi, l’istantaneità crea un vantaggio tangibile. Per decidere con lucidità, puoi usare una semplice checklist mentale prima di procedere.

Piano d’azione: quando usare un bonifico istantaneo

  1. Verifica del beneficiario: Il destinatario è una persona o un’azienda di cui mi fido al 100% e che ho verificato (di persona, tramite canali ufficiali)?
  2. Analisi dell’urgenza: L’immediatezza del pagamento mi offre un vantaggio reale e concreto (es. ottenere subito un bene, bloccare un’offerta)?
  3. Controllo dell’IBAN: Ho verificato l’IBAN del beneficiario tramite un canale secondario e sicuro (es. non solo via email o SMS, ma anche a voce)?
  4. Valutazione del rischio: L’importo è una cifra che, nel peggiore e remotissimo dei casi con un beneficiario fidato, potrei permettermi di perdere senza conseguenze catastrofiche?
  5. Decisione finale: Se tutte le risposte sono “sì”, allora la piccola commissione è un costo ragionevole per il servizio ottenuto.

Adottare un approccio critico e metodico, basato sulla fiducia e sulla verifica, ti permette di sfruttare la potenza del bonifico istantaneo in modo sicuro, trasformandolo da potenziale rischio a prezioso alleato nelle tue transazioni finanziarie.

Scritto da Giorgia Conti, Specialista in Cybersecurity Bancaria e protezione dei dati personali. Esperta in prevenzione frodi, sicurezza mobile e protocolli di autenticazione forte (SCA) per utenti consumer.