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Informazione adeguata sull’investimento: irrilevante il fatto che il cliente abbia in precedenza acquistato un altro titolo a rischioCassazione Civile – Ordinanza 11 maggio 2018, n. 11544

La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento, è tornata a pronunciarsi in materia di informazione adeguata da fornire al risparmiatore.

Entrando nel merito della causa, gli attori citarono in giudizio, innanzi al Tribunale di Bologna, la Deutsche Bank S.p.A. chiedendo l’accertamento della nullità di due contratti d’investimento stipulati nel luglio del 2003, tramite la Banca convenuta, per l’acquisto di obbligazioni Parmalat Finance Corporation, per mancanza della forma scritta di cui all’articolo 23 TUF, nonché la pronuncia d’annullamento degli stessi contratti per inadempimento della Banca intermediaria per i seguenti motivi: mancanza di adeguata informativa circa i gravi rischi connessi a tali investimenti rispetto al profilo di rischio degli attori, ed omessa informazione della perdita progressiva registrata dagli stessi titoli; i titoli acquistati erano sprovvisti del prospetto informativo approvato dalla Consob e destinati ai soli investitori istituzionali ed erano stati negoziati fuori dai mercati regolamentati.

In subordine, gli attori chiesero l’annullamento dei contratti d’acquisto, sia perché la Banca aveva ceduta i titoli in conflitto d’interessi, in quanto di sua proprietà, sia perché il loro consenso era stato viziato dal dolo della Banca intermediaria, avendo quest’ultima venduto le obbligazioni sulla base di una falsa rappresentazione dell’investimento, in ordine alla situazione economico-finanziaria del Gruppo Parmalat, nonché da un errore di fatto rilevante afferente all’oggetto dei contratti stessi, avendo creduto di comprare obbligazioni della Parmalat Finanziaria e non della società del gruppo estera.

Il Tribunale accolse parzialmente la domanda, limitatamente alla richiesta di annullamento per errore, avendo ritenuto che il consenso degli attori all’esecuzione delle operazioni d’investimento in obbligazioni Parmalat Finance Corporation fosse stato viziato dalla falsa indicazione della società emittente il titolo con conseguente induzione in errore sulla solidità della stessa; pertanto, la Banca fu condannata alla restituzione delle somme investite ed alla restituzione dei titoli.

La Banca propose appello, accolto parzialmente dalla Corte territoriale secondo la cui motivazione non sussistevano i presupposti dell’errore legittimante l’annullamento dei due contratti d’investimento, in quanto: l’asserita falsa indicazione della società emittente i titoli in questione – che avrebbe viziato il consenso in ordine alla solidità patrimoniale della cedente – aveva piuttosto costituito un’erronea valutazione sulla convenienza economica delle operazioni d’acquisto; era, comunque, da escludere che, nel caso di corretta informazione sulla natura del titolo e sull’emittente, i contratti non sarebbero stati stipulati poiché, essendo certo che le obbligazioni cedute erano garantite dalla Parmalat S.p.A., era ragionevole ritenere che, anche se adeguatamente informati, gli attori avrebbero, comunque, acquistato i titoli, potendo confidare nella solidità finanziaria e patrimoniale della garante; non era utilizzabile una c.t.u., espletata in un giudizio penale, poiché tempestivamente contestata dalla Banca convenuta; era altresì da escludere che la Banca stessa fosse a conoscenza dell’insolvenza delle società del gruppo Parmalat, in quanto, dalla relazione redatta dal Governatore della Banca d’Italia, si desumeva che le stesse erano, all’epoca degli acquisti per cui è causa, oggetto di positiva valutazione; gli attori avevano depositato tardivamente le memorie conclusive deducendo altresì la sussistenza di diversi ulteriori segnali di pericolo trascurati dalla Banca convenuta.

La Corte di merito ha, invece, ritenuto infondate le domande degli appellati, in quanto riproposte, sia in ordine alla violazione degli obblighi d’informazione, sia circa il profilo dell’adeguatezza degli investimenti, rilevando che non era stato provato il nesso causale tra violazione delle norme di “protezione” e il risarcimento del danno.

Gli attori originari hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi. Resiste la Banca con controricorso, eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso; le parti hanno altresì depositato memorie.

La Suprema Corte di Cassazione, ha statuito che, in tema di servizi di investimento, la Banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l’obbligo di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un’operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall’investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. All’operatività di detta regola – applicabile anche quando il servizio fornito dall’intermediario consista nell’esecuzione di ordini – non è di ostacolo il fatto che il cliente abbia in precedenza acquistato un altro titolo a rischio, perché ciò non basta a renderlo operatore qualificato ai sensi della normativa regolamentare dettata dalla Consob.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Ordinanza 11 maggio 2018, n. 11544