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Usurarietà del tasso di mora: nulla anche la pattuizione degli interessi ordinariTribunale di Prato – Sentenza 3 luglio 2018

Contratti bancari – Mutuo – Interessi – Usura – Usurarietà del tasso moratorio – Nullità della pattuizione relativa agli interessi – Comprensiva degli interessi ordinari – Affermazione

Il Tribunale di Prato è stato chiamato in causa per dirimere una controversia sulla spinosa questione delle conseguenze della usurarietà del tasso di mora, statuendo che, accertato il superamento del tasso soglia con riferimento al tasso contrattuale degli interessi di mora, ha condannato la Banca mutuataria alla restituzione delle somme corrisposte dal cliente a titolo di interessi ordinari.

Tale decisione si fonda sull’assunto di quanto disposto dall’art. 1815 c.c. che investe esclusivamente l’ipotesi di nullità della clausola con conseguente esclusione della dovutezza di alcun interesse, e non di sostituzione del tasso soglia a quello convenzionale. La norma, infatti, non distingue tra interessi corrispettivi ed interessi di mora.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato in data 7 settembre 2015, l’attore esponeva:

– che in data 22 marzo 2005 aveva stipulato, con la Banca convenuta un contratto di finanziamento ipotecario;

– che il contratto era seriamente viziato da profonde illegittimità in ragione dell’indicazione di un tasso superiore al c.d. tasso soglia antiusura e, comunque, un tasso contrattuale inferiore a quello realmente applicato;

– che tale contratto era inquadrabile nella fattispecie di mutuo ipotecario a tasso fisso, avendo una durata superiore ai diciotto mesi, rate comprensive di interessi e capitale ed essendo garantito da ipoteca;

– che alla data del marzo 2005 il tasso soglia era determinato nella misura del 5,79% annuo, mentre il tasso di interessi in concreto era parti al 3,95% annuo, ed il tasso moratorio era pari al 6,95%;

– che, in virtù del meccanismo anatocistico, il tasso di mora effettivo era pari al 7,22%, superiore al tasso soglia e che il tentativo di mediazione non aveva avuto esito positivo.

Tanto premesso conveniva la Banca innanzi a questo Tribunale per sentire accertare l’illegittimità delle somme corrisposte a titoli di interessi, con il favore delle spese di lite.

Instauratosi il contraddittorio, la Banca contestava i presupposti di fatto e di diritto della domanda introdotta nel giudizio, eccependo la decadenza e prescrizione della domanda di annullamento e qualificando il contratto come apertura di credito in conto corrente e la non corretta sommatoria tra interesse corrispettivo e moratorio. Sulla scorta di tali argomentazioni, concludeva per l’integrale rigetto della domanda.

Quindi la causa era istruita con la produzione di documenti ed, infine, all’udienza del 14 dicembre 2017 era trattenuta in decisione sulle conclusioni in epigrafe trascritte.

In conclusione, secondo quanto statuito dal Tribunale di Prato, qualora la pattuizione del tasso di mora sia nulla, ex art. 1815 c.c., non risultano dovuti gli interessi.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Prato – Sentenza 3 luglio 2018

Tribunale di Prato – Sentenza 2 agosto 2018

Contratti bancari – Mutuo – Interessi – Usura – Usurarietà del tasso moratorio – Nullità della pattuizione relativa agli interessi – Comprensiva degli interessi ordinari – Affermazione

Il Tribunale di Prato è stato chiamato in causa per dirimere una controversia sulla spinosa questione delle conseguenze della usurarietà del tasso di mora, statuendo che, accertato il superamento del tasso soglia con riferimento al tasso contrattuale degli interessi di mora, ha condannato la Banca mutuataria alla restituzione delle somme corrisposte dal cliente a titolo di interessi ordinari.

Tale decisione si fonda sull’assunto di quanto disposto dall’art. 1815 c.c. che investe esclusivamente l’ipotesi di nullità della clausola con conseguente esclusione della dovutezza di alcun interesse, e non di sostituzione del tasso soglia a quello convenzionale. La norma, infatti, non distingue tra interessi corrispettivi ed interessi di mora.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato il 15 marzo 2016, la Società attrice, in persona del legale rappresentante pt., esponeva:

– che in data 29 giugno 2007 aveva stipulato, con la Banca convenuta· un contratto di mutuo ipotecario avente ad oggetto un finanziamento di € 1.500.000,00;

– che a fronte dell’erogazione della somma, si era impegnata a restituire il capitale nel termine di anni 15, mediante il pagamento di 30 rate semestrali, comprensive di capitali e interessi;

– che dal contratto risultava che sulla somma mutuata la parte si obbligava a corrispondere un interesse in ragione del tasso del 5,56% a titolo di tasso nominale annuo e del 4,00% quale maggiorazione per interessi di mora in aggiunta al tasso corrente applicato (art. 5);

– che ove si fosse fatto riferimento, per l’ipotesi di ritardo nei pagamenti, alla sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori, il tasso applicabile sarebbe stato di 9,56%;

– che l’importo complessivo dei tassi applicati, in ogni caso superava, pertanto i dati concernenti la soglia prescritta dall’art. 2 della Legge n. 108/1996, pari al 7,97% (5,31 + 50%) per i mutui ipotecari a tasso variabile, dovendosi, quindi, essere qualificati usurari;

– che alla data del dicembre 2014 aveva complessivamente versato a titoli di interessi ordinari la somma di € 326.544,00 e che il tentativo di mediazione non aveva avuto esito positivo.

Tanto premesso conveniva la Banca innanzi a questo Tribunale per sentire accertare l’illegittimità delle somme corrisposte a titoli di interessi, ovvero in ipotesi gli importi superiori agli interessi legali, con il favore delle spese di lite.

Instauratosi il contraddittorio, la Banca contestava i presupposti di fatto e di diritto della domanda introdotta nel giudizio, e concludeva per il suo integrale rigetto.

Quindi la causa era istruita con la produzione di documenti ed espletamento di CTU; infine, all’udienza del 18 gennaio 2018 era trattenuta in decisione sulle conclusioni in epigrafe trascritte.

In conclusione, secondo quanto statuito dal Tribunale di Prato, qualora la pattuizione del tasso di mora sia nulla, ex art. 1815 c.c., non risultano dovuti gli interessi.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Prato – Sentenza 2 agosto 2018