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Mutuo in valuta estera: la Corte UE si pronuncia in merito al livello d’informazione che deve essere fornito dalla Banca

Corte di Giustizia dell’Unione europea – Sentenza 20 settembre 2018 – Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Clausole abusive – Direttiva 93/13/CEE – Ambito di applicazione – Articolo 1, paragrafo 2 – Disposizioni legislative o regolamentari imperative – Articolo 3, paragrafo 1 – Nozione di “clausola contrattuale che non è stata oggetto di negoziato individuale” – Clausola inserita nel contratto dopo la conclusione di quest’ultimo in seguito ad un intervento del legislatore nazionale – Articolo 4, paragrafo 2 – Formulazione chiara e comprensibile di una clausola – Articolo 6, paragrafo 1 – Esame d’ufficio, da parte del giudice nazionale, del carattere abusivo di una clausola – Contratto di mutuo espresso in valuta estera concluso tra un professionista e un consumatore

La Corte di Giustizia dell’Unione europea è stata nuovamente chiamata in causa per dirimere una controversia in materia di abusività della clausola relativa al rischio di cambio nell’ambito di un contratto di mutuo espresso in valuta estera.

Entrando nel merito della causa, nel febbraio 2008, la sig.ra Teréz Ilyés e il sig. Emil Kiss hanno stipulato con una banca ungherese un contratto di finanziamento per l’erogazione di un mutuo espresso in franchi svizzeri (CHF).

Il contratto prevedeva che le rate mensili dovessero essere versate in fiorini ungheresi (HUF), ma l’importo di dette rate mensili veniva calcolato in base al tasso di cambio corrente tra il fiorino ungherese e il franco svizzero. Inoltre, il contratto menzionava il rischio di cambio in caso di possibili fluttuazioni del tasso di cambio tre le due valute.

In seguito, il tasso di cambio ha subito notevoli variazioni a danno dei mutuatari, il che si è tradotto in un aumento significativo dell’importo delle loro rati mensili.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 1, paragrafo 2, dell’articolo 3, paragrafo 1, e dell’articolo 4, paragrafo 2, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, nonché del punto 1, lettera i) dell’allegato della Direttiva citata.

La Corte ha dichiarato che:

– gli istituti finanziari sono obbligati a fornire ai mutuatari informazioni sufficienti per consentire a questi ultimi di adottare le proprie decisioni con prudenza e in piena cognizione di causa. Ciò implica che una clausola relativa al rischio di cambio debba essere compresa dal consumatore sia sul piano formale che sul piano grammaticale, ma anche quanto alla sua portata concreta. Ne consegue che un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, deve poter non solo essere consapevole della possibilità di deprezzamento della valuta nazionale rispetto alla valuta estera in cui il mutuo è stato espresso, ma anche valutare le conseguenze economiche, potenzialmente significative, di una clausola del genere sui suoi obblighi finanziari;

– la chiarezza e la comprensibilità delle clausole contrattuali devono essere valutate facendo riferimento, al momento della conclusione del contratto, a tutte le circostanze che hanno accompagnato quest’ultima, nonché a tutte le altre clausole del contratto, sebbene alcune di tali clausole siano state dichiarate o presunte abusive e annullate, per tale ragione, in un momento successivo dal legislatore nazionale;

– spetta al giudice nazionale rilevare d’ufficio, in luogo del consumatore nella sua qualità di parte ricorrente, il carattere eventualmente abusivo di clausole contrattuali diverse da quella relativa al rischio di cambio, qualora disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine.

Consulta il testo integrale -> Corte UE – Sentenza 20 settembre 2018