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Contratto quadro non sottoscrizione dall’intermediario: la Cassazione ne conferma la validitàCassazione Civile – Ordinanza 15 giugno 2018, n. 15773

Contratti bancari – Contratto quadro di investimento – Difetto di sottoscrizione da parte dell’intermediario

La Suprema Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della delicata questione della nullità o validità del contratto quadro di investimento mobiliare non sottoscritto dall’intermediario, riportandosi al principio di diritto statuito dalle Sezioni Unite, per le quali in tema di intermediazione finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto quadro, posto a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) dall’art. 23 del TUF, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale.

Entrando nel merito della causa, le investitrici, il 18.03.2008 stipulavano con la ricorrente un contratto di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers FRN 11, per un controvalore di € 78.000,00.

A seguito della ingente perdita di valore del titolo, contestavano la nullità del contratto quadro di investimento mobiliare, per difetto di sottoscrizione della Banca, e, comunque, domandavano la pronuncia di annullamento, anche per vizio del consenso, oppure di risoluzione dell’accordo, per violazione degli obblighi informativi, con restituzione delle somme investite per l’acquisto.

Il giudice di prime cure accoglieva la domanda di nullità e disponeva la restituzione di quanto investito alle clienti e delle obbligazioni alla Banca.

Quest’ultima interponeva appello e contestava la dichiarazione di nullità del contratto quadro di investimento.

Censurava, ancora, la pronuncia extra petita emessa dal Tribunale, per avere disposto le reciproche restituzioni sebbene, quale conseguenza della domanda di nullità del contratto quadro, questa istanza non fosse stata proposta dalle clienti.

La Corte d’Appello confermava la decisione impugnata.

Confermava anche la pronuncia di nullità del contratto quadro perché privo della sottoscrizione della Banca, in quanto la copia sottoscritta dai soli ricorrenti, prodotta dall’Istituto di credito, doveva intendersi quale proposta contrattuale, cui non era provato fosse seguita l’accettazione della Banca e la proposta doveva intendersi revocata a seguito della proposizione dell’azione giudiziaria da parte delle clienti.

Rigettava, quindi, la impugnazione proposta dall’Istituto di credito, anche in relazione alla pretesa pronuncia oltre il richiesto, errore in cui sarebbe incorso il giudice di primo grado disponendo le restituzioni a seguito della pronuncia di nullità, perché le restituzioni erano state domandate dalle clienti soltanto in relazione a domande diverse.

Avverso la decisione della Corte d’Appello di Messina ha proposto ricorso per cassazione la Banca affidandosi a cinque motivi.

Resistono con controricorso le investitrici.

In conclusione, la Suprema Corte, aderendo all’orientamento delle Sezioni Unite, accoglie il ricorso della Banca avverso la sentenza della Corte d’Appello che aveva dichiarato la nullità del contratto quadro, per difetto di sottoscrizione dello stesso da parte dell’Istituto di credito.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Ordinanza 15 giugno 2018, n. 15773