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Intermediazione finanziaria: concorso di colpa dell’investitore nel danno cagionato dal promotore finanziarioCassazione Civile – Sentenza 15 febbraio 2018, n. 3708

Intermediazione mobiliare – Società di intermediazione e promotore – Responsabilità solidale – Eccezioni

Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla delicata questione della responsabilità del promotore finanziario nei confronti dell’investitore e sulla correlata responsabilità solidale della società di intermediazione mobiliare, statuendo che l’anomalia del rapporto fra investitore e promotore, quantomeno in termini di consapevole acquiescenza dell’investitore alla violazione delle regole, esclude la responsabilità solidale della SIM ai sensi dell’art. 31, comma 3, TUF.

Entrando nel merito della causa, con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Venezia, in riforma della decisione di primo grado, ha rigettato le domande proposte dai due appellati nei confronti della Allianz Bank Financial Advisors S.p.A. (già Rasbank S.p.A., incorporante Bnl Investimenti S.p.A., già Bnl Investimenti SIM S.p.A.), per il risarcimento dei danni, pari a euro 440.298,00 per uno ed a euro 87.812,00 per l’altro, derivati dalla perdita delle suddette somme affidate a ad un promotore finanziario della Banca, perdita determinata dal fatto illecito di quest’ultimo.

Hanno, infatti, ritenuto i giudici a quibus sussistente nel caso di specie l’ipotesi che, secondo la consolidata interpretazione giurisprudenziale, esclude la responsabilità oggettiva della Banca per fatto illecito del suo promotore finanziario, prevista dal D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 31, comma 3, ossia l’esistenza di una “consapevole e fattiva acquiescenza, da parte del risparmiatore, alla violazione delle regole gravanti sul promotore”, tale da escludere il necessario nesso di occasionalità necessaria tra il fatto del promotore e le incombenze allo stesso affidate dalla Banca.

Passati in rassegna gli elementi presuntivi in tal senso indicati dalla Banca (e cioè: l’essere uno degli appellati dottore commercialista, iscritto nel libro dei revisori contabili, sindaco di due società; la pregressa conoscenza e il rapporto di amicizia con il promotore; la conoscenza delle modalità di sottoscrizione dei piani di investimento; l’entità della somma investita; l’anomala consegna delle somme investite con assegni bancari intestati alla società Inn Service S.p.A. unipersonale del promotore, a fronte peraltro dell’intestazione diretta del prodotto allo stesso risparmiatore; la consapevolezza della anomalia delle forme di pagamento; il richiesto e ottenuto rimborso, a scadenza, a fine febbraio 2003, di quanto investito in precedenza attraverso il promotore; il riconoscimento di interessi molto superiori alla media; l’assenza di regolari conferme e rendicontazioni da parte di Bnl Investimenti; l’assenza di prelievo fiscale alla fonte sul guadagno obbligazionario) e, di contro, le difese al riguardo svolte dall’appellato (tali, si osserva in sentenza, da non prendere posizione su molte delle circostanze addotte dalla SIM), la Corte di merito ha ritenuto potersene desumere, alla luce delle “evidenze documentali”, la prova di una condotta che può trovare spiegazione ragionevole soltanto ipotizzando una consapevole adesione dell’appellato all’operato del promotore finanziario.

Ha in particolare ritenuto che:

a) per la sua qualità professionale e per la pregressa “operatività” presso altri istituti di intermediazione finanziaria, l’appellato non potesse non rendersi conto che il versamento di assegni intestati a una società unipersonale del promotore concretava una modalità di pagamento del tutto estranea alla normale esecuzione di siffatti investimenti;

b) l’appellato si fosse reso pienamente conto che il promotore utilizzava una procedura del tutto anomala, prova di ciò potendosi ricavare dalla richiesta – a fine febbraio 2003, 14 mesi prima dell’esplosione dell’affaire del promotore e prima delle “dazioni” per cui è lite – di rimborso dei titoli a scadenza, indice del dubbio insorto sull’operato del promotore, superato in quella occasione dalla conseguita liquidazione degli investimenti, “benché ne residuassero tutti i profili di evidente anomalia”;

c) convergessero, nei sensi predetti, il numero e la ripetizione delle operazioni (sei acquisti di obbligazioni nell’arco di circa nove mesi con investimento di una somma pari a euro 459.000);

d) l’ammessa indole amicale del rapporto tra il promotore e l’appellato contribuisse, in uno ai sopra detti elementi, a configurarlo quale “rapporto personale e privilegiato, comunque svincolato dalle strettoie delle ordinarie regole che disciplinano l’operare dei promotori, ma assai più remunerativo”.

Avverso tale sentenza venne proposto ricorso per cassazione articolando tre motivi, cui resiste Allianz Bank Financial Advisors S.p.A. depositando controricorso.

La Suprema Corte di Cassazione, in conclusione, ha statuito che la responsabilità solidale della società di intermediazione mobiliare per i danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari va esclusa allorquando la condotta del danneggiato presenti connotati di anomalia, vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore, palesata da elementi presuntivi, quali la ripetizione di operazioni irregolari, il valore complessivo delle operazioni, l’esperienza del cliente nel settore specifico e le sue complessive condizioni culturali e socio-economiche.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 15 febbraio 2018, n. 3708

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