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Contratto di mutuo denominato in valuta estera e normativa nazionale che prevede requisiti procedurali specifici per contestare il carattere abusivoCorte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 31 maggio 2018

Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Direttiva 93/13/CEE – Articolo 7, paragrafo 1 – Contratti di mutuo denominati in valuta estera – Normativa nazionale che prevede requisiti procedurali specifici per contestare il carattere abusivo – Principio di equivalenza – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 47 – Diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stata chiamata in causa a dirimere una controversia in materia di contratto di mutuo denominato in valuta estera.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 169 TFUE, degli articoli 20, 21, 38 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dell’articolo 7, paragrafi 1 e 2, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letto alla luce dell’articolo 8 di tale Direttiva, nonché del considerando 47 della Direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio.

Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra un mutuatario e la ERSTE Bank Hungary Zrt in merito ad una domanda di accertamento del carattere abusivo di determinate clausole inserite in un contratto di mutuo concluso per l’acquisto di un alloggio, erogato e rimborsato in fiorini ungheresi (HUF), ma registrato in franchi svizzeri (CHF) in base al tasso di cambio in vigore il giorno del pagamento.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea dichiara:

1) l’articolo 7 della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che, in linea di principio, esso non osta a una normativa nazionale che stabilisca requisiti procedurali specifici, come quelli in esame nel procedimento principale, per ricorsi proposti da consumatori che hanno stipulato contratti di mutuo denominati in valuta estera contenenti una clausola che prevede una differenza tra il tasso di cambio applicabile all’erogazione del mutuo e quello applicabile al suo rimborso e/o una clausola che prevede un’opzione di modifica unilaterale che consente al mutuante di aumentare gli interessi, le spese e i costi, purché l’accertamento del carattere abusivo delle clausole contenute in un siffatto contratto consenta di ripristinare la situazione di diritto e di fatto in cui si sarebbe trovato il consumatore in mancanza di tali clausole abusive;

2) la Direttiva 93/13 deve essere interpretata nel senso che essa si applica anche alle situazioni che non presentano alcun elemento transfrontaliero.

Consulta il testo integrale -> Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 31 maggio 2018