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Modifica unilaterale e retroattiva delle condizioni relative al titolo obbligazionario: conclusioni dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia UEAvvocato generale della Corte di Giustizia UE – Conclusioni 4 luglio 2018 – Rinvio pregiudiziale – Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale – Ambito di applicazione – Articolo 1, paragrafo 1 – Nozione di “materia civile e commerciale” – Titoli obbligazionari emessi da uno Stato membro – Partecipazione alla ristrutturazione del debito pubblico – Modifica unilaterale e retroattiva delle condizioni relative al titolo obbligazionario – Clausole di azione collettiva – Ricorso avverso lo Stato da parte di creditori privati titolari di tali obbligazioni come persone fisiche – Responsabilità dello Stato per gli acta iure imperii – Competenze speciali – Articolo 7, punto 1, lettera a) – Competenza in materia contrattuale – Nozione di “materia contrattuale” – Nozione di “obbligazioni liberamente assunte da una parte nei confronti di un’altra”- Nozione di “luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio” – Condizioni di sottoscrizione del titolo obbligazionario di Stato – Successive cessioni del credito – Luogo effettivo di esecuzione dell’“obbligazione principale” – Pagamento degli interessi

Con le conclusioni in commento, l’Avvocato generale della Corte di Giustizia UE ha fatto chiarezza nella controversia sulla competenza giurisdizionale in caso di azione di adempimento conseguente alla modifica unilaterale e retroattiva delle condizioni relative al titolo obbligazionario.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 7, punto 1, lettera a), del Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

Tale domanda è stata sollevata nel contesto di un contenzioso che oppone la Hellenische Republik (Repubblica ellenica) al sig. Leo Kuhn in relazione a una domanda intesa ad ottenere l’adempimento delle condizioni relative ai titoli obbligazionari emessi da tale Stato membro dei quali il ricorrente era stato portatore od il risarcimento del danno per il loro mancato rispetto.

Per intendere pienamente il senso e la portata di tale domanda, essa va collocata in un contesto più ampio.

Da un lato, tale procedura, che verte sulla ristrutturazione del debito pubblico greco, attuata nel mese di marzo del 2012, con la partecipazione del settore privato, non è isolata.

Dall’altro, l’importanza delle questioni sollevate dall’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria), il giudice del rinvio, in relazione alla competenza supera di gran lunga i suoi aspetti tecnici, tradizionalmente ritenuti complessi per quanto riguarda la disposizione da interpretare. Attiene sostanzialmente all’evoluzione delle tecniche di emissione di titoli di Stato nonché alle implicazioni economiche e politiche che inducono a considerare la gestione del contenzioso sul debito pubblico come una materia molto delicata.

Infatti, la scelta del finanziamento sui mercati mediante titoli obbligazionari ha avuto la conseguenza di complicare la gestione del debito pubblico a causa del mancato adeguamento dei meccanismi contrattuali rispetto alla varietà dei creditori, che possono essere pubblici, privati, istituzionali oppure persone fisiche, e soprattutto, a causa del mancato coordinamento fra loro.

Pertanto, una volta che sopravviene una crisi del debito pubblico, la mancanza di una procedura di gestione generale e organizzata dell’insolvenza degli Stati ha come esito che si rimetta nelle mani del giudice la sorte della procedura di ristrutturazione.

Pertanto, i complessi problemi giuridici posti dalla moltiplicazione e internazionalizzazione delle procedure non possono estrapolarsi dal contesto economico all’interno del quale devono essere risolti.

Nel caso della ristrutturazione del debito greco nel 2012, di importo epocale, le difficoltà tradizionalmente identificate si sono presentate sotto una luce nuova, a causa dell’emissione di titoli in euro e del rischio di una crisi sistemica che ne derivava. Tali difficoltà hanno giustificato il ricorso a soluzioni finanziarie e giuridiche la cui natura eccezionale spiega la gravità dei problemi da risolvere.

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha già avuto occasione di affrontare la delicata questione degli effetti di tale ristrutturazione sui diritti dei titolari di obbligazioni greche, sotto l’angolazione della notifica degli atti giudiziari, cioè l’avamposto del contenzioso, prima di qualsiasi esame nel merito, nella sentenza dell’11 giugno 2015, Fahnenbrock e a.

Da allora, sono state emesse altre decisioni da parte dei giudici europei, aditi da molti altri titolari di obbligazioni greche che perseguivano lo stesso obiettivo, consistente nel far valere i loro diritti contrattuali o di ottenere un risarcimento per i presunti danni subiti.

Così, con sentenza del 7 ottobre 2015, Accorinti e a./BCE, il Tribunale dell’Unione europea ha respinto il ricorso proposto l’11 febbraio 2013 da oltre 200 titolari di obbligazioni greche, per la maggior parte italiani, i quali intendevano ottenere il risarcimento del danno subito a seguito, in particolare, dell’adozione da parte della Banca centrale europea (BCE) della decisione del 5 marzo 2012 sull’idoneità degli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica nell’ambito dell’offerta di scambio del debito della Repubblica ellenica, nonché di altre misure della BCE relative alla ristrutturazione del debito pubblico greco.

Successivamente, con sentenza del 24 gennaio 2017, Nausicaa Anadyomene e Banque d’escompte/BCE, il Tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento presentata il 21 dicembre 2015 da alcune banche commerciali, escludendo qualsiasi responsabilità della BCE, confermando quanto aveva dichiarato in relazione alle persone fisiche detentrici di titoli di debito greci.

Inoltre, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato i ricorsi presentati nei mesi di settembre e ottobre 2014 da 6.320 cittadini greci, titolari di titoli di Stato greci, in qualità di persone fisiche, per importi compresi tra 10 000 e 1 510 000 euro, relativi alla loro partecipazione forzata alla riduzione del debito pubblico greco mediante lo scambio dei loro titoli con altri di valore inferiore. Con sentenza del 21 luglio 2016, tale Corte ha dichiarato all’unanimità che non vi era stata violazione dell’articolo 1 del protocollo n. 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, né dell’articolo 14 della CEDU in combinato disposto con l’articolo 1 di tale protocollo.

La Corte è ora invitata a completare la sua analisi pronunciandosi sulle norme applicabili alla determinazione della competenza del giudice adito, sulla linea della sentenza Fahnenbrock e a., nonché della sentenza del 28 gennaio 2015, Kolassa, per quanto riguarda la natura dei rapporti giuridici esistenti tra l’emittente di un titolo di Stato e l’acquirente di quest’ultimo.

Le questioni sollevate dal giudice nazionale e le osservazioni delle parti devono indurre la Corte a verificare in via preliminare se la controversia principale rientri nell’ambito di applicazione del Regolamento n. 1215/2012, applicabile, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, “in materia civile”, fatta salva, in particolare, la responsabilità dello Stato per i fatti commessi nell’esercizio dei pubblici poteri (acta iure imperii).

Se la controversia rientra nell’ambito di applicazione di tale Regolamento, ci si dovrà, quindi, accertare che essa possa essere qualificata come controversia in “materia contrattuale” ai sensi dell’articolo 7, punto 1, lettera a), di tale Regolamento, come interpretato dalla Corte, che prevede una norma di competenza speciale che deroga alla norma generale di competenza dei giudici dello Stato membro in cui il resistente è domiciliato. Infine, in tal caso, sarà necessario determinare il “il luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio” ai sensi di tale articolo 7.

La Corte risponde nei termini seguenti alle questioni pregiudiziali sollevati dall’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria):

a titolo principale:

un’azione intentata da una persona fisica che ha acquistato titoli emessi da uno Stato membro nei confronti di tale Stato membro, volta ad ottenere l’esecuzione delle condizioni di emissione iniziali relative ai titoli o un risarcimento del danno cagionato dal loro inadempimento, a causa dello scambio di detti titoli con titoli di valore inferiore, imposto a tale persona fisica in virtù di una legge adottata in circostanze eccezionali dal legislatore nazionale, che ha modificato unilateralmente e retroattivamente le condizioni applicabili ai titoli inserendo una clausola di azione collettiva che consente alla maggioranza dei loro titolari di imporre tale scambio alla minoranza, non rientra nella “materia civile o commerciale” ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

In subordine, qualora la Corte dovesse dichiarare che la controversia rientra nella “materia civile o commerciale” ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del Regolamento n. 1215/2012:

la nozione di “materia contrattuale”, ai sensi dell’articolo 7, punto 1, lettera a), del Regolamento n. 1215/2012, comprende l’azione con cui l’acquirente di titoli emessi in uno Stato membro intende far valere nei confronti di tale Stato i diritti derivanti da tali titoli, in particolare a seguito della modifica unilaterale e retroattiva delle condizioni relative ai titoli obbligazionari da parte di tale Stato.

L’articolo 7, punto 1, lettera a), del Regolamento n. 1215/2012 deve essere interpretato nel senso che il luogo di esecuzione di un titolo di Stato è determinato dalle condizioni relative al titolo obbligazionario al momento dell’emissione di tale titolo, a prescindere dai successivi trasferimenti del titolo o dall’effettiva esecuzione in un altro luogo delle condizioni relative al titolo obbligazionario afferenti al pagamento degli interessi o al rimborso del capitale.

Consulta il testo integrale -> Avvocato generale della Corte di Giustizia UE – Conclusioni 4 luglio 2018