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Assegno bancario non trasferibile e responsabilità della banca per averlo pagato a soggetto diverso dal beneficiario, anche se senza colpeCassazione Civile – Sentenza 21 maggio 2018, n. 12477 – Sez. Un.

Assegni – Non trasferibilità – Pagamento – Responsabilità contrattuale della Banca – Non imputabilità dell’inadempimento

Si segnala la sentenza in commento delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, in tema di responsabilità della Banca negoziatrice per l’incasso, ad un soggetto diverso dal beneficiario, di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità.

Le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione sono state, in sostanza, chiamate in causa per pronunciarsi su una questione di diritto piuttosto delicata attinente, nello specifico, all’interpretazione dell’articolo 43, comma 2, Legge Assegni e concernente la natura della responsabilità della Banca che, appunto, abbia pagato l’assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore.

Le Sezioni Unite hanno risolto il contrasto chiarendo che la Banca può provare che l’inadempimento non è a lei imputabile, per aver assolto alla propria obbligazione con la dovuta diligenza, diligenza che nasce, ai sensi dell’articolo 1176, 2° comma, c.c., dalla sua qualità di operatore professionale, tenuto a rispondere del danno anche in ipotesi di danno lieve.

Entrando nel merito della causa, Fondiaria Sai S.p.A. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Torino San Paolo Imi S.p.A. (poi divenuta Intesa San Paolo S.p.A.), esponendo che, a seguito di convenzione da essa attrice stipulata con Banca Sai S.p.A., quest’ultima aveva emesso un assegno di traenza non trasferibile intestato ad un uomo, avente diritto ad un indennizzo assicurativo, che era stato posto all’incasso presso lo sportello di Palermo della convenuta da un altro uomo, munito di carta di identità e tesserino del codice fiscale falsi, che si era spacciato per beneficiario; tanto premesso, eccepì che non aveva adempiuto all’obbligo previsto dall’articolo 43, 1° e 2° comma, R.D. n. 1736/1933 (Legge assegni), che impone alla Banca negoziatrice di pagare l’assegno non trasferibile al prenditore, né al dovere di identificare con diligenza colui che aveva presentato l’assegno e lo aveva incassato, e ne chiese la condanna al risarcimento del danno subito per essere stata costretta a rinnovare il pagamento dovuto all’effettivo titolare del credito da indennizzo.

Costituitasi in giudizio, San Paolo Imi negò la propria responsabilità nell’accaduto. Dedusse che il portatore dell’assegno si era presentato ai suoi sportelli esibendo carta di identità e codice fiscale corrispondenti alle generalità dell’effettivo beneficiario e che, non essendo emerse irregolarità, gli era stato consentito di aprire un libretto di risparmio nominativo sul quale era stata accreditata la somma rinveniente dall’incasso del titolo, che era stata poi prelevata in più riprese, sino all’azzeramento del credito, prima che ne chiedesse la restituzione. La convenuta chiese, pertanto, il rigetto della domanda ed in subordine, ottenuta l’autorizzazione a chiamare in causa la Banca emittente, chiese di essere da questa interamente manlevata, assumendo che il danno era stato cagionato dal suo comportamento negligente, per aver indicato sul titolo solo il nome e cognome del prenditore, per avergli poi spedito l’assegno a mezzo posta, con lettera ordinaria, e per aver pagato l’assegno in stanza di compensazione, avvedendosi solo molto tempo dopo che colui che l’aveva incassato non era il vero beneficiario.

Anche Banca Sai S.p.A. si costituì in giudizio e, per quanto ancora interessa, concluse per il rigetto della domanda proposta nei suoi confronti.

Il Tribunale adito, con sentenza dell’8.09.2008, accolse parzialmente la domanda di Fondiaria Sai S.p.A., rigettò la domanda di manleva della convenuta e compensò integralmente fra tutte le parti le spese del giudizio.

Affermò, a sostegno della decisione, che la produzione del danno era imputabile in pari misura alla responsabilità contrattuale della Banca negoziatrice ed al concorso colposo dell’attrice, in quanto la prima aveva pagato il titolo a persona recatisi per la prima volta presso i suoi sportelli e, ciò nonostante, identificata attraverso un unico documento, senza raccogliere ulteriori informazioni, mentre la seconda aveva dato istruzioni alla Banca emittente e l’aveva autorizzata a spedire l’assegno con lettera ordinaria, ancorché la sottrazione di valori dalla corrispondenza ordinaria fosse fatto frequente e notorio; rilevò, infine, che a Banca Sai non poteva imputarsi comportamento colposo ulteriore rispetto a quello, già valutato, attribuito a Fondiaria.

La decisione, appellata in via principale da Fondiaria Sai ed in via incidentale da Intesa San Paolo e da Banca Sai, è stata riformata dalla Corte d’Appello di Torino, in accoglimento dell’ultimo motivo dell’appello principale, nei soli capi in cui aveva rivalutato il danno liquidato in favore dell’attrice con decorrenza dalla data della domanda, anziché da quella in cui si era prodotto, ed aveva interamente compensato le spese fra attrice e convenuta.

La Corte del merito ha, invece, respinto il primo motivo dell’appello principale – con il quale aveva dedotto la natura oggettiva della responsabilità della Banca negoziatrice – rilevando che quest’ultima rispondeva di un danno da inadempimento contrattuale, rispetto al quale la sua responsabilità andava valutata ai sensi degli articoli 1176, 1218 c.c..

La sentenza, pubblicata il 7.12.2010, è stata impugnata da Fondiaria Sai con ricorso per cassazione affidato a cinque motivi.

Intesa San Paolo ha resistito con controricorso contenente ricorso incidentale per quattro motivi.

Banca Sai S.p.A. non ha svolto attività difensiva.

La prima sezione civile di questa Corte, assegnataria dei ricorsi, con ordinanza interlocutoria del 12.04.2017 ha rilevato che sulla questione, di oggettiva rilevanza, che forma oggetto del secondo motivo del ricorso principale – concernente la natura della responsabilità della Banca che abbia pagato l’assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore – si registra tuttora un contrasto giurisprudenziale ed ha rimesso la causa al Primo Presidente, il quale l’ha poi assegnata alle Sezioni Unite.

Entro il termine di cui all’art. 378 c.p.c. le parti costituite hanno depositato memoria.

In conclusione, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto: “ai sensi dell’articolo 43, 2 comma, legge assegni (R.D. 21 dicembre 193 n. 1736), la banca negoziatrice chiamata a rispondere del danno derivato – per errore nell’identificazione del legittimo portatore del titolo – dal pagamento di assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità a persona diversa dall’effettivo beneficiario, è ammessa a provare che l’inadempimento non le è imputabile, per aver essa assolto alla propria obbligazione con la diligenza richiesta dall’articolo 1176, 2° comma, c.c.”.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 21 maggio 2018, n. 12477