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Riforma delle banche popolari: il Consiglio di Stato sospende la circolare Banca d’ItaliaCorte Costituzionale – Sentenza 15 maggio 2018, n. 99 – Banche popolari: i limiti al rimborso delle azioni imposti dalle regole europee

Con l’importante sentenza in commento, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla delicata questione della riforma delle Banche Popolari, attuata con Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3, recante “Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”, convertito, con modificazioni, con Legge 24 marzo 2015, n. 33.

La Corte Costituzionale si è soffermata sulle regole prudenziali dell’Unione europea in materia bancaria, in particolare sulle condizioni per computare le azioni nel capitale primario delle Banche e sulla scelta tra le due presunte “opzioni”, ossia la limitazione quantitativa del rimborso del socio recedente ed il suo rinvio.

Il passaggio saliente della sentenza in commento, così recita:

“Le regole prudenziali dell’Unione europea in materia bancaria (in particolare sulle condizioni per computare le azioni nel capitale primario delle banche) non lasciano al legislatore nazionale alcuna facoltà di scelta tra le due presunte “opzioni”, ossia la limitazione quantitativa del rimborso del socio recedente e il suo rinvio, ma gli impongono di attribuire alla banca il potere di adottarle entrambe.

Solo così le azioni possono essere considerate strumenti del capitale primario di classe 1. Pertanto, la censura al decreto sulle Banche di aver preferito la soluzione più onerosa per il socio recedente è infondata, dal momento che il legislatore non aveva margini di scelta”.

La Corte Costituzione è intervenuta sulla questione in quanto il Consiglio di Stato, con ordinanza del 15 dicembre 2016, aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1 del Decreto Legge n. 3/2015

Le questioni sono sorte nella fase cautelare del giudizio nel quale sono stati riuniti, per connessione oggettiva e parzialmente soggettiva, gli appelli proposti avverso tre sentenze pronunciate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, aventi ad oggetto gli atti emessi dalla Banca d’Italia in seguito alle modificazioni apportate dall’art. 1 del D.L. citato agli artt. 28 e 29 del TUB.

In particolare, davanti al giudice amministrativo era stato impugnato, dai soci di varie Banche Popolari e da due associazioni di consumatori, il provvedimento della Banca d’Italia denominato “9° aggiornamento del 9 giugno 2015”, pubblicato l’11 giugno 2015 nel “Bollettino di Vigilanza n. 6, giugno 2015”. Esso definisce, in particolare, i criteri, le modalità e i limiti al rimborso delle azioni e degli altri strumenti di capitale nel caso di recesso.

Dopo aver riconosciuto la sussistenza dei presupposti per la decretazione d’urgenza, la Corte Costituzionale ha affrontato le altre questioni sottoposte al suo esame, riguardanti principalmente:

– la legittimità delle limitazioni del rimborso dei soci recedenti;

– i poteri della Banca d’Italia di definirne le modalità.

Legittimità delle limitazioni del rimborso dei soci recedenti

La Corte ha rilevato anzitutto che le limitazioni previste costituiscono un ragionevole bilanciamento fra la tutela dei diritti del socio recedente e l’interesse generale alla stabilità del sistema finanziario.

Esse sono, inoltre, strettamente collegate alla situazione prudenziale della Banca, nel senso che il rimborso può essere limitato dalla Banca solo se, nella misura e nello stretto tempo in cui ciò sia necessario per soddisfare le esigenze prudenziali.

Qualora la Banca assuma misure limitative del rimborso del socio recedente, spetta agli amministratori verificare periodicamente la situazione prudenziale della Banca, nonché la permanenza delle condizioni che ne hanno imposto l’adozione, e prendere i provvedimenti conseguenti, ove esse siano venute meno. In tal caso, se il rimborso è stato differito, il credito del recedente deve considerarsi esigibile; se è stato ridotto quantitativamente, le azioni non rimborsate sono restituite al recedente. È, quindi, scongiurato, anche con riferimento alla tutela fornita dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, l’effetto espropriativo temuto dal rimettente.

Poteri della Banca d’Italia

La Corte ha escluso che il potere della Banca d’Italia di disciplinare le modalità delle limitazioni del rimborso delle azioni, in caso di recesso a seguito di trasformazione della società, contrasti con i parametri costituzionali indicati nell’ordinanza di rimessione.

Contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio di Stato, la norma contestata non è una previsione di delegificazione, perché non attribuisce all’Istituto di vigilanza la facoltà di adottare una disciplina “sostitutiva” di quella dettata dalla legge, né fa derivare dall’entrata in vigore della fonte secondaria la cessazione di efficacia di disposizioni delegificate.

Considerato, inoltre, che, nella definizione della disciplina ad essa affidata, alla Banca d’Italia non spetta alcuna valutazione politico-discrezionale sugli interessi in gioco e che il suo potere è fortemente circoscritto dai regolamenti europei, secondo la Corte non sussiste nemmeno violazione del principio di legalità sostanziale.

Consulta il testo integrale -> Corte Costituzionale – Sentenza 15 maggio 2018, n. 99