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Polizze vita: importante pronuncia della CassazioneCassazione Civile – Ordinanza 30 aprile 2018, n. 10333

Importantissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione in materia di polizze vita. La Corte ha, infatti, statuito che le polizze vita sono da considerarsi tali solo se garantiscono la restituzione del capitale investito, altrimenti sono contratti d’investimento ordinari.

Tale pronuncia rischia di trasformarsi in una bomba a orologeria per l’intero sistema assicurativo.

Il principio di fondo che anima tale distinzione è che il rischio della performance dell’investimento, in un contratto di assicurazione, non deve essere assunto dal soggetto assicurato, bensì dalla compagnia assicuratrice presso la quale questi si rivolge. Nel caso in cui la garanzia della restituzione del capitale non fosse presente nel contratto, questo deve essere considerato, pertanto, un contratto d’investimento.

Tale presa di posizione non è una novità. La Suprema Corte aggiunge, però, alcune precisazioni sui contratti sottoscritti attraverso società fiduciarie. In questo caso l’investitore viene individuato nell’assicurato e non nella società fiduciaria. Fatta salva la possibilità di sottoscrivere polizze vita mediante l’interposizione delle società fiduciarie, deve restare chiaramente riferibile il cliente-fiduciante.

Quest’ultimo deve obbligatoriamente ricevere informazioni, tramite la fiduciaria, sui rischi dell’investimento e le implicazioni che esso comporta. L’inadeguata informativa al cliente comporta la risoluzione del contratto, relativo risarcimento dei danni e la restituzione del capitale versato.

La conseguenza di tale pronuncia, potrebbe essere che in questo modo tutte le polizze di ramo III (index e unit linked) che sono anche oggetto di distribuzione dei financial advisor verrebbero ad essere penalizzate soprattutto dal punto di vista fiscale, in quanto la tassazione delle plusvalenze per le polizze è differente rispetto ai contratti di investimento. Inoltre le polizze sono esenti da tasse di successione.

Entrando nel merito della causa, con ricorso notificato il 12 maggio 2009 il ricorrente ed Euromobiliare Fiduciaria S.p.A. convennero in giudizio, innanzi al Tribunale di Milano, Lombard International Assurance S.A. chiedendo, in via gradata, la nullità della polizza sottoscritta fra le parti, l’annullamento e la risoluzione per inadempimento, con la restituzione dell’importo corrisposto anche a titolo di commissioni versate. Il Tribunale adito rigettò la domanda.

Avverso detta sentenza proposero appello il ricorrente ed Euromobiliare Fiduciaria S.p.A..

Con sentenza in data 21 gennaio 2016, la Corte d’Appello di Milano accolse l’appello, dichiarando la risoluzione del contratto per inadempimento e condannando Lombard International Assurance S.A. alla restituzione, in favore degli appellanti, della somma di euro 2.788.103,56, oltre gli interessi legali dalla domanda (escludendo la rivalutazione in mancanza della prova di un danno ulteriore, ai sensi dell’art. 1224, comma 2, c.c. non coperto dagli interessi), nonché alla restituzione della somma di euro 10.946,65 oltre interessi.

Osservò la Corte territoriale che, mancando la garanzia della conservazione del capitale alla scadenza e, dunque, la natura assicurativa del prodotto, il prodotto oggetto dell’intermediazione doveva essere considerato un vero e proprio investimento finanziario da parte di coloro che figuravano come assicurati, i quali avevano operato per il tramite della società fiduciaria Euromobiliare, sicché trovavano applicazione il TUF ed i Regolamenti Consob.

Osservò, inoltre, che, avendo comunicato Euromobiliare in data 5 dicembre 2006 che il contratto era stato concluso alle condizioni previste nella proposta e nelle condizioni di polizza e che l’investimento era stato effettuato, senza alcuna specificazione sulla tipologia del medesimo, non si comprendeva dalla polizza assicurativa a quali condizioni il contratto fosse stato concluso fra le parti, considerato che l’unico documento sottoscritto dal ricorrente in qualità di assicurato era la menzionata proposta, la quale prevedeva l’investimento del premio in un paniere composto da quote di fondi comuni d’investimento, azioni, nonché obbligazioni e liquidità nella misura almeno del 75%, mentre Lombard, nella suddetta comunicazione, aveva richiamato un unico investimento, effettuato, come emerso successivamente, in titoli Lehman Brothers.

Aggiunse che, a parte la proposta sottoscritta dal ricorrente, unico documento riferibile alla sua volontà, la restante documentazione era costituita da scambi di e-mail fra persone fisiche non riconducibili alle parti contraenti e che, ammessa pure una partecipazione degli investitori tramite la fiduciaria alla trattativa, non era stato concluso fra le parti un contratto nei termini in cui era stato eseguito, né nella proposta sottoscritta, richiamata nella polizza emessa da Lombard, era previsto un prodotto finanziario unico, sicché “la polizza emessa, pur dichiarando testualmente la conformità alla proposta, non ne rispecchia affatto il contenuto”, né “Vi è prova documentale di accettazione delle pattuizioni relative all’impiego del capitale versato così come poste in essere da Lombard”, circostanze da cui si evinceva l’inadempimento dell’intermediario finanziario.

Osservò, inoltre, che l’investimento così come effettuato non appariva neppure adeguato al profilo di rischio “basso” indicato dal contraente nella proposta (si trattava di prodotto derivato, collegato ad indici di borsa, e quindi per sua natura volatile) e che, ove pure si ritenesse che fossero state acquisite le informazioni dal contraente sul suo profilo di investitore (informazioni, peraltro, non acquisite), un tale investimento avrebbe dovuto essere specificatamente autorizzato per iscritto a seguito di chiaro avvertimento da parte dell’intermediario sull’inopportunità di concentrazione del rischio (art. 29 Regolamento Consob), stante il totale impiego del capitale versato per un importo rilevantissimo (cinque milioni di euro), da cui la conclusione in termini di inadempimento della Lombard, sia nella fase di formazione, che in quella di esecuzione dell’accordo.

Osservò, infine, che la somma di euro 10.946,65 era stata corrisposta in mancanza di causa giustificatrice perché da un lato Lombard non aveva svolto alcuna attività gestoria, dall’altro Lombard era stata, comunque, remunerata, con una commissione diversa rispetto a quella prevista per la gestione finanziaria, per l’informativa resa al cliente e per le attività di rendicontazione successive.

Ha proposto ricorso per cassazione Lombard International Assurance S.A. sulla base di sei motivi e resistono con unico controricorso il ricorrente ed Euromobiliare Fiduciaria S.p.A., che hanno proposto, altresì, ricorso incidentale condizionato sulla base di un motivo. Resiste a quest’ultimo con controricorso Lombard International Assurance S.A..

È stato fissato il ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375, comma 2, c.p.c.. Il pubblico ministero ha depositato le conclusioni scritte. È stata presentata memoria.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Ordinanza 30 aprile 2018, n. 10333