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Procedura di vigilanza prudenziale: pronuncia dell’Avvocato UEAvvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Conclusioni 13 marzo 2018

Questione pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Vigilanza sugli enti creditizi – Direttiva 2013/36/UE – Regolamento (UE) n. 575/2013 – Regolamento (UE) n. 468/14 – Poteri di vigilanza e di irrogazione sanzioni – Limiti alle grandi esposizioni – Normativa di uno Stato membro che prevede l’addebito di interessi in caso di superamento dei limiti alle grandi esposizioni

L’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, M. Campos Sánchez-Bordona, ha presentato le proprie conclusioni nella causa C-52/17, in cui la Corte è chiamata a pronunciarsi su taluni aspetti della procedura di vigilanza prudenziale cui sono soggetti gli enti creditizi e le imprese di investimento ai sensi della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 26 giugno 2013, n. 36 (CRD IV) e del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio 26 giugno 2013, n. 575 (CRR).

La presente domanda di pronuncia pregiudiziale offre alla Corte di Giustizia l’opportunità di pronunciarsi per la prima volta su taluni aspetti della procedura di vigilanza dei requisiti prudenziali ai quali sono soggetti, secondo il legislatore dell’Unione, gli enti creditizi e le imprese di investimento.

La normativa in materia è composta dalla Direttiva 2013/36/UE e dal Regolamento (UE) n. 575/2013.

In tale contesto, la controversia dinanzi ai giudici austriaci verte, in sostanza, su due questioni:

• da un lato, quale sia la natura giuridica dell’addebito di interessi agli enti che non rispettino i limiti di esposizione al rischio stabiliti dal CRR. In particolare, occorrerà chiarire se si tratta di una sanzione o di una misura amministrativa e quale margine abbiano le Autorità nazionali per applicarla, in circostanze come quella in esame;

• dall’altro, in quali condizioni possa essere riconosciuta la sussistenza di una procedura di vigilanza pendente, ai fini dell’applicazione del regime transitorio previsto dal Regolamento della Banca centrale europea (BCE) 16 aprile 2014, n. 468, qualora si debba procedere a un passaggio di competenze tra la BCE e un’Autorità di vigilanza nazionale.

In conclusione:

• La Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la Direttiva 2002/87/CE e abroga le Direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE, in particolare i suoi articoli 64, 65 e 67, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella applicata nel procedimento principale, che prevede l’addebito di interessi in caso di superamento dei limiti delle grandi esposizioni di cui all’articolo 395, paragrafo 1, del Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il Regolamento (UE) n. 648/2012, anche qualora siano soddisfatte le condizioni della deroga di cui all’articolo 395, paragrafo 5, del Regolamento n. 575/2013.

• L’articolo 48, paragrafo 3, del Regolamento (UE) n. 468/14 della Banca centrale europea, del 16 aprile 2014, che istituisce il quadro di cooperazione nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico tra la Banca centrale europea e le autorità nazionali competenti e con le autorità nazionali designate (Regolamento quadro sull’MVU), deve essere interpretato nel senso che una “procedura di vigilanza” può considerarsi “formalmente avviata” unicamente quando l’autorità competente abbia adottato una decisione espressa di avvio della medesima, e non potrà essere considerata tale la dichiarazione inviata a detta autorità da un ente finanziario.

Consulta il testo integrale -> Conclusioni 13 marzo 2018