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Contratto-quadro sottoscritto dal solo investitore: ritenuto valido dalle Sezioni UniteCassazione Civile – Sentenza 16 gennaio 2018, n. 898

Con l’importantissima sentenza in commento, le Sezioni Unite sono intervenute sulla delicata materia del requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dall’art. 23 del TUF.

Entrando nel merito della causa, con sentenza del 30/01-22/03/2013, la Corte d’Appello di Milano, in accoglimento dell’impugnazione proposta dagli investitori nei confronti della Banca Popolare di Sondrio S.c. a r.l. ed in riforma della sentenza resa dal Tribunale di Milano n. 11542 del 15/07-29/09/2009, ha dichiarato la nullità, per la mancanza di un valido contratto-quadro, delle operazioni di investimento effettuate il 18/11/1999 ed il 21/12/1999 tra le parti per l’acquisto di obbligazioni “Argentina Eur 8, 75% 1998/2003”, ed ha, conseguentemente, condannato la Banca a restituire agli appellanti la somma complessiva di euro 70.124,25, oltre interessi legali dal 21/09/2007 al saldo, nonché la somma di euro 12.172,07, ottenuta a titolo di spese in forza della sentenza impugnata, oltre interessi legali dal 28/02/2010 al saldo; ha condannato gli appellanti a restituire alla Banca le obbligazioni argentine di cui è causa ed ha posto le spese di ambedue i gradi del giudizio a carico dell’appellata.

La Corte del merito, per quanto specificamente ancora interessa, premesso che il contratto-quadro, da redigersi in forma scritta a pena di nullità ex art. 23 del D.Lgs. 24/02/1998, n. 58, è elemento essenziale per la validità di ogni operazione di investimento, che si pone come semplice negozio esecutivo, ha rilevato che in causa risultava prodotto solo un modulo contrattuale, datato 25/01/1994, predisposto dalla Banca e sottoscritto dai clienti, privo di ogni manifestazione di volontà negoziale della prima e della sottoscrizione del funzionario delegato, da ritenersi quale semplice proposta, ancorché corredata dalla dichiarazione prestampata “un esemplare del presente contratto ci viene rilasciato debitamente sottoscritto dai soggetti abilitati a rappresentarVi”, a valere quale dichiarazione unilaterale ricognitiva dei soli clienti, inidonea a dar vita al contratto a forma scritta obbligatoria o anche solo a provarne la stipulazione.

Né il contratto poteva ritenersi concluso per adesione con la sola sottoscrizione del cliente o in forza del successivo ordine del cliente o delle successive comunicazioni della Banca, prive di valenza negoziale, né ne era possibile la sanatoria, così come erano irrilevanti le manifestazioni di volontà desumibili da comportamenti attuativi.

Né la Banca si sarebbe potuta avvalere dell’orientamento secondo il quale la produzione in giudizio del contratto da parte di chi non l’ha sottoscritto determina il sorgere del contratto valido, che avrebbe richiesto la produzione, non solo della parte del cliente, ma anche di quella della Banca, e che, comunque, intervenendo successivamente all’operazione di cui è causa, ne avrebbe confermato la nullità.

La Corte d’Appello ha disatteso l’interpretazione del Tribunale, secondo cui la forma scritta vale a tutelare solo l’investitore, mentre analoghe ragioni di tutela non potrebbero ravvisarsi nella Banca, per cui l’investitore, che ha firmato, non avrebbe interesse a sollevare l’eccezione, rilevando che la ratio della certezza e ponderazione, sottesa alla forma scritta a pena di nullità, è riscontrabile anche nel contratto di negoziazione di strumenti finanziari; che questo non è un mero documento destinato ad informare il cliente delle condizioni che la Banca intende utilizzare nei successivi acquisti, ma costituisce un vero accordo inteso a costituire e regolare, tra le parti, rapporti di carattere patrimoniale; che anche per la Banca, la sola sottoscrizione del cliente è insufficiente a creare un valido titolo contrattuale.

Secondo il Giudice del merito, è ben possibile che il cliente, eccependo la nullità del contratto-quadro, possa chiedere la nullità solo di alcune operazioni, essendo la sanzione di nullità specificamente prevista dalla legge, e rispondente a finalità di interesse generale, la regolarità dei mercati e la stabilità del sistema finanziario, da cui la facoltà legittima di agire in relazione ai singoli ordini, aventi autonoma valenza di negozi esecutivi del contratto-quadro, e lo stesso carattere relativo della nullità esclude che l’investitore possa essere tenuto a dolersi anche di operazioni eseguite in buona fede e produttive di utili, difettando di interesse e anzi, ove questi dovesse scegliere tra agire per la nullità dell’intero rapporto o subire la violazione dell’intermediario, verrebbe meno lo stesso carattere protettivo della nullità.

La Corte territoriale ha respinto la richiesta della Banca di restituzione degli importi delle cedole maturate sui titoli, da ritenersi “frutti civili” dell’investimento, che, in difetto di prova contraria, devono ritenersi ottenuti in buona fede dall’investitore.

La Banca Popolare di Sondrio ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, a cui si sono opposti con controricorso gli investitori.

Il P.G. ha depositato le conclusioni scritte, ex art. 380-bis.1 c.p.c., chiedendo la declaratoria di inammissibilità e in subordine, il rigetto del ricorso.

Le parti hanno depositato le memorie ex art. 380-bis.1 c.p.c..

Con ordinanza del 17/05/2017, la I Sezione civile ha rimesso la causa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, in relazione alla questione di massima di particolare importanza ex art. 374, comma 2, c.p.c., che si pone in relazione al secondo motivo di ricorso, ove respinto il primo, già oggetto di precedente ordinanza di rimessione, per avere il giudice del merito disatteso la rilevanza dell’exceptio doli sollevata per paralizzare l’uso “selettivo” della nullità, ex art. 18 Eurosim, e per non avere quindi “valutato la contrarietà a buona fede della pretesa di far valere il difetto di forma del contratto-quadro, per porre nel nulla non tutte ma solo alcune delle operazioni compiute”.

Il Primo Presidente ha disposto l’assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite.

In prossimità della pubblica udienza, ambedue le parti hanno depositato le memorie illustrative, ex art. 378 c.p.c..

Le Sezioni Unite della Suprema Corte, nell’affrontare la questione, hanno affermato che “il requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, di cui all’art. 23 del D.Lgs. n. 58 del 1998, è rispettato ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario”, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti da lui tenuti.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 16 gennaio 2018, n. 898