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Obblighi informativi: prova testimoniale del funzionario della BancaCassazione Civile – Sentenza 9 agosto 2017, n. 19750

Servizi di investimento finanziario – Obblighi informativi – Forma scritta – Esclusione – Prova testimoniale del funzionario della Banca – Ammissibilità

La Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata in causa a dirimere l’ennesima controversia in materia di intermediazione finanziaria, soffermando la sua attenzione, questa volta, sulla prova dell’assolvimento degli obblighi informativi incombenti sulla Banca.

Entrando nel merito della causa, con sentenza del 27.05.2013, la Corte d’Appello di Milano ha respinto gli appelli di entrambe le parti avverso la decisione che in primo grado, a definizione del giudizio promosso dai coniugi nei confronti della Deutsche Bank in merito a talune operazioni di investimento mobiliare rivelatesi pregiudizievoli, aveva condannato la Banca convenuta a risarcire agli attori i danni conseguenti alla sottoscrizione di azioni Medion ed aveva, invece, respinto le analoghe domande relative alle operazioni in bonds argentini ed in titoli Sonus.

A motivazione del proprio deliberato, il Giudice d’appello ha previamente disatteso il gravame incidentale della Banca in merito alla pretesa violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato consumata dal primo Giudice in relazione all’operazione Medion sul presupposto che la sentenza impugnata aveva ritenuto la questione dell’esecuzione dell’acquisto in assenza di ordine “superata dal fatto che gli attori avessero chiesto l’annullamento dell’acquisto per violazione degli obblighi di informativa”, fermo, infatti, che per l’elevata speculatività del titolo tale investimento mal si conciliava con le caratteristiche del patrimonio mobiliare degli appellanti.

Quanto al gravame degli appellanti principali, parimenti oggetto di reiezione, ha replicato, circa la pretesa incapacità testimoniale del funzionario della Banca escusso in relazione alla dedotta violazione degli obblighi informativi, che più volte essa aveva ritenuto la prova testimoniale sul punto “ammissibile e che la sua valutazione dovesse essere rimessa al prudente apprezzamento di ogni singolo caso”, osservando altresì che, anche in dissenso da ciò, “non risultava che gli appellanti avessero dato prova della sussistenza del nesso di causalità fra la predetta omessa informazione ed il danno a loro causato”; circa la pretesa inadeguatezza dell’operazione avente ad oggetto l’acquisto dei bonds argentini, che “la consistenza del patrimonio dei coniugi coevo all’acquisto presentava caratteristiche compatibili con il rischio connesso all’acquisto di titoli argentini”, avuto riguardo alle operazioni poste in essere nel contempo (acquisto di titoli di Stato pronti contro termine) e alla composizione del portafoglio (percentuale azionaria del 50%); e circa, infine, la pretesa conclusione delle operazioni in conflitto di interessi per essere la Banca parte del gruppo bancario cui era affidata la gestione dei tioli argentini sul mercato europeo, che “l’appellata non si identifica affatto con la Deutsche Bank AG London co-leader del consorzio di collocamento, essendo soggetto di diritto italiano e, dunque, completamente diverso da quello che ha partecipato al piazzamento sul mercato dei titoli in argomento”.

Per la cassazione della detta decisione ricorrono ora a questa Corte in via principale gli investitori sulla base di quattro motivi e la Banca intimata, che resiste altresì con controricorso, con ricorso incidentale affidato ad un solo motivo,

Secondo quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione, in tema di intermediazione finanziaria, la prova dell’assolvimento degli obblighi informativi incombenti sull’intermediario può essere data anche mediante deposizione testimoniale del funzionario della Banca in quanto nessuna fonte, primaria o secondaria, richiede la prova scritta.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 9 agosto 2017, n. 19750