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Prodotti finanziari illiquidi: decisione n. 11/2017 dell’Arbitro per le Controversie FinanziarieArbitro per le Controversie Finanziarie – Decisione 7 luglio 2017, n. 12

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie della Consob (ACF), con la decisione in commento, ha affrontato la spinosa questione dei profili connessi all’inadempimento, da parte dell’intermediario finanziario, degli obblighi di condotta nella prestazione di servizi di investimento aventi, nello specifico, ad oggetto prodotti finanziari illiquidi.

Più nel dettaglio, con la decisione in commento l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha approfondito la delicata questione degli obblighi di informazione in sede di sottoscrizione di azioni non quotate emesse dallo stesso Intermediario, con particolare riferimento alla mancata rappresentazione dei rischi connessi all’investimento.

Entrando nel merito della controversia, con reclamo in data 26 maggio 2015 il Ricorrente si rivolgeva all’Intermediario, che replicava con nota in data 19 agosto 2015; ritenendo la risposta insoddisfacente, il Ricorrente proponeva, in relazione agli stessi fatti, ricorso all’ACF in data 9 gennaio 2017.

Premesso che l’operatività dell’Intermediario sarebbe stata, a suo dire, caratterizzata, nel periodo rilevante in relazione ai fatti di cui trattasi, da gravi irregolarità e violazioni di norme inerenti sia alla prospettazione della situazione economica e patrimoniale dell’Intermediario-emittente, sia alla prestazione da parte dello stesso dei relativi servizi d’investimento, il Ricorrente fa presente di aver acquistato, in esito al servizio di consulenza fornitogli dall’Intermediario, da cui era risultata l’adeguatezza dell’operazione, in data 16 ottobre 2014, n. 200 azioni dallo stesso Intermediario emesse, al prezzo unitario di 39,50 per un controvalore di 7.900,00 euro; tuttavia, in tale circostanza l’Intermediario ometteva di dare conto della illiquidità dei titoli in questione, il cui attuale valore unitario è pari a 0,10 euro.

Ma – circostanza asseritamente ancor più grave – l’acquisto di tali titoli altro non sarebbe stato che l’epilogo di un processo nell’ambito del quale il personale dell’Intermediario avrebbe qualificato l’investimento come “sicuro, facilmente disimpegnabile e redditizio”, come comprovato dai contenuti di una e-mail ricevuta da un addetto dell’Intermediario, che il ricorrente ho prodotto in atti.

Quindi, sostiene il Ricorrente, non solo sarebbero state violate le numerose disposizioni relative agli obblighi di informazione nei confronti del cliente (artt. 21 del TUF e 27, 30, 31, 32 e 34 del “Regolamento Intermediari”), ma l’intermediario avrebbe, inoltre, disatteso le previsioni sulla distribuzione di prodotti finanziari illiquidi contenute nella comunicazione Consob n. 9019104/2009, non avendo rappresentato al ricorrente: “i rischi cui andava incontro con il compimento dell’operazione in argomento, primi fra tutti il rischio di liquidità, trattandosi di un titolo appunto illiquido in quanto non quotato sui mercati regolamentati, ed il rischio di concentrazione”. Oltre ciò, l’Intermediario ha riprofilato il cliente il 30 settembre 2014, vale a dire alla data del pre-ordine relativo all’operazione in oggetto, rivedendo al rialzo la sua esperienza e i suoi obiettivi in modo strumentale e ciò al solo scopo di giungere ad una valutazione di adeguatezza dell’operazione, effettuata la quale “non si può non notare come il Ricorrente abbia investito l’89,77% dei propri risparmi in titoli emessi” dal medesimo Intermediario, quindi con un livello di concentrazione del rischio del tutto incongruente.

Per tutto quanto rappresentato, il Ricorrente ha articolato una serie di richieste funzionali: all’annullamento per dolo, ai sensi dell’art. 1427 c.c., del contratto di acquisto delle azioni; ovvero alla risoluzione del medesimo contratto di acquisto; ovvero ancora alla sua inefficacia e, da ultimo, ha chiesto di condannare l’Intermediario al risarcimento in favore del ricorrente del danno a quest’ultimo cagionato, da quantificarsi nella svalutazione patita dalle azioni dall’acquisto alla pronuncia della decisione, pari a 7.880 euro, somma da cui decurtare l’importo di 2.000 euro già versata dall’Intermediario in esecuzione del provvedimento reso dall’Ombudsman-Giurì Bancario in relazione alla medesima fattispecie.

In sede difensiva l’Intermediario non ha articolato argomentazioni che nella sostanza revochino in dubbio quanto rappresentato dal ricorrente, pur tenendo a puntualizzare che con la nuova profilatura, effettuata il 30 settembre 2014, sarebbe stato lo stesso Ricorrente ad aver ritenuto opportuno “aggiornare le informazioni relative al proprio profilo di investitore, sottoscrivendo una nuova scheda finanziaria”.

L’Intermediario conferma, inoltre, che la fattispecie “è stata già oggetto di precedente ricorso, presentato avanti all’Ombudsman – Giurì Bancario” che, nel 2016, decideva sulla vicenda respingendo le censure del Ricorrente riferite all’asserita inadeguatezza dell’investimento e riteneva, invece, fondate le doglianze afferenti alla mancata informativa sulla illiquidità dei titoli acquistati, e, quindi, che lo stesso Intermediario fosse tenuto a risarcire il danno patito dal cliente, quantificato in via equitativa in 2.000 euro; ciò “tenuto conto della diminuzione del valore subita dalle azioni nel periodo intercorrente tra l’acquisto iniziale e la presentazione del ricorso, nonché della circostanza che il Ricorrente è tuttora in possesso dei menzionati titoli azionari”. Ad avviso dell’Intermediario, la quantificazione sarebbe da ritenere definitiva, in quanto l’ulteriore, successiva riduzione di valore del titolo non può avere quale effetto quello di attribuire il diritto di avanzare una nuova richiesta di risarcimento danni, dato che ove ciò fosse e per “assurdo, sposando la tesi del Ricorrente, un futuro incremento del valore del titolo darebbe diritto alla Banca di avanzare delle richieste nei confronti del cliente”.

Ciò rilevato, l’Intermediario ha chiesto: in via preliminare, di dichiarare l’inammissibilità del ricorso “essendo state le medesime questioni già oggetto di valutazione da parte di altro Organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie. In caso contrario, in violazione del principio del “ne bis in idem”, la Scrivente potrebbe trovarsi nella condizione di essere condannata due volte per la medesima questione”; in subordine, di voler rigettare le modalità di calcolo proposte dal ricorrente per la quantificazione del danno, considerando che il risarcimento di 2.000 euro è stato determinato dall’Ombudsman in un momento in cui il valore delle azioni era pari a euro 7,30; pertanto, “l’ulteriore riduzione a € 0,10 subito a giugno 2016 dal valore di dette azioni, determinerebbe un petitum, per l’attuale ricorso, pari a € 1.440”, quale prodotto fra la perdita di valore (7,30 – 0,1 = 7,20 euro) ed il numero di azioni (200).

Il Ricorrente ha replicato evidenziando che il Regolamento dell’Ombudsman- Giurì Bancario prevede, all’art. 15, che “il ricorso all’Ufficio Reclami o all’Ombudsman non priva il cliente del diritto di investire della controversia, in qualunque momento, anche successivo alla decisione, l’Autorità giudiziaria, un organismo conciliativo, ovvero, se previsto, un collegio arbitrale” e che, aderendo al Conciliatore Bancario Finanziario, l’intermediario ha accettato integralmente e senza riserve detto regolamento, con l’effetto che l’eccezione “appare del tutto infondata in quanto il [Ricorrente] altro non ha fatto che quanto consentito dal Regolamento di cui sopra, accettato integralmente e senza riserve”.

In sede di controrepliche l’Intermediario si è limitato a richiamare sostanzialmente quanto precedentemente rappresentato e richiesto.

Il Collegio, accogliendo la domanda dichiara l’Intermediario tenuto a corrispondere al Ricorrente la somma di euro 5.880,00 e fissa il termine per l’esecuzione in trenta giorni dalla ricezione della decisione.

Entro lo stesso termine l’Intermediario comunica all’ACF gli atti realizzati al fine di conformarsi alla decisione, ai sensi dell’art. 16, comma 1, del regolamento adottato dalla Consob con delibera n. 19602 del 4 maggio 2016.

Consulta il testo integrale -> ACF – Decisione 7 luglio 2017, n. 12