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Prodotti finanziari illiquidi: decisione n. 11/2017 dell’Arbitro per le Controversie FinanziarieArbitro per le Controversie Finanziarie – Decisione 7 luglio 2017, n. 11

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie della Consob (ACF), con la decisione in commento, ha affrontato la spinosa questione dei profili connessi all’inadempimento, da parte dell’intermediario finanziario, degli obblighi di condotta nella prestazione di servizi di investimento aventi, nello specifico, ad oggetto prodotti finanziari illiquidi.

Più nel dettaglio, con la decisione in commento l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha approfondito la delicata questione degli obblighi di adeguatezza.

Entrando nel merito della controversia, con ricorso del 9 gennaio 2017 il Ricorrente ha rappresentato di aver acquistato, nel 2013 e nel 2014, complessive n. 954 azioni (controvalore € 46.221,30), emesse dalla Banca capogruppo del gruppo di appartenenza del proprio Intermediario.

Rappresenta, a questo proposito, il Ricorrente che nell’agosto 2013 l’Intermediario sottoponeva alla sua firma la scheda di adesione ad un’operazione di aumento di capitale della Banca capogruppo (l’“OFFERTA”), “subordinando l’approvazione degli affidamenti richiesti all’acquisto di azioni [della Banca capogruppo], mediante adesione all’offerta dell’eventuale aumento di capitale inoptato […]”; in tale contesto, inoltre, l’Intermediario “comunicava la propria disponibilità a finanziare direttamente l’acquisto dei titoli azionari attraverso la concessione di maggiori affidamenti rispetto a quelli richiesti dal cliente”; “Nonostante le perplessità manifestate, dopo aver ricevuto rassicurazioni circa la solidità del titolo e l’inesistenza di rischi sul capitale investito, […] cedeva alle forti pressioni della Banca e procedeva alla sottoscrizione dell’“OFFERTA” prenotando l’acquisto di n. 800 azioni … per un controvalore di euro 50.000,00 e per nominali euro 50.000,00 di obbligazioni convertibili”; in pari data “veniva predisposta dalla Banca la modulistica riguardante l’effettuazione del servizio di consulenza al cliente prevista dalla normativa MiFID”, “secondo la quale l’operazione di acquisto risultava ADEGUATA al profilo del cliente” (rischio elevato).

Eseguite le operazioni di riparto post aumento di capitale, al Ricorrente venivano assegnate n. 340 azioni della Banca capogruppo, per un controvalore di euro 21.250,00, nonché nominali euro 21.250,00 di obbligazioni convertibili, per un investimento complessivo di euro 42.500,00.

Nel novembre 2013, il personale del medesimo Intermediario sottoponeva alla sua firma la modulistica relativa ad una nuova “Domanda di ammissione a socio” indirizzata alla Banca capogruppo, “subordinando l’approvazione di nuovi affidamenti all’acquisto di n. 60 azioni … per un controvalore di euro 3.750,00”; nel “Preordine” di acquisto, l’intermediario “faceva sottoscrivere al cliente una dichiarazione con la quale il [Ricorrente] prendeva atto delle indicazioni riportate nel precedente test di adeguatezza effettuato … (INADEGUATEZZA DELL’OPERAZIONE) e dava espresso incarico … di eseguire l’[…] operazione”.

Ancora, in data 14.03.2014, l’intermediario “ sottoponeva nuovamente alla firma del [Ricorrente]una domanda di acquisto di altre 60 azioni della Banca [Capogruppo], sempre … per un controvalore di euro 3.750,00. L’operazione veniva eseguita in data 28.03.2014”. Inoltre, nel “Preordine di acquisto” veniva indicato che per tale operazione l’Intermediario non prestava alcuna consulenza ed il cliente agiva esclusivamente di propria iniziativa e ciò, a detta del Ricorrente, quale “ovvio escamotage per aggirare la normativa MiFID ed effettuare un’operazione ‘NON ADEGUATA’ al profilo del cliente”.

A seguito del crollo del valore del titolo dell’emittente avvenuto poco dopo, il Ricorrente si rivolgeva, quindi, all’Intermediario chiedendo la restituzione delle somme investite “e lamentando, tra le altre cose, di non aver mai ricevuto informazioni circa il progressivo degrado delle condizioni finanziarie dell’[emittente], né dei rischi di perdita del capitale investito”.

Non avendo ricevuto dall’Intermediario positivo riscontro alle proprie richieste, il Ricorrente ha presentato ricorso all’ACF chiedendo di essere risarcito della somma di € 46.221,30, pari al controvalore delle azioni al tempo acquistate.

In sede di replica alle deduzioni difensive dell’Intermediario, il Ricorrente ha inoltre eccepito l’invalidità della procura alle liti conferita dalla Banca ai propri avvocati, in quanto a questi ultimi accordata in forza di procura speciale deliberata da un consiglio di amministrazione poi totalmente rinnovato e dunque “conferita da un organo non legittimato (il vecchio consiglio)”.

L’intermediario ha presentato deduzioni difensive con cui ha resistito al ricorso chiedendone il rigetto.

In particolare, ha tenuto a precisare che nel novembre 2013, in occasione della presentazione da parte del Ricorrente della domanda di ammissione a socio della Banca capogruppo con contestuale ordine di acquisto di n. 60 azioni al prezzo di € 62,50, l’operazione non veniva eseguita e veniva reiterata in data 14 marzo 2014. In tale occasione “la Banca consegnava al cliente la scheda prodotto relativa alle Azioni che illustrava le caratteristiche dei titoli ed i rischi e costi connessi all’investimento. In sede di primo conferimento dell’ordine la Banca pur non essendovi tenuta in ragione del servizio prestato, segnalava l’inadeguatezza per concentrazione dell’investimento e poi, intendendo comunque il [Ricorrente] procedere con l’acquisto, ne valutava positivamente l’appropriatezza. In sede di reiterazione dell’ordine (14 marzo 2014) la Banca valutava nuovamente positivamente l’appropriatezza dell’operazione rispetto all’esperienza e conoscenza dichiarata dal cliente in sede di profilatura MiFID e segnalava la sussistenza dei conflitti di interessi già illustrati al cliente in occasione dell’adesione all’aumento di capitale del 2013”. Pertanto il Ricorrente, “oltre all’adesione all’aumento di capitale del 2013, ha disposto solamente un’operazione di acquisto di n. 60 Azioni [della capogruppo] sul mercato secondario”. In data 29 maggio 2015 la Banca ha convertito in azioni le obbligazioni acquistate dal Ricorrente in occasione dell’aumento di capitale del 2013, assegnandogli n. 486 azioni. In forza delle operazioni oggetto di contestazione il Ricorrente “è dunque divenuto titolare di complessive n. 954 Azioni [dell’emittente]a fronte della corresponsione dell’importo totale di euro 46.250,00”.

Ciò precisato in fatto, l’Intermediario ha poi preliminarmente eccepito:

– l’inammissibilità delle questioni adombrate dal Ricorrente di nullità, annullamento e risoluzione delle operazioni di investimento, ritenendo che esse esulino dalla competenza dell’ACF, in quanto il potere di “emanare pronunce di invalidità o di carattere costitutivo è di esclusiva pertinenza dell’autorità giudiziaria”;

– l’infondatezza dell’eccezione di invalidità della procura, ritenendo “per mero scrupolo difensivo [di] produrre unitamente alla presente memoria una nuova procura con la quale il Presidente del Consiglio di Amministrazione [della Banca] conferisce i poteri ai sottoscritti legali, ratificando a tutti gli effetti le difese dagli stessi svolte in forza della [vecchia] procura […]”.

Nel merito l’Intermediario ha obiettato che:

– le affermazioni del Ricorrente secondo cui le operazioni in contestazione sarebbero avvenute sulla base di pressioni dei funzionari della Banca che avrebbero subordinato l’approvazione degli affidamenti richiesti all’acquisto di azioni della Banca capogruppo sarebbero “mere asserzioni di controparte, sfornite del benché minimo supporto probatorio” ed […]anzi, i documenti prodotti dal Ricorrente proverebbero il contrario in quanto:

— dall’estratto della Centrale Rischi non si evincerebbe la data in cui la Banca ha concesso l’affidamento in favore del Ricorrente, “il che rende impossibile sostenere che il finanziamento fosse in qualche modo correlato, almeno sotto un profilo temporale, agli acquisti delle azioni […] da parte del cliente”;

— dalla fideiussione prodotta “emerge che questa è stata rilasciata dal Ricorrente alla Banca in data 9 aprile 2013, ossia diversi mesi prima della sottoscrizione da parte del cliente dell’Aumento di capitale del 2013”;

– sfornite di prova sarebbero anche le affermazioni del Ricorrente relative alla non corrispondenza al vero delle informazioni contenute nei questionari di profilatura che egli avrebbe sottoscritto in occasione della conclusione dei contratti quadro (9 maggio 2013 e 23 ottobre 2013), così assumendone a tutti gli effetti la paternità;

– avrebbe correttamente adempiuto agli obblighi informativi su di sé gravanti con riguardo in particolare alla rischiosità e illiquidità dei titoli, in relazione a cui l’Intermediario ha richiamato:

— la dichiarazione resa dal Ricorrente al momento della conclusione del contratto quadro “di aver ricevuto l’informativa precontrattuale sui servizi ed attività di investimento così come descritta in Premessa e comprendente tra l’altro le informazioni sugli strumenti finanziari”;

— la scheda di adesione inerente alle azioni sottoscritte in occasione dell’aumento di capitale 2013, con riferimento alla quale il Ricorrente ha dato atto, in particolare, “di aver preso visione del Prospetto d’Offerta (composto dal Documento di Registrazione, dalla Nota Informativa sugli Strumenti Finanziari e dalla Nota di Sintesi)”, “di essere, in particolare, consapevole dei fattori di rischio relativi all’investimento [ivi] richiamati[…]”, nonché delle difficoltà, in caso di liquidazione dell’investimento, di “trovare controparti disponibili all’acquisto in tempi ragionevolmente brevi o a prezzi in linea con le proprie aspettative[…]”;

— con riferimento all’operazione di acquisto di n. 60 azioni disposta dal Ricorrente sul mercato secondario, che al momento della sottoscrizione della domanda di ammissione a socio il cliente ha dichiarato di “aver ricevuto il documento informativo “Scheda Prodotto Azioni […]”, che illustrava sia il rischio emittente che il rischio liquidità, in quanto “l’azione non è quotata su mercati regolamentati, MTF o internalizzatori sistematici: pertanto lo smobilizzo delle azioni potrebbe prevedere tempistiche non immediate”;

— quanto al fatto che la Banca non avrebbe fornito al cliente informazioni sul deterioramento della situazione patrimoniale dell’emittente, che l’Intermediario, nello svolgimento del servizio di collocamento e di negoziazione, non sarebbe tenuto ad informare il cliente anche sull’andamento dei titoli successivamente all’acquisto;

– avrebbe rispettato la disciplina in materia di adeguatezza/appropriatezza in quanto la Banca:

— in occasione della sottoscrizione di azioni ed obbligazioni avvenuta nell’ambito dell’Aumento di Capitale 2013, avrebbe proceduto ad effettuare la valutazione di adeguatezza dell’investimento in conformità a quanto previsto per il servizio di consulenza nell’occasione prestato. La valutazione avrebbe dato esito positivo, atteso che il Ricorrente aveva dichiarato in sede di predisposizione del questionario MiFID di conoscere azioni ed obbligazioni e di avere un profilo di rischio elevato e obiettivi d’investimento “classe D” (rischio elevato) in linea con i titoli oggetto dell’operazione;

— in relazione all’acquisto di n. 60 azioni avvenuta sul mercato secondario, in occasione del quale la Banca ha prestato solo il servizio di negoziazione e non anche quello di consulenza, la stessa, pur non essendo tenuta ad effettuare la valutazione di adeguatezza, vi ha proceduto comunque “al fine di tutelare maggiormente il cliente” ed ha segnalato “l’inadeguatezza dell’operazione per concentrazione[…]”. Una volta effettuata la segnalazione di inadeguatezza “ha valutato anche l’appropriatezza dell’operazione, valutazione che ha dato esito positivo poiché il cliente aveva dichiarato di avere sia conoscenza che esperienza in titoli azionari avendone peraltro già acquistati in precedenza. In sede di reiterazione dell’ordine di acquisto delle 60 Azioni […] rimasto inevaso la Banca valutava nuovamente sussistere l’appropriatezza dell’operazione[…] e dunque non segnalava alcuna incompatibilità dell’acquisto con il profilo del cliente”;

– il rispetto della disciplina in materia di conflitto di interessi, in relazione alla quale l’Intermediario ha espressamente segnalato al cliente, in occasione di entrambe le operazioni, l’esistenza di conflitti d’interesse. A fronte della disclosure fatta dalla Banca il cliente avrebbe comunque dato espresse indicazioni di eseguire gli ordini impartiti.

Il Collegio, in accoglimento del ricorso, dichiara l’Intermediario tenuto a corrispondere al Ricorrente, a titolo di risarcimento danni, la somma di euro 46.221,30, e fissa il termine per l’esecuzione della decisione in trenta giorni dalla ricezione della decisione.

Entro lo stesso termine l’Intermediario comunica all’ACF gli atti realizzati al fine di conformarsi alla decisione, ai sensi dell’art. 16, comma 1, del regolamento adottato dalla Consob con delibera n. 19602 del 4 maggio 2016.

Consulta il testo integrale -> ACF – Decisione 7 luglio 2017, n. 11