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Obbligazioni Cirio: la Banca non deve dar seguito ad ordini impartiti dal cliente qualora gli stessi risultino inadeguatiCassazione Civile – Ordinanza 31 agosto 2017, n. 20617

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Ordini di investimento – Specifici doveri di informazione da parte dell’intermediario – Violazione – Rilevanza

Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato un tema di notevole interesse, quale è quello afferente al contenuto e alla portata degli obblighi informativi ricadenti sull’intermediario in caso di conclusione di contratto quadro e successivo compimento di specifiche operazioni di investimento.

Entrando nel merito della causa, nel dicembre 2004 l’attore evocava in giudizio Deutsche Bank S.p.A. deducendo di essere titolare, presso la medesima, di un conto corrente con annesso conto titoli e di aver acquistato, nell’ottobre del 2000, dietro consiglio del personale della filiale, delle obbligazioni Cirio per un ammontare complessivo di € 250.000,00; rilevava di aver appreso solo a seguito del noto default l’altissimo rischio che comportava l’operazione e il fatto che i titoli risultavano privi di rating; aggiungeva, poi, che la Banca non aveva sollecitato informazioni circa la sua propensione al rischio, né gli aveva prospettato l’inadeguatezza dell’investimento.

Domandava, pertanto, di accertare la nullità o l’annullamento degli acquisti dei titoli, con condanna della convenuta alla restituzione della somma di € 250.000,00 oltre interessi e rivalutazione; in subordine, chiedeva la risoluzione per inadempimento della Banca dei contratti di acquisto dei titoli, con condanna della convenuta al pagamento della somma sopra indicata o di condannare, comunque, la Banca stessa al risarcimento dei danni, nella misura dell’importo predetto, per la violazione dei doveri professionali su di essa incombenti.

Deutsche Bank si costituiva in giudizio e chiedeva il rigetto delle domande attrici, assumendo, tra l’altro, di non essere a conoscenza della situazione economica della società emittente e di non aver violato i doveri informativi, i quali, oltretutto, erano invocati nei confronti di un soggetto dotato di grande esperienza in materia finanziaria.

A seguito dell’esperimento dell’interrogatorio formale dell’attore e della prova testimoniale, il Tribunale di Napoli dichiarava risolti per grave inadempimento i contratti di acquisto dei prodotti finanziari di cui trattasi e condannava la convenuta al pagamento della somma di € 250.000,00, oltre interessi.

La sentenza era impugnata dalla Banca, la quale confermava di aver ignorato la situazione finanziaria della Cirio e ribadiva l’adeguatezza dell’investimento rispetto al profilo di rischio del cliente, che aveva acquistato molti titoli ad alto rendimento, ponendo così in essere operazioni fortemente speculative.

Si costituiva in giudizio l’appellato, che instava per il rigetto del gravame.

La Corte di appello di Napoli, con sentenza del 10 marzo 2013, respingeva l’impugnazione.

Contro tale pronuncia Deutsche Bank ha proposto un ricorso per cassazione affidato a sei motivi. Resiste con controricorso l’attore.

Gli obblighi informativi al cui adempimento è tenuto l’intermediario, sanciti dall’art. 21 TUF e dalla normativa secondaria contenuta negli artt. 28, 29 del Regolamento Consob n. 11522/98, sorgono sia nella fase che precede la stipulazione del contratto quadro (come quello di consegnare il documento informativo sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari e di acquisire le informazioni sull’investitore circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento e la sua propensione al rischio), sia dopo la sua conclusione (è il caso dell’obbligo d’informazione cd. attiva circa la natura, i rischi e le implicazioni della singola operazione, di astenersi dal porre in esecuzione operazioni inadeguate e di quelli che sono correlati alle situazioni di conflitto di interessi).

Tali obblighi informativi sono finalizzati al rispetto della clausola generale che impone all’intermediario il dovere di comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nella cura dell’interesse del cliente, il quale deve essere in grado di compiere scelte consapevoli.

Secondo quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione, la circostanza che l’investitore abbia in precedenza investito in titoli speculativi non esonera l’intermediario finanziario dall’adempiere all’obbligo informativo, ancorché l’investitore rifiuti di fornire informazioni sul proprio profilo di rischio; pertanto, l’intermediario deve essere condannato a restituire all’investitore il valore dei c.d. Cirio bond acquistati e finiti in default, a causa dell’inadempimento dell’obbligo informativo.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Ordinanza 31 agosto 2017, n. 20617