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Centrale Rischi: non è sufficiente il mero inadempimento del cliente debitoreTribunale di Firenze – Sentenza 11 agosto 2017

Segnalazione a sofferenza: insufficienza del mero inadempimento – Consultazione del debitore: necessità – Indagine equiparabile a quella necessaria per la concessione del credito: necessità – Onere della banca di provare l’avvenuta istruttoria: necessità – Pericolo del danno imminente e irreparabile: presunzione – Consapevolezza della sussistenza del vulnus: sufficiente a giustificare il periculum

Si segnala l’interessante sentenza del Tribunale di Firenze, nella persona del Giudice Dott. Niccolò Calvani, in materia di illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia.

Entrando nel merito della causa, con ricorso, ex art. 700 c.p.c., i ricorrenti hanno affermato l’illegittimità della segnalazione in “sofferenza” presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, così come effettuata dalla Banca convenuta nell’agosto 2015 e per l’effetto ha chiesto la revoca della predetta segnalazione, ovvero in subordine la cessazione della stessa.

I ricorrenti hanno riferito che l’odierno giudizio è strumentale a quello di merito, volto a far dichiarare l’illegittimità della segnalazione alla Centrale Rischi ed ottenere, quindi, il risarcimento del danno.

In relazione al fumus, i ricorrenti hanno evidenziato che il socio accomandatario della società, in tale sua veste, è venuto a conoscenza della posizione a sofferenza della stessa, allorquando si è visto rifiutare una domanda di mutuo. Ha, inoltre, appreso che l’importo segnalato ammontava ad € 8.449,00 e che l’intermediario finanziario convenuto non aveva mai fatto richiesta di pagamento, in relazione al credito vantato, del quale, peraltro, era sconosciuta l’origine.

Quanto al periculum, i ricorrenti hanno, infine, sottolineato che a seguito della segnalazione è stato loro precluso l’accesso al credito, atteso che gli altri istituti bancari, con i quali intrattenevano rapporti, hanno bloccato l’operatività dei conti, con imminente ed irreparabile pregiudizio dell’attività di impresa.

Si è costituita la Banca chiedendo il rigetto del ricorso: in via preliminare per carenza di legittimazione attiva in capo alla società, attesa la sua cancellazione dal registro delle imprese; per carenza di interesse ad agire dei ricorrenti, atteso che la società non sarebbe più segnalata a sofferenza in Centrale Rischi; in subordine per mancanza del fumus, avendo la resistente effettuato adeguata istruttoria sullo stato di insolvenza che giustifica la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi, nonché inviato regolare preavviso con lettera raccomandata alla società debitrice; infine, per insussistenza del periculum in mora, atteso il lasso di tempo trascorso dalla segnalazione al deposito del ricorso.

In particolare, parte resistente ha dedotto che il 15.09.2011, la società aveva stipulato un contratto di prestito personale con la Banca per l’acquisto di un veicolo; che nel mese di agosto 2014 la società si era resa inadempiente nel rimborso delle rate, sino al dicembre 2014, allorché era stato effettuato un bonifico di € 1.125,60, a copertura del debito accumulato e, tuttavia, a decorrere dal mese di gennaio 2015, la stessa si era resa nuovamente inadempiente nel rimborso delle rate, cessando poi ogni pagamento.

La Banca ha, inoltre, riferito di aver inviato il 10.06.2015, raccomandata a/r avente ad oggetto la decadenza dal beneficio del termine e messa in mora, con avviso che avrebbe provveduto ad effettuare la segnalazione nella categoria di censimento delle sofferenze presso la Centrale Rischi di Banca d’Italia.

Parte resistente ha, quindi, evidenziato di aver effettuato l’istruttoria necessaria, di aver appreso che la società risultava cancellata dal Registro delle Imprese e di aver provveduto a segnalare il nominativo a sofferenza presso la Centrale Rischi, alla fine di agosto 2015, per un importo di€ 8.449,47.

La Banca convenuta ha, inoltre, sottolineato di aver portato a perdita, nel mese di aprile 2017, il credito vantato nei riguardi della società e che, quindi, la posizione complessiva del cliente presso la Banca si è estinta, con conseguente cessazione della segnalazione presso la Centrale Rischi di Banca d’Italia.

All’udienza del 9.08.2017 il legale di parte ricorrente ha dato atto del fatto che la società è stata cancellata e che dal Registro delle Imprese risulta che la stessa si è trasformata in impresa individuale.

Ciò premesso, lo stesso ha, quindi, insistito nell’accoglimento del ricorso per quanto concerne la posizione dell’amministratore della società cancellata. A sostegno dei fatti di cui al ricorso, il ricorrente ha chiesto ammissione prova per testi.

La resistente ha rilevato che la segnalazione in Centrale Rischi era presente fino all’aprile 2017 e che, successivamente, il rapporto è stato chiuso e, quindi, che la segnalazione è cessata.

Secondo quanto statuito dal Tribunale di Firenze, il giudizio sui presupposti per la segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi deve basarsi sulla valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente ed, a tal fine, può rendersi necessaria anche la consultazione del cliente per ottenere chiarimenti sulla sua esposizione debitoria.

La segnalazione deve, quindi, essere preceduta da un’indagine sul complessivo stato del cliente, che vada ad attingere quelle informazioni che un avveduto operatore del settore raccoglierebbe prima di concedere il credito.

La Banca, deve, pertanto, fare una valutazione sulla ragionevole ed oggettiva opinione che il credito non possa essere soddisfatto in tempi congrui, sulla base di un sospetto qualificato dalla presenza degli elementi sintomatici dell’inadempimento.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Firenze – Sentenza 11 agosto 2017

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