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Informazione adeguata, operazione non adeguata e ordine scritto dell’investitore: responsabilità della Banca intermediariaCassazione Civile – Sezione 31 marzo 2017, n. 8314

Servizi di investimento mobiliare – Obblighi della Banca – Informazione adeguata alla situazione finanziaria del cliente – Necessità – Operazioni non adeguate – Ordine scritto – Necessità – Sottoscrizione di clausola “rischio Paese” – Idoneità a provare l’adempimento degli obblighi informativi – Esclusione

Si torna ad affrontare, in materia di servizi di investimento, la spinosa, ma sempre attuale, questione della responsabilità della Banca intermediaria nel caso in cui non venga fornita all’investitore una informazione adeguata in concreto, tale da soddisfare le esigenze del singolo rapporto in relazione alle caratteristiche personali ed alla situazione finanziaria del cliente, potendo dar corso ad un’operazione non adeguata solo a seguito di ordine scritto dell’investitore.

Entrando nel merito della causa, le attrici, eredi dell’investitore, convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Terni, la Banca Unicredit S.p.A. e – sulla premessa che sia l’investitore che la figlia erano stati indotti da funzionari dell’Istituto di credito all’acquisto, in diversi periodi, di bond argentini e di titoli della Provincia di Buenos Aires, subendo gravi perdite economiche a causa del default dell’Argentina verificatosi nel 2001 – chiesero che la convenuta fosse condannata al risarcimento dei relativi danni, previa declaratoria di nullità, annullamento o risoluzione del contratto di investimento.

Si costituì in giudizio la Banca, ponendo alcune eccezioni preliminari e chiedendo, nel merito, il rigetto della domanda.

Il Tribunale accolse la domanda e condannò la Banca al pagamento, in favore delle attrici, della somma di euro 55.557,64, con il carico delle spese di lite.

La pronuncia è stata impugnata da Unicredit e la Corte d’Appello di Perugia, con sentenza dell’8 aprile 2014, in riforma della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda delle originarie attrici, condannandole alla restituzione delle somme percepite in forza della sentenza del Tribunale ed ha compensato le spese del doppio grado di giudizio.

Ha osservato la Corte territoriale che la clausola rischio Paese, apposta solamente sugli ultimi ordini di acquisto sottoscritti dalle attrici, pur nella sua estrema sinteticità, lasciava intendere che la Banca aveva provveduto ad illustrare al cliente il rischio rappresentato dall’acquisto dei titoli argentini.

L’alto tasso di interesse di quei titoli, del resto, era tale da mettere sull’avviso “anche il più sconsiderato investitore”.

L’Agenzia Moody’s aveva evidenziato il carattere crescente del rischio di quell’investimento, ma il compito della Banca non poteva essere quello di prevedere il rischio di default dell’Argentina, quanto piuttosto quello di avvertire della rischiosità dell’investimento, compito rispettato tramite l’apposizione della clausola rischio Paese sopra citata.

Contro la sentenza della Corte d’Appello di Perugia propongono ricorso le attrici con unico atto affidato ad un motivo.

Resiste Unicredit S.p.A. con controricorso.

La Suprema Corte di Cassazione ha statuito che la semplice clausola “rischio Paese”, per di più apposta solamente sugli ultimi ordini di acquisto, non può essere idonea a provare l’adempimento degli obblighi informativi.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sezione 31 marzo 2017, n. 8314