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Mutuo in valuta estera: la Corte UE si pronuncia in merito al livello d’informazione che deve essere fornito dalla BancaCorte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 20 settembre 2017 – “Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Articolo 3, paragrafo 1, e articolo 4, paragrafo 2 – Valutazione del carattere abusivo delle clausole contrattuali – Contratto di credito concluso in una valuta estera – Rischio di cambio interamente a carico del consumatore – Significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti derivanti dal contratto – Momento in cui lo squilibrio deve essere valutato – Portata della nozione di clausole “formulate in modo chiaro e comprensibile” – Livello d’informazione che deve essere fornito dalla Banca”

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stata chiamata in causa a dirimere una controversia in merito ad un mutuo in valuta estera concesso da una Banca ai propri clienti/consumatori.

Entrando nel merito, la domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 3, paragrafo 1, e 4, paragrafo 2, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori.

Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, la Sig.ra Ruxandra Paula Andriciuc e altre 68 persone e, dall’altro, la Banca Românească SA, in merito al carattere asseritamente abusivo di clausole inserite in contratti di credito che prevedono, in particolare, il rimborso dei crediti nella stessa valuta estera nella quale sono stati concessi.

Più nel dettaglio, negli anni 2007 e 2008, la sig.ra Ruxandra Paula Andriciuc e altre persone, che percepivano all’epoca i loro redditi in lei rumeni (RON), hanno sottoscritto con la Banca Românească mutui espressi in franchi svizzeri (CHF) al fine di acquistare beni immobili, rifinanziare altri crediti o soddisfare esigenze personali.

In forza dei contratti di mutuo conclusi tra le parti, i mutuatari si impegnavano a rimborsare le rate mensili dei crediti in CHF e accettavano di assumersi il rischio connesso alle eventuali fluttuazioni del tasso di cambio del RON rispetto al CHF.

Successivamente, il tasso di cambio in questione è variato considerevolmente a danno dei mutuatari. Questi ultimi hanno adito i giudici rumeni per far dichiarare che la clausola, in base alla quale il credito deve essere rimborsato in CHF senza tener conto dell’eventuale perdita che i mutuatari possono subire a causa del rischio di tasso di cambio, costituisce una clausola contrattuale abusiva non vincolante per gli stessi, conformemente a quanto prevede una Direttiva dell’Unione.

I mutuatari affermano, in particolare, che, al momento della sottoscrizione dei contratti, la Banca ha presentato il suo prodotto in modo distorto mettendo in rilievo unicamente i benefici che i mutuatari avrebbero potuto trarne, senza indicarne i potenziali rischi, nonché la probabilità di una loro realizzazione.

Secondo i mutuatari, la clausola controversa, alla luce di tale prassi della Banca, deve essere considerata abusiva.

In tale contesto, la Curtea de Apel Oradea (Corte d’appello di Oradea, Romania) interroga la Corte di Giustizia in merito alla portata dell’obbligo delle banche di informare i clienti circa il rischio di tasso di cambio connesso ai mutui espressi in valuta estera.

Secondo quanto statuito dalla Corte:

1) l’articolo 4, paragrafo 2, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che la nozione di “oggetto principale del contratto”, ai sensi di tale disposizione, comprende una clausola contrattuale, come quella oggetto del procedimento principale, inserita in un contratto di mutuo espresso in una valuta estera, che non è stata oggetto di un negoziato individuale e in forza della quale il prestito deve essere restituito nella stessa valuta estera nella quale è stato contratto, poiché tale clausola fissa una prestazione essenziale che caratterizza tale contratto. Di conseguenza, tale clausola non può essere ritenuta abusiva, a condizione che sia stata formulata in modo chiaro e comprensibile;

2) l’articolo 4, paragrafo 2, della Direttiva 93/13/CEE deve essere interpretato nel senso che il requisito secondo cui una clausola contrattuale deve essere formulata in modo chiaro e comprensibile presuppone che, nel caso dei contratti di credito, gli istituti finanziari debbano fornire ai mutuatari informazioni sufficienti a consentire a questi ultimi di assumere le proprie decisioni con prudenza e in piena cognizione di causa. A tal proposito, tale requisito implica che una clausola, in base alla quale il prestito deve essere rimborsato nella medesima valuta estera nella quale è stato contratto, sia compresa dal consumatore non solo sul piano formale e grammaticale, ma altresì in relazione alla sua portata concreta, nel senso che un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, possa non solo essere a conoscenza della possibilità di apprezzamento o deprezzamento della valuta estera nella quale il prestito è stato contratto, ma anche valutare le conseguenze economiche, potenzialmente significative, di una tale clausola sui suoi obblighi finanziari. Spetta al giudice nazionale procedere alle verifiche necessarie al riguardo;

3) l’articolo 3, paragrafo 1, della Direttiva 93/13/CEE deve essere interpretato nel senso che la valutazione del carattere abusivo di una clausola contrattuale deve essere effettuata con riferimento al momento della conclusione del contratto in questione, tenendo conto dell’insieme delle circostanze di cui il professionista poteva essere a conoscenza in tale momento e che erano idonee a incidere sull’ulteriore esecuzione di detto contratto. Spetta al giudice del rinvio valutare, alla luce di tutte le circostanze della controversia oggetto del procedimento principale e tenendo conto in particolare delle competenze e delle conoscenze del professionista, nel caso di specie la Banca, riguardo alle possibili variazioni dei tassi di cambio e ai rischi inerenti alla sottoscrizione di un mutuo in valuta estera, la sussistenza di un eventuale squilibrio ai sensi di tale disposizione.

Consulta il testo integrale -> Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 20 settembre 2017

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