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Abusi di mercato e definizione di mercati degli strumenti finanziari: interessante pronuncia dell’Avvocato Generale della Corte UEAvvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Conclusioni 12 settembre 2017

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Direttiva 2003/6/CE – Condotte di manipolazione del mercato – Normativa nazionale che prevede una sanzione amministrativa e una sanzione penale per gli stessi fatti – Violazione del principio del ne bis in idem

L’Avvocato generale della Corte di Giustizia UE, M. Campos Sánchez-Bordona, è stato chiamato in causa per pronunciarsi sull’applicazione del principio del “ne bis in idem” in caso di normative nazionali che consentano di cumulare sanzioni amministrative e penali, con particolare riguardo, nel caso in commento, al settore degli abusi di mercato.

Dal punto di vista normativo, l’armonizzazione delle sanzioni amministrative in questo ambito è stata realizzata dalla Direttiva 2003/6/CE, in seguito abrogata dal Regolamento (UE) n. 596/2014.

Quest’ultimo ha armonizzato integralmente il regime sanzionatorio amministrativo, in concomitanza con la Direttiva 2014/57/UE che ha, altresì, armonizzato, seppure solo parzialmente, le sanzioni penali applicabili dagli Stati membri a tali condotte.

Entrando nel merito della controversia, il 9 settembre 2007 la Consob aveva irrogato una sanzione amministrativa di oltre 10 milioni di euro nei confronti di Stefano Ricucci e di altre due società da lui amministrate per la fattispecie di manipolazione del mercato, ai sensi degli articoli 187-ter, terzo comma, lettera c), e 187-quinquies, primo comma, lettera a), del TUF. Tale sanzione veniva poi ridotta dalla Corte di Appello a 5 milioni di euro. Per gli stessi fatti, Stefano Ricucci veniva sottoposto a procedimento penale ed era destinatario di una sentenza di patteggiamento.

Giunti davanti alla Cassazione, veniva dapprima sollevata questione di legittimità costituzionale (ritenuta inammissibile) e, successivamente, veniva disposto un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE sulle seguenti questioni:

“1) se la previsione dell’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, interpretato alla luce dell’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, della relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della normativa nazionale, osti alla possibilità di celebrare un procedimento amministrativo avente ad oggetto un fatto (condotta illecita di manipolazione del mercato) per cui il medesimo soggetto abbia riportato condanna penale irrevocabile;

2) se il giudice nazionale possa applicare direttamente i principi unionali in relazione al principio del “ne bis in idem”, in base all’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, interpretato alla luce dell’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, della relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della normativa nazionale”.

In conclusione, l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea, ha statuito che:

“L’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea:

1) non consente la doppia repressione, amministrativa e penale, della medesima condotta illecita di abuso di mercato, quando la sanzione amministrativa che, ai sensi della normativa nazionale, ne consegue presenti sostanzialmente natura penale ed è prevista la ripetizione dei procedimenti contro la medesima persona e per fatti identici, senza elaborare un meccanismo processuale che eviti tale duplicità.

2) Può essere fatto valere direttamente da un singolo dinanzi a un organo giurisdizionale nazionale, che è tenuto a garantire la piena efficacia del diritto al ne bis in idem, disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale”.

Consulta il testo integrale -> Avvocato Generale UE – Conclusioni 12 settembre 2017

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