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Risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento: individuate le classi di accordi da tutelare nelle cessioni parziali di beniRegolamento delegato della Commissione 7 febbraio 2017, n. 867 – Sulle classi di accordi da tutelare nelle cessioni parziali di beni a norma dell’articolo 76 della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dello scorso 20 maggio, è stato pubblicato il Regolamento delegato in commento, sulle classi di accordi da tutelare nelle cessioni parziali di beni, ai sensi dell’articolo 76 della Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (BRRD) che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento.

La Direttiva 2014/59/UE impone agli Stati membri di provvedere alla tutela di determinate classi di accordi nelle cessioni parziali di attività, diritti e passività dell’ente posto in risoluzione.

La stessa tutela è necessaria quando l’Autorità di risoluzione impone modifiche delle clausole di un contratto di cui è parte l’ente posto in risoluzione. La tutela è volta a impedire che all’atto della cessione parziale o della modifica contrattuale siano separati attività, diritti e passività che sono collegati tra loro in virtù di detti accordi.

Per ottenere una corretta applicazione della tutela è necessario individuare con esattezza i tipi di accordi che rientrano in ciascuna delle classi previste dalla Direttiva 2014/59/UE.

Il metodo più adatto a tal fine è stabilire norme e definizioni particolareggiate che vadano ad aggiungersi a quelle previste dalla Direttiva 2014/59/UE. Questa soluzione è preferibile alla stesura di un elenco degli specifici accordi ammessi dalle diverse normative nazionali degli Stati membri, perché un siffatto elenco sarebbe di difficile compilazione e dovrebbe essere aggiornato continuamente.

Il Regolamento in commento dovrebbe precisare e, ove necessario, circoscrivere l’ambito d’applicazione delle diverse forme di tutela previste dalla Direttiva 2014/59/UE per ciascuna classe di accordi.

Il livello di dettaglio che accompagna le diverse classi di accordi previste all’articolo 76, paragrafo 2, della Direttiva 2014/59/UE è variabile: in alcuni casi la classe è precisata con esattezza, in altri è indicata in termini più vaghi. Inoltre, alcune classi fanno riferimento a un unico tipo di rapporto e responsabilità contrattuali o a una loro serie limitata, mentre altre comprendono un numero maggiore e una gamma aperta di responsabilità, operazioni e rapporti contrattuali. Questa seconda tipologia di classi è potenzialmente in grado di racchiudere tutti i rapporti giuridici e contrattuali fra l’ente e una o più delle sue controparti: se le classi di accordi che comprende dovessero essere tutelate integralmente, l’Autorità di risoluzione potrebbe incontrare difficoltà ad effettuare una cessione parziale o addirittura trovarsene impossibilitata. È pertanto, opportuno evitare un eccesso di tutela che in potenza possa estendersi alla totalità delle attività, diritti e passività tra l’ente e le sue controparti.

Nella Direttiva 2014/59/UE alcune classi di accordi protetti sono definite in termini più generici. È opportuno precisarle ulteriormente per definirne con maggiore certezza l’ambito d’applicazione, soprattutto riguardo agli accordi di garanzia, agli accordi di compensazione, agli accordi di netting e ai contratti di finanza strutturata.

Il Regolamento delegato in commento non dovrebbe impedire alle Autorità di risoluzione di precisare ulteriormente, nelle cessioni parziali, questo tipo di accordi di compensazione e di netting da tutelare, in singole cessioni parziali, quando le vigenti norme prudenziali li riconoscono a fini di attenuazione del rischio e la tutela, in particolare quella attuata tramite l’impossibilità di separazione, è un requisito per il riconoscimento in tal senso.

L’Autorità di risoluzione dovrebbe poter decidere in merito a detta tutela estesa in singoli casi di risoluzione.

Le controparti dell’ente possono convenire un accordo di compensazione onnicomprensivo che contempli, complessivamente e singolarmente, i diritti e le passività tra le parti, per cui effetto queste passività sarebbero tutelate dall’eventualità di essere separate le une dalle altre.

La cessione parziale risulterebbe, quindi, ingestibile nei confronti della controparte interessata, così come risulterebbe compromessa in generale l’applicabilità stessa dello strumento, perché l’Autorità di risoluzione potrebbe persino ritrovarsi a non riuscire a distinguere tra le passività comprese in tali accordi e le altre.

È pertanto, opportuno precisare che non costituiscono accordi protetti gli accordi di netting e di compensazione onnicomprensivi che contemplano, complessivamente e singolarmente, le attività, i diritti e le passività tra le parti.

L’articolo 80 della Direttiva 2014/59/UE implica che l’eventuale restrizione dell’ambito di applicazione delle definizioni di accordi protetti a norma dell’articolo 76, paragrafo 2, della stessa Direttiva non incida sul funzionamento dei sistemi di negoziazione, compensazione e regolamento che rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 2, lettera a), della Direttiva 98/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.

L’Autorità di risoluzione dovrebbe essere, quindi, tenuta a tutelare tutti i tipi di accordi previsti all’articolo 76, paragrafo 2, della Direttiva 2014/59/UE che sono collegati all’attività della controparte in quanto controparte centrale (CCP), compresa, ma non solo, l’attività contemplata dal fondo di garanzia in caso di inadempimento previsto all’articolo 42 del Regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio.

Le considerazioni esposte valgono anche per le attività, i diritti e le passività inerenti ai sistemi di pagamento o di regolamento titoli. Per motivi di coerenza, se tutelati in caso di insolvenza gli accordi di netting rientranti nell’ambito d’applicazione della Direttiva 98/26/CE dovrebbero essere tutelati anche a norma dell’articolo 76 della Direttiva 2014/59/UE.

È opportuno estendere tuttavia l’ambito della tutela ai sensi dell’articolo 76, paragrafo 2, di detta Direttiva a tutti gli accordi con sistemi di pagamento o di regolamento titoli e, nel caso, collegati alla loro attività.

In generale, la necessità di specificare l’ambito di applicazione dell’accordo per il quale valgono in alcuni casi le garanzie previste all’articolo 76, paragrafo 2, della Direttiva 2014/59/UE non dovrebbe impedire all’Autorità di risoluzione di tutelare le classi di accordi che possono essere ricondotte a una delle categorie di detto articolo e che nella procedura d’insolvenza sono tutelate dalla separazione delle attività, dei diritti e delle passività che rientrano in tali accordi a norma del rispettivo diritto fallimentare nazionale, compreso il recepimento a livello nazionale della Direttiva 2001/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.

Il caso si verificherebbe se il creditore mantenesse i diritti derivanti dall’accordo a meno che l’intera operazione fosse stata annullata in applicazione del diritto fallimentare nazionale. Questo si applica, in particolare, agli accordi di garanzia, agli accordi di compensazione e agli accordi di netting tutelati in applicazione del diritto fallimentare nazionale.

Il Regolamento in commento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Consulta il testo integrale ->  Regolamento UE 7 febbraio 2017, n. 867