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Obbligazioni Argentina: inadeguatezza dell'operazione e rifiuto di fornire informazioni da parte dell’investitoreCassazione Civile – Sentenza 3 febbraio 2017, n. 2949

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, è tornata ad affrontare una causa avente ad oggetto un investimento in obbligazioni Argentina e conseguente richiesta di risarcimento del danno derivante da responsabilità contrattuale, soffermandosi, nello specifico, sulla ripartizione dell’onere della prova tra intermediario ed investitore.

Entrando nel merito della causa, con sentenza depositata il 31 ottobre 2011, la Corte d’Appello di Perugia, in riforma della decisione di primo grado, ha respinto la domanda di risoluzione dell’ordine impartito dall’investitore alla Cassa di Risparmio di Orvieto S.p.A., avente ad oggetto l’acquisto di obbligazioni Argentina, confermando la condanna della Cassa al rimborso della somma investita, previa restituzione dei titoli oggetto dell’ordine.

La Corte territoriale ha ritenuto:

– che la violazione degli obblighi che gravano sull’intermediario nell’esecuzione del contratto quadro non comporta la risoluzione dei singoli negozi attraverso i quali viene ad esso data attuazione, ma, salva l’eventualità della risoluzione dello stesso contratto di intermediazione, l’obbligo di risarcire il danno arrecato;

– che la conclusione del Tribunale. secondo il quale la Banca aveva omesso di informare – sia pure verbalmente – l’investitore degli specifici rischi che connotavano il titolo oggetto dell’ordine non era stata contrastata dalla Banca appellante;

– che l’obbligo di informazione in relazione allo specifico ordine non era surrogato dall’informativa sui rischi connessi agli investimenti in prodotti finanziari;

– che la restituzione della somma investita e delle obbligazioni Argentina, realizzata dalle parti in spontanea esecuzione della sentenza di primo grado, poteva essere qualificata come risarcimento in forma specifica del danno subito dall’investitore.

Avverso tale sentenza, la Cassa di Risparmio di Orvieto propose ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

Secondo quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione, nel giudizio in cui l’investitore lamenti un danno causato dalla violazione dei doveri d’informazione e di corretta esecuzione delle operazioni posti a carico dei prestatori di servizi d’investimento, l’onere della prova in capo all’intermediario riguarda solo l’aver rispettato i dettami di legge e l’aver agito con la specifica diligenza richiesta dall’art. 23, comma 6, TUF.

In conclusione, il disposto normativo che attribuisce ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta, concerne unicamente l’onere della prova della diligenza adoperata nel fornire la propria prestazione, ma non incide sugli altri elementi costitutivi della pretesa risarcitoria.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 3 febbraio 2017, n. 2949

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