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Servizi di investimento e risarcimento danni: rifiuto del cliente di fornire informazioni sul suo profilo di rischio ed elementi di prova dell’adeguatezzaTribunale di Roma – Sentenza 3 marzo 2017

Intermediazione finanziaria – Rifiuto del cliente di fornire informazioni sul profilo di rischio – Elementi di prova dell’adeguatezza.

Intermediazione finanziaria – Inversione dell’onere della prova ai sensi dell’art. 23 TUF – Limiti dell’inversione dell’onere della prova ed oneri probatori a carico dell’investitore

Con l’interessante e corposa sentenza in commento, il Tribunale di Roma, Terza Sezione Civile, in persona del Dott. Francesco Remo Scerrato, in funzione di Giudice unico, si è pronunciato sulla delicata e molto controversa questione del risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento dei servizi di investimento, con particolare riferimento alla valutazione dell’adeguatezza dell’operazione nel caso in cui quest’ultimo non abbia fornito informazioni sul suo profilo di rischio.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione, ritualmente notificato alla convenuta Credit Suisse (ltaly) S.p.A. ed ad un suo promotore finanziario, l’attrice allegava:

– che, a far data dal 2004 e sino al novembre 2009, aveva conferito alla Banca convenuta mandato perché procedesse in suo conto ad investimenti finanziari, procedendo all’investimento della complessiva somma di 200.000,00 euro, perché fosse investita in prodotti finanziari, adatti al suo profilo di rischio e previa specifica approvazione, come per legge;

– che, pertanto, aveva aperto un apposito conto corrente e proceduto alla sottoscrizione di un contratto di investimento ordinario e di un contratto di sottoscrizione fondi italiani;

– che la sua posizione era gestita da un suo dipendente e/o collaboratore della Banca convenuta che, per conto di essa attrice, procedeva agli investimenti;

– che in data 23.11.2009 aveva scoperto una rilevante minusvalenza di 164.000,00 euro rispetto al capitale iniziale investito;

– che, infatti, dell’originaria somma di 200.000,00 euro, depositata dal 2004, residuava una somma di circa 36.000,00 euro;

– che, incredula di fronte a detta inaspettata situazione finanziaria venutasi a determinare, aveva richiesto alla Banca l’invio della documentazione relativa alle operazioni eseguite per suo conto;

– che la Banca, solo alla fine del 2010, le aveva inviato unicamente parte della documentazione relativa ai rapporti intercorsi, ma già da quanto inviatole era emerso che molti degli ordini di acquisto fossero privi di sottoscrizione o recassero addirittura firma apocrifa;

– che aveva sporto denuncia querela nei confronti del convenuto promotore;

– che in ogni caso la sua contestazione riguardava non solo la firma apocrifa o l’assenza stessa delle sottoscrizioni sugli ordini di acquisto, ma anche la non corretta e diligente attività posta in essere dal promotore e dall’intermediario, in violazione degli artt. 21 e 23 TUF e del Regolamento Consob n. 11522/98, in tema di obblighi di informazione attiva e passiva e di adeguatezza delle operazioni nell’interesse dei clienti;

– che in particolare il promotore finanziario aveva proceduto all’acquisto di prodotti finanziari, anche ad alto rischio, come tali non riconducibili al profilo di rischio di essa attrice, ed, inoltre, in generale all’acquisto di prodotti finanziari senza il preventivo assenso scritto di essa attrice, tanto che, come detto, su molti ordini di acquisto la sottoscrizione risultava apocrifa;

– che di tale condotta rispondeva in via solidale, anche per responsabilità oggettiva, la Banca convenuta;

– che la rilevante perdita subita per quasi 164.000,00 euro per minusvalenze nel periodo 2004-2009 sul totale conferito di 200.000,00 euro non poteva che confermare la cattiva gestione degli investimenti in termini di imperizia e di grave negligenza da parte dei convenuti.

Tanto premesso, l’attrice rassegnava le seguenti conclusioni: “Voglia l’Ill.mo Tribunale adito accogliere le conclusioni già dispiegate in atto di citazione, e, per l’effetto, voglia il Tribunale adito così provvedere:

In via principale, previo accertamento e dichiarazione della nullità e/o annullabilità e/o risoluzione dei contratti di ordine ed acquisto dei titoli effettuati per conto dell’attrice, per i motivi sopra esposti, condannare il promotore finanziario e la Credit Suisse (Italia) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, quest’ultima anche in via solidale e/o oggettiva con il promotore finanziario, alla restituzione della somma di euro 163.618,97, pari alla minusvalenza subita sull’intero periodo del rapporto dal 2004 al 2009, e, comunque, su ogni rapporto riferibile all’attrice, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al saldo, ovvero dalla domanda.

In via subordinata voglia accertare e dichiarare l’inadempimento degli obblighi scaturenti dal contratto-mandato con Credit Suisse (ltaly) S.p.A. e/o dai rapporti, comunque, riferibili all’attrice, per come derivabili dal TUF e dal Regolamento Consob n. 11522/98 e successive variazioni, nonché da ogni altra disposizione prevista in materia di correttezza, diligenza e professionalità a tutela degli investitori, da parte del promotore finanziario e/o della Credit Suisse (Ilaly) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, per quest’ultima anche in via solidale e/o oggettiva con il dello promotore; accertare la responsabilità del promotore finanziario e/o della Credit Suisse (Italy) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, per quest’ultima anche in via solidale e/o oggettiva con il detto promotore finanziario in ordine alle lamentate irregolarità e lesioni, dei diritti patrimoniali subiti dall’attrice e, comunque, per tutti i danni a qualsiasi titolo inferti, dal promotore finanziario e/o dalla Credit Suisse (Italy) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, anche in via solidale e/o oggettiva con il promotore finanziario e, per l’effetto, voglia condannare il promotore in via solidale e/o oggettiva con la Credit Suisse (Italia) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, al pagamento di tutti i danni subiti dall’attrice per gli investimenti finanziari afferenti il c/c aperto su Credit Suisse (Italy) S.p.A., nel periodo dal 2004 al 2009, e, comunque, ad essa riferibili, attraverso il pagamento della somma di euro 163.618,97 euro, oltre rivalutazione ed interessi dal dovuto al saldo effettivo o dalla domanda, ovvero al pagamento di quella somma maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia e/o equità. Voglia, comunque, ed in ogni caso, condannare il promotore finanziario, in via solidale e/o oggettiva con la Credit Suisse (Italia) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, al pagamento del mancato rendimento delle operazioni finanziarie di cui sopra, da determinarsi a mezzo di consulenza tecnica, oltre agli interessi ed alla rivalutazione monetaria. Voglia condannare il promotore finanziario in via solidale e oggettiva con la Credit Suisse (Italia) S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, al pagamento in favore dell’attrice della somma di euro 50.000,00 a titolo di risarcimento del danno morale e/o di relazione, subito a seguito della ingiustificata e gravosa perdita economica che, di fatto, ha limitato il potere di acquisto della medesima attrice, peggiorando il di lei tenore di vita.

Con vittoria di spese, competenze ed onorari”.

Si costituiva in giudizio la convenuta Credit Suisse (Italy) S.p.A., che rassegnava le seguenti conclusioni: “Voglia il Tribunale adito:

In via principale:

1. respingere in ogni caso tutte le domande nei confronti di Credit Suisse (Italy) S.p.A..

In via subordinata:

2. nella denegata ipotesi in cui fosse accertata la fondatezza anche di una sola delle doglianze dell’attrice, accertare e dichiarare la sussistenza di concorso di colpa del promotore finanziario ed, in via subordinata, fortemente limitare la pretesa responsabilità di Credit Suisse (Italy) S.p.A.;

3. in ogni caso di denegata ipotesi di accertamento della fondatezza anche di una sola delle doglianze dell’attrice, condannare il promotore finanziario a manlevare e tenere indenne Credit Suisse (ltaly) S.p.A. di ogni somma che dovesse essere condannata a corrispondere all’attrice e, conseguentemente, condannare il promotore finanziario alla corresponsione diretta di dette somme all’attrice ed, in via subordinata, condannare il promotore finanziario a rimborsare a Credit Suisse (ltaly) S.p.A. ogni somma che fosse condannata a corrispondere all’attrice;

4. in ogni caso ridurre la pretesa risarcitoria alla somma di 157.938,18 euro e limitare i pretesi interessi con decorrenza dalla domanda;

5. con vittoria di spese di lite”.

Si costituiva in giudizio anche il convenuto promotore finanziario, il quale instava per l’accoglimento delle seguenti conclusioni: “Piaccia al Tribunale Civile di Roma, disattesa ogni contraria istanza, dichiarare la nullità dell’atto di citazione e respingere, comunque, ogni domanda proposta nei propri confronti sia dall’attrice che da Credit Suisse (ltaly) S.p.A., in quanto infondata in fatto ed in diritto o per ogni altra normativa applicabile. In subordine dichiarare prescritti eventuali e contestati diritti che trovino il loro titolo in fatti accaduti prima del quinquennio antecedente la data di notifica dell’atto di citazione introduttivo del presente giudizio. In ogni caso con vittoria di spese, competenze ed onorari di causa, oltre al rimborso forfettario delle spese di causa al 15%, cap ed IVA come per legge, da distrarsi in favore dei sottoscritti difensori che si dichiarano antistatari”.

All’udienza di prima comparizione del 23.12.2014, così posticipata per effetto della chiamata connessa alla svolta domanda incrociata, il procuratore di parte attrice operava disconoscimenti di conformità rispetto agli originali di alcuni documenti, nonché disconoscimenti quanto alla scrittura ivi riportata, il tutto come meglio indicato a verbale di udienza, ove risultano riportate anche le difese delle altre parti.

La causa era istruita documentalmente e con ammissione di CTU grafologica, essendo stata ritenuta superflua ogni ulteriore attività istruttoria, ed all’udienza del 18.07.2016 veniva trattenuta in decisione con assegnazione dei termini di legge per il deposito di comparse conclusionali (60 giorni) e di eventuali repliche (ulteriori 20 giorni): i termini ex artt. 190 e 281-quinquies c.p.c., il cui decorso era sospeso durante il periodo feriale, sono scaduti il 7.11.20l6.

Secondo quanto statuito dal Tribunale di Roma, nel caso in cui l’investitore abbia dichiarato nel 2004 (vigente il Regolamento Consob n. 11522/98) di non volere rilasciare informazioni inerenti al proprio profilo di rischio, le informazioni da questo successivamente rese nel 2008, ai sensi e per gli effetti dell’art. 39 del Regolamento Consob n. 16190/2007, possono fornire elementi induttivi da cui, in mancanza di contrarie allegazioni nel giudizio da parte dell’investitore, dedurre le situazioni soggettive o oggettive precedenti alla dichiarazione in base alle quali l’intermediario ha valutato l’adeguatezza.

Inoltre, l’art. 23, 6° comma, TUF prevede un’inversione dell’onere della prova, limitatamente appunto ai giudizi di risarcimento dei danni, ponendo a carico dell’intermediario l’onere di dimostrare di aver agito con la specifica diligenza richiesta, mentre ogni altro elemento fattuale, posto dall’investitore a sostegno della domanda risarcitoria, deve essere da costui provato, in base a conferente allegazione, secondo le disposizioni comuni.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Roma – Sentenza 3 marzo 2017

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