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Conto corrente bancario, anatocismo ed usura: l'obbligo di rendiconto si attua attraverso l'invio periodico degli estratti contoCassazione Civile – Sentenza 20 gennaio 2017, n. 1584

In materia di anatocismo ed usura, con la recentissima e molto interessante sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione, ha statuito che, in caso di controversie intercorse con i correntisti, la Banca ha l’onere di produrre gli estratti conto a partire dall’apertura del conto corrente bancario.

Pertanto, la Banca non può sottrarsi all’assolvimento di tale onere, invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, in quanto non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile, con quello di prova del proprio credito.

Tale principio vale, soprattutto nel caso in cui la controversia ha per oggetto l’addebito di interessi anatocistici ed ultralegali non dovuti.

Entrando nel merito della causa, in data 23 marzo 1993 il Tribunale di Venezia pronunciava decreto d’ingiunzione per l’importo complessivo di 629.016.183: importo che costituiva il saldo negativo di un rapporto di conto corrente e di tre rapporti di finanziamento a rimborso rateale.

Il decreto era opposto dalle eredi del deceduto titolare dei predetti rapporti di conto corrente e di finanziamento.

Deducevano le opponenti che la Banca non aveva mai ottemperato all’obbligo di rendiconto, né aveva tenuto conto dei pagamenti in acconto da esse eseguite a mezzo di assegni circolari e di cambiali; sostenevano, altresì, che non era possibile che il credito azionato fosse lievitato fino all’importo ingiunto, tenuto conto che in data 28 febbraio 1991 era stato loro comunicato che il saldo contabile afferente i nominati rapporti ammontava a 242.783.439.

La Banca resisteva all’opposizione.

Con successiva citazione, notificata il 4 marzo 1998, le menzionate ingiunte evocavano in giudizio la Banca chiedendo:

– che la convenuta fosse dichiarata inadempiente all’obbligo di consegnare ad esse, quali eredi, la documentazione relativa ai rapporti e alle operazioni intrattenute dalla Banca con il loro dante causa;

– che fosse determinato l’esatto ammontare del credito della Banca, tenendo conto delle eccezioni relative all’illegittima antergazione e postergazione delle valute, all’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi, all’addebito di interessi ultralegali per il periodo antecedente alla stipula dei contratti intercorsa nel 1990, all’applicazione di interessi commisurati alle oscillazioni del tasso ufficiale di sconto, alla mancata detrazione dal saldo dei versamenti operati, dell’illegittimo addebito sul conto corrente della somma di 102.209.912 e alla mancata decurtazione dei saldi di alcuni conti ulteriori.

Anche in questo secondo giudizio resisteva la Banca.

Il Tribunale di Venezia revocava il decreto ingiuntivo opposto, dichiarava le attrici carenti di interesse rispetto alla domanda avente ad oggetto l’accertamento dell’inadempimento della Banca all’obbligo di rendiconto e condannava le opponenti al pagamento dell’importo complessivo di € 289.129,47, comprensivo di interessi. Contro detta sentenza proponevano appello le eredi.

Resisteva al gravame la Banca, la quale proponeva appello incidentale.

Con sentenza pubblicata in data 15 febbraio 2012 la Corte di Appello di Venezia riformava la sentenza gravata e condannava le appellanti al pagamento dell’importo di € 279.455,75, comprensivo degli interessi al 17 marzo 1993, oltre interessi legali da tale data al saldo.

Con un ricorso basato su otto motivi le eredi hanno impugnato per cassazione la suddetta pronuncia.

Resiste la Banca che, a sua volta, ha spiegato un ricorso incidentale fondato su tre motivi.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, appare evidente l’inadempimento della Banca all’obbligo di rendicontare il cliente, ove non consti che la stessa abbia trasmesso a quest’ultimo tutti gli estratti volti a documentare le movimentazioni del conto.

La Corte di Appello ha, dunque, commesso un errore, in quanto avrebbe dovuto tenere in considerazione il fatto che la produzione di estratti conto non fosse completa. Pertanto, non avrebbe dovuto mantenere fermo il saldo debitore risultante dal primo degli estratti prodotti, dal momento che in esso confluivano interessi non spettanti.

In estrema sintesi, la Suprema Corte di Cassazione ha sancito i seguenti principi di diritto:

“- nel contratto di conto corrente bancario, che è caratterizzato dall’esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente e che, come tale, ha ad oggetto una prestazione che si inquadra in quella tipica del contratto del mandato a cui possono aggiungersene altre – l’obbligo di rendiconto si attua attraverso l’invio periodico degli estratti conto, sicché la Banca è inadempiente rispetto a tale obbligo ove non provi di avervi provveduto;

– nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi anatocistici a carico del correntista, la Banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto; né essa Banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito”.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 20 gennaio 2017, n. 1584

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