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Obbligazioni Cirio: la Banca non deve dar seguito ad ordini impartiti dal cliente qualora gli stessi risultino inadeguatiCassazione Civile – Sentenza 9 agosto 2016, n. 16828

In materia di obbligazioni Cirio, si segnala l’interessante sentenza in commento, con la quale la Suprema Corte di Cassazione ha sancito due importanti principi in materia di operazioni di investimento.

Nello specifico:

l’intermediario deve astenersi dal dar seguito ad ordini impartiti dal cliente qualora gli stessi risultino eccessivamente rischiosi o, comunque, inadeguati. Piuttosto sussiste, per l’intermediario, una giusta causa di recesso ai sensi dell’art. 1722 c.c.;

la sottoscrizione del modulo di investimento predisposto dall’intermediario e sottoscritto dall’investitore non ha valore confessorio.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato il 26 ottobre 2005, l’attrice conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Lecco, la Deutsche Bank S.p.A., chiedendo di dichiarare la nullità o pronunciare l’annullamento o la risoluzione del contratto di investimento in obbligazioni Cirio Holding Luxembourg, stipulato con l’Istituto di credito in data 14 agosto 2001 per l’importo di euro 27.265,37, con condanna della convenuta alla restituzione delle somme versate ed al risarcimento dei danni subiti.

Il Tribunale adito, con sentenza n. 242/2007, depositata il 20 marzo 2007, rigettava le domande di nullità, annullamento e risoluzione del contratto, proposte dall’attrice, mentre accoglieva quella di risarcimento del danno, condannando la Banca convenuta al pagamento, in favore della stessa, della somma di euro 31.607,27, comprensiva della rivalutazione monetaria, oltre agli interessi legali ed alle spese di lite.

Avverso la decisione proponeva appello Deutsche Bank che veniva, peraltro, rigettato dalla Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 3517/2010, depositata il 21 dicembre 2010, con la quale il giudice di seconde cure, condividendo le valutazioni operate, al riguardo, dal Tribunale, riteneva di ravvisare nella condotta dell’appellata la violazione degli obblighi sulla medesima incombenti, ai sensi dell’art. 21 del TUF e degli artt. 28 e 29 del Regolamento Consob 1° luglio 1998, n. 11522.

Per la cassazione di tale sentenza ha proposto, quindi, ricorso la Deutsche Bank S.p.A. nei confronti dell’attrice, affidato a tre motivi. La resistente ha replicato con controricorso.

Le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c.

Già da tempo la giurisprudenza della Suprema Corte, ha affermato che, in tema di servizi di investimento, la Banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l’obbligo di fornire all’investitore “un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali ed alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un’operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall’investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute (si veda, in proposito, la sentenza della Cassazione 25 giugno 2008, n. 17340).

A tal fine, la Suprema Corte ha, però, osservato che la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla Banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell’investimento suggerito e sollecitato dalla Banca e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d’investitore, non può, di certo, costituire dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo (si veda, in proposito, la sentenza della Cassazione 19 aprile 2012, n. 6142).

Tale dichiarazione può, al più, comprovare l’avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione incombenti sull’intermediario, sempre che sia corredata da una, sia pure sintetica, indicazione delle caratteristiche del titolo, in relazione al profilo dell’investitore ed alla sua propensione al rischio, tali da poterne sconsigliare l’acquisto, come nel caso in cui venga indicato nella dichiarazione che si tratti di titolo non quotato o emesso da soggetto in gravi condizioni finanziarie.

In definitiva, la segnalazione che la Banca intermediaria è tenuta ad effettuare nei confronti dell’investitore deve contenere specifiche indicazioni concernenti:

– la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto;

– la precisa individuazione dei soggetto emittente;

– il “rating” nel periodo di esecuzione dell’operazione ed ii connesso rapporto rendimento/rischio;

– eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di “grey market”);

– l’avvertimento circa il pericolo di un imminente “default” dell’emittente (si veda, in proposito, la sentenza della Cassazione 26 gennaio 2016, n. 1376).

Tutto ciò premesso, la Suprema Corte di Cassazione ha, pertanto, rigettato integralmente il ricorso proposto da Deutsche Bank S.p.A..

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 9 agosto 2016, n. 16828

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