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Antiriciclaggio: legittime le sanzioni amministrative inflitte dal Direttorio della Banca d’ItaliaCassazione Civile – Sentenza 28 settembre 2016, n. 19219

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che sono legittime le sanzioni amministrative inflitte nel 2009 dal Direttorio della Banca d’Italia ai componenti del Collegio sindacale della Banca Nazionale del Lavoro per carenza di controlli nel governo della funzione antiriciclaggio.

È stato, pertanto, respinto il ricorso degli incolpati avverso il Provvedimento di condanna della Banca d’Italia.

Entrando nel merito della causa, con provvedimento n. 649 del 16.09.2009, il Direttorio della Banca d’Italia irrogava ai ricorrenti, quali componenti del Collegio sindacale della Banca Nazionale del Lavoro, la sanzione di euro 21.000,00 cadauno per carenze nei controlli da parte dei componenti il Collegio sindacale nel governo della funzione antiriciclaggio (illecito previsto dal combinato disposto dell’art. 53, comma 1, lett. b) e d) del TUB, del Titolo 4, Capitolo 11, delle Istruzioni di Vigilanza per le banche e del Titolo 1, Capitolo 1, Parte Quarta delle nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche.

Per la medesima violazione amministrativa il Direttorio della Banca d’Italia, con lo stesso provvedimento, comminava sanzioni amministrative anche all’ex Direttore Generale, al Presidente del CdA ed ad altri componenti del Consiglio di Amministrazione e del Comitato di Controllo.

I ricorrenti proponevano opposizione avverso la predetta delibera, chiedendo che la stessa venisse dichiarata nulla, annullata o dichiarata inefficace.

Gli opponenti affermavano che il procedimento sanzionatorio applicato al caso di specie non assicurava il rispetto del contraddittorio e non garantiva agli incolpati la piena partecipazione al procedimento istruttorio e la piena conoscenza degli atti istruttori, lamentando, in particolare, che non gli era stata data la possibilità di controbattere alla proposta sanzionatoria della Commissione ed al parere dell’Avvocato Generale.

Affermavano, inoltre:

– l’illegittimità della motivazione per relationem del provvedimento impugnato;

– censuravano il mancato rispetto dei termini di durata del procedimento sanzionatorio per la violazione del termine di 240 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle controdeduzioni per la conclusione del procedimento fissato con Provvedimento del Governatore della Banca d’Italia;

– denunciavano i principi di tassatività, determinatezza dell’addebito, determinatezza e tipicità della fattispecie sanzionatoria;

– si dolevano del fatto di essere stati sanzionati quali membri del Collegio sindacale, pur avendo sempre assolto diligentemente ai propri doveri specifici, così come fissati dalla legge e dagli statuti;

– lamentavano che erano stati chiamati a rispondere di comportamenti risalenti ad epoca piuttosto remota e ciò si traduceva nell’illegittimità del provvedimento impugnato.

Con decreto del 19.03.2012, la Corte di Appello di Roma rigettava l’opposizione e condannava gli opponenti al rimborso delle spese di lite.

Per la cassazione di tale provvedimento le originarie parti opponenti hanno proposto ricorso sulla base di tre motivi.

La BNL ha resistito con controricorso.

In prossimità dell’udienza entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..

Secondo quanto statuito dalla Suprema Corte, la mancata trasmissione degli atti agli incolpati non comporta alcuna violazione del principio del contraddittorio ai danni degli stessi, il cui diritto di difesa è, comunque, garantito dalla comunicazione dell’inizio del procedimento, dalla contestazione degli addebiti, dalla indicazione degli elementi a loro carico, dalla facoltà di presentare controdeduzioni, dall’audizione personale e dalla messa a disposizione delle fonti di prova raccolte in fase istruttoria.

Inoltre, la stessa giurisprudenza di legittimità ha avuto più volte occasione di affermare che in tema di sanzioni amministrative nei confronti di soggetti che svolgono funzioni di direzione, amministrazione e controllo di istituiti bancari, il rispetto del principio del contraddittorio e di distinzione tra fase istruttoria e decisoria, non comporta la necessità che gli incolpati siano ascoltati durante la discussione orale dinanzi all’organo decidente, essendo sufficiente che a quest’ultimo siano rimesse le difese scritte dei medesimi incolpati ed i verbali delle dichiarazioni da loro rilasciate.

Infine, va escluso che le sanzioni pecuniarie irrogate da Banca d’Italia per le violazioni di cui all’articolo 144 TUB, siano equiparabili, per tipologia, severità e idoneità a incidere sulla sfera patrimoniale e personale dei destinatari, a quelle previste nel caso esaminato dalla CEDU nella sentenza Grande-Stevens. Di conseguenza non sembra possibile attribuire carattere penale a tali sanzioni. Pertanto, in considerazione della natura meramente amministrativa delle stesse, non si pone un problema di compatibilità del procedimento sanzionatorio previsto in materia con le garanzie riservate ai processi “penali”.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 28 settembre 2016, n. 19219

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