+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

News di agosto: tutto quello che vi siete persi durante le vacanzeFinite le ferie? Chissà quante news vi siete persi!

Se, tra le tante altre cose da fare, dovrete aggiornavi su ciò che è successo, dal punto di vista normativo, mentre vi godevate le meritate vacanze, possiamo esservi d’aiuto.

A tal proposito, infatti, abbiamo pensato di sintetizzare le principali novità pubblicate nel mese di agosto.

Buona lettura!

Obbligazioni Parmalat e contratto quadro: nullo se non sottoscritto da entrambi i contraenti

Corte d’Appello di Bologna – Sentenza 14 marzo 2016, n. 434

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in materia di obbligazioni Parmalat e nullità del contratto quadro.

La Corte ha ribadito l’importanza della forma scritta del contratto quadro in sede di negoziazione delle suddette obbligazioni, in cui mancava la sottoscrizione della Banca.

Entrando nel merito della causa, l’attrice agiva in giudizio nei confronti di un Istituto di credito e di un suo dipendente chiedendo di dichiarare la nullità del contratto di acquisto di obbligazioni Parmalat intervenuto nel luglio 2003 con conseguente condanna della Banca alla restituzione delle somme investite, oltre al risarcimento dei danni subiti; in subordine l’annullamento, l’inefficacia, l’inopponibilità o la risoluzione per inadempimento del contratto di negoziazione delle obbligazioni ed il risarcimento dei danni subiti, con condanna della Banca e del suo dipendente in solido.

Si costituiva in giudizio la Banca convenuta chiedendo il rigetto delle domande proposte nei suoi confronti e chiamando in causa la figlia della parte attrice, per essere manlevata e tenuta indenne delle conseguenze dannose derivanti dal presente giudizio, per avere la stessa espressamente richiesto alla Banca l’acquisto delle obbligazioni Parmale in contestazione ed agito in nome e per conto della madre operando le relative scelte di investimento.

Si costituiva, altresì, in giudizio il dipendente della Banca, chiedendo il rigetto delle domande formulate nei suoi confronti in solido con l’Istituto di credito e di essere in ogni caso manlevato dagli eventuali danni liquidati in favore dell’attrice per i fatti in contestazione.

All’esito del giudizio di primo grado il Tribunale di Reggio Emilia, con sentenza n. 380/2010 del 28.01.2010, ha respinto le domande di parte attrice rilevando che, di conseguenza, appariva superfluo l’esame nel merito della domanda di manleva svolta nei confronti della figlia dell’attrice, pur rilevando che si trattava di chiamata in causa virtualmente infondata non avendo la Banca ed il suo dipendente alcun titolo per essere tenuti manlevati, anche qualora si fosse accertato che la stessa avesse acquistato i titoli su consiglio della figlia.

La decisione di primo grado è stata impugnata dall’attrice con richiesta di riforma della decisione per essere il Tribunale incorso in vizio di motivazione ed erroneità della decisione ed accoglimento delle conclusioni già rassegnate in primo grado, in particolare con riferimento alla nullità del contratto quadro per violazione del requisito della forma scritta per non avere la Banca sottoscritto il contratto; all’annullabilità, inefficacia ed inopponibilità del contratto ed alla risoluzione del contrato e degli ordini di acquisto per inadempimento, non avendo la Banca ed il dipendente assolto ai relativi obblighi informativi, con conseguente condanna della Banca agli obblighi restitutori, ai sensi dell’art. 2033 c.c. e risarcitori di natura patrimoniale e non patrimoniale, sia contrattuali che extracontrattuali alla stessa derivati.

La Banca appellata si è costituita in giudizio chiedendo il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado.

L’attrice, a sua volta, costituitosi nel presente grado di giudizio, ha concluso per il rigetto dell’impugnazione proposta e delle domande formulate dalla Banca nei suoi confronti in quanto inammissibili ed infondate.

Tanto premesso ritiene il Collegio che l’impugnazione principale proposta avverso la sentenza di primo grado dall’attrice meriti conferma, con riferimento alla dedotta nullità del contratto di negoziazione delle obbligazioni Parmalat per carenza del requisito della forma scritta, in assenza di un contratto validamente sottoscritto da entrambe le parti.

La Corte territoriale ha, dunque, affermato che l’assenza di sottoscrizione iniziale non è sanabile in alcun modo, nemmeno attraverso l’apposizione di firme su altri documenti di diverso significato, seppur in ipotesi accessori e prodromici al contratto in questione.

Allo stesso modo, l’esecuzione del contratto quadro e successivi ordini non è idonea a sanare la nullità originaria, non potendosi procedere ad una qualsivoglia forma di accettazione tacita, o per facta concludentia, e/o ratifica e/o convalida di contratti ab origine nulli.

Neanche la produzione in giudizio della copia del contratto da parte della Banca è sufficiente a sanare od integrare il contratto affetto da mancata sottoscrizione.

In conclusione, per effetto della originaria nullità del contratto quadro, tutti gli ordini successivi di acquisto di obbligazioni Parmalat sono, pertanto, da ritenersi invalidi.

Consulta il testo integrale -> Corte d’Appello di Bologna – Sentenza 14 marzo 2016, n. 434

Riforma del sistema dei confidi: pubblicata in Gazzetta la legge delega al Governo

Legge 13 luglio 2016, n. 150 – Delega al Governo per la riforma del sistema dei confidi

Con la legge in commento, in vigore dallo scorso 20 agosto, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, entro 6 mesi da tale data ossia entro il 20 febbraio 2017, uno o più decreti legislativi per la riforma della normativa in materia di confidi.

Il legislatore si pone così l’obiettivo di favorire un migliore accesso al credito per le piccole e medie imprese e per i liberi professionisti attraverso la valorizzazione del ruolo dei confidi, semplificando gli adempimenti e contenendo i costi a loro carico, dotando i confidi di un quadro normativo maggiormente coerente con la rapida e profonda evoluzione che negli ultimi anni ha interessato il sistema.

Il Governo dovrà rispettare alcuni principi e criteri direttivi:

  • rafforzare la patrimonializzazione dei confidi e favorire la raccolta di risorse pubbliche, private e del terzo settore, di capitale e di provvista, anche individuando strumenti e modalità che le rendano esigibili secondo i principi dell’Accordo di Basilea;
  • disciplinare le modalità di contribuzione degli enti pubblici finalizzate alla patrimonializzazione dei confidi anche nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato;
  • razionalizzare e valorizzare le attività svolte dai soggetti operanti nella filiera della garanzia e della controgaranzia;
  • favorire la sinergia tra il Fondo centrale di garanzia ed i confidi passando dalla razionalizzazione e valorizzazione dei soggetti operanti nella filiera delle garanzie;
  • sviluppare, nell’ambito delle finalità tipiche, forme di garanzia e servizi finanziari e non finanziari, che rispondono alle mutate esigenze delle PMI dei liberi professionisti;
  • semplificare gli adempimenti e contenere i costi per gli intermediari finanziari e per i confidi;
  • rafforzare i criteri di proporzionalità e specificità, estendendone l’applicazione all’intera normativa in materia di confidi;
  • assicurare una maggiore tutela del carattere accessorio della garanzia rilasciata dai confidi rispetto all’operazione di finanziamento principale;
  • eliminare le duplicazioni di attività già svolte da banche o da altri intermediari finanziari attraverso la razionalizzazione degli adempimenti a carico dei confidi e delle procedure di accesso;
  • individuare attraverso la rete delle camere di commercio e delle informazioni di cui le stesse dispongono, le metodologie di valutazione degli impatti della garanzia sui sistemi economici locali.

In conclusione, la legge in commento dovrebbe apportare vantaggi per i singoli soggetti beneficiari della norma e per l’intero sistema finanziario, in quanto favorirebbe una maggiore efficienza del settore dei confidi, grazie al venir meno della duplicazione di alcuni adempimenti, una più elevata razionalizzazione delle funzioni, attraverso una più equa ripartizione degli oneri tra i diversi soggetti coinvolti nell’operazione finanziaria considerata nel suo complesso, ed un risparmio di costi, derivante dall’alleggerimento dell’iter procedurale dei soggetti deputati al rilascio della garanzia, con rilevanti vantaggi per le imprese beneficiarie finali dell’attività di garanzia, molte delle quali oggi soffrono la stretta creditizia in atto e rimangono prive di adeguati e diffusi strumenti di garanzia per l’accesso al credito.

Consulta il testo integrale -> Legge 13 luglio 2016, n. 150

Mutuo ed usura: concorso reale tra norma penale e civile

Tribunale di Napoli Nord – Sentenza 14 luglio 2016

Contratto di mutuo – Usura – Concorso reale tra norma penale e civile – Sanzione civile indiretta – Presupposti

Si torna ad affrontare la spinosa questione del contratto di mutuo ritenuto usurario da parte attrice. Questa volta il Tribunale di Napoli, nella persona del giudice unico Dott. A. S. Rabuano, si è soffermato sul concorso reale tra norma penale e norma civile.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato in data 7 maggio 2015, l’attore ha rappresentato di aver sottoscritto in data 29.07.2009 un contratto di mutuo con il Banco di Napoli S.p.A., in virtù del quale veniva erogata la cifra di € 150.000,00 da restituirsi in 180 rate mensili cui veniva applicato un tasso variabile e che prevedeva tassi di interesse di tipo usurario e un meccanismo anatocistico.

Parte attrice, nel dedurre di aver sottoposto il predetto contratto ad un consulente di parte affinché verificasse che le clausole ivi contenute fossero conformi alla normativa bancaria e finanziaria, aveva accertato un proprio credito nei confronti del Banco di Napoli S.p.A. per l’ammontare di €. 11.944,31.

Nel formulare le conclusioni, l’attore domandava al Tribunale di Napoli Nord: “Accertare, in ragione dell’elaborato peritale e delle argomentazioni sviluppate in narrativa, che l’attore è creditore nei confronti della convenuta per la somma di €. 11.944,31; – riconoscere e accertare l’invalidità della determinazione ed applicazione degli interessi debitori ultra-legali; di quelli anatocistici, dei costi, competenze e remunerazioni a qualsiasi titolo pretese; – accertare che sul mutuo de quo si sono rinvenuti interessi non dovuti; verificare, in ogni caso, come l’istituto avverso abbia agito in dispregio della L. n. 108/96, perpetrando il reato di usura trasmettendo, se del caso, gli atti del presente giudizio alla Procura della Repubblica competente; accertare, per tutti i motivi di cui in narrativa, che il Banco di Napoli S.p.A., in persona del legale rapp.te p.t., ha tenuto una condotta contra legem”. Accertare e dichiarare la violazione della convenuta delle regole di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, nonché nella fase preliminare ed in quella dell’interpretazione del medesimo; – accertare e dichiarare la nullità e l’inefficacia di ogni e qualsivoglia pretesa della convenuta per interessi, spese commissioni e competenze per contrarietà al disposto di cui alla Legge n. 108/96, poiché eccedente il tasso-soglia; – condannare, pertanto, l’istituto di credito convenuto al ricalcolo della nuova rata secondo l’estratto peritale; per effetto delle suddette violazioni, condannare la convenuta, previa rettifica del saldo contabile, alla restituzione delle somme indebitamente riscosse e/o addebitate, oltre agl’interessi legali creditori e a rivalutazione monetaria in favore dell’attore, oltre spese di C.T.P. e salva la maggiore o minor somma accertata in corso di causa e oltre interessi legali a far data dalla costituzione in mora; – col favore delle spese e degli emolumenti di causa, da attribuirsi al sottoscritto difensore, il quale dichiara di averne fatto anticipo ex art. 93 c.p.c.”.

Con comparsa di costituzione e risposta il Banco di Napoli si difendeva eccependo la nullità dell’atto di citazione e l’infondatezza in merito della pretesa, quindi, formulando le proprie conclusioni domandava “1. nel merito, rigettare tutte le domande attoree poiché inammissibili ed infondate per tutti i motivi esposti; 2. condannare controparte al pagamento delle spese di causa ex art. 96 c.p.c.”.

La domanda formulata dall’attore nella parte in cui ha dedotto la natura usuraria del tasso di interesse previsto nel contratto di mutuo è infondata.

L’art. 1815 c.c. dispone che: “1. Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’art. 1284 c.c.. 2. Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

La questione che deve essere esaminata è se il legislatore con la locuzione “Sono convenuti interessi usurari” preveda una fattispecie perfettamente coincidente sotto il profilo soggettivo e oggettivo al fatto di reato descritto dall’art. 644, comma 1, c.p. ovvero preveda una fattispecie, cioè la pattuizione di interessi usurari, che riprende esclusivamente l’elemento oggettivo del reato e, precisamente, la stipula convenzionale di interessi che superino il tasso soglia.

Il problema di teoria generale che deve esser esaminato preliminarmente concerne i rapporti tra diritto civile e diritto penale e, precisamente, il fenomeno di convergenza tra le norme di diritto privato che regolano la materia contrattuale e le norme incriminatrici che prevedono fattispecie in cui un elemento costitutivo è rappresentato dal contratto. Di seguito, assume rilevanza problematica il canone interpretativo che deve essere applicato quando una norma di diritto privato riprenda nella descrizione della fattispecie un elemento previsto dalla norma penale.

Per quanto concerne la prima questione, il Tribunale rileva, sul piano della teoria generale, che tra norma penale e noma civile è riscontrabile il fenomeno del concorso reale di norme che possono essere in rapporto di specialità reciproca. In particolare, la norma civile può prevedere quale fattispecie cui collegare un determinato rimedio o una determinata sanzione esclusivamente l’accordo vietato ovvero elementi ulteriori rappresentati dal comportamento tenuto da una delle parti nella fase delle trattative, dalla esecuzione del programma negoziale, dall’elemento soggettivo che connota il comportamento di una delle parti.

In questi casi appaiono congiuntamente applicabili le norme dei due rami dell’ordinamento: trattandosi di norme che colgono il fatto sotto differenti profili, ricollegandovi effetti di diversa specie, si tratta di un concorso reale di disposizioni normative in base al principio dell’integrale valutazione giuridica del fatto.

La autonomia tra diritto civile e diritto penale, la necessità di adottare criteri interpretativi diretti a garantire la realizzazione delle finalità previste dalla norma di diritto privato impone di ritenere, nel caso di concetti penalistici ripresi dalle norme di diritto civile, di verificare preliminarmente il significato attribuito al concetto dalla norma penale e successivamente lo stesso concetto richiamato nella norma di diritto privato deve essere modulato, ampliando o restringendone l’ambito applicativo, in senso funzionale rispetto alle finalità perseguite dalla norma penale.

Tanto premesso, il Tribunale ritiene che l’art. 1815, comma 2, c.c. con la locuzione “Se sono convenuti interessi usurari” ha riguardo alla realizzazione della fattispecie di reato sanzionata dall’art. 644, comma 1, c.p. comprendente l’elemento soggettivo e oggettivo dell’usura.

Invero, la finalità perseguita dal legislatore con la disposizione in esame è di neutralizzare sul piano civilistico gli effetti dell’usura prevedendo con la nullità della pattuizione degli interessi in misura superiore al tasso soglia e la non debenza di interessi la sanzione civile indiretta della conversione del contratto di mutuo a titolo oneroso in contratto di mutuo a titolo gratuito.

Sul pianto teorico le sanzioni civili indirette sono misure predisposte dal legislatore per proteggere, contestualmente, interessi di natura generale e particolare. Nel caso in esame, la volontà legislativa è di tutelare l’interesse pubblico al corretto funzionamento del mercato del credito e l’interesse del singolo rappresentato dalla libertà di autodeterminazione negoziale e dall’integrità del suo patrimonio.

La previsione normativa di una sanzione presuppone necessariamente la valutazione dell’elemento psicologico con il quale è compiuto il comportamento contrario alla legge, quindi, la previsione dell’art. 1815, comma 2, c.c. della sanzione rappresentata dalla conversione del contratto di mutuo a titolo oneroso in contratto di mutuo a titolo gratuito, prescrive la consapevolezza e la volontà del soggetto mutuante di applicare un tasso di interesse usurario.

In definitiva, l’art. 1815 comma 2, c.c. con la formula sintetica “se sono convenuti interessi usurari” richiama la fattispecie delineata dall’art. 644 c.p. e, precisamente, sia l’elemento oggettivo rappresentato dalla pattuizione usuraria, sia l’elemento soggettivo, costituito dalla consapevolezza e volontà della natura usuraria del tasso di interesse programmato con il contratto comminando, per il comportamento doloso la sanzione della conversione del contratto di mutuo feneratizio in mutuo oneroso.

Il Tribunale ritiene, inoltre, che l’art. 644, comma 1, c.p. sanziona penalmente la stipula di un contratto che preveda l’esecuzione di prestazioni di interessi che incidano negativamente sul regolare funzionamento del mercato del credito perché idonei a determinare un aumento esponenziale del debito e che sia espressione dell’approfittamento da parte del creditore della situazione di inferiorità economica della controparte.

Presupposto della condotta della fattispecie è la situazione di inferiorità economica di uno dei due contraenti.

È stato sottolineato in dottrina che l’elemento in esame, sebbene non indicato espressamente dalla norma penale, sia un dato costitutivo della fattispecie tenuto conto che, opinando in senso contrario, si applicherebbe la norma penale nei casi in cui non vi è lesione della libertà di autodeterminazione del singolo soggetto e quando l’atto negoziale è espressione dello spirito di liberalità ovvero di un interesse economico di chi si obbliga a eseguire una prestazione sproporzionata.

Inoltre, è stato sottolineato, in forza del principio di unitarietà dell’ordinamento giuridico e di non contraddizione, che lo stesso ordinamento non può autorizzare qualunque negozio sorretto da intento di liberalità e al contempo incriminarli quali delitti di usura sulla base della meramente formale usurarietà legale della prestazione.

L’interpretazione del Tribunale è corroborata dalla tipologia del bene giuridico primario tutelato dalla norma penale che è la libertà negoziale e il patrimonio del mutuatario come si evince dalla collocazione del delitto di usura nel Titolo XIII del c.p. e dall’osservazione che esso non è stato spostato nel Titolo VI o nel T.U. sulle leggi in materia bancaria e creditizia.

Peraltro, la clausola di riserva “fuori dei casi preveduti dall’art. 643” aggancia il reato di usura ai reati patrimoniale previsti dalle norme precedenti e conferma l’omogeneità tra usura e circonvenzione di incapaci caratterizzate dalla situazione di inferiorità della vittima.

L’elemento in esame, l’approfittamento della situazione di difficoltà economica della vittima, non può ritenersi oggetto di una presunzione iuris et de iure ma solo relativa desumibile dal superamento del tasso usurario ex lege e anche dalla conoscenza dello stesso tasso usura.

Invero, seguendosi la tesi secondo cui il legislatore con l’art. 644, comma 1, c.p. presuma in modo assoluto la situazione di inferiorità economica del debitore si dovrebbe configurare il reato in esame nel caso di atti di liberalità in cui il soggetto accetti il tasso usurario ex lege per una sua libera determinazione e motivazione.

Logico corollario è che la norma civile, richiamando con la formula sintetica “se sono pattuiti interessi usurari” tutti gli elementi soggettivi e oggettivi della fattispecie criminosa, prescrive la sanzione della conversione contrattuale come conseguenza dell’approfittamento della situazione di difficoltà economica del mutuatario.

In conclusione, il Tribunale ritiene che l’art. 1815, comma 2, c.c. prevede la stessa fattispecie sanzionata dall’art. 644, comma 1, c.p., quindi, è necessario per l’applicazione della sanzione civile indiretta ivi prevista sia l’elemento soggettivo della consapevolezza e volontà di applicare il tasso usurario sia l’approfittamento dello stato di difficoltà economica della parte mutuataria.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Napoli – Sentenza 14 luglio 2016

Banca d’Italia: pubblicata la nota sui risultati degli stress test

Banca d’Italia – Nota 29 luglio 2016 – Risultati dello stress test europeo del 2016

Con la nota di approfondimento in commento, Banca d’Italia ha pubblicati i risultati dell’esercizio di stress test condotto sulle maggiori banche europee e coordinato dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), in collaborazione con la Banca Centrale Europea (BCE) e le Autorità di vigilanza nazionali.

Si tratta di un esercizio severo, che valuta la capacità di tenuta delle grandi banche europee in condizioni economiche e finanziare avverse, con bassa probabilità di realizzarsi.

Gli stress test sono entrati da anni a far parte degli strumenti utilizzati dalle Autorità di vigilanza bancaria. Possono essere usati per quantificare immediate esigenze di rafforzamento patrimoniale. In questo caso i risultati saranno utilizzati per fornire alla Vigilanza indicazioni utili ai fini dell’ordinaria attività di supervisione.

Per quanto riguarda le banche italiane, sono state coinvolte UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e UBI Banca.

Secondo quanto riportato nella nota, quattro su cinque delle predette banche italiane sottoposte allo stress test “mostrano una buona tenuta”.

Per UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e UBI Banca, l’impatto ponderato sul capitale derivante dallo scenario avverso è pari al 3,2%, a fronte del 3,8% della media del campione EBA.

Comprendendo anche il Monte dei Paschi di Siena, l’impatto sarebbe, in termini ponderati, di 4,1 punti percentuali.

Secondo la Banca d’Italia, si tratta di un risultato positivo, nonostante la severità dell’esercizio e le forti tensioni degli ultimi anni.

Consulta il testo integrale -> Banca d’Italia – Nota 29 luglio 2016

Unità di Informazione Finanziaria: forniti schemi rappresentativi di comportamenti anomali nell’operatività con società estere di intermediazione mobiliare

Unità di Informazione Finanziaria – Comunicato 1° agosto 2016 – Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera b), del D.Lgs. n. 231/2007 – Operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare

Con il comunicato in commento, l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) ha fornito, ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera b), del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche e integrazioni, degli schemi rappresentativi di comportamenti anomali nell’operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare che possono risultare funzionali al riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Negli ultimi anni, infatti, si è realizzata una rapida crescita dei c.d. mercati over the counter, sedi di negoziazione di titoli diverse dai mercati regolamentati o dai sistemi multilaterali di negoziazione, caratterizzate dalla mancanza di regole organiche sul sistema degli scambi. Le dimensioni di tali mercati sono divenute sempre più significative.

La scarsa trasparenza nel meccanismo di formazione dei prezzi, la presenza di scambi aventi ad oggetto titoli non standardizzati, nonché gli ingenti volumi movimentati, espongono tali mercati al rischio di manipolazioni dei prezzi per finalità illecite.

L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha condotto approfondimenti su anomale transazioni in strumenti finanziari effettuate over the counter da intermediari residenti con società estere di intermediazione mobiliare.

Sono emerse operatività potenzialmente anomale riconducibili alle seguenti fattispecie:

  • movimentazioni poste in essere dalla clientela al fine di trasferire all’estero fondi di pertinenza ovvero, nei casi più gravi, disponibilità sottratte mediante artifizi o raggiri a terzi, tra cui enti pubblici, fondazioni o enti morali;
  • comportamenti infedeli dei dipendenti degli intermediari in danno delle società di appartenenza o della relativa clientela.

Le analisi condotte hanno permesso di individuare alcuni indici di detta anomala operatività che assumono rilevanza ai fini della collaborazione attiva; l’identificazione e la valutazione di tali indici possono consentire agli intermediari residenti di prevenire, oltre al rischio di riciclaggio, anche altre forme di rischio.

Gli intermediari bancari e finanziari sono, pertanto, chiamati a svolgere un costante e attento monitoraggio delle transazioni over the counter poste in essere con dette società, con particolare riguardo agli elementi qualificanti tali transazioni riportati nell’allegato al comunicato in commento.

Consulta il testo integrale -> UIF – Comunicato 1° agosto 2016

Rimborso agli investitori delle quattro banche in liquidazione: pubblicato il regolamento del Fondo di Solidarietà per l’accesso all’indennizzo forfettario dell’80%

Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi – Regolamento del Fondo di Solidarietà 2 agosto 2016 – Procedura per l’indennizzo forfettario

Finalmente è stato approvato e pubblicato il Regolamento in commento, che disciplina la procedura di accesso all’indennizzo forfettario dell’80% a favore degli investitori in strumenti finanziari subordinati delle quattro banche poste in liquidazione, ossia Banca delle Marche S.p.A., Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – Società Cooperativa, Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti S.p.A., ai sensi del Decreto-Legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, con Legge 30 giugno 2016, n. 119.

Facendo un breve excursus normativo, la Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità per il 2016), all’articolo. 1, comma 855, ha istituito il Fondo di Solidarietà per l’erogazione di prestazioni per il ristoro degli investitori che, alla data di entrata in vigore del Decreto-Legge 22 novembre 2015, n. 183, detenevano strumenti finanziari subordinati emessi dalle quattro banche poste in liquidazione.

Il successivo Decreto-Legge 3 maggio 2016, n. 59 recante disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione, convertito nella Legge 30 giugno 2016n. 119, ha disciplinato le modalità di accesso all’indennizzo forfettario.

Nello specifico, la Legge n. 119/2016, in vigore dallo scorso 3 luglio, ha attribuito al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) la gestione e l’alimentazione finanziaria del Fondo di Solidarietà con lo scopo di erogare prestazioni per il ristoro dei suddetti investitori.

Il Fondo di Solidarietà è gestito dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera f) della Legge n. 119/2016, e alimentato dal medesimo sulla base delle esigenze finanziarie connesse alla corresponsione delle prestazioni (articolo 10, Legge n. 119/2016).

Il FITD è, dunque, chiamato a verificare la completezza della documentazione e la sussistenza delle condizioni per l’accesso alla procedura di rimborso, per poi procedere al calcolo dell’importo dell’indennizzo e alla sua liquidazione.

Allo scopo di fare fronte agli impegni scaturenti dalla gestione del Fondo di Solidarietà, il FITD ha predisposto un’apposita disciplina e procedure amministrative e informatiche, presidiate da controlli, atte a rendere il più possibile fluido il processo di acquisizione delle istanze, di verifica di completezza documentale e di sussistenza dei requisiti, di calcolo e di erogazione dell’indennizzo.

Sebbene l’accesso al Fondo sia abbastanza automatico, senza ricorso e con una domanda ad hoc, la procedura è rivolta esclusivamente agli investitori che presentano almeno uno dei seguenti requisiti:

  • hanno un reddito fino a 35 mila euro;
  • hanno comprato un pacchetto di bond subordinati, non superiori a 100.000 euro, entro il 12 giungo 2014 (data di pubblicazione in Gazzette Ufficiale della Direttiva BRRD che ha introdotto le nuove regole del bail in);
  • hanno sottoscritto gli investimenti in un rapporto negoziale diretto con una delle banche in liquidazione e alla data del 22 novembre detenevano ancora gli strumenti finanziari sottoscritti.

Rimangono, invece, esclusi da tale procedura coloro che hanno investito i loro risparmi dopo il 12 giugno 2014 o hanno acquistato strumenti finanziari subordinati presso altri intermediari o effettuato operazioni di compravendita sul mercato secondario in cui la banca in liquidazione abbia svolto solo un’attività di intermediazione tra acquirente e venditore, senza aver instaurato alcun tipo di rapporto negoziale diretto. Questi potranno ricorrere alla procedura arbitrale.

L’istanza di indennizzo dovrà essere inviata al Fondo Interbancario riempendo un modulo ad hoc scaricabile dal sito stesso del Fondo (www.fitd.it) e dovrà contenere le generalità dell’investitore con allegati i documenti relativi a:

  • contratto di acquisto degli strumenti finanziari subordinati;
  • attestazione degli ordini eseguiti;
  • dichiarazione sulla consistenza.

La Legge consente anche l’accettazione delle dichiarazioni sostitutive rese dalle quattro banche, entro 15 giorni dalla richiesta all’investitore, qualora la produzione di documenti da presentare non fosse disponibile.

I risparmiatori hanno tempo 6 mesi dall’entrata in vigore della Legge, ossia dallo scorso 3 luglio, per inoltrare l’istanza di richiesta indennizzo, mentre il FITD dovrà, entro 60 giorni dalla ricezione della richiesta di indennizzo, procedere alle dovute verifiche e alla conseguente liquidazione.

Consulta il testo integrale -> FITD – Regolamento 2 agosto 2016

Anatocismo: il CICR pubblica le disposizioni attuative del nuovo 2° comma dell’articolo 120 TUB

Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio – Delibera 3 agosto 2016Modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria

In materia di anatocismo, il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio, con l’importante ed attesa delibera in commento, detta le disposizioni applicative del nuovo 2° comma dell’articolo 120 del Testo Unico Bancario (TUB), come sostituito dall’articolo 17-bis del Decreto-Legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito nella Legge 8 aprile 2016, n. 49.

La delibera sostituisce la precedente del 9 febbraio 2000 recante “Modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi scaduti nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria e finanziaria” (articolo 120, comma 2, del TUB, come modificato dall’articolo. 25 del D.Lgs. n. 342/99).

Il nuovo testo del comma 2 dell’articolo 120 del TUB demanda al CICR l’individuazione di modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria. prevedendo che:

  • nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore ad un anno; gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno ed, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti;
  • gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale; per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento, per gli sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido:
  • • gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengono esigibili il 1º marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati; nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili;
  • • il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale; l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo.

Nel dare attuazione alle disposizioni di legge, l’articolo 3 della delibera in commento conferma che gli interessi debitori maturati sulle operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito, ivi compresi i finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi, salvo quelli di mora.

Inoltre, il medesimo articolo sancisce che nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento è assicurata la stessa periodicità, comunque, non inferiore ad un anno, nel conteggio degli interessi creditori e debitori.

Gli intermediari finanziari dovranno conformarsi alla delibera, al più tardi, a partire dal prossimo 1° ottobre.

Consulta il testo integrale -> Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 3 agosto 2016

GACS: il MEF pubblica il decreto attuativo in materia di garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze

Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 3 agosto 2016 – Fondo di garanzia di cui all’art. 12, comma 1, del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, recante disciplina in materia di garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze

Nella Gazzetta Ufficiale n. 188 dello scorso 12 agosto, è stato pubblicato il Decreto in commento relativo al Fondo di garanzia di cui all’art. 12, comma 1, del Decreto-Legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 8 aprile 2016, n. 49, recante disciplina in materia di garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (GACS).

La garanzia dello Stato sulle cartolarizzazioni dei crediti in sofferenza ceduti dalle banche, che serve per smaltire lo stock delle sofferenze, in base alle norme europee assume la veste pubblica, ma non deve essere considerata aiuto di Stato, bensì una garanzia dello Stato che viene rilasciata dietro il pagamento di una commissione periodica versata al Tesoro e calcolata come percentuale annua sull’ammontare garantito.

Il Decreto introduce le seguenti disposizioni di dettaglio:

– struttura dell’operazione;

– caratteristiche dei Titoli Senior;

– ordine di priorità dei pagamenti;

– ammissibilità dell’operazioni alla garanzia;

– contenuto dell’istanza di concessione della garanzia e procedura istruttoria;

– cause di inefficacia.

Nello specifico, il Decreto stabilisce:

– che la gestione della cartolarizzazione con GACS è demandata alla Consap, la società a capitale interamente pubblico;

– che i crediti oggetto di cartolarizzazione sono classificati e segnalati in sofferenza in data antecedente alla cessione alla Società di cartolarizzazione;

– che il titolo senior deve essere preferito nel pagamento degli interessi e nel rimborso del capitale a qualunque altra classe di titoli, e che la garanzia può essere chiesta su una o più tranches senior;

– l’ordine di priorità dei pagamenti per garantire la maggiore protezione al titolo senior e, quindi, una maggiore tutela per lo Stato garante;

– quali modifiche alla tranche senior hanno bisogno del consenso del Tesoro sottolineando che il trasferimento dei titoli junior può avvenire anche attraverso un’operazione straordinaria come la scissione;

– che nella strutturazione di una cartolarizzazione con diverse banche cedenti, la garanzia può essere richiesta da tutte le banche congiuntamente.

Con il Decreto in commento, il MEF ha, dunque, reso più chiare e dettagliate alcune delle disposizioni contenute nel Decreto-Legge, con l’intento di eliminare ogni possibile asimmetria informativa e non rendere vano il complesso lavoro che attende Banche e Intermediari Finanziari che vogliano ottenere l’accesso alla GACS.

Consulta il testo integrale -> Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 3 agosto 2016

Bancomat e prelievi anomali: la banca è responsabile anche se il cliente denuncia in ritardo lo smarrimento

Cassazione Civile – Sentenza 4 agosto 2016, n. 16333

Con l’interessante sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che, nonostante lo smarrimento del bancomat sia stato denunciato tardivamente, la Banca è tenuta a risarcire il cliente per i prelievi effettuati da soggetti non abilitati, se non dimostra di aver adottato tutte le opportune cautele per evitare l’uso indebito della carta.

Entrando nel merito della causa, le ricorrenti hanno proposto domanda di risarcimento del danno contro Poste italiane, di cui erano correntiste, per abusivi prelevamenti con carta bancomat, il cui smarrimento era stato da esse tardivamente segnalato.

Il Tribunale, in parziale accoglimento, ha condannato il gestore della carta a pagare una somma inferiore a quella richiesta.

La Corte di Appello di Genova, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda originariamente proposta.

In via preliminare, il giudice distrettuale ha rilevato l’ammissibilità dell’appello, contestata da parte appellata, in quanto caratterizzato da censure sufficientemente specifiche.

Nel merito, tuttavia, la Corte territoriale ha ritenuto che, essendo indiscussa la responsabilità delle titolari della carta nell’aver smarrito la tessera e nell’avere tardivamente denunciato la circostanza, non poteva ritenersi sussistente alcun titolo di corresponsabilità del gestore della carta (identificato, invece, dal primo giudice nel non avere la società convenuta controllato l’andamento del conto e tempestivamente attivato di conseguenza le opportune cautele idonee ad evitare l’uso indebito della carta da parte di soggetti non abilitati, che appariva palese dall’anomalia delle operazioni effettuate, sia per numero che per importo).

A parere della Corte distrettuale tali elementi omissivi non potevano assurgere alla dignità di violazione dei canoni di correttezza e di buona fede nell’adempimento delle obbligazioni da parte del gestore della carta, atteso che nella fattispecie doveva considerarsi assorbente l’inadempimento delle titolari della carta, che non avevano adempiuto agli obblighi su di esse incombenti che, nel giudizio di bilanciamento, doveva ritenersi assolutamente esclusivo nella determinazione dell’evento.

Ha ritenuto, poi, la Corte ligure che si fosse formato il giudicato interno per intervenuta acquiescenza alla sentenza di primo grado sulla questione della vessatorietà delle clausole contrattuali sull’utilizzo della carta.

Contro la sentenza di appello le attrici hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

Resiste con controricorso la società intimata.

I giudici di legittimità hanno rilevato la non correttezza della decisione, sul punto, della Corte di Appello ritenendo necessario un nuovo esame della vicenda che tenga conto del titolo di corresponsabilità della Banca per non aver controllato l’andamento del conto e tempestivamente attivato le opportune cautele.

Ciò al fine di evitare l’uso indebito della carta da parte di soggetti non abilitati, che appariva, a ben vedere, palese dall’anomalia delle operazioni effettuate, sia per numero che per importo.

Pertanto, ai fini della valutazione della responsabilità della Banca per il caso di utilizzazione illecita da parte di terzi di carta bancomat, precisa la Cassazione, non può essere omessa, a fronte di un’esplicita richiesta della parte, la verifica dell’adozione da parte dell’istituto bancario delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni, nonostante l’intempestività della denuncia dell’avvenuta sottrazione da parte del cliente e le contrarie previsioni regolamentari.

Infatti, proseguono gli Ermellini, la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve valutarsi, tenendo conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento, assumendo come parametro la figura dell’accorto banchiere.

La Suprema Corte di Cassazione ha, inoltre, tenuto in considerazione la circostanza dedotta dalle correntiste ed ossia che solo dopo l’episodio per cui era causa la Banca aveva introdotto il limite mensile dei prelievi, limite che avrebbe potuto certamente contenere la perdita da loro subita.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 4 agosto 2016, n. 16333

Pubblicato un elenco di indici di riferimento critici utilizzati nei mercati finanziari

Regolamento di esecuzione della Commissione 11 agosto 2016, n. 1368 – Che stabilisce un elenco di indici di riferimento critici utilizzati nei mercati finanziari a norma del Regolamento (UE) 2016/1011 del Parlamento europeo e del Consiglio

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dello scorso 12 agosto è stato pubblicato il Regolamento di esecuzione in commento, che stabilisce un elenco di indici di riferimento critici utilizzati nei mercati finanziari a norma del Regolamento (UE) 2016/1011 del Parlamento europeo e del Consiglio.

Gli indici di riferimento svolgono un ruolo importante nella determinazione del prezzo di molti strumenti finanziari e contratti finanziari e nella misurazione della performance di molti fondi di investimento.

La contribuzione agli indici di riferimento e la loro amministrazione sono in molti casi vulnerabili alla manipolazione e le persone interessate si trovano spesso esposte a conflitti di interessi.

Al fine di adempiere al loro ruolo economico, è necessario che gli indici di riferimento siano rappresentativi del mercato sottostante o della realtà economica che riflettono. Qualora un indice di riferimento non sia più rappresentativo del mercato sottostante, ad esempio i tassi interbancari lettera, vi è il rischio di effetti negativi, tra l’altro sull’integrità del mercato, sul finanziamento delle famiglie (prestiti e mutui) e sulle imprese dell’Unione.

I rischi per gli utenti, i mercati e l’economia dell’Unione aumentano in generale se il valore totale degli strumenti finanziari, dei contratti finanziari e dei fondi di investimento collegati ad uno specifico indice di riferimento è elevato.

Il Regolamento (UE) 2016/1011 stabilisce, pertanto, diverse categorie di indici di riferimento e prevede ulteriori requisiti per garantire l’integrità e la solidità di alcuni indici di riferimento ritenuti critici; in particolare, conferisce alle Autorità competenti il potere di richiedere, a determinate condizioni, contribuzioni obbligatorie per un indice di riferimento critico o di imporne l’amministrazione.

Gli obblighi ed i poteri aggiuntivi delle Autorità competenti degli amministratori degli indici di riferimento critici richiedono un processo formale per la determinazione di tali indici. Conformemente all’articolo 20, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/1011, l’indice di riferimento è considerato critico se è utilizzato direttamente o indirettamente all’interno di una combinazione di indici di riferimento in relazione a strumenti finanziari o contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento aventi un valore totale di almeno 500 miliardi di EUR, sulla base di tutta la gamma di scadenze o termini dell’indice di riferimento, ove applicabile.

L’EURIBOR (Euro Interbank Offered Rate) rappresenta il tasso d’interesse lettera applicato ai prestiti interbancari non garantiti nella zona euro ed è uno dei più importanti riferimenti per i tassi di interesse a livello mondiale. Si stima che esso sia utilizzato come riferimento in contratti per un valore totale di più di 180 000 miliardi di EUR, per lo più swap su tassi di interesse, oltre che in mutui ipotecari al dettaglio per un importo complessivo di più di 1 000 miliardi di EUR.

Pertanto, il valore degli strumenti finanziari e dei contratti finanziari che utilizzano tale indice di riferimento nell’Unione supera di gran lunga la soglia di 500 miliardi di EUR.

Considerata l’importanza cruciale dell’EURIBOR per i prestiti e i mutui ipotecari nell’Unione, il Regolamento in commento è in vigore a far data dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Consulta il testo integrale -> Regolamento UE 11 agosto 2016, n. 1368

Emanate nuove norme tecniche di regolamentazione sulle valutazione del valore delle passività risultanti da derivati

Regolamento delegato della Commissione 23 maggio 2016, n. 1401 – Che integra la Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sulle metodologie e i principi applicabili alla valutazione del valore delle passività risultanti da derivati

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dello scorso 23 agosto è stato pubblicato il Regolamento delegato in commento, che integra la Direttiva 2014/59/UE per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sulle metodologie e i principi applicabili alla valutazione del valore delle passività risultanti da derivati.

La Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (BRRD) istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e conferisce alle Autorità di risoluzione il potere di svalutare e convertire le passività di un ente soggetto a risoluzione.

I contratti derivati possono rappresentare una quota significativa della struttura delle passività di taluni enti creditizi. Tuttavia la valutazione di tali contratti è un processo complesso poiché il loro valore è collegato al valore degli strumenti, delle attività o delle entità sottostanti, che si evolve nel tempo e si cristallizza soltanto alla scadenza o alla liquidazione per close-out.

L’esperienza passata dimostra che, a causa della complessità della valutazione delle passività derivate, in caso di fallimento di una delle controparti il processo di valutazione può rivelarsi lungo ed estremamente costoso e dare luogo a controversie.

Inoltre, la prassi evidenzia che i contratti derivati possono prevedere metodologie diverse per la determinazione dell’importo dovuto tra le controparti in caso di liquidazione per close-out, e che alcuni di essi stabiliscono che sia solo la controparte non inadempiente a determinare l’importo o la data del close-out, o entrambi.

Pertanto, al fine di evitare il rischio morale e assicurare l’efficacia delle azioni di risoluzione, le Autorità di risoluzione dovrebbero adottare e applicare metodologie adeguate per valutare le passività risultanti da contratti derivati entro un termine compatibile con la rapidità del processo di risoluzione e basate su informazioni obiettive e, ove possibile, di facile accesso.

È importante che la metodologia di valutazione preveda disposizioni procedurali in merito alla comunicazione delle decisioni di close-out da parte delle Autorità di risoluzione e su come ottenere negoziazioni di sostituzione dalle controparti oggetto del close-out.

Il Regolamento è in vigore a far data dal ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Consulta il testo integrale -> Regolamento UE 23 maggio 2016, n. 1401

Contratto di apertura di credito: la Banca può recedere soltanto per giusta causa

Cassazione Civile – Sentenza 24 agosto 2016, n. 17291

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha sancito un importante principio in materia di contratto di apertura di credito, statuendo che il recesso da parte della Banca deve essere sempre motivato, anche se il contratto glielo consentirebbe.

Entrando nel merito della causa, la Corte d’Appello di Lecce ha respinto l’impugnazione proposta dall’attore correntista affidato del Banco di Napoli S.p.A., e suo debitore principale, in ordine al recesso, esercitato dalla Banca, dal contratto di affidamento in conto corrente ed alla conseguente richiesta di pagamento del saldo, nei riguardi della sentenza del Tribunale di Brindisi che, decidendo dell’opposizione al decreto ingiuntivo proposto da costui, unitamente ai suoi fideiussori, aveva accolto l’opposizione, revocato il monitorio ma condannato i debitori al pagamento, in favore della Banca, di una somma di danaro oltre che del 70% delle spese processuali.

La Corte territoriale, investita della rivisitazione del primo giudizio, ha, per quello che qui ancora interessa in ordine alla questione della revoca per giusta causa dell’affidamento in conto corrente, dichiarato legittimo il comportamento della Banca e condannato il ricorrente al pagamento delle ulteriori spese del grado.

Il giudice di appello, infatti, ha respinto l’impugnazione sul punto affermando che il recesso era stato operato per giusta causa e giustificato motivo atteso che, se era vero che il debitore principale non aveva sconfinato dagli affidamenti, era, altresì, vero che sia lui che i fideiussori avevano compiuto atti di disposizione del proprio patrimonio sì da diminuire la garanzia del credito, rendendo oltremodo più difficoltoso l’eventuale suo recupero, cosicché il comportamento della Banca era risultato né pretestuoso, né arbitrario ma tenuto in buona fede, richiedendo il rientro dagli affidamenti entro il termine di 15 giorni.

Secondo il giudice distrettuale, inoltre, non vi era la prova (e comunque essa non riteneva) che il residuo patrimonio immobiliare dei debitori costituisse garanzia ampia ed idonea per il recupero del credito bancario.

Avverso tale decisione l’attore ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi di censura.

Quando la Banca concede una apertura di credito sul conto corrente si riserva, di solito, nel contratto, una serie di possibilità in presenza delle quali può revocare immediatamente il credito concesso, imponendo al correntista, purtroppo dall’oggi al domani, di rientrare nello scoperto.

Questo, però, non significa che l’istituto di credito può, appigliandosi a tali clausole, decidere arbitrariamente quando e come recedere dal contratto.

Ed è proprio su questo punto che la Suprema Corte di Cassazione fa chiarezza con la sentenza in commento statuendo che: “nel giudizio in cui il cliente contesti la reale sussistenza della giusta causa di recesso da un’apertura di credito invocata dalla Banca, come costituita dalla sopravvenuta insufficienza della garanzia patrimoniale generica del cliente, conseguente al compimento di taluni atti dispositivi del patrimonio, va cassata la sentenza che, di fronte a una situazione di incertezza circa l’effettivo valore commerciale dei cespiti componenti il patrimonio residuo del debitore, si limiti a rigettare l’azione per mancato assolvimento – da parte del cliente – dell’onere di provare la sufficienza del patrimonio, a seguito degli atti dispositivi. Il giudice è, infatti, tenuto, in presenza di elementi indiziari forniti dall’attore (elencazione analitica delle proprietà residue, e relativa documentazione), e in mancanza di ulteriori allegazioni di allarme circa la solvibilità del debitore, a disporre una CTU estimativa, allo scopo di accertare l’effettiva fondatezza della contestazione”.

In conclusione, dunque, vi deve essere sempre una giusta causa di recesso dal fido. Inoltre, tale giusta causa va adeguatamente provata nello specifico. Non basta, quindi, una improvvisa diminuzione delle garanzie (come, ad esempio, la vendita di un immobile da parte del cliente) per chiudere l’affidamento ed imporre l’immediato rientro al correntista che, invece, è ancora pienamente solvibile e dimostri di non essere “a rischio”.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 24 agosto 2016, n. 17291

Rettificato il Regolamento sui contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione

Regolamento delegato della Commissione 14 dicembre 2015, n. 1434 – Che rettifica il Regolamento delegato (UE) 2015/63 che integra la Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dello scorso 30 agosto è stato pubblicato il Regolamento delegato in commento che rettifica il Regolamento delegato (UE) 2015/63 che integra la Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (BRRD) per quanto riguarda i contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione.

In tutte le versioni linguistiche sono presenti alcuni errori nel testo dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera f), dell’articolo 5, paragrafo 3, dell’articolo 6, paragrafo 9, dell’articolo 12, paragrafo 1, dell’articolo 14, paragrafo 1, e dell’articolo 20, paragrafo 5, del Regolamento delegato (UE) 2015/63 della Commissione.

L’articolo 5, paragrafo 1, lettera f), del Regolamento (UE) 2015/63 contiene erroneamente la parola “original”, che riduce la portata dell’esclusione relativa alle passività degli istituti di credito agevolato. Per chiarire l’obiettivo politico sarebbe necessario eliminarla.

All’articolo 5, paragrafo 3, del Regolamento delegato (UE) 2015/63 il riferimento all’articolo 429, paragrafi 6 e 7, del Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dovrebbe essere aggiornato per tener conto delle modifiche apportate dal Regolamento delegato (UE) 2015/62 della Commissione. Questo riferimento dovrebbe essere sostituito con un riferimento agli articoli 429, 429-bis e 429-ter del Regolamento (UE) n. 575/2013.

L’articolo 14, paragrafo 1, del Regolamento delegato (UE) 2015/63 dovrebbe indicare chiaramente che si fa riferimento all’ultimo bilancio d’esercizio approvato disponibile al più tardi il 31 dicembre dell’anno che precede il periodo di contribuzione, e non prima del 31 dicembre.

L’articolo 20, paragrafo 1, contiene un refuso. Il termine dovrebbe essere allineato a quello previsto al paragrafo 4 dello stesso articolo, ossia il 1° settembre 2015.

Il Regolamento delegato (UE) 2015/63 dovrebbe, pertanto, essere rettificato di conseguenza.

Gli errori nel Regolamento delegato (UE) 2015/63 richiedono una correzione al fine di garantire parità di condizioni nel mercato interno. Per questo motivo il Regolamento di rettifica in commento dovrebbe applicarsi retroattivamente a partire dal 1° gennaio 2015.

Consulta il testo integrale -> Regolamento UE 14 dicembre 2015, n. 1434

Obblighi di trasparenza: emanate norme tecniche di regolamentazione relative all’accesso alle informazioni previste dalla regolamentazione a livello dell’Unione

Regolamento delegato della Commissione 19 maggio 2016, n. 1437 – Che integra la Direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione relative all’accesso alle informazioni previste dalla regolamentazione a livello dell’Unione

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dello scorso 31 agosto, è stato pubblicato il Regolamento delegato in commento che integra la Direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull’armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato (c.d. Direttiva Transparency) per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione relative all’accesso alle informazioni previste dalla regolamentazione a livello dell’Unione.

Per garantire un accesso rapido su base non discriminatoria alle informazioni previste dalla regolamentazione e metterle a disposizione degli utenti finali, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha l’obbligo di predisporre e gestire un punto di accesso elettronico europeo. Il punto di accesso dovrebbe essere concepito come portale accessibile attraverso il sito web dell’ESMA e, dato il suo ruolo di centralizzazione, non dovrebbe assumere le funzioni dei meccanismi ufficialmente stabiliti per quanto riguarda lo stoccaggio delle informazioni previste dalla regolamentazione. Il punto di accesso dovrebbe consentire di accedere alle informazioni previste dalla regolamentazione stoccate da tutti i meccanismi ufficialmente stabiliti, evitare la duplicazione dello stoccaggio dei dati e ridurre al minimo i rischi per la sicurezza dello scambio dei dati.

Per agevolare la ricerca delle informazioni previste dalla regolamentazione e garantire il rapido accesso a tali informazioni, il punto di accesso dovrebbe offrire agli utenti finali la possibilità di effettuare la ricerca in base all’identità dell’emittente, allo Stato membro d’origine o al tipo di informazione prevista dalla regolamentazione. Allo stesso tempo il punto di accesso dovrebbe consentire agli utenti finali di accedere alle informazioni previste dalla regolamentazione da loro richieste attraverso collegamenti ipertestuali al sito web dei meccanismi ufficialmente stabiliti dove tali informazioni sono stoccate.

Il corretto funzionamento del punto di accesso e il suo collegamento con i meccanismi ufficialmente stabiliti dipendono dalla sicurezza, dall’efficacia, dall’efficienza e dall’adattabilità delle tecnologie della comunicazione utilizzate. Per collegarsi tra loro, il punto di accesso e i meccanismi ufficialmente stabiliti dovrebbero utilizzare il protocollo HTTPS (Hypertext Transfer Protocol Secure). Tuttavia, dati i continui sviluppi nelle tecnologie della comunicazione e l’esigenza di garantire l’integrità e la sicurezza dello scambio di metadati relativi alle informazioni previste dalla regolamentazione, l’ESMA e i meccanismi ufficialmente stabiliti dovrebbero collaborare per individuare e mettere in atto in futuro tecnologie della comunicazione alternative. Inoltre, qualora l’ESMA ritenga, sulla base di criteri tecnici oggettivi, che la cooperazione richiesta a tal fine sia inefficace, dovrebbe essere in grado di indicare quali tecnologie di comunicazione alternative devono essere utilizzate dal punto di accesso e dai meccanismi ufficialmente stabiliti.

Per consentire le ricerche transfrontaliere e ottenere risultati della ricerca accurati, il meccanismo ufficialmente stabilito dovrebbe utilizzare un identificativo univoco per ciascun emittente di valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato. L’armonizzazione degli identificativi univoci utilizzati dai meccanismi ufficialmente stabiliti dovrebbe consentire agli utenti finali del punto di accesso di individuare più prontamente gli emittenti riguardo ai quali cercano informazioni. Inoltre, data l’integrazione dei mercati finanziari a livello internazionale, i meccanismi ufficialmente stabiliti dovrebbero utilizzare identificativi univoci che siano accettati a livello internazionale, che siano idonei ad essere assegnati a qualsiasi emittente e coerenti nel tempo, che abbiano un impatto finanziario limitato sugli emittenti e sui meccanismi ufficialmente stabiliti e che tengano conto degli sviluppi futuri in questo settore. Pertanto, i meccanismi ufficialmente stabiliti dovrebbero utilizzare come identificativo univoco degli emittenti di valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato gli identificativi dei soggetti giuridici.

Ai fini del funzionamento efficace del punto di accesso è necessario armonizzare il formato utilizzato per lo scambio di informazioni tra il punto di accesso e i meccanismi ufficialmente stabiliti. Pertanto, il formato idoneo per lo scambio di informazioni dovrebbe essere individuato tenendo conto degli attributi di sicurezza relativi alla convalida e allo scambio dei formati standard più comunemente utilizzati sul mercato. Poiché il punto di accesso non dovrebbe assumere le funzioni dei meccanismi ufficialmente stabiliti per quanto riguarda lo stoccaggio delle informazioni previste dalla regolamentazione, il formato di scambio delle informazioni previste dalla regolamentazione dovrebbe determinare i metadati sulle informazioni previste dalla regolamentazione che il meccanismo ufficialmente stabilito dovrebbe abilitare per consentire la ricerca mirata e l’accesso rapido degli utenti finali alle informazioni previste dalla regolamentazione.

La definizione di un elenco comune di tipologie di informazioni previste dalla regolamentazione dovrebbe consentire agli investitori una migliore comprensione delle informazioni cui si applicano i requisiti di accuratezza, completezza e diffusione tempestiva da parte degli emittenti ai sensi della Direttiva 2004/109/CE. La denominazione e la classificazione comuni delle informazioni previste dalla regolamentazione da parte dei meccanismi ufficialmente stabiliti affinché gli utenti finali possano accedere alle informazioni previste dalla regolamentazione tramite il punto di accesso dovrebbero consentire agli utenti finali di concentrare le loro ricerche sulle tipologie di informazioni che li interessano e determinare incrementi di efficienza nel processo decisionale degli investitori.

La visualizzazione o lo scaricamento da parte degli utenti finali di documenti contenenti informazioni previste dalla regolamentazione dipendono dalle politiche tariffarie applicate dai meccanismi ufficialmente stabiliti conformemente alla legislazione nazionale di ciascuno Stato membro. Tuttavia, i meccanismi ufficialmente stabiliti non dovrebbero addebitare al punto di accesso la fornitura di metadati relativi alle informazioni previste dalla regolamentazione.

È necessario dare ai meccanismi ufficialmente stabiliti e agli emittenti un periodo di tempo sufficiente per attuare le modifiche legislative e tecnologiche necessarie per garantire l’utilizzo degli identificativi dei soggetti giuridici come identificativo univoco per gli emittenti di valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato.

È, inoltre, necessario dare ai meccanismi ufficialmente stabiliti e agli emittenti un periodo di tempo sufficiente per attuare le modifiche legislative e tecnologiche necessarie per lo stoccaggio e la marcatura delle informazioni ai fini della classificazione delle informazioni previste dalla regolamentazione.

Il Regolamento in commento è in vigore a far data dal ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli articoli 7 e 9 si applicano, invece, a decorrere dal 1° gennaio 2017.

Consulta il testo integrale -> Regolamento UE 19 maggio 2016, n. 1437