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Mutuo ed usura: concorso reale tra norma penale e civileTribunale Napoli Nord – Sentenza 14 luglio 2016

Contratto di mutuo – Usura – Concorso reale tra norma penale e civile – Sanzione civile indiretta – Presupposti

Si torna ad affrontare la spinosa questione del contratto di mutuo ritenuto usurario da parte attrice. Questa volta il Tribunale di Napoli, nella persona del giudice unico Dott. A. S. Rabuano, si è soffermato sul concorso reale tra norma penale e norma civile.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato in data 7 maggio 2015, l’attore ha rappresentato di aver sottoscritto in data 29.07.2009 un contratto di mutuo con il Banco di Napoli S.p.A., in virtù del quale veniva erogata la cifra di € 150.000,00 da restituirsi in 180 rate mensili cui veniva applicato un tasso variabile e che prevedeva tassi di interesse di tipo usurario e un meccanismo anatocistico.

Parte attrice, nel dedurre di aver sottoposto il predetto contratto ad un consulente di parte affinché verificasse che le clausole ivi contenute fossero conformi alla normativa bancaria e finanziaria, aveva accertato un proprio credito nei confronti del Banco di Napoli S.p.A. per l’ammontare di €. 11.944,31.

Nel formulare le conclusioni, l’attore domandava al Tribunale di Napoli Nord: “Accertare, in ragione dell’elaborato peritale e delle argomentazioni sviluppate in narrativa, che l’attore è creditore nei confronti della convenuta per la somma di €. 11.944,31; – riconoscere e accertare l’invalidità della determinazione ed applicazione degli interessi debitori ultra-legali; di quelli anatocistici, dei costi, competenze e remunerazioni a qualsiasi titolo pretese; – accertare che sul mutuo de quo si sono rinvenuti interessi non dovuti; verificare, in ogni caso, come l’istituto avverso abbia agito in dispregio della L. n. 108/96, perpetrando il reato di usura trasmettendo, se del caso, gli atti del presente giudizio alla Procura della Repubblica competente; accertare, per tutti i motivi di cui in narrativa, che il Banco di Napoli S.p.A., in persona del legale rapp.te p.t., ha tenuto una condotta contra legem”. Accertare e dichiarare la violazione della convenuta delle regole di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, nonché nella fase preliminare ed in quella dell’interpretazione del medesimo; – accertare e dichiarare la nullità e l’inefficacia di ogni e qualsivoglia pretesa della convenuta per interessi, spese commissioni e competenze per contrarietà al disposto di cui alla Legge n. 108/96, poiché eccedente il tasso-soglia; – condannare, pertanto, l’istituto di credito convenuto al ricalcolo della nuova rata secondo l’estratto peritale; per effetto delle suddette violazioni, condannare la convenuta, previa rettifica del saldo contabile, alla restituzione delle somme indebitamente riscosse e/o addebitate, oltre agl’interessi legali creditori e a rivalutazione monetaria in favore dell’attore, oltre spese di C.T.P. e salva la maggiore o minor somma accertata in corso di causa e oltre interessi legali a far data dalla costituzione in mora; – col favore delle spese e degli emolumenti di causa, da attribuirsi al sottoscritto difensore, il quale dichiara di averne fatto anticipo ex art. 93 c.p.c.”.

Con comparsa di costituzione e risposta il Banco di Napoli si difendeva eccependo la nullità dell’atto di citazione e l’infondatezza in merito della pretesa, quindi, formulando le proprie conclusioni domandava “1. nel merito, rigettare tutte le domande attoree poiché inammissibili ed infondate per tutti i motivi esposti; 2. condannare controparte al pagamento delle spese di causa ex art. 96 c.p.c.”.

La domanda formulata dall’attore nella parte in cui ha dedotto la natura usuraria del tasso di interesse previsto nel contratto di mutuo è infondata.

L’art. 1815 c.c. dispone che: “1. Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’art. 1284 c.c.. 2. Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

La questione che deve essere esaminata è se il legislatore con la locuzione “Sono convenuti interessi usurari” preveda una fattispecie perfettamente coincidente sotto il profilo soggettivo e oggettivo al fatto di reato descritto dall’art. 644, comma 1, c.p. ovvero preveda una fattispecie, cioè la pattuizione di interessi usurari, che riprende esclusivamente l’elemento oggettivo del reato e, precisamente, la stipula convenzionale di interessi che superino il tasso soglia.

Il problema di teoria generale che deve esser esaminato preliminarmente concerne i rapporti tra diritto civile e diritto penale e, precisamente, il fenomeno di convergenza tra le norme di diritto privato che regolano la materia contrattuale e le norme incriminatrici che prevedono fattispecie in cui un elemento costitutivo è rappresentato dal contratto. Di seguito, assume rilevanza problematica il canone interpretativo che deve essere applicato quando una norma di diritto privato riprenda nella descrizione della fattispecie un elemento previsto dalla norma penale.

Per quanto concerne la prima questione, il Tribunale rileva, sul piano della teoria generale, che tra norma penale e noma civile è riscontrabile il fenomeno del concorso reale di norme che possono essere in rapporto di specialità reciproca. In particolare, la norma civile può prevedere quale fattispecie cui collegare un determinato rimedio o una determinata sanzione esclusivamente l’accordo vietato ovvero elementi ulteriori rappresentati dal comportamento tenuto da una delle parti nella fase delle trattative, dalla esecuzione del programma negoziale, dall’elemento soggettivo che connota il comportamento di una delle parti.

In questi casi appaiono congiuntamente applicabili le norme dei due rami dell’ordinamento: trattandosi di norme che colgono il fatto sotto differenti profili, ricollegandovi effetti di diversa specie, si tratta di un concorso reale di disposizioni normative in base al principio dell’integrale valutazione giuridica del fatto.

La autonomia tra diritto civile e diritto penale, la necessità di adottare criteri interpretativi diretti a garantire la realizzazione delle finalità previste dalla norma di diritto privato impone di ritenere, nel caso di concetti penalistici ripresi dalle norme di diritto civile, di verificare preliminarmente il significato attribuito al concetto dalla norma penale e successivamente lo stesso concetto richiamato nella norma di diritto privato deve essere modulato, ampliando o restringendone l’ambito applicativo, in senso funzionale rispetto alle finalità perseguite dalla norma penale.

Tanto premesso, il Tribunale ritiene che l’art. 1815, comma 2, c.c. con la locuzione “Se sono convenuti interessi usurari” ha riguardo alla realizzazione della fattispecie di reato sanzionata dall’art. 644, comma 1, c.p. comprendente l’elemento soggettivo e oggettivo dell’usura.

Invero, la finalità perseguita dal legislatore con la disposizione in esame è di neutralizzare sul piano civilistico gli effetti dell’usura prevedendo con la nullità della pattuizione degli interessi in misura superiore al tasso soglia e la non debenza di interessi la sanzione civile indiretta della conversione del contratto di mutuo a titolo oneroso in contratto di mutuo a titolo gratuito.

Sul pianto teorico le sanzioni civili indirette sono misure predisposte dal legislatore per proteggere, contestualmente, interessi di natura generale e particolare. Nel caso in esame, la volontà legislativa è di tutelare l’interesse pubblico al corretto funzionamento del mercato del credito e l’interesse del singolo rappresentato dalla libertà di autodeterminazione negoziale e dall’integrità del suo patrimonio.

La previsione normativa di una sanzione presuppone necessariamente la valutazione dell’elemento psicologico con il quale è compiuto il comportamento contrario alla legge, quindi, la previsione dell’art. 1815, comma 2, c.c. della sanzione rappresentata dalla conversione del contratto di mutuo a titolo oneroso in contratto di mutuo a titolo gratuito, prescrive la consapevolezza e la volontà del soggetto mutuante di applicare un tasso di interesse usurario.

In definitiva, l’art. 1815 comma 2, c.c. con la formula sintetica “se sono convenuti interessi usurari” richiama la fattispecie delineata dall’art. 644 c.p. e, precisamente, sia l’elemento oggettivo rappresentato dalla pattuizione usuraria, sia l’elemento soggettivo, costituito dalla consapevolezza e volontà della natura usuraria del tasso di interesse programmato con il contratto comminando, per il comportamento doloso la sanzione della conversione del contratto di mutuo feneratizio in mutuo oneroso.

Il Tribunale ritiene, inoltre, che l’art. 644, comma 1, c.p. sanziona penalmente la stipula di un contratto che preveda l’esecuzione di prestazioni di interessi che incidano negativamente sul regolare funzionamento del mercato del credito perché idonei a determinare un aumento esponenziale del debito e che sia espressione dell’approfittamento da parte del creditore della situazione di inferiorità economica della controparte.

Presupposto della condotta della fattispecie è la situazione di inferiorità economica di uno dei due contraenti.

È stato sottolineato in dottrina che l’elemento in esame, sebbene non indicato espressamente dalla norma penale, sia un dato costitutivo della fattispecie tenuto conto che, opinando in senso contrario, si applicherebbe la norma penale nei casi in cui non vi è lesione della libertà di autodeterminazione del singolo soggetto e quando l’atto negoziale è espressione dello spirito di liberalità ovvero di un interesse economico di chi si obbliga a eseguire una prestazione sproporzionata.

Inoltre, è stato sottolineato, in forza del principio di unitarietà dell’ordinamento giuridico e di non contraddizione, che lo stesso ordinamento non può autorizzare qualunque negozio sorretto da intento di liberalità e al contempo incriminarli quali delitti di usura sulla base della meramente formale usurarietà legale della prestazione.

L’interpretazione del Tribunale è corroborata dalla tipologia del bene giuridico primario tutelato dalla norma penale che è la libertà negoziale e il patrimonio del mutuatario come si evince dalla collocazione del delitto di usura nel Titolo XIII del c.p. e dall’osservazione che esso non è stato spostato nel Titolo VI o nel T.U. sulle leggi in materia bancaria e creditizia.

Peraltro, la clausola di riserva “fuori dei casi preveduti dall’art. 643” aggancia il reato di usura ai reati patrimoniale previsti dalle norme precedenti e conferma l’omogeneità tra usura e circonvenzione di incapaci caratterizzate dalla situazione di inferiorità della vittima.

L’elemento in esame, l’approfittamento della situazione di difficoltà economica della vittima, non può ritenersi oggetto di una presunzione iuris et de iure ma solo relativa desumibile dal superamento del tasso usurario ex lege e anche dalla conoscenza dello stesso tasso usura.

Invero, seguendosi la tesi secondo cui il legislatore con l’art. 644, comma 1, c.p. presuma in modo assoluto la situazione di inferiorità economica del debitore si dovrebbe configurare il reato in esame nel caso di atti di liberalità in cui il soggetto accetti il tasso usurario ex lege per una sua libera determinazione e motivazione.

Logico corollario è che la norma civile, richiamando con la formula sintetica “se sono pattuiti interessi usurari” tutti gli elementi soggettivi e oggettivi della fattispecie criminosa, prescrive la sanzione della conversione contrattuale come conseguenza dell’approfittamento della situazione di difficoltà economica del mutuatario.

In conclusione, il Tribunale ritiene che l’art. 1815, comma 2, c.c. prevede la stessa fattispecie sanzionata dall’art. 644, comma 1, c.p., quindi, è necessario per l’applicazione della sanzione civile indiretta ivi prevista sia l’elemento soggettivo della consapevolezza e volontà di applicare il tasso usurario sia l’approfittamento dello stato di difficoltà economica della parte mutuataria.

Consulta il testo integrale -> Tribunale Napoli Nord – Sentenza 14 luglio 2016

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