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Contratto bancario per il quale è richiesta la forma scritta: valido anche nel caso in cui non vi sia simultaneità delle sottoscrizioniTribunale di Torino – Sentenza 26 maggio 2016, n. 3023

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Torino, nella persona del Dott. Enrico Astuni, ha affermato che il contratto bancario per il quale è richiesta la forma scritta ad substantiam, è valido anche nel caso in cui non vi sia simultaneità delle sottoscrizioni.

Il giudice torinese si discosta decisamente dall’orientamento espresso dalla Suprema Corte di Cassazione nelle sentenze 24 marzo 2016, n. 5919 ed 11 aprile 2016, n. 7068.

A discolpa del giudice, bisogna però precisare che la causa in commento è stata riservata per la decisione in data 27 gennaio 2016, ovvero due mesi prima rispetto al deposito della sentenza 24 marzo 2016, n. 5919, con la quale la Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione abbandona e sconfessa il precedente orientamento espresso nella decisione 22 marzo 2012, n. 4564.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato in data 15.09.2013 una S.r.l. ed il titolare di una ditta individuale hanno convenuto in giudizio, innanzi al Tribunale di Torino, la Banca deducendo di aver intrattenuto essa:

– fino al 15.07.2005 il c/c n. 1000/881 e relativo c/anticipi fatture;

– fino al 29.01.2010 il c/c n. I 00011357 con relativi e/anticipi fatture e SBF.

Gli attori hanno dedotto che, per entrambi i c/c, la Banca non avrebbe reso disponibili i contratti relativi e/o le lettere contratto e avrebbe, inoltre, mancato di trasmettere rendiconti periodici dell’operatività.

Inoltre, la Banca avrebbe illegittimamente applicato interessi passivi a tassi ultralegali non concordati, anatocistici e superiori alla soglia di usura; avrebbe, altresì, addebitato c.m.s., spese e competenze non pattuite e, comunque, non dovute perché illegittime.

Hanno, dunque, chiesto il ricalcolo del dare-avere sui due c/c e la condanna della Banca a restituire le somme indebitamente percepite, ritenute non inferiori ad € 63.110,22, come da perizia stragiudiziale prodotta.

Soltanto il titolare della ditta individuale ha chiesto, altresì, il risarcimento anche del danno morale da reato, ai sensi degli artt. 2059 c.c. e 185 c.p. in ragione dell’applicazione a suo carico di interessi eccedenti la soglia di usura.

La Banca, tempestivamente costituitasi, ha eccepito la prescrizione con riguardo al c/c n. 1000/881, contestando nel merito che vi sia stata violazione del divieto di anatocismo, superamento del tasso soglia di usura vigente ratione temporis o applicazione di commissioni non pattuite o, comunque, non dovute perché illegittime. Ha, infine, contestato la pretesa risarcitoria proposta dal titolare della ditta individuale, sia relativamente all’esistenza del fatto illecito, sia per quanto concerne la prova del danno subito e la sua quantificazione.

La causa è stata istruita mediante C.T.U..

Facendo un excursus giurisprudenziale, il Tribunale di Torino ha statuito che: “nei contratti per cui è richiesta la forma scritta ad substantiam non è necessaria la simultaneità delle sottoscrizioni dei contraenti. Pertanto sia la produzione in giudizio della scrittura da parte di chi non l’ha sottoscritta, sia qualsiasi manifestazione di volontà del contraente che non abbia firmato, risultante da uno scritto diretto alla controparte e dalla quale emerga l’intento di avvalersi del contratto, realizzano un valido equivalente della sottoscrizione mancante, purché la parte che ha sottoscritto non abbia in precedenza revocato il proprio consenso ovvero non sia deceduta”.

Su questa condivisa premessa, la Suprema Corte di Cassazione con sentenza 22.03.2012, n. 4564, decidendo un caso in termini al presente, ha da ultimo concluso che l’intento della Banca di concludere il contratto, da essa non sottoscritto, “risulterebbe comunque oltre che dal deposito del documento in giudizio, dalle manifestazioni di volontà da questa esternate ai ricorrenti nel corso del rapporto di conto corrente da cui si evidenziava la volontà di avvalersi del contratto (bastano a tal fine le comunicazioni degli estratti conto) con conseguente perfezionamento dello stesso” (a conferma Cassazione, 7.09.2015, n. 17740).

Da ciò discende che nella decisione, il Tribunale di Torino, mostra di aver preso come riferimento le sentenze 22 marzo 2012, n. 4564 e 7 settembre 2015, n. 17740, senza fare, invece, cenno alcuno alla pronuncia n. 5919/2016 ed a quelle successive che hanno mostrato di non condividere il precedente orientamento.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Torino – Sentenza 26 maggio 2016, n. 3023