skip to Main Content
+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Obbligazioni Argentina: forma del contratto quadro e declassamento del ratingCassazione Civile – Sentenza 7 giugno 2016, n. 11641

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Convergenza verso un fine unitario – Segnalazione all’investigatore della non adeguatezza dell’operazione di investimento – Suitability rule – Contenuto

La Suprema Corte di Cassazione, con l’ennesima sentenza in tema di obbligazioni Argentina, ha chiarito che la pluralità degli obblighi, ossia di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell’inadeguatezza dell’operazione, normativamente disciplinati dall’artt. 21, comma 1, lettere a) e b), TUF, e dagli artt. 28, comma 2, e 29 del Regolamento Consob n. 11522/98, facenti capo agli intermediari finanziari, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all’investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. “suitability rule”).

Tale segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti:

– la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto;

– la precisa individuazione del soggetto emittente, non essendo sufficiente la mera indicazione che si tratta di un “Paese emergente”;

– il “rating” nel periodo di esecuzione dell’operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio;

– eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di “grey market”);

– l’avvertimento circa il pericolo di un imminente “default” dell’emittente.

Entrando nel merito della causa, la società attrice aveva convenuto davanti al Tribunale di Genova la Banca esponendo di aver perfezionato nel periodo dal 31.01.1997 al 22.01.2001 ripetuti acquisti di obbligazioni Argentina, in quanto presentate come prodotti esenti da rischio ed ad alto rendimento, verificando, tuttavia che a fine 2001 l’investimento era stato sostanzialmente azzerato.

Aveva chiesto, pertanto, che fosse dichiarata la nullità degli acquisti, l’annullamento dei medesimi per errore ed in subordine la risoluzione per inadempimento contrattuale con le conseguenze risarcitorie e restitutorie accertate.

Il giudice di primo grado aveva respinto le domande con riferimento agli acquisti eseguiti dal gennaio 1997 al gennaio 2001, accogliendo la domanda di risoluzione per inadempimento relativamente al terzo acquisto conclusosi il 22.01.2001 per mancato assolvimento da parte della Banca convenuta, agli obblighi informativi previsti dall’art. 21 TUF, con condanna al pagamento di € 4000 in restituzione della somma investita.

La Banca ha proposto appello avverso tale pronuncia, sottolineando, in particolare, che nei contratti contenenti gli ordini di acquisto era contenuta dichiarazione confessoria relativa all’inadeguatezza dell’operazione e che nel contratto quadro era evidenziato che al cliente non veniva garantita l’invarianza del valore degli investimenti. Veniva aggiunto che nei contratti di negoziazione non sussiste un obbligo d’informazione relativo ai singoli ordini e che fino al dicembre 2001 gli acquisti di questi titoli erano coerenti con il profilo di rischio dell’investitore ed, infine, che non vi era collegamento tra gli acquisti in oggetto ed il default del dicembre 2001.

L’investitore ha proposto, a sua volta, impugnazione incidentale chiedendo che fosse dichiarata la nullità dei contratti 31.01.1997 e 29.01.1998 o in subordine la risoluzione per inadempimento.

La Corte d’Appello ha respinto l’impugnazione principale ed ha accolto il motivo subordinato d’impugnazione incidentale relativo alla risoluzione per inadempimento anche dei due ordini esclusi dal giudice di primo grado.

Gli investimenti in oggetto avevano natura di operazioni non adeguate come stampigliato negli ordini di acquisto. Di conseguenza, ai sensi dell’art. 21 TUF ed art. 28 Reg. Consob n. 11522/98 esse richiedevano un puntuale e specifico adempimento di obblighi informativi in merito alle ragioni dell’inadeguatezza ed in ordine alla natura dell’investimento in correlazione con la particolare natura del rapporto con l’investitore. Nella specie non risulta provato (e la motivazione della sentenza di primo grado al riguardo è del tutto insufficiente) che siano state date concrete avvertenze e specifiche indicazioni sul tipo di rischio sotteso all’operazione, né che l’informazione fornita sia stata adeguata in ordine alle esigenze del singolo rapporto ed alle caratteristiche personali ed alla situazione finanziaria dell’investitore. Peraltro, l’obbligo di fornire informazioni adeguate ricorre anche quando l’ordine sia stato impartito dal cliente, quando non sia operatore qualificato, pur se abbia compiuto occasionalmente investimenti in titoli a rischio.

I capitoli di prova dedotti dalla Banca sono stati respinti per genericità od irrilevanza. L’inadempimento deve essere ritenuto grave in quanto relativo alla violazione di un obbligo endocontrattuale che ha inciso in modo apprezzabile nell’economia del rapporto arrecando un effettivo pregiudizio all’investitore.

Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la Banca con sei motivi di ricorso. Ha resistito con controricorso la società attrice.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 7 giugno 2016, n. 11641

Back To Top