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Offerta fuori sede: il diritto di recesso ex art. 30 TUF riguarda la sottoscrizione degli ordini di investimento e non del contratto quadroCassazione Civile – Sentenza 1° giugno 2016, n. 11401

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, è tornata a pronunciarsi in materia di diritto di recesso, ai sensi dell’art. 30 TUF, nell’ambito di un’offerta fuori sede di strumenti finanziari.

Così come già statuito con la sentenza delle Sezioni Unite 3 giugno 2013, n. 13905, la Suprema Corte ha ribadito che la disciplina del recesso in caso di offerta fuori si applica esclusivamente ai singoli rapporti negoziali in base ai quali, di volta in volta, l’investitore si trova a sottoscrivere uno strumento finanziario offertogli dall’intermediario fuori sede, e non, viceversa, alla stipulazione del c.d. contratto-quadro, che di per sé non implica l’acquisto di strumenti finanziari ed è perciò sicuramente estranea alla nozione di “collocamento”, sia pur latamente intesa.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione notificato il 28 settembre 2004, il ricorrente ha convenuto in giudizio la Bank Insinger De Beaufort N.V. e la Nusa Sim per sentire dichiarare la nullità dell’acquisto di titoli italiani e obbligazioni argentine, per un valore di euro 41.790,00, acquistate tramite un promotore finanziario, dipendente della prima e poi dell’altra convenuta, e per ottenere la condanna di entrambe, in solido, alla restituzione del prezzo corrisposto.

Il ricorrente esponeva che, avendo conferito il mandato presso un bar di Narni, il contratto era stato sottoscritto fuori della sede della Banca, senza prevedere il diritto di recesso e, quindi, in violazione dell’art. 30 TUF. Inoltre, erano state violate le disposizioni del TUF (art. 21) e del Regolamento Consob l° luglio 1998, n. 11522 (artt. 28-29 ss.), che impongono alla Banca di operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati circa le caratteristiche e l’adeguatezza delle operazioni di acquisto di valori mobiliari.

Nel contraddittorio con la Bank Insinger De Beaufort N.V., essendo la Nusa Sim rimasta contumace, il Tribunale di Terni ha rigettato la domanda, sul presupposto che non vi fosse prova di una stipulazione del contratto fuori dai locali commerciali.

Il gravame del ricorrente è stato rigettato anche dalla Corte d’Appello di Perugia, con sentenza 4 febbraio 2011, la quale ha ritenuto che, essendo i documenti sottoscritti dal ricorrente relativi ad un contratto quadro di negoziazione in strumenti finanziari, regolarmente stipulato il 19 luglio 2001, non trovassero applicazione l’art. 30 TUF e l’art. 36 del Reg. Consob n. 11522/98, che riconoscevano sì al cliente il diritto di recedere entro sette giorni, ma solo nella diversa tipologia dei rapporti di collocamento di strumenti finanziari e gestione del portafoglio nella sollecitazione al pubblico; inoltre, ad avviso della Corte, sebbene la Banca non avesse informato il cliente circa le caratteristiche e l’adeguatezza delle operazioni, tale inadempimento non era causa di nullità del contratto quadro e delle operazioni di acquisto dei titoli, con conseguente infondatezza della domanda di nullità e inammissibilità della domanda di risoluzione del contratto, tardivamente introdotta solo nell’atto di appello.

Avverso questa sentenza il ricorrente si è rivolto alla Suprema Corte sulla base di tre motivi, cui si oppone la Bank Insinger De Beaufort N.V. con controricorso e memoria.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 1° giugno 2016, n. 11401