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Investimenti in titoli ad alto rischio: nessuna corresponsabilità del cliente in caso di insufficienti informazioni della BancaCassazione Civile – Sentenza 13 maggio 2016, n. 9892

La Suprema Corte di Cassazione, con l’interessante sentenza in commento, è tornata a pronunciarsi sull’annosa e, sempre attuale, questione degli investimenti in titoli ad alto rischio compiuti da ignari risparmiatori e della conseguente responsabilità della Banca.

La Prima Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cliente avverso la propria Banca, per avergli fatto perdere molto denaro a causa della negoziazione di titoli ad alto rischio.

Più nel dettaglio, con atto di citazione notificato il 20 novembre 2002, l’attore evocava in giudizio, dinanzi al Tribunale di Benevento, la Banca convenuta chiedendo di dichiarare la nullità del contrato di negoziazione, ricezione, trasmissione di ordini di strumenti finanziari, in virtù del quale aveva effettuato una serie di operazioni di investimento, nell’arco temporale tra l’aprile ed il dicembre 2000, con effetti negativi sul suo patrimonio. Chiedeva, pertanto, la condanna dell’Istituto di credito al risarcimento di tutti i danni subiti.

Il Tribunale adito rigettava la domanda, con sentenza n. 192/2004.

Avverso tale decisione, l’attore proponeva appello, che veniva parzialmente accolto dalla Corte di Appello di Napoli, con sentenza n. 2157/2010, depositata il 7 giugno 2010, con la quale il giudice di seconde cure disattendeva la domanda di nullità del contratto di negoziazione e delle operazioni successivamente poste in essere, per violazione degli obblighi comportamentali imposti all’intermediario finanziario dalla normativa di settore, mentre accoglieva la domanda di risarcimento del danno subito dall’investitore, decurtandone, però, la liquidazione nella misura dell’80%, pari all’accertato concorso di colpa dello stesso danneggiato.

Per la cassazione di tale sentenza ha proposto, quindi, ricorso nel confronti della Banca sulla base di sei motivi.

La resistente ha replicato con controricorso, contenente, altresì, ricorso incidentale affidato a quattro motivi.

Secondo quanto statuito dalla Suprema Corte, nella prestazione del servizio di negoziazione titoli, qualora l’intermediario abbia dato corso all’acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, e questi non rientri in alcuna delle categorie di investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile un concorso di colpa del medesimo cliente nella produzione del danno, neppure per non essersi egli stesso informato della rischiosità dei titoli acquistati. Ed infatti, lo speciale rapporto contrattuale che intercorre tra il cliente e l’intermediario implica un grado di affidamento del primo nella professionalità del secondo che non può essere sostituito dall’onere per lo stesso cliente di assumere direttamente informazioni da altra fonte.

Un concorso di colpa dell’investitore può ravvisarsi, pertanto, nella sola peculiare ipotesi in cui questi tenga un contegno significativamente anomalo ovvero, sebbene a conoscenza (in quanto investitore qualificato) del complesso “iter” funzionale alla sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare comportamenti osservanti delle regole dell’ordinaria diligenza od avalli condotte del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale con il cliente e alle modalità di affidamento dei capitali da investire, così concorrendo al verificarsi dell’evento dannoso per inosservanza dei più elementari canoni di prudenza ed oneri di cooperazione nel compimento dell’attività di investimento.

Nel caso di specie, secondo la Suprema Corte, i giudici di appello hanno commesso un errore considerato che, dopo aver constatato reiterate e gravi violazioni delle disposizioni concernenti gli obblighi degli intermediari finanziari, hanno poi ravvisato un concorso di colpa del cliente nella rilevante misura dell’80%, per aver il medesimo operato una notevole quantità di investimenti in titoli ad alto rischio, sopravvalutando la propria esperienza in materia finanziaria.

Tali profili di colpa non emergono in alcun modo, non essendo rilevante la mera circostanza del compimento di operazioni ad alto rischio, stante la mancanza della qualità di investitore professionale in capo al ricorrente.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 13 maggio 2016, n. 9892

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