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Obbligazioni Argentina: forma del contratto quadro e declassamento del ratingTribunale di Rimini – Sentenza 3 marzo 2016. n. 309

Contratti bancari – Correntista titolare di dossier titoli ed obbligazioni – Qualità di garante di terzo – Diritto di ritenzione della banca dei titoli – Esclusione – Ritenzione illegittima dei titoli trattenuti a garanzia – Reato di appropriazione indebita – Configurabilità

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Argentine – Inadeguatezza dell’investimento – Informativa circa l’inadeguatezza per tipologia ma non per dimensione – Inadempimento contrattuale – Sussistenza

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Carenza di forma scritta – Sanatoria – Condizioni

Intermediazione finanziaria – Decreti Ministeriali indicanti i tassi soglia ex L. n. 108/96 – Produzione in giudizio – Necessità – Esclusione – Natura normativa e non amministrativa – Principio iura novit curia – Operatività

Opposizione e decreto ingiuntivo – Chiamata in causa di terzo da parte dell’opponente – Modalità – Citazione diretta con l’atto di citazione in opposizione – Inammissibilità

Opposizione a decreto ingiuntivo – Carenza dei presupposti per l’emissione del decreto – Accertamento della pretesa monitoria nel giudizio a cognizione piena – Revoca del decreto opposto – Ammissibilità – Condanna al pagamento del credito azionato in decreto – Sussistenza

Il Tribunale di Rimini, nella persona del Giudice Dott. Dario Bernardi, con la corposa sentenza in commento, affronta molteplici aspetti controversi in materia di investimenti in obbligazioni Argentine.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione (R.G.N. 6504/2011), l’attore, in veste di fideiussore, proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo n. 2246/2011 con il quale il Tribunale di Rimini lo aveva condannato, in solido con la debitrice principale e con un altro fideiussore, al pagamento, in favore della banca, delle somme di € 13.427,87 ed € di 154.420,61, oltre interessi e spese della fase monitoria, lamentando:

1) che, a fronte delle richieste di pagamento della banca, quest’ultima aveva rifiutato (dichiarando di esercitate “il diritto di compensazione e, per quanto occorrer possa, di pegni e di ritenzione di cui alle norme che regolano. i conti correnti, da Lei sottoscritte e specificamente approvate, in relazione al deposito titolo n. 004/3070551”: comunicazione del 28.09.2011) di dare attuazione ad una richiesta (dell’11.08.2011), proveniente dall’attore, dì trasferimento dei propri titoli ad altra banca; con successiva comunicazione del 6.10.2011, la banca informava l’attore della volontà della stessa di provvedere al trasferimento di tali titoli (avvenuto poi, secondo l’attore, in data 19.10.2011), eccezione fatta per alcuni di questi, in relazione ai quali la banca dichiarava che “rimarranno indisponibili in attesa della sistemazione della posizione intestata alla Sig.ra”, titoli che, secondo l’attore, avevano un controvalore di € 259.200,00;

2) che la banca non aveva alcun diritto di ritenere alcunché, né si spiegava la ritenzione della maggiore somma rispetto al debito poi ingiunto, con conseguente responsabilità della banca e diritto dell’attore al risarcimento “di tutti i danni arrecati”, anche ex art. 2043 c.c., a tale ipotesi qualificata dall’attore quale “appropriazione indebita di titoli”;

3) che vi era stata liberazione del fideiussore ex artt. 1955, 1956 e 1957 c.c.;

4) che, in assenza della produzione, da parte della banca, di tutti gli estratti conto analitici, veniva contestato anche il credito della banca nei confronti della debitrice principale.

Tanto premesso domandava la revoca del decreto ingiuntivo, l’avvenuta liberazione dalla propria obbligazione e la condanna della banca al risarcimento del danno, anche ex art 2043 c.c. e 96 c.p.c., quantificato in € 300.000,00, con condanna alla restituzione dei titoli e delle somme dell’opponente, oltre alla compensazione tra le reciproche poste.

Con comparsa di risposta si costituiva la banca domandando il rigetto della domanda attorea ed esponendo:

1) che non vi era stata alcuna compensazione, non essendo un credito (quello vantato dalla banca) compensabile con uno strumento finanziario (quello custodito per conto del cliente e poi “ritenuto”), ed avendo la banca “esercitato un più limitato diritto di ritenzione e lo ha fatto a puri scopi cautelativi … esercitato in conformità alle pattuizioni· contrattuali e, soprattutto, in maniera proporzionata all’entità del credito della banca, la quale ha infatti provveduto al trasferimento della maggior parte dei titoli de quibus”;

2) che la banca aveva successivamente agito in via esecutiva su tali titoli, con pignoramento del 22.12.2011 presso sé stessa, con titolo esecutivo rappresentato dal decreto ingiuntivo per cui è causa;

3) che non vi era stata liberazione del fideiussore ex artt. 1955, 1956 e 1957 c.c.;

4).che “la questione inerente l’asserita responsabilità della banca per la prolungata detenzione dei titoli dell’opponente esula completamente dall’oggetto dell’opposizione e come tale è destinata a non incidere affatto sulla fondatezza della pretesa azionata in via monitoria”, mentre la domanda risarcitoria a tale questione relativa è destituita di fondamento avendo tra l’altro la banca “comunicato all’opponente con raccomandata del 28.09.2011 di aver esercitato, conformemente alle pattuizioni contrattuali, il diritto di ritenzione relativamente al deposito titoli nei limiti tuttavia del debito oggetto di garanzia”, mentre gli ulteriori titoli venivano trasferiti il 19.10.2011.

Con separato atto di citazione (R.G.N. 57/2012) la debitrice principale ed il fideiussore, proponevano opposizione avverso il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo n. 2246/2011 – con il quale il Tribunale di Rimini li aveva condannati, in solido con altro fideiussore, al pagamento, in favore della banca, la prima delle somme di € 36.699,81 e di € 196.760,89, pari al debito complessivo, il secondo della minor somma di € 32.000,00 oltre interessi e spese della fase monitoria lamentando:

1) l’emissione del decreto ingiuntivo sulla base del solo saldaconto e non già dell’estratto conto di cui all’art. 50 TUB;

2) la nullità del contratto per mancanza di forma scritta, ai sensi dell’art. 117 TUB, per non essere state, le proposte sottoscritte dalla correntista e presenti in atti, sottoscritte anche dalla banca; nullità, ai sensi dell’art. 47 Regolamento Consob n. 11522/98;

3) la prescrizione degli addebiti anteriori al 26.09.2001;

4) che gli addebiti sul c/c aventi causali “’rimborso anticipi/finanziamenti” erano illegittimi per essere i relativi finanziamenti nulli;

5) l’illegittimità degli addebiti di interessi ultralegali per nullità della relativa pattuizione per mancanza di prova scritta;

6) la natura originariamente usuraria di tali interessi (sia di quello previsto .dal contratto di conto corrente, patì al 14,47537% annuo, il quale, sommata la CSM, giunge a superare la soglia pari al 15,57%; sia di quello previsto dall’apertura dì credito del 22.07.2009, pari al 13,098%, direttamente superiore al tasso soglia del 12,48%);

7) l’illegittimità degli addebiti di interessi anatoocistici;

8) l’illegittimità degli addebiti a titolo di commissione massimo scoperto, non essendo state determinate le modalità dì calcolo della stessa;

9) l’acquisto, da parte della banca opposta, di un titolo diverso da quello oggetto di ordine (Argentina USD 97/07 10% in luogo delle richieste Argentina USD 2010 11,375%) e l’inadempimento (mancanza di adeguata informazione) della banca con riguardo all’acquisto di tale titolo, con conseguente restituzione/risarcimento della relativa somma (€ 81.437,19).

Con comparsa di risposta si costituiva la banca convenuta domandando il rigetto della domanda attorea.

In sintesi, il Tribunale di Rimini ha statuito che:

non sussiste alcun diritto della banca di ritenere titoli detenuti dal proprio cliente, sul presupposto della sua qualità di garante di un terzo debitore verso la stessa banca, considerato che il diritto di ritenzione previsto dall’art. 1152 c.c., attuando una forma di autotutela di natura eccezionale, costituisce istituto insuscettibile di applicazione analogica;

– il comportamento posto in essere dai funzionari e dipendenti della banca, volto a respingere la richiesta del correntista di trasferire i titoli presso altro istituto bancario, integra il reato di appropriazione indebita di cui all’art. 646 c.p.; detta ipotesi delittuosa è, peraltro, aggravata dal fatto che i titoli erano detenuti dalla banca a titolo di deposito, con conseguente procedibilità d’ufficio anche per aver commesso il fatto con abuso di autorità e di relazione d’ufficio. Il reato non è, peraltro, escluso dalla temporaneità della ritenzione (circa 70 giorni), essendo la fattispecie di cui all’art. 646 c.p. applicabile anche ad ipotesi di appropriazione indebita per mero uso indebito del bene.

– va dichiarata la risoluzione contrattuale del singolo ordine di acquisto di titoli, quale atto avente al contempo natura negoziale ed esecutiva del mandato ricevuto con il contratto quadro, per violazione dell’art. 29 del Regolamento Consob n. 11522/98 (vigente ratione temporis), ogni qualvolta detto ordine di acquisto reca quale unico avvertimento l’inadeguatezza dell’operazione per tipologia, ossia con riferimento allo specifico titolo oggetto di acquisto, e non anche per dimensione, ove si è in presenza di un ingente esborso concentrato su un singolo titolo ad alto rischio di insolvenza;

– è infondata la questione di nullità del contratto quadro per carenza di forma scritta, prescritta dalla legge ad substantiam, ogni qualvolta il contraente che non abbia sottoscritto l’atto perfeziona il negozio con la produzione in giudizio del documento al fine di farne valere gli effetti contro l’altro contraente sottoscrittore o manifestando a questi, con un proprio atto scritto, la volontà di avvalersi del contratto. Detto principio è stato recentemente applicato anche in materia di contratti bancari e di forma scritta, ai sensi dell’art. 117 TUB, dalla Cassazione con sentenza 22 marzo 2012, n. 4564, che ha ritenuto integrato il requisito della forma scritta nel caso di:

a) produzione in giudizio;

b) manifestazioni di volontà esternate dalla banca ai clienti nel corso del rapporto da cui si evidenzia la volontà di avvalersi del contratto (bastando a tal fine le comunicazioni degli estratti conto) e rilevando, nel caso di specie, proprio la revoca degli affidamenti con conseguente richiesta di rientro dagli stessi (che rappresenta applicazione del contratto intervenuto tra le parti. Si tratta, infatti, del momento patologico del rapporto, che presuppone un contratto valido ed efficace tra le parti).

non è necessaria la produzione in giudizio ad opera delle parti dei singoli D.M. che stabiliscono trimestralmente il tasso soglia, ai sensi della Legge n. 108/1996, operando in tal senso il principio iura novit curia – in quanto, malgrado la veste giuridica di decreti ministeriali, trattasi di atti normativi e non già amministrativi cui la stessa legge compie un esplicito e necessario richiamo al fine di integrare i precetti, civili e penali, in tema di usura;

– nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente che intende chiamare un terzo in causa non può citarlo direttamente per la prima udienza, ma deve chiedere al giudice, nell’atto di citazione in opposizione, di essere autorizzato alla chiamata; in mancanza si determina una decadenza rilevabile d’ufficio ed insuscettibile di sanatoria per effetto della costituzione del terzo chiamato;

– andrebbe confermato il decreto ingiuntivo opposto laddove, a prescindere dalla sussistenza della prova scritta ab origine, il credito ingiunto risulti sussistente all’esito del giudizio di opposizione; invero in detto giudizio il giudice deve accertare il fondamento della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione e non già per stabilire se l’ingiunzione fu messa validamente, restando irrilevanti ai fini di questo accertamento eventuali vizi della procedura monitoria che non comportino l’insussistenza del diritto fatto valere con il ricorso e che possono dispiegare rilevanza solo sul regolamento delle spese.

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