+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Procedimento sanzionatorio della Consob per abuso di informazioni privilegiate: nuova pronuncia della CassazioneCassazione Civile – Sentenza 11 marzo 2016, n. 4826

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, è tornata a pronunciarsi in materia di procedimento sanzionatorio della Consob per abuso di informazioni privilegiate, sancendo alcuni importanti principi, anche alla luce della recente ed innovativa giurisprudenza elaborata dalla Corte CEDU.

Entrando nel merito della causa, il ricorrente agisce contro la Consob per la cassazione della sentenza con cui la Corte di Appello di Milano ha rigettato la sua opposizione, ai sensi dell’art. 187-septies TUF, avverso la delibera n. 17169 del 10.02.2010 con la quale la stessa Consob gli aveva inflitto una sanzione amministrativa pecuniaria di € 250.000, nonché la sanzione amministrativa accessoria, ai sensi dell’art. 187-quater, comma 1°, TUF, per un periodo di sei mesi.

La Consob ha ritenuto il ricorrente responsabile dell’illecito di cui all’art. 187-bis TUF, per avere egli disposto, il 19 e 20 gennaio 2006, l’acquisto di 30.000 azioni Banca ltalease, per un valore di € 7.593.450, per conto dell’OICR – Schroder lnternational Selection Fund – ltalian Equity, utilizzando l’informazione privilegiata, acquisita dal Managing Director in Citigroup Global Markets Limeted, relativa all’imminente pubblicazione, da parte di Citigroup, di una ricerca sulla Banca ltalease, contenente una raccomandazione buy ed un target price significativamente superiore al prezzo di mercato.

La Corte di Appello ha disatteso tutti i motivi spesi dal ricorrente nella propria opposizione alla delibera della Consob, affermando, in sintesi, che nella specie:

a) non ricorreva la lamentata violazione dei termini di contestazione della violazione di cui all’art. 14 della Legge n. 689/81;

b) non ricorreva la lamentata violazione del principio del contraddittorio e dei principi di neutralità ed imparzialità dell’Autorità amministrativa;

c) all’informazione relativa alla prossima pubblicazione di una ricerca su Banca ltalease doveva attribuirsi natura di informazione privilegiata;

d) alla suddetta informazione doveva altresì riconoscersi idoneità ad influire sull’andamento dello strumento finanziario;

e) doveva ritenersi provato che il ricorrente avesse utilizzato la suddetta informazione.

Il ricorso per cassazione del ricorrente si articola su cinque motivi.

Con il primo motivo, riferito all’art. 360, n. 3, c.p.c., si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 14, comma 2°, Legge n. 689/81 in cui la Corte territoriale sarebbe incorsa nella identificazione della data di decorrenza del termine di contestazione dell’illecito ascritto al ricorrente.

Con il secondo motivo, anch’esso riferito all’ art. 360, n. 3, c.p.c., si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 24 e 111 della Costituzione, dell’art. 6 della CEDU, e dell’art. 187-septies, comma 2°, TUF, in cui la Corte territoriale sarebbe incorsa omettendo di rilevare l’illegittimità della delibera opposta in ragione delle lesioni del diritto al contraddittorio e del principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione emergenti dal procedimento sanzionatorio.

Con il terzo motivo, riferito all’art. 360, n. 3, c.p.c., si denuncia l’insufficiente e/o omessa motivazione sul fatto decisivo dell’acquisizione, da parte del ricorrente, dell’informazione privilegiata consistente nell’imminente pubblicazione dello studio sui titoli Banca ltalease.

Con il quarto motivo, promiscuamente riferito ai n. 3 e n. 5 dell’art. 360 c.p.c., si denuncia l’insufficiente e/o contraddittoria motivazione, nonché la violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. in ordine al fatto decisivo della rilevanza, precisione e concordanza degli elementi presuntivi da cui il giudice territoriale ha ritenuto di poter desumere la prova della ricezione e dell’uso, da parte dell’attore, della suddetta informazione privilegiata.

Con il quinto motivo, pur esso promiscuamente riferito ai n. 3 e n. 5 dell’art. 360 c.p.c., si denuncia l’omessa motivazione, nonché la violazione e la falsa applicazione dell’art. 181 TUF, in cui la Corte territoriale sarebbe incorsa riconoscendo il carattere della precisione nell’informazione ricevuta dal ricorrente nei suoi contatti con il Managing Director di Citigroup.

La Consob si è costituita con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Nella memoria ex art. 378 c.p.c. parte ricorrente, previa formulazione di espressa istanza di rimessione in termini ex art. 153 c.p.c., ha presentato un motivo aggiunto di ricorso, riferito al vizio di cui all’art. 360, n. 3, c.p.c., con il quale la sentenza gravata viene censurata – sotto il profilo della violazione dell’art. 6 della CEDU, degli artt. 24, 97, comma 2°, e 111 della Costituzione, e dell’art. 187-septies, comma 2°, TU.F. – per aver confermato una delibera emessa all’esito di un procedimento sanzionatorio illegittimo, in quanto inidoneo a garantire il contraddittorio nella fase finale della decisione davanti alla Commissione.

li ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 15.01.2016, nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

Entrando nel merito della decisione assunta dalla Suprema Corte di Cassazione, vengono respinte le censure relative all’acquisizione dell’informazione privilegiata da parte del ricorrente, sottolineando che il ragionamento svolto dalla Corte di Appello non sarebbe motivato per relationem alle difese della Consob avendo, al contrario, effettuato una propria autonoma argomentazione immune da vizi logici ed adeguatamente motivata.

Al contempo, rileva che il mancato riferimento a talune circostanze fattuali non implica il vizio di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in quanto, secondo il consolidato orientamento della sua giurisprudenza, in tema di prova spetta in via esclusiva al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, nonché di escluderne talune senza essere obbligato, per ogni mezzo istruttorio, ad esporre le ragioni per cui lo ritenga irrilevante ai fini del proprio convincimento.

Analoghe considerazioni sono svolte dal Collegio con riferimento alla sussistenza della gravità, precisione e concordanza delle presunzioni utilizzate dalla Corte di Appello riguardo alla prova dell’utilizzo dell’informazione privilegiata da parte del ricorrente ove precisa che il vizio di motivazione non è configurabile quando vi sia difformità rispetto alle tesi ed alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato attribuiti dal giudicante agli elementi delibati, risolvendosi, altrimenti, il motivo di ricorso in un’ammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento del medesimo finalizzato a ricevere una nuova pronuncia sul fatto, non ammissibile con il giudizio di legittimità.

La Suprema Corte di Cassazione, per quanto detto, rigetta il ricorso.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 11 marzo 2016, n. 4826