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Mutuo ed usura: gli interessi moratori devono essere conteggiati solo se effettivamente applicatiTribunale di Torino – Sentenza 27 aprile 2016

Contratti bancari – Mutuo – Usurarietà del tasso – Rilevazione TEGM – Verifica usurarietà del tasso – Oneri eventuali

Contratti bancari – Mutuo – Tasso soglia – TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti

Contratti bancari – Mutuo – Accertamento dell’usurarietà – Artt. 1815 c.c. e 644 c.p. – Interpretazione autentica – Oneri eventuali

Contratti bancari – Mutui – Accertamento usurarietà del tasso – Interessi moratori – Irrilevanza voci meramente potenziali o del tutto irreali

I Tribunali italiani sono intasati da cause contro le banche per controversie sorte nell’ambito di contratti bancari in generale e di mutuo in particolare, spesso “macchiati” da usura.

Questa volta è toccato al Tribunale di Torino, nella persona del Dott. Enrico Astuni, in funzione di Giudice unico, che con la lunga ed articolata sentenza in commento, ha fornito diversi spunti di riflessione.

Entrando nel merito della causa, con citazione del 25.01.2015 l’attore ha convenuto in giudizio Banca del Piemonte, svolgendo domande pertinenti al contratto di mutuo ipotecario concesso in data 11.06.2003, per il capitale di € 50.000,00 da rimborsare in n. 181 rate mensili al tasso di interesse iniziale del 3,50%, in seguito Euribor 3 mesi + 1,1 p.p. ed un tasso di mora pari alla soglia del 7,185%.

Ha contestato alla Banca di aver violato gli obblighi di correttezza e buona fede contrattuale (artt. 1337, 1338, 1175, 1366 e 1375) e di aver applicato al mutuo interessi usurari, segnatamente l’interesse moratorio, anatocistici e ultralegali, nonché c.m.s..

Ha contestato ancora l’illegittimità del tasso Euribor per violazione delle norme sulla concorrenza e del metodo di ammortamento c.d. alla francese, perché implicherebbe un’illegittima capitalizzazione degli interessi.

Ha chiesto, conseguentemente, di ricalcolarsi il dare-avere sulla scorta delle rilevate nullità e di pronunciarsi condanna della Banca a restituirgli le somme indebitamente percepite, nonché a risarcire il danno, anche non patrimoniale, arrecato. Ha, inoltre, chiesto di dichiararsi l’illegittimità della comunicazione della Banca con cui esso mutuatario è stato dichiarato decaduto dal beneficio del termine e di ordinarsi alla Banca di cancellare le segnalazioni alla Centrale dei Rischi ed in ogni altra banca dati.

La Banca si è costituita in giudizio tempestivamente, eccependo la prescrizione dei pagamenti effettuati prima del 6.02.2005 e l’irripetibilità, ai sensi dell’art. 2034 c.c., dei pagamenti fatti a titolo di interessi e contestando, nel merito, il fondamento delle domande attoree, di cui ha chiesto il rigetto integrale.

L’attore, in sintesi, ha contestato il superamento del tasso soglia di usura.

La soglia pro tempore vigente è fissata 7,185%, pari a una volta e mezza il TEGM (4.79%). Come si legge nella perizia econometrica prodotta, il superamento è determinato in tesi dalla sommatoria tra il tasso degli interessi corrispettivi pari al 3,50% e il tasso degli interessi di mora, fissato in misura pari al 7,185% dall’art. 7 del contratto;

Inoltre, ammessa la rilevanza degli interessi moratori, occorre chiedersi a quali condizioni essi entrino nel computo del TEG ai fini della verifica di usurarietà;

Il Tribunale di Torino, preso atto che l’art. 644 c.p. include, nel computo finalizzato alla verifica dell’usurarietà dei tassi di interesse “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”, e, dunque, gli oneri c.d. eventuali, afferma che la rilevanza degli interessi moratori (“da risarcimento”) non può prescindere “dall’essersi verificato il medio logico che è pur necessario per la loro effettiva applicazione (mentre i corrispettivi corrono, per contro, proprio in ragione dell’avvenuta consegna del denaro ex art. 821 c.c.)”.

Ciò premesso, il Giudice torinese prosegue statuendo che “l’interesse moratorio, ovvero ogni onere eventuale, entra … nel calcolo del TEG solo se si sia verificato ritardo nel pagamento della rata (o le diverse condizioni di contratto. cui era subordinata la sua applicabilità). Segue, a contrario, l’irrilevanza, ai fini della verifica di usurarietà, delle voci di costo, bensì collegate all’erogazione del credito, ma meramente potenziali o del tutto irreali”.

Il Tribunale di Torino, inoltre, precisa che la rilevazione del TEGM, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia, e la determinazione del TEG della singola operazione creditizia, ai fini della verifica di legalità, sono due operazioni distinte, rispondenti a funzioni diverse ed aventi ad oggetto aggregati di costi che, seppure definiti con un criterio omogeneo (interessi, commissioni, spese collegate all’erogazione del credito), non sono perfettamente sovrapponibili.

Funzione del TEGM, e, quindi, delle Istruzioni della Banca d’Italia, è, infatti, ai sensi dell’art. 2 Legge n. 108/96 fotografare l’andamento dei tassi medi di mercato, praticati da banche e intermediari finanziari sottoposti a vigilanza (comma 1), distinti per classi omogenee di operazioni “tenuto conto della natura, dell’oggetto, dell’importo, della durata, dei rischi e delle garanzie” (comma 2), al fine di determinare e rendere noto alla generalità di banche e intermediari “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”.

Ai fini del tasso soglia deve considerarsi esclusivamente il TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti, incrementato degli ordinari coefficienti, senza fare luogo ad alcuna maggiorazione.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Torino – Sentenza 27 aprile 2016