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Prospetto di emissione di titoli obbligazionari: requisiti di forma ed efficacia della clausola attributiva di competenzaCorte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 20 aprile 2016

Rinvio pregiudiziale – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Nozione di “decisioni incompatibili” – Ricorsi non aventi lo stesso oggetto, diretti contro una pluralità di convenuti domiciliati in diversi Stati membri – Condizioni della proroga di competenza – Clausola attributiva di competenza – Nozione di “materia contrattuale” – Verifica dell’assenza di vincolo contrattuale valido

Con la sentenza in commento, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha fornito interessanti indicazioni in materia di requisiti di forma ed efficacia della clausola attributiva di competenza contenuta in un prospetto di emissione di titoli obbligazionari.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del Regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, la Profit Investment SIM S.p.A., in liquidazione e, dall’altro, il sig. Stefano Ossi, la Commerzbank Brand Dresdner Bank AG, i sigg. Andrea Mirone, Eugenio Magli, Francesco Redi, la Profit Holding S.p.A., in liquidazione, la Redi & Partners Ltd, il sig. Enrico Fiore e la E3 SA.

Entrando nel merito della causa, nel corso del maggio 2004 la Commerzbank, già Dresdner Bank AG, banca d’affari tedesca attiva anche nel settore delle cosiddette operazioni di “finanza strutturata”, ha lanciato sul mercato un programma di emissione di titoli obbligazionari indicizzati a un rischio di credito, dal titolo “Credit Linked Note Programme”. Nell’ambito di tale programma di emissione, la Commerzbank poteva procedere ad emissioni dei titoli obbligazionari a concorrenza di un importo massimo complessivo di EUR 4 miliardi.

Il regolamento del programma di emissione, nonché le condizioni economiche e giuridiche dei titoli obbligazionari erano definiti nel prospetto di emissione. Nel caso di specie, tale prospetto è stato preliminarmente approvato dall’Irish Stock Exchange (Borsa di Dublino), punto sul quale, del resto, non vi è mai stata contestazione da parte degli interessati. Detto prospetto è rimasto a disposizione del pubblico sul sito Internet della Borsa di Dublino.

Esso prevedeva, al punto 16 dei “Terms and conditions of the Notes” (“Modalità e condizioni dei titoli”), una clausola attributiva di competenza secondo la quale i giudici inglesi hanno la competenza esclusiva a dirimere qualsiasi controversia derivante dai titoli o ad essi connessa.

Nel settembre 2004 la Commerzbank, nell’ambito del programma di emissione, ha dato avvio all’emissione dei titoli obbligazionari associati a quelli emessi precedentemente dalla E3, denominati “Dresdner Total Return Notes linked to E3 SA” (titoli controversi), a concorrenza di un importo complessivo di EUR 2 300 000,00.

La Redi, società abilitata a esercitare l’attività di intermediazione finanziaria dalla Financial Services Authority (autorità di vigilanza dei mercati del Regno Unito), ha proceduto, il 27 ottobre 2004, alla sottoscrizione, sul mercato cosiddetto “primario”, della totalità dei titoli controversi emessi dalla Commerzbank.

Lo stesso giorno la Redi, dopo aver sottoscritto detti titoli, ha ceduto una parte di essi alla Profit, per un importo di EUR 1 100 000, sul mercato cosiddetto “secondario”.

Nella primavera 2006, la E3 non ha adempiuto il proprio obbligo di pagamento della quota degli interessi maturati al 15 aprile 2006 sui titoli E3. La Commerzbank ha, quindi, notificato tale evento creditizio e ha proceduto, il 5 luglio 2006, all’estinzione dei titoli controversi mediante consegna alla Profit del numero corrispondente di titoli E3.

Tale evento creditizio relativo ai titoli controversi ha comportato la messa in liquidazione coatta amministrativa della Profit, società di diritto italiano, la quale ha proposto ricorso dinanzi al Tribunale di Milano nei confronti della Commerzbank, della Profit Holding, della Redi e della E3, nonché dei sigg. Ossi e Magli, rispettivamente membro del Consiglio di Amministrazione e Direttore Generale della Profit, e del sig. Fiore, socio della E3, chiedendo, in sostanza:

– la dichiarazione di nullità, per squilibrio contrattuale, insufficienza o difetto di causa, degli atti negoziali che l’hanno indotta ad acquistare i titoli controversi emessi dalla Commerzbank e venduti dalla Redi e, di conseguenza, la ripetizione dell’indebito, vale a dire la restituzione della somma di denaro versata per procedere al suddetto acquisto;

– il riconoscimento della responsabilità della società controllante, anch’essa di diritto italiano, la Profit Holding, sulla base dell’articolo 2497 del codice civile, in considerazione del fatto che quest’ultima avrebbe violato i principi di sana gestione delle società e delle imprese inducendo la sua controllata a concludere le transazioni di cui trattasi e sarebbe, quindi, tenuta a risarcire i danni asseritamente subìti dalla Profit a causa di tale cattiva gestione. Tale domanda di risarcimento danni è proposta in solido nei confronti anche della Redi, nonché dei sigg. Ossi, Magli e Fiore, sulla base dell’argomentazione secondo la quale tali persone avrebbero cooperato a diverso titolo con la Profit Holding al fine di cagionare un danno ingiusto alla Profit.

Il sig. Ossi e la Commerzbank, nonché il sig. Mirone, chiamato in causa da quest’ultima, hanno, quindi, eccepito il difetto di competenza del giudice italiano, argomentando in particolare che la clausola attributiva di competenza contenuta nel prospetto conferiva la competenza ai giudici inglesi. La Profit ha, quindi, adito la Corte Suprema di Cassazione con un ricorso per regolamento di giurisdizione.

In tale contesto, la Corte Suprema di Cassazione ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1. Se il nesso di connessione tra cause diverse contemplato dall’articolo 6, punto 1, del Regolamento n. 44/2001 possa o meno reputarsi sussistente qualora siano diversi l’oggetto delle pretese fatte valere con le due azioni ed il titolo in base al quale le pretese giudiziarie sono avanzate, senza che vi sia tra esse una relazione di subordinazione o d’incompatibilità logico-giuridica, ma l’eventuale accoglimento di una di esse sia potenzialmente idoneo, di fatto, a riflettersi sull’entità dell’interesse a tutela del quale l’altra domanda è stata proposta.

2. Se il requisito della forma scritta della clausola di proroga della giurisdizione postulato dall’articolo 23, paragrafo 1, lettera a), del citato Regolamento possa o meno reputarsi integrato in caso di inserimento di una tal clausola nel [prospetto] predisposto unilateralmente dall’emittente di un prestito obbligazionario, con l’effetto di rendere applicabile la proroga della giurisdizione alle controversie insorte con qualsiasi successivo acquirente di dette obbligazioni in ordine alla validità delle stesse; o se possa altrimenti reputarsi che l’inserimento della clausola di proroga nel documento volto a disciplinare un prestito obbligazionario destinato ad avere circolazione transfrontaliera corrisponda ad una forma ammessa dagli usi nel commercio internazionale, nell’accezione di cui all’articolo 23, paragrafo 1, lettera c), del medesimo Regolamento.

3. Se l’espressione “materia contrattuale” adoperata dall’articolo 5, punto 1, del citato Regolamento sia da intendere come riferita unicamente alle controversie nelle quali si intenda far valere in giudizio il vincolo giuridico derivante dal contratto, oltre che a quelle da detto vincolo strettamente dipendenti, o se vada estesa anche alle controversie nelle quali la parte attrice, lungi dall’invocare il contratto, neghi l’esistenza di un vincolo contrattuale giuridicamente valido e miri a conseguire la restituzione di quanto corrisposto in base ad un titolo privo, a suo dire, di qualsiasi valore giuridico.

La Corte, Prima Sezione, si è pronunciata statuendo:

1) l’articolo 23 del Regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che:

– in caso di inserimento di una clausola attributiva di competenza in un prospetto di emissione di titoli obbligazionari, il requisito della forma scritta stabilito dall’articolo 23, paragrafo 1, lettera a), del Regolamento n. 44/2001 risulta soddisfatto soltanto se il contratto firmato dalle parti al momento dell’emissione dei titoli sul mercato primario menziona l’accettazione di tale clausola, ovvero contiene un rinvio espresso al suddetto prospetto;

– una clausola attributiva di competenza contenuta in un prospetto di emissione di titoli obbligazionari, redatta dall’emittente di detti titoli, può essere opposta al terzo che ha acquistato tali titoli presso un intermediario finanziario laddove sia dimostrato – circostanza che incombe al giudice nazionale verificare -, anzitutto, che tale clausola è valida nel rapporto tra l’emittente e tale intermediario finanziario, poi, che il suddetto terzo, sottoscrivendo sul mercato secondario i titoli in questione, è subentrato a detto intermediario nei diritti e negli obblighi discendenti da questi stessi titoli ai sensi del diritto nazionale applicabile e, infine, che il terzo in questione ha avuto la possibilità di conoscere il prospetto contenente detta clausola, e

– l’inserimento di una clausola attributiva di competenza in un prospetto di emissione di titoli obbligazionari può ritenersi una forma ammessa da un uso vigente nel commercio internazionale, ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 1, lettera c), del Regolamento n. 44/2001, che permette di presumere il consenso di colui al quale tale clausola viene opposta, purché sia in particolare dimostrato – circostanza che spetta al giudice nazionale verificare -, da un lato, che un siffatto comportamento viene generalmente e regolarmente seguito dagli operatori nel settore considerato al momento della conclusione di contratti di questo tipo e, dall’altro, che i contraenti intrattenevano, in precedenza, rapporti commerciali regolari tra di loro o con altre parti operanti nel settore considerato, oppure che il comportamento in questione è sufficientemente noto per poter essere considerato come una prassi consolidata;

2) l’articolo 5, punto 1, lettera a), del Regolamento n. 44/2001 dev’essere interpretato nel senso che le azioni dirette a ottenere l’annullamento di un contratto e la restituzione delle somme indebitamente versate sul fondamento di detto contratto rientrano nella “materia contrattuale”, ai sensi di tale disposizione;

3) l’articolo 6, punto 1, del Regolamento n. 44/2001 dev’essere interpretato nel senso che, nell’ipotesi di due ricorsi proposti contro una pluralità di convenuti, aventi oggetto e titolo diversi e tra i quali non intercorra una relazione di subordinazione o d’incompatibilità, non è sufficiente che l’eventuale accoglimento di uno di essi sia potenzialmente idoneo a riflettersi sull’entità dell’interesse a tutela del quale l’altra domanda è stata proposta affinché vi sia un rischio di decisioni incompatibili ai sensi di tale disposizione.

Consulta il testo integrale -> Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 20 aprile 2016