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Entrato in vigore il decreto banche sugli indennizzi per gli investitori delle quattro banche in liquidazioneDecreto-Legge 3 maggio 2016, n. 59 – Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione

Nella Gazzetta Ufficiale n. 102 dello scorso 3 maggio, è stato finalmente pubblicato il tanto atteso decreto banche che, tra le altre, introduce misure atte ad indennizzare gli investitori delle quattro banche oggetto della procedura di risoluzione nel novembre scorso, ossia Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti.

Altre misure introdotte dal decreto banche riguardano il sostegno delle imprese, l’accelerazione del recupero crediti e modifiche alla legge fallimentare.

Analizziamo, in sintesi, le misure introdotte.

Indennizzi agli investitori delle quattro banche in liquidazione

Le misure introdotte dal decreto banche consentiranno a circa 10.000 risparmiatori, ossia quasi tutti i clienti delle quattro banche che hanno investito in bond subordinati, di poter ottenere un rimborso forfettario fino all’80%.

Esistono, però, delle condizioni da rispettare, sia in termini di limite temporale, che di patrimonio mobiliare, che di reddito.

Nello specifico:

acquisto delle obbligazioni entro la data del 12 giugno 2014, data di pubblicazione, sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, della Direttiva per il risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie (BRRD);

ammontare del reddito lordo ai fini Irpef dell’investitore nell’anno 2015 inferiore a 35.000 euro;

patrimonio mobiliare dell’investitore di valore inferiore a 100.000 euro posseduto al 31 dicembre 2015.

L’importo dell’indennizzo automatico, come anticipato, è forfettario e pari all’80% del corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari detenuti alla data di risoluzione delle banche in liquidazione, al netto di oneri e spese connessi alle operazioni di acquisto e della differenza tra rendimenti ottenuti e tasso sui Btp.

Non rientrano, invece, nell’indennizzo 158 persone, che hanno investito in titoli subordinati delle quattro banche in liquidazione dopo l’entrata in vigore della citata Direttiva. Per questi ultimi, dunque, si apre la strada del ricorso all’arbitrato.

Recupero crediti accelerato

Per ridurre i tempi di recupero dei crediti vengono adottati termini più brevi per la facoltà dei debitori di fare opposizione agli atti dell’esecuzione. Il giudice deve disporre la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo per le somme non contestate, anche in presenza di una opposizione del debitore, l’acquirente del bene in un’asta giudiziaria può indicare l’assegnazione dello stesso a un soggetto terzo.

Si passerebbe, quindi, dagli attuali tempi di rientro di 6-8 anni a tempi di rientro drasticamente inferiori, addirittura di 6-8 mesi.

Modifiche alla legge fallimentare

Per rendere più celeri le procedure fallimentari si introduce la possibilità di utilizzare le tecnologie telematiche per le udienze e per le adunanze dei creditori. Inoltre, può essere revocato il curatore che non rispetta i termini fissati per la procedura.

Registro delle procedure esecutive e concorsuali

È prevista, inoltre, l’istituzione, presso il Ministero della Giustizia, di un registro digitale delle procedure di espropriazione forzata immobiliari, delle procedure d’insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi. Il registro è accessibile dalla Banca d’Italia, che utilizza i dati e le informazioni in esso contenuti nello svolgimento delle funzioni di vigilanza.

Misure a sostegno delle imprese

Il decreto banche introduce, anche, il “pegno non possessorio” ed il “patto marciano”, ossia due misure a sostegno delle imprese, che conferiscono certezza e rapidità alle procedure, anche grazie all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Pegno non possessorio

In caso di fabbisogno di accesso al credito, per favorire l’impresa nella produzione di reddito, viene introdotto il pegno non possessorio, che consente alla stessa impresa, che chiede un finanziamento alla banca, di dare in pegno un bene mobile destinato all’esercizio dell’impresa (per esempio un macchinario), continuando, comunque, ad utilizzarlo nel processo produttivo. Nell’ordinamento precedente, invece, si perdeva l’uso del bene gravato da pegno.

La banca concede il finanziamento all’impresa con contratto scritto, dove deve essere indicato l’importo massimo garantito.

Il pegno non possessorio si costituisce esclusivamente con l’iscrizione in un registro informatizzato istituito presso l’Agenzia delle entrate e denominato “registro dei pegni non possessori”. Dalla data dell’iscrizione il pegno prende grado ed è opponibile ai terzi e nelle procedure concorsuali.

Patto marciano nei nuovi contratti di finanziamento

Per i contratti di finanziamento stipulati tra istituti finanziari ed imprese è introdotta la facoltà di ricorrere al cosiddetto “patto marciano”.

Quest’ultimo contempla la possibilità che, nel caso di finanziamento con garanzia di un bene immobile (che non deve essere la residenza dell’imprenditore), viene riconosciuta la possibilità alle parti di stipulare un contratto di cessione del bene stesso che diviene efficace in caso di inadempimento del debitore.

In altri termini, se il debitore è inadempiente nella restituzione del credito, il contratto di cessione del bene immobile diventa efficace.

Nel caso di rimborso tramite rate mensili, si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate.

Nel caso di restituzione in unica soluzione o con periodo di rateizzazione superiore al mese (per esempio rate trimestrali o semestrali), l’inadempimento si verifica trascorsi sei mesi dalla scadenza di una rata non corrisposta.

In caso di cessione dell’immobile per inadempimento, l’impresa non dovrà corrispondere nessuna somma alla banca se il valore di vendita dell’immobile è inferiore al debito residuo. Nel caso in cui il valore del bene immobile venduto per inadempimento supera il debito residuo, la banca dovrà pagare al debitore la differenza tra i due importi. Il valore di cessione viene determinato da un terzo, in funzione di una procedura definita tra le parti.

Il decreto banche entra in vigore a partire dal 4 maggio e dovrà essere ora convertito in legge dal Parlamento entro il termine di 60 giorni.

Consulta il testo integrale -> Decreto-Legge 3 maggio 2016, n. 59

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