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Credito al consumo: nullità del contratto tra venditore e consumatore per omissione della descrizione analitica deli bene finanziato, del prezzo e delle condizioni del trasferimento del diritto di proprietàCorte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 21 aprile 2016

Rinvio pregiudiziale – Direttiva 93/13/CEE – Articolo 7 – Norme nazionali disciplinanti il procedimento per insolvenza – Debiti derivanti da un contratto di credito al consumo – Ricorso giurisdizionale effettivo – Punto 1, lettera e), dell’allegato – Carattere sproporzionato dell’importo dell’indennizzo – Direttiva 2008/48/CE – Articolo 3, lettera l) – Importo totale del credito – Punto I dell’allegato I – Importo del prelievo – Calcolo del tasso annuo effettivo globale – Articolo 10, paragrafo 2 – Obbligo di informazione – Esame d’ufficio – Sanzione

A distanza di pochi giorni dall’ultima pubblicata, ecco una nuova sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di clausole abusive nei contratti di credito al consumo.

In sintesi, la Corte ha affermato che il giudice nazionale è tenuto ad accertare d’ufficio il carattere abusivo di clausole inserite nei contratti, nella specie, di credito al consumo, conclusi dai consumatori, anche se la legislazione nazionale lo vieta in riferimento alle procedure di insolvenza.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione, da un lato, dell’articolo 7, paragrafo 1, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, nonché del punto 1, lettera e), dell’Allegato di tale Direttiva, e, dall’altro, degli articoli 10, paragrafo 2, e 22, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché del punto I dell’Allegato I di quest’ultima Direttiva.

Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il sig. Radlinger e la sig.ra Radlingerová (coniugi), da un lato, e la Finway A.S., dall’altro, in merito a crediti dichiarati nel contesto di un procedimento per insolvenza e derivanti da un contratto di credito al consumo.

Entrando nel merito della causa, il 29 aprile 2011 i coniugi Radlinger hanno stipulato un contratto di credito al consumo con la Smart Hypo s. r. o., in forza del quale è stato loro concesso un prestito per un importo pari a 1 170 000 corone ceche (CZK) (EUR 43 300 circa).

A fronte della concessione di tale prestito, i coniugi Radlinger si sono anzitutto impegnati a rimborsare al creditore la somma di CZK 2 958 000 (EUR 109 500 circa) in 120 rate mensili. Tale somma si compone del capitale, degli interessi al tasso del 10% annuo sul capitale preso in prestito per la durata del credito, della remunerazione dovuta al creditore, di un importo di CZK 585 000 (EUR 21 600 circa) e delle spese corrispondenti a CZK 33 000 (EUR 1 200 circa). Il TAEG del credito al consumo di cui al procedimento principale era del 28,9%.

I coniugi Radlinger si sono, inoltre, impegnati a versare al creditore, oltre agli interessi di mora fissati dalla legge, una penale contrattuale pari allo 0,2% del capitale inizialmente preso in prestito per ogni giorno o frazione di giorno di ritardo, una penalità contrattuale forfettaria di CZK 117 000 (EUR 4 300 circa), in caso di ritardo superiore a un mese, ed un’indennità forfettaria di CZK 50 000 (EUR 1 850 circa), corrispondente alle spese di recupero della somma dovuta.

Infine, il creditore si riservava il diritto di esigere, con effetto immediato, il rimborso integrale delle somme dovute, nel caso in cui una delle rate mensili non fosse stata pagata integralmente o per tempo, o se il suo consenso fosse risultato viziato dall’omissione dolosa di informazioni da parte dei coniugi Radlinger.

Come emerge dalla decisione di rinvio, ai coniugi Radlinger non è stata in pratica versata alcuna somma. Infatti, il credito di cui al procedimento principale è stato utilizzato per rimborsare debiti precedenti contratti con un ufficiale giudiziario, le spese notarili nonché, a favore del creditore, le spese relative a detto credito, la prima rata mensile dello stesso e una parte delle rate successive.

Il 27 settembre 2011 la Finway, alla quale la Smart Hypo s. r. o. aveva ceduto i crediti vantati nei confronti dei coniugi Radlinger, ha informato questi ultimi che l’intero debito, corrispondente allora a CZK 2 873 751 (EUR 106 300 circa) era immediatamente esigibile, poiché al momento della conclusione del contratto di cui al procedimento principale erano state taciute informazioni essenziali. Infatti, secondo la Finway, i coniugi Radlinger avevano omesso di menzionare che era stata ordinata un’esecuzione sui loro beni per un importo pari a CZK 4 285 (EUR 160 circa).

Con lettera di messa in mora del 19 novembre 2012, tale società ha nuovamente invitato i coniugi Radlinger a rimborsare il debito, che essa quantificava ormai in CZK 3 794 786 (EUR 140 500 circa), precisando che il suo credito era divenuto immediatamente esigibile per il fatto che gli interessati non avevano proceduto regolarmente e per tempo al rimborso del credito.

Il 5 febbraio 2013, i coniugi Radlinger hanno adito il Krajský soud v Plzni (Corte regionale di Pilsen) affinché dichiarasse la loro insolvenza e accogliesse la loro domanda di concordato nella forma di un pagamento rateale, in quanto non erano in grado di rispettare gli impegni presi e accusavano un ritardo nel pagamento di più di tre mesi. Tale domanda è stata trasmessa al Krajský soud v Praze (Corte regionale di Praga), giudice territorialmente competente a conoscere di tale domanda, il quale, con ordinanza del 26 aprile 2013, ha accertato l’insolvenza dei coniugi Radlinger, ha nominato un curatore fallimentare e ha invitato i creditori a dichiarare i loro crediti nel termine di 30 giorni.

Il 23 maggio 2013, nel corso del procedimento per insolvenza, la Finway ha dichiarato due crediti passibili di esecuzione, il primo pari a CZK 3 045 991 (EUR 112 700 circa), garantito da un’ipoteca, e il secondo pari a CZK 1 359 540 (EUR 50 300 circa), non garantito e corrispondente alla penale contrattuale prevista dal contratto di cui al procedimento principale, fissata allo 0,2% del capitale inizialmente preso in prestito, per giorno di ritardo, per il periodo compreso tra il 23 settembre 2011 e il 25 aprile 2013.

Il 3 luglio 2013, i coniugi Radlinger hanno ammesso che questi due crediti erano passibili di esecuzione, ma ne hanno contestato l’importo, invocando l’incompatibilità delle clausole del contratto di cui al procedimento principale con il buon costume.

Con ordinanza del 23 luglio 2013, il giudice del rinvio ha approvato il concordato congiunto dei coniugi Radlinger in forma di prospetto di rimborso.

Il 24 luglio 2013, i coniugi Radlinger hanno presentato a tale giudice una domanda incidentale con la quale, in qualità di debitori, hanno chiesto di accertare l’illegittimità parziale o totale dei crediti dichiarati dalla Finway.

Per quanto concerne tale domanda, detto giudice constata che, in forza della legge sul fallimento, il debitore ha soltanto il diritto di contestare crediti non garantiti, e ciò soltanto nell’ambito di una domanda incidentale e unicamente per motivi attinenti alla prescrizione o all’estinzione del debito.

Dato che il contratto di cui al procedimento principale, dal quale derivano i crediti dichiarati dalla Finway, costituisce nel contempo un contratto di credito ai consumatori, ai sensi della Direttiva 2008/48/CE, ed un contratto stipulato tra un professionista ed un consumatore, ai sensi della Direttiva 93/13/CEE, il giudice del rinvio si chiede se gli obblighi derivanti dalle disposizioni di quest’ultima Direttiva vincolino anche il giudice fallimentare chiamato a decidere sulla contestazione di crediti la cui origine risiede in un contratto di credito.

Tale giudice nutre, altresì, dubbi sulla regolarità del TAEG contenuto nel contratto di cui al procedimento principale. Esso si chiede in proposito quali somme siano state inserite dal creditore nell’importo del prelievo, ai sensi del punto I dell’Allegato I della Direttiva 2008/48/CE, ai fini del calcolo del TAEG, tenuto conto del fatto che le spese relative a tale credito, nonché le prime due rate mensili sono state immediatamente detratte dall’importo di detto credito.

Tale giudice si interroga, infine, sulla maniera in cui, alla luce delle disposizioni della Direttiva 93/13/CEE, si debbano esaminare le clausole di un contratto stipulato tra un professionista ed un consumatore, come quello di cui trattasi nel procedimento principale, che prevede che, in caso di ritardo nel pagamento, il creditore potrà esigere dal debitore il rimborso immediato dell’intero credito di cui trattasi, compresi gli interessi e le remunerazioni futuri del creditore, il pagamento di una penale contrattuale dello 0,2% sulla somma principale per ogni giorno o frazione di giorno di ritardo e, qualora tale debitore accusi un ritardo superiore a un mese, il pagamento di una penale contrattuale forfettaria pari a CZK 117 000 (EUR 4 300 circa).

Ritenendo che la soluzione della controversia nel procedimento principale dipenda dall’interpretazione delle succitate disposizioni di diritto dell’Unione, il Krajský soud v Praze (Corte regionale di Praga) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1) se l’articolo 7, paragrafo 1, della Direttiva 93/13/CEE e l’articolo 22, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48/CE, o qualsiasi altra disposizione di diritto dell’Unione a tutela dei consumatori, ostino:

– al concetto della legge sul fallimento, che consente al giudice di esaminare la legittimità, l’importo o l’ordine di soddisfacimento del credito risultante da rapporti con consumatori unicamente in base ad una domanda incidentale presentata dal curatore fallimentare, da alcuni creditori o, nei limiti menzionati, dal debitore (consumatore);

– a disposizioni che, nell’ambito della disciplina nazionale del procedimento di insolvenza, limitano il diritto del debitore (consumatore) a sottoporre ad esame giudiziario i crediti dichiarati dai creditori (professionisti) solo ai casi in cui sia approvato un piano di risanamento dell’insolvenza del consumatore in forma di concordato, ed in tale ambito solo per i crediti non garantiti dei creditori, mentre nel caso di crediti passibili di esecuzione riconosciuti con decisione dell’organo competente le eccezioni del debitore sono ulteriormente limitate alla sola possibilità di eccepire l’estinzione o la prescrizione del credito, come nel caso della disciplina contenuta nelle disposizioni degli articoli 192, paragrafo 3, e 410, paragrafi 2 e 3 della legge sull’insolvenza;

2) per l’ipotesi di risposta affermativa alla questione sub 1):

– se il giudice, in un procedimento per l’esame del credito derivante da un credito al consumo, sia tenuto a tener conto d’ufficio, anche senza un’eccezione del consumatore, dell’inosservanza degli obblighi di informazione da parte del mutuante, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48/CE;

– e da ciò trarre le conseguenze previste dal diritto nazionale, ossia la nullità delle clausole contrattuali.

Per l’ipotesi di risposta affermativa alla questione 1) o 2):

3) se le disposizioni supra applicate delle Direttive abbiano effetto diretto e se la loro applicazione diretta non sia preclusa dalla circostanza che, con l’avvio d’ufficio, da parte del giudice, di un procedimento incidentale (o, di un esame del credito che, in mancanza di un’opposizione del debitore-consumatore, non è consentito sotto il profilo del diritto nazionale) si incide su un rapporto orizzontale tra consumatore e professionista;

4) quale ammontare rappresenti “l’importo totale del credito” ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, lettera d), della Direttiva 2008/48/CE e quale ammontare sia incluso come “importo del prelievo” nel calcolo del TAEG, secondo la formula che compare all’Allegato I della Direttiva 2008/48/CE, qualora nel contratto di credito sia formalmente promessa l’erogazione di determinati importi economici, ma si convenga nel contempo che già al momento dell’erogazione del mutuo con tali somme saranno compensati, in una determinata misura, i crediti del mutuante a titolo di spese per la concessione del credito e per la prima rata del mutuo (e le successive), cosicché le somme così compensate non sono per nulla erogate al consumatore, o sul suo conto, e restano per l’intero periodo a disposizione del creditore. Se l’inclusione di tali importi, che in realtà non vengono erogati, abbia influenza sull’importo del TAEG calcolato.

Indipendentemente dalla risposta alle questioni precedenti:

5) se, nel valutare se l’importo dell’indennizzo convenuto sia sproporzionato ai sensi del punto 1, lettera e), dell’Allegato della Direttiva 93/13/CEE, si debba valutare l’effetto cumulativo di tutte le clausole penali, così come sono state convenute, indipendentemente dalla circostanza se realmente il creditore insista sul loro completo pagamento e indipendentemente dal fatto che talune di esse possono essere considerate, sotto il profilo delle norme di diritto nazionale, non validamente convenute, o se, invece, si debba tener conto solo dell’importo totale delle penali che sono effettivamente fatte valere o che possono essere fatte valere;

6) nel caso in cui si accerti la natura abusiva delle sanzioni contrattuali, se sia obbligatorio disapplicare ciascuna di tali sanzioni parziali, le quali solo nel loro complesso hanno condotto il giudice alla conclusione che l’importo dell’indennizzo sia sproporzionatamente elevato ai sensi del punto 1, lettera e), dell’Allegato della Direttiva 93/13/CEE, oppure solo alcune di esse (ed in tal caso secondo quale criterio).

Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:

1) l’articolo 7, paragrafo 1, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati coni consumatori, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa procedurale nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale, in un procedimento per insolvenza, da un lato, non consente al giudice chiamato a pronunciarsi in tale procedimento di esaminare d’ufficio la natura eventualmente abusiva di clausole contrattuali dalle quali derivano crediti dichiarati nell’ambito del predetto procedimento, anche qualora tale giudice disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine, e, dall’altro, autorizza detto giudice a procedere soltanto all’esame di crediti non garantiti, e ciò unicamente per un numero limitato di censure relative alla loro prescrizione o estinzione;

2) l’articolo 10, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la Direttiva 87/102/CEE del Consiglio, dev’essere interpretato nel senso che impone a un giudice nazionale, investito di una controversia relativa a crediti derivanti da un contratto di credito ai sensi di tale Direttiva, di esaminare d’ufficio il rispetto dell’obbligo di informazione previsto da tale disposizione e di trarre le conseguenze che, secondo il diritto nazionale, derivano dalla violazione di tale obbligo, a condizione che le sanzioni soddisfino i requisiti di cui all’articolo 23 della predetta Direttiva;

3) gli articoli 3, lettera l), e 10, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48/CE, nonché il punto I dell’Allegato I di tale Direttiva devono essere interpretati nel senso che l’importo totale del credito e l’importo del prelievo designano l’insieme delle somme messe a disposizione del consumatore, il che esclude quelle destinate dal creditore al pagamento dei costi connessi al credito di cui trattasi e che non sono effettivamente versate a tale consumatore;

4) le disposizioni della Direttiva 93/13/CEE devono essere interpretate nel senso che, per valutare il carattere sproporzionatamente elevato, ai sensi del punto 1, lettera e), dell’allegato di tale Direttiva, dell’importo dell’indennizzo imposto al consumatore che non adempie ai propri obblighi, occorre valutare l’effetto cumulativo di tutte le clausole ad esso relative contenute nel contratto di cui trattasi, indipendentemente dal fatto che il creditore persegua effettivamente la piena esecuzione di ognuna di esse, e che, se del caso, spetta ai giudici nazionali, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della predetta Direttiva, trarre tutte le conseguenze derivanti dall’accertamento della natura abusiva di talune clausole, escludendo tutte quelle che sono state considerate abusive, al fine di assicurarsi che il consumatore non ne sia vincolato.

Consulta il testo integrale -> Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza 21 aprile 2016