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Intermediazione finanziaria: valido il contratto quadro sottoscritto dal solo investitoreCassazione Civile – Sentenza 22 marzo 2012, n. 4564

Intermediazione finanziaria – Prescrizione di forma scritta ai sensi dell’art. 23 del decreto legislativo n. 58 del 1998 – Contratto sottoscritto dal solo investitore – Dichiarazione del cliente di aver ricevuto “un esemplare del presente contratto” – Produzione in giudizio della copia del contratto da parte della banca – Produzione in giudizio degli estratti di conto corrente bancario inviati al cliente nel corso del rapporto – Sufficienza ai fini del perfezionamento

La previsione di forma contenuta nell’art. 23 del decreto legislativo n. 58 del 1998 è soddisfatta dalla sottoscrizione del contratto quadro da parte del solo investitore, allorché la copia prodotta in giudizio dal cliente rechi la dicitura “un esemplare del presente contratto ci è stato da voi consegnato”. L’obbligo di forma scritta è altresì rispettato quando, alla sottoscrizione del contratto quadro da parte del solo investitore, abbiano fatto seguito, anche alternativamente, la produzione in giudizio di copia del contratto quadro da parte della banca, oppure la manifestazione di volontà della medesima di avvalersi del contratto stesso, risultante da plurimi atti posti in essere nel corso del rapporto (ad es. comunicazione degli estratti conto).

Tra le ultime sentenze della Cassazione, la presente è senz’altro una di quelle destinate a lasciare un segno nell’ambito del cosiddetto risparmio tradito. Sono molti i principi espressi che meritano una segnalazione.

Quello più rilevante riguarda il fatto che i risparmiatori che abbiano maturato esperienza in operazioni su strumenti finanziari hanno il diritto a ricevere dall’intermediario le informazioni previste dal Regolamento Consob e dal TUF, al pari dei clienti non abituati ad investimenti di questa tipologia.

I giudici hanno riconosciuto l’applicabilità delle disposizioni contenute agli artt. 21 D.Lgs. n. 58/98 e 28, comma 2, Reg. Consob n. 11522/98 anche nei confronti di quei clienti che investano abitualmente su titoli finanziari.

La Cassazione così si esprime: “… l’obbligo di informazione non viene meno per il fatto che il cliente abitualmente investa in titoli finanziari perché ciò non basta a renderlo investitore qualificato”. In sostanza, gli intermediari non sono esonerati dall’obbligo di indicare la natura, i rischi e le caratteristiche specifiche dei titoli in quei casi in cui si trovino a contrattare con soggetti esperti, a conferma di un orientamento giurisprudenziale che in passato era già stato manifestato dalla suprema Corte.

Altro punto chiave è quello relativo alla disciplina dell’onere della prova in contenziosi tra le banche ed i clienti (art. 23, ultimo comma, TUF). Come messo in evidenza dalla presente sentenza, a fronte della contestazione dei clienti relativa al fatto che l’intermediario aveva effettuato l’operazione in assenza di uno specifico ordine, era l’istituto di credito a dover dimostrare di aver agito in presenza di un apposito ordine. La Corte ha stabilito che bisogna escludere che il comportamento della banca possa dirsi sanato dalla mancata contestazione degli estratti conto da parte dei clienti nei termini di legge. Infatti, come sottolinea la pronuncia, la mancata contestazione non impedisce la formulazione di censure concernenti la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti. Un passaggio non indifferente perché in molti casi le banche nei contenziosi presentano questa infondata eccezione di mancata contestazione degli estratti conto nei termini previsti.

Infine, viene riaffermata la rilevanza dell’obbligo per gli intermediari di consegnare il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 22 marzo 2012, n. 4564

 

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