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UIF: adempimenti connessi agli obblighi antiriciclaggio per gli intermediari finanziari interessati dal passaggio all’albo 106 TUBCassazione Civile – Sentenza 24 febbraio 2016, n. 3656

La Suprema Corte di Cassazione, pronunciandosi in materia di antiriciclaggio, ha statuito che le sanzioni amministrative pecuniarie della Banca d’Italia, per omesso controllo di operazioni sospette, non soggiacciono alle garanzie del processo penale.

I principi espressi dalla Corte Europea dei Diritti Umani, nella sentenza del 4 marzo 2014 relativa al caso Grande Stevens ed altri contro Italia, la quale ha affermato il carattere sostanzialmente “penale” delle sanzioni pecuniarie previste dall’art. 187-ter TUF per “manipolazione del mercato”, non paiono estensibili ai giudizi inerenti a sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 144 TUB, per “carenze nell’organizzazione e nei controlli interni da parte dei componenti il Consiglio di Amministrazione”.

Secondo la Suprema Corte, quindi, la sanzione pecuniaria inflitta ai sensi dell’art. 144 TUB non presenta un carattere di afflittività tale da essere equiparabile, per tipologia, severità ed idoneità ad incidere sulla sfera patrimoniale e personale, alla sanzione penale.

Entrando nel merito della causa, con provvedimento n. 649 del 16.09.2009 il Direttorio della Banca d’Italia irrogava al Direttore Generale e componente del Comitato di Controllo della BNL, Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., la sanzione di euro 28.000,00 per “carenze nell’organizzazione e nei controlli interni da parte dei componenti il Consiglio di Amministrazione” (illecito previsto dal combinato disposto del Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385, art. 53, comma 1, lettera b) e d) – Testo Unico Bancario -, del Titolo 4, Capitolo 11, delle Istruzioni di Vigilanza per le Banche e del Titolo 1, Capitolo 1, Parte Quarta delle nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche – indicazioni operative per la segnalazione di operazioni sospette). Per la medesima violazione amministrativa il Direttorio della Banca d’Italia, con lo stesso provvedimento, comminava sanzioni amministrative anche al Presidente del CdA e ad altri componenti del Consiglio di Amministrazione e del Comitato di Controllo.

Il Direttore Generale proponeva opposizione avverso la predetta delibera, chiedendo che la stessa venisse dichiarata nulla, annullata o dichiarata inefficace; in via subordinata, chiedeva una riduzione della sanzione. L’opponente affermava che il procedimento sanzionatorio applicato nel caso di specie non assicurava il rispetto del contraddittorio e non garantiva all’incolpato la piena partecipazione al procedimento istruttorio e la piena conoscenza degli atti istruttori, lamentando, in particolare, che non gli era stata data la possibilità di controbattere alla proposta sanzionatoria della Commissione e al parere dell’Avvocato Generale; affermava l’illegittimità della motivazione per relationem del provvedimento impugnato; censurava il mancato rispetto dei termini di durata del procedimento sanzionatorio; denunciava la violazione del principi di tassatività, determinatezza dell’addebito, determinatezza e tipicità della fattispecie sanzionatoria; si doleva del fatto di essere stato sanzionato quale Direttore Generale e quale componente del Comitato di Controllo Interno della Banca, pur avendo sempre assolto diligentemente ai propri doveri specifici, così come fissati dalla legge e dagli statuti, e benché non fosse titolare di alcuna specifica delega rispetto alla materia dell’antiriciclaggio; pur ammettendo di far parte del Consiglio di Amministrazione, negava di essere stato sanzionato in tale veste e lamentava, comunque, la mancata irrogazione della sanzione agli altri componenti di tale organo.

Con decreto in data 20.04.2012 la Corte di Appello di Roma rigettava l’opposizione.

Per la cassazione di tale provvedimento, il Direttore Generale ha proposto ricorso sulla base di tre motivi.

La Banca d’Italia ha resistito con controricorso.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 24 febbraio 2016, n. 3656

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