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Tribunale di Cagliari: Interessanti spunti di riflessione in materia di usuraCassazione Civile – Sentenza 23 febbraio 2016, n. 3480

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, è tronata a pronunciarsi in materia di contratto di conto corrente e nello specifico di interessi ultralegali applicati

Secondo quanto statuito dalla Suprema Corte, deve ritenersi legittima l’applicazione di interessi ultralegali, arrivando anche ad un tasso debitorio del 17%, al rapporto di conto corrente bancario. Ai sensi dell’art. 1284, 3° comma, c.c., è sufficiente, infatti, che gli interessi superiori alla misura legale siano determinati per iscritto. Al contempo è, invece, illegittima ogni variazione unilaterale, collegata agli usi di piazza, invece che a criteri prestabiliti, superiore al tasso predeterminato, che va quindi riportata al 17%.

In un contratto di conto corrente, la banca può, quindi, variare unilateralmente il tasso di interesse, previa comunicazione al cliente, ma per farlo deve ancorarsi a criteri prestabiliti, in modo da assicurare, al di fuori di ogni margine di discrezionalità e con certezza, una concreta determinazione degli stessi. Insomma gli interessi devono essere fissati su scala nazionale e vincolante, o, comunque, con riferimento ad elementi obiettivi ed esterni. Pertanto è illegittima la generica determinazione degli interessi ancorati agli “usi di piazza”.

La Suprema Corte ha, dunque, ribaltato la pronuncia del giudice territoriale, il quale aveva confermato la nullità delle clausole contrattuali determinanti il tasso di interesse e la capitalizzazione trimestrale, già dichiarata dal giudice di prime cure, con conseguente condanna della banca alla restituzione delle corrispondenti somme al correntista.

Entrando nel merito della causa, con citazione notificata in data 22.02.2003, l’attore (il Fallimento) conveniva davanti al Tribunale di Larino, Sezione distaccata di Termoli, San Paolo IMI S.p.A., chiedendo la condanna della banca a restituirgli somme indebitamente percepite, a titolo di interessi ultralegali, nonché di capitalizzazione degli stessi, riguardo al conto corrente di cui era titolare.

Costituitosi il contraddittorio, la convenuta chiedeva il rigetto delle domande.

Con ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. in data 12.04.2006, il Tribunale di Larino, in composizione monocratica, dichiarava la nullità delle clausole del contratto di conto corrente, relative alla determinazione del tasso di interesse e alla capitalizzazione trimestrale, e condannava la banca stessa a restituire all’attore la somma di Euro 69.383,00.

Avverso tale sentenza proponeva appello la banca.

Costituitosi il contraddittorio, il Fallimento, in persona del curatore, ne chiedeva il rigetto.

La Corte di Appello di Campobasso rigettava l’appello, confermando le conclusioni alle quali era giunto il giudice del Tribunale di Larino.

Ricorreva per cassazione Intesa San Paolo S.p.A., successore.

Come anticipato, secondo il giudizio espresso dalla Suprema Corte, relativamente all’applicazione del tasso ultralegale, in virtù del disposto di cui al comma 3 dell’art. 1284 c.c., è sufficiente che gli interessi superiori alla misura legale siano determinati per iscritto, come avvenne nel caso di specie.

Di conseguenza il tasso, determinato al 17%, doveva considerarsi legittimo. La Corte ritiene, invece, illegittima, la prassi relativa alla variazione unilaterale del tasso, prevista da un’altra clausola del contratto a favore della banca, che, invece, doveva essere ancorata a criteri prestabiliti, mentre nel caso di specie le variazioni erano genericamente collegate agli usi di piazza.

La Suprema Corte ha, dunque, annullato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte territoriale in diversa composizione, assegnando alla stessa il compito di rideterminare la somma spettante al correntista, cioè la somma corrispondente alla differenza tra il saggio superiore al 17% e quello considerato legittimo del 17%. Mentre l’attore non avrà diritto ad alcuna restituzione degli esborsi già effettuati, calcolati sul tasso debitorio pari al 17%, in quanto, per le considerazioni sopra esposte, risultano “legittimi” per la Suprema Corte.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 23 febbraio 2016, n. 3480

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