skip to Main Content
+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Carta di credito smarrita ed utilizzo fraudolento: la banca rimborsa il cliente anche se la denuncia è tardivaTribunale di Firenze – Sentenza 19 gennaio 2016

Servizi di pagamento elettronico – Carta di credito – Smarrimento – Onere della prova

Servizi di pagamento elettronico – Carta di credito – Smarrimento – Onere a carico del titolare di verifiche periodiche ravvicinate della disponibilità della carta di credito – Esclusione

Servizi di pagamento elettronico – Smarrimento della carta di credito – Franchigia – Applicabilità sul totale complessivo degli importi addebitati

Con l’interessante sentenza in commento, il Tribunale di Firenze ha affrontato una delle controversie più delicate e ricorrenti in ambito bancario, ossia quella dello smarrimento della carta di credito e/o bancomat e, conseguentemente, della responsabilità attribuibile al correntista ed all’istituto di credito.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione ritualmente notificato l’attore ha citato in giudizio le due convenute, al fine di sentirle condannare al pagamento, in solido tra loro, della somma di € 32.750,85 – oltre interessi legali dal 17.10.2011 sino al saldo effettivo – a titolo di rimborso di somme addebitate in conseguenza di utilizzo illecito, da parte di soggetto terzo ignoto, della carta di credito di cui era titolare.

In particolare, l’attore ha esposto che in data 17.06.2009 aveva stipulato con la banca convenuta un contratto per l’emissione della carta di credito; che lo stesso aveva regolarmente ricevuto il suddetto strumento di pagamento; che sulla carta di credito l’attore aveva apposto la propria sottoscrizione; che i pagamenti effettuati a mezzo della carta venivano addebitati sul conto corrente intestato all’attore, aperto presso la banca convenuta.

L’attore ha aggiunto che, alla fine di agosto 2011, la carta di credito era stata trafugata o, comunque, smarrita; che lo stesso, tuttavia, si era accorto del fatto solo in data 3.09.2011, con immediata richiesta all’emittente di bloccare la carta; che in data 5.09.2011 aveva denunciato lo smarrimento alla Stazione dei Carabinieri di Castelfiorentino; che nel periodo dal 27.08.2011 al 1.09.2011, ignoti avevano indebitamente utilizzato la propria carta di credito, effettuando acquisti per € 32.750,85; che le sottoscrizioni apposte sui relativi scontrini di pagamento erano palesemente contraffatte; che lo stesso, precedentemente, non aveva mai effettuato pagamenti per importi così elevati, tanto più in un concentrato arco temporale come quello in questione; che lo stesso, invano, aveva chiesto alle convenute il riaccredito della somma addebitata in conseguenza dell’illecito utilizzo della propria carta di credito.

Richiamando gli artt. 8 e ss. del D.Lgs. n. 11/2010 (Attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno) l’attore ha, quindi, dedotto il grave inadempimento delle convenute: una per aver convenzionato negozianti inaffidabili, avendo gli stessi omesso ogni controllo sulla legittimità del possesso della carta e sulla autenticità delle sottoscrizioni, e l’altra per essersi avvalsa di istituto emittente a sua volta inaffidabile e per aver dato corso agli addebiti sul conto malgrado la loro evidente natura anomalia per entità e frequenza.

L’attore ha, quindi, chiesto la condanna delle convenute in solido al rimborso delle somme addebitate, in subordine, con applicazione della franchigia di legge ai sensi dell’articolo 12 del D.Lgs. n. 11/2010.

Le convenute si sono costituite opponendosi all’accoglimento della domanda attorea.

La società emittente, premesso in punto di diritto che il titolare della carta elettronica è responsabile di ogni danno cagionato dall’indebito o illecito uso della carta in caso di dolo o colpa grave, ha eccepito la sussistenza nella fattispecie di tali ultime condizioni, per il ritardo con cui l’attore aveva dato comunicazione dell’avvenuto smarrimento/furto della carta, circostanza che non aveva permesso all’emittente di evitare l’utilizzo indebito della stessa, con il conseguente azzeramento del plafond mensile a disposizione dell’attore.

La società emittente ha, inoltre, rilevato che, avuto riguardo alla data dell’ultimo utilizzo della carta effettuato dall’attore, che era del 4.06.2011, in assenza di elementi contrari e, data anche la genericità della denuncia sporta dall’attore, ben poteva presumersi che quest’ultimo avesse omesso – negligentemente – la custodia della propria carta addirittura per 90 giorni (ovvero, dal 4.06.2011 al 3.09.2011, data quest’ultima in cui l’attore ha asserito di essersi accorto della sottrazione/furto); che comunque, anche ipotizzando che lo smarrimento/furto della carta di credito fosse avvenuto il 27.08.2011, data del primo utilizzo non autorizzato, inescusabile era stato il comportamento dell’attore, per avere lo stesso comunicato lo smarrimento solo otto giorni dopo, circostanza che evidenziava, a suo dire, grave diligenza nella custodia della carta; che la società emittente, circa il mancato riscontro dell’autenticità delle sottoscrizioni dei clienti, era sostanzialmente impossibilitata a tale verifica, eventualmente di competenza dei singoli esercenti; che, allo stesso modo, nessuna doglianza poteva essere mossa in relazione alla dedotta anomalia nell’uso della carta, da questa non rilevabile.

La banca convenuta ha, invece, evidenziato che la carta di credito oggetto di causa è la carta di credito più diffusa e conosciuta in Italia, per cui non vi era alcun elemento da cui dedurre l’inaffidabilità della società emittente e che la stessa aveva esclusivamente l’obbligo di addebitare sul conto corrente dell’attore le somme di cui agli estratti conto ad essa inoltrati da società medesima.

Inoltre, anche la banca convenuta ha rilevato la colpa grave del cliente e l’assenza di responsabilità delle convenute.

Con ordinanza depositata il 25.11.2014, è stato disposto l’esperimento di procedimento di mediazione, che si è concluso con esito negativo.

Il cliente chiede al Tribunale il risarcimento del danno per grave inadempimento della società emittente la carta di credito e della banca. Come può sopra affermato, sostiene, infatti, che le sottoscrizioni apposte sui relativi scontrini di pagamento erano palesemente contraffatte e che in precedenza non aveva mai effettuato pagamenti per importi così elevati, tanto più in un concentrato arco temporale come quello in questione.

Tale richiesta è stata, però, disattesa dal Tribunale adito in quanto, anche ammettendo l’esistenza di inadempimenti imputabili alla società emittente per la mancata rilevazione di grossolana falsificazione della firma del titolare sugli scontrini di acquisto e dell’anomalia nell’utilizzo della carta, per quantità e frequenza, resterebbe comunque a carico del cliente una significativa quota di concorso colposo nella fattispecie produttiva del danno.

Relativamente, invece, alla domanda di rimborso, proposta in via subordinata, il Tribunale si è espresso in maniera differente.

A tal proposito, il D.Lgs. n. 11/2010, prevede che, salvo il caso in cui l’utilizzatore abbia agito con dolo o colpa grave ovvero non abbia adottato le misure idonee a garantire la sicurezza dei dispositivi personalizzati “l’utilizzatore medesimo può sopportare per un importo comunque non superiore complessivamente a 150 euro la perdita derivante dall’utilizzo indebito dello strumento di pagamento conseguente al suo furto o smarrimento”.

Con riferimento, inoltre, all’onere della prova, la disciplina legislativa prevede che “l’utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento non è di per sé necessariamente sufficiente a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dall’utilizzatore medesimo, né che questi abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto con dolo o colpa grave a uno o più degli obblighi di cui all’articolo 7”.

In tal modo il legislatore ha inteso favorire, salvi i casi in cui la condotta dell’utilizzatore appare dolosa o gravemente colposa, la diffusione degli strumenti elettronici di pagamento, anche al fine di garantire la tracciabilità del medesimo, ponendo a carico dell’intermediario i rischi connessi al loro indebito uso e l’onere della prova circa la sussistenza degli elementi impeditivi del diritto dell’utilizzatore al rimborso (tardiva denuncia della perdita di possesso della carta, dolo, colpa grave).

Nessuna colpa grave è, infine, ravvisabile per il fatto che l’attore abbia avuto contezza dello smarrimento della carta solo dopo otto giorni. Ciò, infatti, non implica necessariamente che costui abbia omesso di custodire diligentemente lo carta, ovvero abbia agito in colpa grave.

Con l’emittente è stata condannata in solido anche la banca, che avrebbe dovuto rilevare le anomalie delle operazioni, essendo evidente che l’attore di norma facesse un uso del tutto saltuario della carta, con addebiti mensili di poche centinaia di euro.

La circostanza che, nel giro di pochi giorni, a cavallo dell’agosto-settembre 2011, fossero risultati acquisti per importo così elevato, tali da utilizzare l’intero plafond di entrambe le mensilità, avrebbe dovuto senz’altro porre sull’avviso la banca sulla necessità di effettuare opportune verifiche, contattando direttamente il titolare.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Firenze – Sentenza 19 gennaio 2016

Back To Top