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Responsabilità di amministratori e sindaci: ricorso abusivo al credito bancario e azione di responsabilità esercitata dal curatoreTribunale di Milano – Sentenza 25 settembre 2015

Il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di impresa, con l’interessante e corposa sentenza in commento, si è pronunciato in materia di responsabilità di amministratori e sindaci, con specifico riferimento al ricorso abusivo al credito bancario.

Entrando nel merito della causa, il curatore della società fallita ha proposto azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori e degli ex sindaci, chiedendo, ai sensi degli artt. 2393, 2394, 2407 e, comunque, 2043 c.c., la loro condanna al risarcimento del danno cagionato alla società fallita per un ammontare pari ad euro 7.587.285,101, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.

La curatela fallimentare, sulla scorta di un’ampia relazione commissionata ad un consulente tecnico, ha individuato tre specifiche aree (e quindi, gruppi di condotte) di mala gestio della società:

a) nella prima, indicata come ricorso abusivo al credito, ha contestato il ricorso ad affidamenti e prestiti bancari nonostante lo stato di insolvenza della società si fosse manifestato sin dalla fine 2006, e, dunque, l’aggravamento del dissesto della società che ne era derivato.

Il danno relativo a tale voce è stato quantificato in euro 4.266.170,98, ai quali, sono stati sommati euro 690.000,36 per oneri finanziari, suddivisi in:

– 675.103,82 per mutui e finanziamenti,

– 3.591.067,16 per anticipazione fatture, effetti e contratti.

In particolare la società fallita avrebbe attuato il suddetto ricorso al credito attraverso:

– accesso a finanziamenti;

– operazioni finanziarie di anticipazione e sconto di fatture e contratti “a valere sulle linee di credito messe a disposizione da diverse banche”;

– instaurazione di una “illecita prassi di sconto plurimo della stesse fatture presso diverse banche, ovvero tramite la creazione di fatture per operazioni inesistenti”.

b) Nella seconda area di illeciti gestori, designabile in termini di depauperamento del patrimonio sociale, la curatela fallimentare ha incluso il danno rivenuto alla società dalla stipulazione di contratti che avrebbero portato a “consistenti impieghi di flussi finanziari in operazioni estranee all’oggetto sociale” per un importo complessivo pari ad euro 430.020,78.

Sono stati in particolare contestati:

– i contratti di leasing relativi a svariate autovetture di lusso e ad un quad;

– il contratto di leasing di un immobile;

– il contratto di leasing stipulato per beni strumentali già oggetto di un contratto di affitto azienda.

c) La curatela fallimentare ha denunciato, infine, i pagamenti disposti a favore di una società pressoché omonima per operazioni inesistenti e per operazioni in conflitto di interessi estranee al contratto di affitto di ramo azienda, che avrebbero stornato liquidità della società fallita per euro 2.898.094,34.

Un concorso di natura gravemente colposa nella causazione di tali specifiche voci di danno è stato dalla curatela fallimentare addebitato a tutti i sindaci succedutisi in carica dalla fondazione della società, sia pur con suddivisione quantitativa della responsabilità a seconda dei rispettivi periodi di carica.

Ad essi, in quanto all’epoca investiti ex lege sia del controllo contabile che di quello di gestione, la curatela fallimentare ha rimproverato gravi negligenze e omissioni nella verifica della regolarità delle scritture contabili e dei bilanci, tutti alterati da una costante sopravvalutazione dei crediti e delle rimanenze; l’omessa adozione dei provvedimenti imposti dagli artt. 2446 e 2447 c.c.; l’omessa segnalazione delle omissioni contributive e fiscali (mancato versamento all’Erario delle ritenute dei dipendenti e collaboratori) che, pur segnalate dallo stesso Collegio sin dalla fine del 2006, erano poi state occultate nelle relazioni ai bilanci degli esercizi 2006 e 2007; l’omessa vigilanza sul compimento delle operazioni (soprattutto di finanza bancaria) poste in essere dagli amministratori successivamente al manifestarsi dell’insolvenza e alla perdita del capitale “reale”; l’omessa verifica e denuncia della anomale operazioni leasing mobiliare e immobiliare, nonché delle operazioni sottese ai pagamenti verso la società omonima; nonché, in conclusione, l’omesso ricorso alla denuncia al Tribunale delle molteplici irregolarità, ai sensi dell’art. 2409 c.c., che avrebbe impedito agli amministratori di fatto e di diritto di arrecare ulteriore danno alla società.

Secondo quanto sentenziato dal Tribunale di Milano, è da ritenersi negligente e fonte di responsabilità, ai sensi degli artt. 2392-2394 c.c., la condotta dell’amministratore che, mascherando la situazione di crisi o di insolvenza  della società mediante alterazione dei documenti contabili, faccia ricorso al credito bancario e determini così un aggravamento del passivo patrimoniale.

Tale voce di danno risolvendosi, non nell’importo complessivo dei finanziamenti ricevuti, ma piuttosto nelle somme che la società avrebbe dovuto restituire alle banche finanziatrici in termini di spese, commissioni e interessi corrispettivi e di mora.

Il ricorso abusivo al credito da parte degli amministratori è titolo di responsabilità anche per i sindaci ove questi, pur (dovendo essersi) avveduti dell’insostenibilità finanziaria dell’indebitamento verso terzi, omettano di azionare gli strumenti di tutela loro consentiti dall’ordinamento (artt. 2403-bis, 2406 e 2409 c.c.) o quantomeno di sollevare rilievi nelle relazioni ai bilanci d’esercizio, con ciò contravvenendo ai propri doveri di controllo contabile e di gestione.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Milano – Sentenza 25 settembre 2015