skip to Main Content
+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Negoziazione di strumenti finanziari derivati: responsabilità dei membri del Consiglio di Amministratori della BancaCassazione Civile – Sentenza 25 novembre 2015, n. 24048

Ed ecco l’ennesima controversia in materia di negoziazione di strumenti finanziari derivati. Nel caso di specie, la Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata ad analizzare le posizioni di alcuni membri del Consiglio di Amministrazione di Banca Italease, con riferimento appunto alle irregolarità commesse nell’attività di negoziazione di strumenti finanziari derivati.

Entrando nel merito della causa, il 13 dicembre 2006 Banca Italease fu autorizzata dalla Banca d’Italia allo svolgimento di servizi di negoziazione per conto proprio e di collocamento di strumenti finanziari, senza preventiva sottoscrizione o acquisto “a fermo”, ovvero assunzione di garanzia nei confronti dell’emittente. Contestualmente fu nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione.

Dal 18 gennaio al 27 giugno 2007 la stessa Banca d’Italia effettuò accertamenti ispettivi nei confronti della Banca Italease, con specifico riguardo – per quello che poi rientrerà nella competenza della Consob – all’attività di negoziazione di strumenti finanziari derivati, trattati fuori dai mercati regolamentati (in gergo tecnico: over the counter ed, in acronimo, OTC).

Lo stesso 27 giugno 2007 si dimise il Consiglio di Amministrazione della Banca; la succitata relazione ispettiva pervenne alla Consob il 24 luglio 2007; ne seguì l’analisi e la valutazione della documentazione allegata, nonché delle informazioni acquisite nel corso della ispezione e, all’esito, la contestazione delle seguenti violazioni:

– dell’art 21, comma l°, lett. d) del TUF e dell’art 56 del Regolamento Consob n. 11522/98, per carenze riscontrate, con riferimento al periodo 13 dicembre 2006 – 27 giugno 2007, nelle procedure relative alla prestazione dei servizi di investimento, con riguardo alla negoziazione in conto proprio su strumenti derivati OTC;

– dell’art 57, comma 4°, del Regolamento Consob n. 11522/98, per la mancata adozione, sino al 21 febbraio 2007, del registro delle verifiche nell’ambito della funzione di controllo interno;

– dell’art 59, comma l°, del Regolamento Consob n. 11522/98, per la mancata adozione, fino al 21 febbraio 2007, del registro dei reclami;

– dell’art 63, commi l ° e 2°, del Regolamento Consob n. 11522/98, per la mancata adozione, sino al 21 febbraio 2007, del registro degli ordini e delle operazioni.

Le anzidette contestazioni vennero inviate con missive datate 22 ottobre 2007, a Banca Italease ed a 22 esponenti aziendali (amministratori senza delega; sindaci e funzionari).

Con relazione istruttoria del 16 maggio 2008, la Divisione Intermediari, Ufficio Vigilanza ed Albo Intermediari (in acronimo DIN) formulò le proprie valutazioni in merito alle deduzioni difensive nel frattempo depositate, trasmettendo gli atti del procedimento all’Ufficio Sanzioni Amministrative (anche: USA). Tale Ufficio, con note del 27 maggio 2008, comunicò ai soggetti interessati l’avvio della c.d. parte istruttoria per la decisione del procedimento sanzionatorio, trasmettendo copia della relazione istruttoria, con la possibilità di depositare, entro trenta giorni, deduzioni e documenti.

Alcuni esponenti aziendali chiesero che venisse loro trasmessa anche la relazione per la Commissione USA, ma tale istanza venne respinta, in quanto ritenuta non ammissibile per la struttura stessa del procedimento.

In sede di relazione per la Commissione, l’USA ritenne sussistenti le violazioni contestate e, conseguentemente, ne seguì la delibera n. 16651 dell’8 ottobre 2008, con la quale fu ingiunto alla Banca Italease – quale responsabile in solido ai sensi dell’art. 195, comma 9°, del TUF- di pagare euro 2.121.000, importo derivante dalla sommatoria delle sanzioni applicate ai singoli esponenti aziendali e dipendenti,  con obbligo di regresso nei loro confronti.

Avverso detto provvedimento fu proposta opposizione da parte della Banca Italease e dei singoli soggetti sanzionati, ma non raggiunti da ingiunzione di pagamento.

La Corte di Appello di Milano, riuniti i vari ricorsi, ridusse ad euro 2.018.000 la somma oggetto di ingiunzione a Banca Italease (detraendo quanto dovuto dal Presidente del Consiglio di Amministrazione, deceduto nelle more); compensò le spese nei confronti dell’opponente e rigettò nel resto l’opposizione.

A seguito della sentenza di rigetto della Corte di Appello di Milano, i ricorrenti in Cassazione hanno denunciato, tra le altre cose, violazione e falsa applicazione degli artt. 2381 e 2392 c.c..

La Suprema Corte di Cassazione, ricordando la sua precedente pronuncia, a Sezioni Unite, n. 20933/2009, ha statuito che l’art. 6 della Legge n. 689/81, che prevede la responsabilità solidale di chi viola il dovere di vigilanza, pur nei casi di attività affidata a terzi “viene meno solo se il soggetto delegante non dimostri di non aver potuto impedire il fatto”; prova che, nel caso in oggetto, non può dirsi allegata, essendosi limitati i ricorrenti a ritenersi esonerati dal relativo obbligo stante la formulazione dell’art. 2381 c.c..

In conclusione, la Suprema Corte sottolinea che la posizione di membro del Consiglio di Amministrazione, pur se privo di deleghe, impone di svolgere con diligenza le proprie mansioni, tra le quali anche il controllo sull’operato dei terzi, pena lo svuotamento delle proprie attribuzioni.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 25 novembre 2015, n. 24048

Back To Top